Pierre Idjouadiene bacia Étienne Fabre © Matilde L'Azou
Pierre Idjouadiene bacia Étienne Fabre © Matilde L'Azou

Tragedia di Étienne Fabre, la commovente lettera dell’amico Idjouadiene

Dopo aver appreso la notizia della morte dell’amico Étienne Fabre a causa di una caduta in montagna, il corridore del CC Étupes Pierre Idjouadiene ha scritto una lettera in cui rende omaggio allo sfortunato collega. Qui sotto la versione tradotta, mentre l’originale è disponibile a questo link sul sito Directvélo.fr.

«Ieri ho perso il mio più grande amico, la mia anima gemella, il fratello che non ho mai avuto. Ieri, la montagna ti ha preso, Étienne, ti ha lasciato andare dritto nel suo corridoio. Ti ha preso gli ultimi respiri. Te ne se andato in silenzio, senza parole, senza dire nulla, ma sento già le tue risate e la tua voce cantare attorno a me. Il tuo buonumore è sempre con me ed è difficile pensare che d’ora in poi non vivrò che di ricordi su di te: i più bei ricordi della mia vita.

Poche persone possono immaginare a che punto la condivisione era la ragione della nostra vita assieme, in quell’appartamento nel cuore di Lione. Abbiamo spartito molto, ma così poco. Tante storie da raccontare, tante folli risate senza motivo prima degli esami, tanta motivazione reciproca nell’andare a sfidare la pioggia per preparare un obiettivo (talvolta il medesimo). Mi hai sempre sostenuto nelle mie scelte, soprattutto in quest’ultimo anno; ti ho sempre ammirato per la tua capacità di rimanere dritto e fiero di fronte alle avversità mentre io le evitavo.

Più che un amico o un fratello, tu eri già un uomo. La maniera in cui guardavi tua mamma in queste ultime sei settimane dopo l’incidente di tuo padre (rimasto tetraplegico a seguito di una caduta in bici, ndt); la vedevi coraggiosa e ti rendeva orgoglioso. I frammenti di empatia che ti riempivano gli occhi hanno illuminato il nostro appartamento in questi ultimi tempi e grazie a te ho capito cosa fosse il “coraggio”. Sei stato coraggioso, Étienne, di vivere con così tanta dignità gli avvenimenti recenti. Sei rimasto il solito: di sicuro i tuoi obiettivi sportivi, ma pure gli obiettivi universitari sono restati inalterati, quanto avresti avuto il diritto di pensare a te stesso. Tu avevi una direzione e l’hai mantenuta. Sei stato nobile e l’hai fatto per il bene della famiglia e dei tuoi cari.

Oggi, il coraggio lo dobbiamo avere noi. Penso in particolare alla tua famiglia, a tuo padre e a tua madre. Non so cosa fare per rimediare ai dolori che li attendono. Mi sento impotente per i giorni che arrivano, così come ero impotente nel vederti cadere ieri lungo quella parete.

Senza di te sono nudo e già mi ricopro per i momenti di magia che abbiamo vissuto assieme. Ti meritavi un futuro radioso e di essere felice, come sapevi esserlo nel rendere felici i tuoi amici. È quest’immagine che conserverò di te: il migliore “cong” dell’Aveyron che ho potuto conoscere.

Ti ammiravo già ieri, ora se colui per il quale griderò “per te mio fratello!”».

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