Johnny Hoogerland in lacrime al Tour de France 2011 © Tim De Waele
Johnny Hoogerland in lacrime al Tour de France 2011 © Tim De Waele

Hoogerland, una carriera sempre in fuga

Ritirati del 2016, seconda parte: in Italia salutano Ratto e Malaguti, addii anche per Duque e Szmyd

Dopo la meritata vetrina di settimana scorsa per Fabian Cancellara e l’appuntamento di ieri riservato a dodici ritirati “prescelti”, ecco la giusta vetrina dedicata sia a chi che ha vissuto poche giornate di gloria, coronando nel migliore dei casi con un successo un’onesta carriera, sia a chi non è andato oltre ad una citazione a seguito di una fuga in una gara di quart’ordine, ma impegnandosi sempre al massimo delle proprie possibilità.

Ritiro anticipato per Ratto, in Italia si fermano anche Dall’Antonia e Malaguti
Sino ad ora non sono in numero eccessivo i ritiri dei corridori italiani; a loro, inevitabilmente, si sommerà qualche collega nel corso delle prossime settimane. L’abbandono più sorprendente è quello di Daniele Ratto, vuoi per l’ancor giovane età (ventisette le primavere del fratello d’arte), vuoi per i risultati recenti tutto sommato discreti in maglia Androni Giocattoli-Sidermec. Il vincitore della freddissima tappa di Collada de la Gallina alla Vuelta a España 2013 e del GP di Larciano 2010 ha dichiarato di non avere più le giuste motivazioni per continuare la carriera, preferendo concentrarsi nell’attività di preparatore.

La medesima professione è stata abbracciata da Alessandro Malaguti: il ventinovenne romagnolo, visto nel 2016 con la Unieuro Wilier, vanta quattro successi internazionali fra cui la Route Adélie de Vitré 2013. Il rammarico più grande per “Gnula” è rappresentato dal terzo posto nella tappa casalinga di Forlì al Giro d’Italia 2015, quando venne beffato nel finale da Boem e Busato. A metà stagione si era ritirato, preferendo dedicarsi all’attività vitivinicola di famiglia, Andrea Dal Col, venticinquenne trevigiano della Wilier Triestina-Southeast.

Si dedicherà all’impresa avviata assieme all’amico e collega Bandiera (una ditta che commercializza calzini per ciclisti) Tiziano Dall’Antonia: il trentatreenne trevigiano dell’Androni Giocattoli-Sidermec si è disimpegnato come gregario, ruolo ben interpretato nell’esperienza quadriennale in Liquigas. Fine dell’avventura anche per il ventiseienne potentino Antonio Viola, che ha trascorso le tre stagioni tra gli élite nella Nippo-Vini Fantini. Non ha mai avuto l’opportunità di militare in team professionistici Fabio Chinello: il ventisettenne padovano della D’Amico-Bottecchia ha raccolto alcuni piazzamenti interessanti soprattutto nel 2014, dove è stato costante nelle prove sul suolo italiano.

Duque, fine con doppia vittoria. Adieu a Chavanel jr
In Francia gli addii sinora annunciati riguardano atleti professionisti, merito di un sistema dilettantistico che permette agli élite che non ce l’hanno fatta a livello internazionale di ridiscendere nelle prove nazionali e, in alcuni casi, di raccogliere una seconda chance. Smette Sébastien Chavanel, fratello minore del più noto Sylvain; velocista trasformatosi in buon apripista, il trentacinquenne della FDJ ha vissuto l’anno di grazia nel 2007, vincendo il GP de Denain, tre tappe fra Étoile de Bessèges, Tour de Picardie e Tour du Poitou-Charentes, e la classifica della Coupe de France. Una decina le ulteriori vittorie, fra cui una nel 2006 al GP Costa Azul superando McEwen.

