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I team 2017: Movistar Team

La rosa del Movistar Team 2017 © Silvia Domínguez VIdal

Lo squadrone non vive solo su Quintana e Valverde: da Amador a Castroviejo, da Fernández a Moreno. In rosa anche Bennati e Malori

Da quattro stagioni è la formazione che fa man bassa della pleonastica classifica a squadre del World Tour; questo grazie principalmente ai suoi due campioni sempre presenti nelle prime posizioni delle corse a tappe, che si tratti di prove di una settimana, di grandi giri e, almeno con uno dei due, negli appuntamenti in linea. Ma il Movistar Team è molto altro, visto che può contare su un elevato numero di mezze punte che, altrove, possederebbero talvolta gradi di capitano. Una squadra molto coesa al suo interno, con un clima spesso portato ad esempio in positivo.

ROSA
Andrey Amador (Crc, 1986), Winner Anacona (Col, 1988), Jorge Arcás (Esp, 1992), Carlos Barbero (Esp, 1991), Daniele Bennati (Ita, 1980), Carlos Betancur (Col, 1989), Nuno Bico (Por, 1994), Richard Carapaz (Ecu, 1993), Héctor Carretero (Esp, 1995), Jonathan Castroviejo (Esp, 1987), Víctor De la Parte (Esp, 1986), Alex Dowsett (Gbr, 1988), Imanol Erviti (Esp, 1983), Rubén Fernández (Esp, 1991), Jesús Herrada (Esp, 1990), José Herrada (Esp, 1985), Gorka Izagirre (Esp, 1987), Adriano Malori (Ita, 1988), Daniel Moreno (Esp, 1981), Nélson Oliveira (Por, 1989), Antonio Pedrero (Esp, 1991), Dayer Quintana (Col, 1992), Nairo Quintana (Col, 1990), José Joaquín Rojas (Esp, 1985), Marc Soler (Esp, 1993), Rory Sutherland (Aus, 1982), Jasha Sütterlin (Ger, 1992), Alejandro Valverde (Esp, 1980)

L’ANALISI

Nairo Quintana © Silvia Domínguez Vidal [1]
Nairo Quintana © Silvia Domínguez Vidal

CORSE A TAPPE: Probabilmente lo scalatore puro più forte di quest’epoca nonché uno dei degli uomini di classifica di spicco; d’altronde se nel palmares Nairo Quintana può vantare due grandi giri, quattro corse di una settimana del massimo circuito, il tutto a solo ventisei anni, è logico che sia così. Il colombiano potrebbe tentare l’accoppiata Giro-Tour che, nel caso di (difficile) riuscita, lo consacrerebbe tra i grandissimi di ogni epoca. Tralasciando Valverde, la carta di riserva risponde al nome di Andrey Amador: il trentenne costaricano è un atleta che dà garanzie di affidabilità ad alto livello ma che non mostra picchi verso l’alto che gli possano permettere di conquistare qualcosa di pesante. La dirigenza si aspetta un salto di qualità dal venticinquenne Rubén Fernández, talentuosissimo ma incostante, e dal ventiseienne Jesús Herrada. Senza più il fratello, il ventinovenne Gorka Izagirre è uno dei nomi a cui si richiede un passo in avanti. Diversa età, visto che le sue primavere sono ventitré, per Marc Soler: il vincitore del Tour de l’Avenir 2015 può essere uno dei corridori da tenere d’occhio nel 2017. Promettente è anche il ventitreenne ecuadoriano (il primo di tale paese nel WT) Richard Carapaz che ha ben impressionato da stagista. Solidi gregari sono il ventottenne colombiano Winner Anacona, il trentenne spagnolo Víctor De la Parte e il ventiquattrenne fratello d’arte colombiano Dayer Quintana.