Che modo migliore c’è di chiudere la carriera vincendo? Questo è quanto accaduto a Leonardo Duque: il velocista colombiano, dalla scorsa stagione affiliato alla federazione francese, ha concluso la sua lunga esperienza internazionale conquistando l’ultima tappa e la generale al Tour of Taihu Lake. Il corridore di Cali, nel 2016 con la Delko Marseille Provence KTM, ha raccolto nella sua ultradecennale carriera un più discreto bottino: nella dozzina di vittorie anche una tappa alla Vuelta a España 2007, il GP Beghelli 2013 e la Coupe de France. Fine della corsa anche per due gregari, vale a dire il trentaduenne Jean-Marc Bideau (cinque successi UCI, fra cui due Paris-Troyes) della Fortuneo Vital Concept e il trentenne Christophe Laborie della Delko Marseille Provence KTM.

Ritiri a iosa in Belgio; ci sono anche Gardeyn, Ghyselinck e Helven
La indiscussa palma di nazione con il maggior numero di ritiri va al Belgio: una ventina i corridori che, nel corso o al termine del 2016, hanno deciso di scendere di bicicletta. Vansummeren escluso, di cui si è approfondito ieri, si tratta di corridori di formazioni Professional e soprattutto Continental, molti dei quali ancora in giovane età. Il più esperto nonché il più titolato è Gorik Gardeyn, trentaseienne della Superano Ham-Isorex ma con un passato da professionista con Lotto, Unibet, Vacansoleil e Champion System. Nella sua ultraquindicennale carriera (tra i dilettanti aveva trionfato alla Paris-Tours e alla Het Volk di categoria) sono solo cinque le affermazioni, con la prima (tappa al Danmark Rundt 2001 davanti a McEwen) e l’ultima (tappa al Tour de Belgique 2007) come più prestigiose.

A livello Professional sono quattro gli addii: il venticinquenne Kevin De Mesmaeker del Team Novo Nordisk abbandona a causa di un problema metabolico, il ventottenne Boris Dron della Wanty-Groupe Gobert smette per i ripetuti infortuni mentre il ventiseienne Sander Helven (primo nel 2012 alla Omloop Het Nieuwsblad under 23 e nel 2014 vincitore di tappa all’Étoile de Bessèges) e il ventiquattrenne Jef Van Meirhaeghe (campione nazionale under 23 nel 2014), entrambi della Topsport Vlaanderen-Baloise, si sono orientati verso nuovi impegni extraciclistici.

Ha trascorso tre anni nel World Tour, iniziando con la Etixx e proseguendo con la Lotto, a cui sono seguiti ulteriori due anni con la Wanty. Fréderique Robert in carriera ha vinto quattro tappe (equamente divise fra 2013 e 2014) alla Tropicale Amissa Bongo, ma questo non è bastato per permettergli un nuovo contratto professionistico; il ventisettenne ha tentato il rilancio nel 2016 con la Crelan-Vastgoedservice ma gli scarsi risultati lo hanno fatto propendere per il ritiro. Un passato importante lo ha vissuto anche Jan Ghyselinck, che aveva debuttato nel 2010 con la HTC, gareggiando poi anche per Cofidis e Wanty; il ventottenne, vincitore nel 2014 della Polynormande, non ha ricevuto offerte per tornare professionista ed ha preferito concludere la carriera dopo l’ultima stagione alla Veranda’s Willems.

Un così elevato numero di abbandoni non è tuttavia favorito dalla scomparsa di due team: se dalla Veranclassic-AGO il conto per ora si ferma al solo ventiduenne Kenny Bouvry, per il Team 3M smettono il ventinovenne Edwig Cammaerts (ex Cofidis, primo nel 2013 alla Classic Loire Atlantique) e il ventitreenne Martijn Degreve. Per quel concerne la Cibel-Cebon smettono il ventitreenne Jens Geerinck e il trentaseienne Thomas Ongena mentre sono ben tre gli stop in casa T.Palm-Pôle: abbandonano il ventunenne Jesse Gerts, il ventitreenne Nicolas Mertz e il ventiduenne Alexandre Seny. Uno solo invece l’addio oltre a Gardeyn per la Superano Ham-Isorex, ossia il ventiduenne Alessandro Soenens, così come uno è il numero dei ritiri sia per la Marlux-Napoleon Games, vale a dire il ventenne Elias Van Hecke, che per la Wallonie-Bruxelles, con il ventiquattrenne Thomas Wertz fermatosi in primavera per problemi fisici. Fine dei giochi anche per il trentenne Dries Hollanders, che gareggiava nei Paesi Bassi con la Metec.

Hoogerland e Reus ammainano la bandiera
Uno degli indubbi beniamini del pubblico nell’ultimo lustro risponde al nome di Johnny Hoogerland; con il suo scapestrato modo di correre e con la tenacia che ha spesso mostrato ha infiammato gli animi degli appassionati, aumentati a dismisura a seguito del fattaccio in cui è stato incolpevole protagonista. Ovviamente ci riferiamo alla vicenda in cui, assieme a Flecha, è stato buttato a terra da una macchina di France Tv durante il Tour de France 2011. Stoicamente si rialza e arriva al traguardo in lacrime, con trentatré punti di sutura che saranno poi necessari per curargli le ferite provocate dal contatto con il filo spinato. Nella carriera del Toro di Beveland si registrano solamente sei vittorie, ultima delle quali la prova olandese in linea del 2013. Dopo la chiusura della Vacansoleil è approdato alla Androni, con cui non si è lasciato in buoni rapporti (con tanto di strascichi giudiziari); le ultime due annate del trentatreenne alla Roompot-Oranje Peloton sono state anonime, strano per uno come lui.

Caratterizzata dalla sfortuna è la vita agonistica di Kai Reus: talento precoce (campione del mondo juniores, vincitore della Liège under 23), nel luglio 2007 cade in allenamento nella discesa del Col d’Iseran, restando in coma per undici giorni a causa di una emorragia cerebrale. Dopo una lunga e difficile riabilitazione riprende a correre negli ultimi mesi del 2008, vincendo una tappa al Tour of Britain 2009. Nel 2010 altro stop causa mononucleosi, che lo fa smettere per qualche mese. Torna in attività e si impone nel 2012 in una tappa della Volta ao Portugal. Nei primi mesi del 2016 viene ingaggiato dalla Roompot-Oranje Peloton; tuttavia una nuova caduta alla 4 Jours de Dunkerque, che lo appieda per più di due mesi, gli fa scegliere il ritiro a trentun’anni. Se il destino non si fosse messo così spesso di traverso il suo nome avrebbe tranquillamente potuto essere ben più noto.

Dalla medesima formazione Professional si ritira anche Marc de Maar, ma il suo è un caso sui generis, nel senso che il trentaduenne ha deciso di abbandonare la strada per passare alla MTB. Nella decennale carriera il nativo di Curaçao non ha mantenuto le aspettative, raccogliendo come vittoria più prestigiosa una tappa al Tour of Norway 2014. Tra gli altri oranje che abbandonano si registrano i venticinquenni Stefan Poutsma (con quattro vittorie internazionali) del Cyclingteam Jo Piels e Bob Schoonbroodt (primo in una tappa del Tour of Tahiu Lake 2014) del Team 3M e i trentunenne Jim van den Berg della Parkhotel Valkenburg e Patrick van Leeuwen del Cyclingteam Jo Piels.

Wyss saluta in Svizzera, Urtasun e Zandio in Spagna
L’inopinata chiusura della IAM Cycling ha costretto due elvetici ad annunciare il ritiro, entrambi in rosa con il team sin dall’inizio. Smettono il ventiseienne Marcel Aregger, vincitore nel 2012 del Giro del Mendrisiotto, e il trentenne Marcel Wyss: quest’ultimo, primo nel 2008 alla Flèche du Sud e nel 2013 alla Berner Rundfahrt, avrebbe fatto ancora comodo a molte formazioni, date le sue buone caratteristiche da gregario. Girovagando per l’Europa Centrale smettono il venticinquenne austriaco del Tirol Cycling Team Martin Weiss, primo nel 2014 in una tappa del Giro del Friuli Venezia Giulia, il trentaseienne britannico Yanto Barker della ONE Pro Cycling e il ventitreenne irlandese della An Post-Chain Reaction Jack Wilson.