 

Carlos Barbero © Silvia Domínguez Vidal [2]
Carlos Barbero © Silvia Domínguez Vidal

VOLATE: Manca, come d’abitudine, il velocista da otto-dieci successi all’anno. Tuttavia tale settore è stato rinforzato con l’ingaggio di Carlos Barbero: il venticinquenne rappresenta il presente e il futuro del ciclismo spagnolo, ben disimpegnandosi soprattutto negli appuntamenti mossi, occasioni nelle quali può puntare al bersaglio grosso. Dieci anni orsono era uno tra gli sprinter più forti al mondo; da allora Daniele Bennati si è progressivamente orientato verso il ruolo di gregario di lusso, diventando uno dei più preziosi elementi in tale settore. L’aretino non ha comunque del tutto abbandonato il piacere di sgomitare in volata e talvolta torna a far capolino nei finali piatti. Discorso simile per José Joaquín Rojas: il campione spagnolo in carica, che ha fatto della costanza dei piazzamenti il suo leitmotiv, ha assunto vieppiù compiti di supporto nei confronti degli uomini da corse a tappe, non perdendo però del tutto la passione per gli sprint.

 

Imanol Erviti © Silvia Domínguez Vidal [3]
Imanol Erviti © Silvia Domínguez Vidal

PAVÉ: Altro settore tradizionalmente non di interesse precipuo per la compagine navarra. Nonostante questo alle ultime Ronde van Vlaanderen e Paris-Roubaix sono arrivate altrettante top 10: merito di Imanol Erviti, esperto gregario da pianura con la passione per le pietre. Se il trentatreenne fosse capace di riconfermare i risultati sarebbe comunque assai sorprendente. Chi un paio di stagioni fa e con un’altra maglia addosso era piaciuto in tali prove è Nélson Oliveira: dal ventisettenne cronoman portoghese non bisogna però aspettarsi risultati di rilievo mentre qualche piazzamento di rincalzo potrebbe essere nella migliore delle ipotesi alla sua portata. Per il futuro qualche speranza in più è riposta su Jasha Sütterlin: il tedesco ha dalla sua l’età, visto che ha da poco compiuto ventiquattro anni, e il talento, che ha mostrato a sprazzi. Il rendimento del teutonico nella frazione fiamminga dell’ultimo Eneco Tour, quando è rimasto a Geraardsbergen assieme ai campioni del pavé, consente di immaginare il bis.

 

Alejandro Valverde © Silvia Domínguez Vidal [4]
Alejandro Valverde © Silvia Domínguez Vidal

CLASSICHE: Avere in rosa uno che, da oltre dieci anni, si schiera costantemente al via delle prove con i favori del pronostico rappresenta una garanzia di conquistare risultati pesanti. Alejandro Valverde potrebbe benissimo non venire descritto perché, a parlare per lui, ci pensa la sfilza di vittorie e piazzamenti messi in cascina in giro per il mondo. Il murciano punta a vincere la gran parte delle gare a cui prende parte, a cominciare dalle amate prove ardennesi di aprile. In tale tipologia di gare si è spesso messo in luce, riuscendo anche ad imporsi, Daniel Moreno: come il più prestigioso connazionale, lo spagnolo è alle battute finali della carriera visti i trentacinque anni sul groppone. Tuttavia qualche buon risultato, oltre al consueto aiuto nelle fasi decisive, lo può sempre garantire. Chi, invece, in tema di garanzie è evasivo come pochi è Carlos Alberto Betancur: quanto a talento puro il colombiano è veramente inferiore a pochissimi al mondo. Quello in cui continua a difettare è altro, elementi fondamentali per essere un campione, vale a dire capacità di sacrificio, conduzione di una vita da atleta e concentrazione per i dettagli. Il ventisettenne aveva lasciato intravedere qualche bagliore del suo talento ad aprile 2016, scemando però di condizione (causa anche qualche problemino di salute) sin dal Giro d’Italia per poi proseguire e terminare nel più totale oblio l’annata. Sarà giunta, finalmente, l’ora della sua rinascita?