Tra gli spagnoli sono in due a salutare, entrambi della vecchia guardia: smette Pablo Urtasun, nel 2016 quasi mai visto con la Funvic. Il trentaseienne velocista ex Euskaltel ha collezionato diverse vittorie, la più prestigiosa delle quali nel 2012 al Tour of Britain. Basco è anche Xabier Zandio, colonna nelle ultime sei stagioni del Team Sky: il trentanovenne gregario di provata affidabilità ha vinto solo due prove in sedici anni di carriera, ossia la Clásica de los Puertos 2005 e la generale della Vuelta a Burgos 2008. Due i ritiri comunicati tra i portoghesi: si fermano il trentacinquenne della LA Aluminios-Antarte Hernâni Broco (una tappa alla Volta ao Portugal 2011) e il trentatreenne del Team Vorarlberg Sérgio Sousa, quest’anno capace di vincere tappa e classifica alla Flèche du Sud.

Tra i tedeschi Nerz cede alle ammaccature
Un paese che assomma numerosi abbandoni è la Germania; il più noto è sicuramente Dominik Nerz, scalatore visto con Milram, Liquigas, BMC e infine Bora. Il ventisettenne ha optato per il ritiro per salvaguardare la propria saluta: nel 2015 sono state ben sette le cadute in cui ha colpito con il capo sull’asfalto, ricevendo in cambio dei continui mal di testa che non sono cessati neppure nel 2016. Per lui nessuna vittoria da professionista ma due affermazioni da under 23 nel 2009, vale a dire il titolo nazionale in linea e una tappa al Giro della Valle d’Aosta. Stop anche per il ventunenne Aaron Krauss, per il ventottenne Richard Stockhausen e per il ventitreenne Philipp Zwingenberger, tutti del Team Heizomat.

Ha deciso di fermarsi il promettente sprinter Willi Willwohl: il ventiduenne del LKT Team Brandenburg, sette gare vinte fra 2013 e 2015, ha vissuto un’annata difficile e, non trovando un contratto da professionista, ha preferito proseguire gli studi. Situazione borderline per Grischa Janorsche: il ventinovenne del Team Roth, con tre vittorie in carriera, aveva in un primo momento annunciato il ritiro, ma in una successiva dichiarazione ha affermato di voler correre qualche prova dilettantistica locale come hobby.

Szmyd, una vita da (gran) gregario. Stop anche per Huzarski
Per tantissimi anni (per la precisione, dodici) ha militato per squadre italiane, segnalandosi come uno dei migliori gregari del mondo e, nel biennio 2009-2010, forse come il migliore di tutti in salita. Nelle ultime stagioni il rendimento è calato bruscamente, con le ultime due annate in maglia CCC Sprandi Polkowice da quasi invisibile. A trentotto anni si ritira Sylwester Szmyd, encombiabile scalatore che tanto ha contribuito ai successi di Cunego prima e Basso poi. Il polacco, la cui micidiale andatura ha quasi sempre spaccato il gruppo, ha vissuto una giornata da leader molto speciale, dove ha colto l’unica affermazione della carriera: nel 2009 si è imposto al Critérium du Dauphiné, battendo nientemeno che Valverde nel leggendario Mont Ventoux.

In Polonia smette anche Bartosz Huzarski: il trentaseienne, nelle ultime sei stagioni con la Bora, ha rappresentato uno dei fuggitivi per antonomasia nelle corse a cui ha preso parte. In carriera ha conquistato sei vittorie, due delle quali in Italia, entrambe nel 2010 quando vestiva la maglia della ISD-Neri: si tratta di una tappa della Settimana Internazionale Coppi & Bartali e di una alla Settimana Lombarda. Fine carriera pure per il trentatreenne Blazej Janaiczyk della Wibatech Fuji, vincitore di quattro corse (fra cui la Coppa della Pace 2004), e per il trentaquattrenne russo Alexander Serov: attivo anche come pistard, vanta sei vittorie su strada (compresa una tappa al Tour of Britain 2007). Nelle ultime cinque stagioni ha fatto parte della Gazprom-RusVelo, formazione in cui dal prossimo gennaio inizia l’avventura come direttore sportivo.

Come da tradizione i paesi scandinavi salutano un numero cospicuo di corriori, in relazioni alle dimensioni complessive dei rispettivi movimenti: in Danimarca fine corsa per il venticinquenne Morten Gadgaard della Christina Jewelry, per il ventunenne Christian Nyvang Lund della ColoQuick, per il ventiduenne Patrick Olesen della Leopard e per il trentaduenne Emil Dam Sørensen del Team Soigneur. In Norvegia smettono i ventiquattrenni Håkon Frengstad Berger e Kristian Dyrnes del Team Coop-Øster Hus, il trentaseienne cronoman (due volte campione nazionale) Reidar Borgersen del Team Joker e il ventunenne Åge Ljøstad Nilsen del Team Sparebanken Sør.

Ji finisce di dar la caccia alle fughe. Abbandona anche Brown, un bicampione olimpico 
Andando verso Oriente c’è da segnalare l’abbandono di Cheng Ji: il ventinovenne ha letteralmente scritto la storia ciclistica del proprio paese, diventando il primo corridore cinese a prendere parte (e a terminare) i tre grandi giri. Dal 2007 al Team Giant-Shimano, Ji ha pedalato per centinaia e centinaia di km in testa al gruppo con lo scopo di andare a riprendere le fughe, e per questo vedendosi affibiare il soprannome di “The breakaway killer”. Il ritiro in età non certo avanzata è dovuto alla volontà di rimanere più vicino alla famiglia, e di intraprendere subito il ruolo di promotore delle due ruote nel paese.

Diversi i ritiri in Australia: il più celebre è senza dubbio Graeme Brown, trentasettenne sprinter della Drapac con un glorioso passato da pistard (due ori olimpici ad Atene) e con venticinque vittorie da professionista fra cui tre al Tour Down Under, due al Giro di Germania e ben nove al Tour de Langkawi. Sempre dalla Drapac smettono il ventisettenne fratello d’arte Travis Meyer (campione nazionale 2010), il venticinquenne Adam Phelan (primo al GP di Poggiana 2012) e il trentatreenne, con quattro vittorie in carriera, Bernard Sulzberger.

Assieme a lui abbandona l’attività il più noto fratello Wesley Sulzberger, trentenne con un passato in FDJ e Orica e un 2016 in Giappone con la Kinan: otto vittorie internazionali per lui con l’aggiunta di un argento al mondiale in linea under 23 di Stoccarda. Stop infine anche per il trentenne Patrick Shaw (con un passato tra i dilettanti in Italia alla Fracor) e per il ventunenne Oscar Stevenson (tormentato da numerosi infortuni), della Avanti IsoWhey Sports. Ha smesso inoltre anche il ventinovenne neozelandese Michael James Northey della Madison Genesis.

Negli USA stop per il cronoman Zirbel
I ritiri si contano anche negli Stati Uniti: nel corso della stagione hanno salutato il ventinovenne Caleb Fairly e il ventisettenne Carter Jones (vincitore del Tour of the Gila 2014), entrambi in rosa con il Team Giant-Alpecin. Goodbye per il trentenne della Cannondale Phillip Gaimon, vincitore di tappa al Tour de San Luis 2014, per il trentaquattrenne della UnitedHealthcare Bradley White, primo nel 2014 in una frazione del Tour de Langkawi, e il trentottenne Tom Zirbel.

Questi, visto negli ultimi cinque anni alla Rally Cycling, è stato un eccellente specialista delle cronometro con la sorprendente quarta piazza al Mondiale 2009. Il suo ultimo regalo è stato il nuovo record panamericano dell’ora, fatto segnare a settembre ad Aguascalientes dopo aver percorso 53,037 km. Dai vicini canadesi smette il trentunenne Christian Meier; già campione nazionale nel 2008, il gregario della Orica si dedicherà alla sua attività di venditore di caffè a Girona, dove risiede da diversi anni, come molti dei ciclisti di lingua inglese.

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