E anche a Campbelltown a imporsi è Caleb Ewan © Tim De Waele
E anche a Campbelltown a imporsi è Caleb Ewan © Tim De Waele

Ewan genio e spericolatezza

Terza vittoria di Caleb al Tour Down Under, battuto di nuovo Peter Sagan. Si vede in top ten Enrico Battaglin. Domani tappa decisiva a Willunga

Certe cose o si fanno a vent’anni o non si fanno più. Andare in moto senza casco, tuffarsi da uno scoglio di 20 metri, guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile farsi ritirare la patente. O vincere le volate come ha fatto oggi Caleb Ewan.

È cosa nota che i velocisti un po’ più in là con l’età prendano qualche rischio in meno, avendo magari messo su famiglia e tenendo fisso il pensiero ai figli, agli annessi, ai connessi. A 22 anni (tanti ne ha il nostro protagonista) a certe cose invece non si bada, si sente il diritto di essere scavezzacolli, ci si tuffa nello sprint dribblando avversari come birilli e al limite (del regolamento) stringendo qualcuno con mestiere e pelo sullo stomaco.

Il Caleb Ewan che ci si sta presentando in questi giorni è davvero maturato rispetto all’anno scorso, è più sicuro di sé, e non si limita alla sparata per vincere, ma – consapevolmente o no – dà anche grande spettacolo col suo fare casinista. Finché non fa male a nessuno, bene così.

 

Della fuga parliamo più giù
Il primo pensiero della cronaca va ad Albert Einstein; non per qualche ricorrenza particolare, ma perché è inevitabile pensare a quanto una tappa disegnata come quella di oggi ci indurrebbe misantropia e tentazioni di autolesionismo in luglio, mentre in gennaio ci sembra bellissima, interessante, appagante. Tutto è relativo, o possiamo anche dire che la fame di ciclismo su strada è direttamente proporzionale al gusto di ogni singolo boccone, e quest’ultimo è inversamente proporzionale al livello di attese che riponiamo in una corsa. In questo periodo dell’anno siamo in totale astinenza, per cui va tutto bene. Più avanti si riattiverà lo spirito critico, e lo utilizzeremo per bastonare senza pietà ogni minimo sgarro rispetto all’idea romantica che abbiamo del ciclismo.

Troppe parole per esprimere in fondo delle sonore banalità… ma giacché siam qui, è notte, nessuno ci sta col fiato sul collo per far presto, divaghiamo. Divaghiamo come ad esempio non si potrebbe fare sulla carta stampata, dove c’è sempre il rischio di incappare in un caposervizio con l’elmetto che detta i ritmi senza aver mai visto una corsa ciclistica… “Fammi 120 righe sulla tappa di oggi”, “ma non è successo niente!”, e via di brodoallunghismo. O, peggio, “oggi hai 40 righe”, “ma era la tappa regina del Giro, c’è stato un ribaltone clamoroso, uno spettacolo indimenticabile!”, “mi dispiace, ma abbiamo l’ippica in taglio basso… guarda, ti stringo un po’ la foto così hai più spazio. Ecco… puoi fare 42 righe!”. Dattici, all’ippica!

 

Il gioco dei terzetti e l’occasione per Jack Bauer
Dopo 11 km della quarta tappa del Tour Down Under, la Norwood-Campbelltown di 149 km, è partita una fuga composta da Ondrej Cink (Bahrain), Jack Bauer (Quick Step) e Cameron Meyer (UniSA). Qui le comunicazioni si congelano: raggiunto il vantaggio massimo di 2’55” al km 30, i tre restano in testa per 65 km con un margine pressocché immutabile: troppo vicino Cink (57″ lo separavano dal leader Porte) per lasciare più spazio a questa fuga. Tanto che il ceco si è rialzato dopo il secondo sprint intermedio.

In quel momento la corsa aveva vissuto un risvolto interessante, ovvero dal gruppo era emerso un secondo terzetto formato da Lars Bak (Lotto Soudal), Michael Valgren (Astana) e William Clarke (Cannondale); quest’ultimo ha forato piuttosto presto, e gli altri due non hanno avuto forza sufficiente per raggiungere i due superstiti al comando. Ripresi ai -36.

Altro piccolo colpo di scena, ai -28 (quando il margine era di 45″) anche Meyer si è rialzato, e Bauer si è ritrovato solo al comando della corsa. Ovviamente, da gran mulo qual è, ha tirato dritto senza porsi troppi interrogativi. È un bel corridore, l’omonimo del telefilm, ha solo un piccolo difetto, quello di cadere troppo spesso (anche se a onor del vero l’anno scorso ha fatto intuire di essere migliorato nella capacità di rimanere in piedi in gara).

 

Caleb tira fuori la cattiveria e vince la terza in quattro giorni
Il neozelandese ha speso tutto lo spendibile, ha tenuto tutto sommato bene anche all’aumento di ritmo del gruppo (con la Orica che ha rilevato la BMC in testa), e ha provato l’impresa disperata di difendere un mezzo minuto negli ultimi 20 km, confidando pure nel fatto che gran parte del percorso in quell’ultimo tratto era in discesa.

Purtroppo per lui l’impegno non è bastato, e ai 3 km si è consumato il ricongiungimento. Si era già in piena bagarre di treni, la Cannondale è salita ad affiancare la Orica, poi è emersa la Sky con la Katusha alle spalle, ma è bastato un break di Daryl Impey, impegnato a riportare davanti Caleb Ewan, per rimettere tutte le cose a posto.

Alla ruota del folletto di Sydney, dimostrando di aver capito l’antifona, Peter Sagan. Ma il ragazzo al momento è incontenibile, ruota o non ruota. Uscendo dagli schemi della Sky, stringendo un po’ banditescamente Edward Theuns alle transenne, sgusciando tra un avversario e l’altro l’australiano è andato a prendersi la terza vittoria in quattro giorni. Un ruolino di marcia da grande del settore, messo insieme tra genio e spericolatezza.

Sagan, bontà sua, s’è dovuto di nuovo accontentare del secondo posto, Danny Van Poppel ha chiuso terzo davanti a Ben Swift, Nathan Haas, Baptiste Planckaert, Jay McCarthy, Callum Scotson, Jasha Sütterlin e un Enrico Battaglin alla prima top ten stagionale.

La classifica non cambia con Richie Porte che la guida con 20″ sull’acciaccato Gorka Izagirre, 22″ su Esteban Chaves, 24″ su McCarthy, 27″ su Haas, 29″ su Rohan Dennis, Luisle Sánchez, Diego Ulissi eccetera eccetera (col medesimo distacco c’è pure Domenico Pozzovivo, dodicesimo).

Domani tutto cambierà o forse non cambierà poi così tanto, visto che Porte resta favorito anche in vista del traguardo in salita di Willunga Hill. La tappa, la quinta, misurerà 151.5 km (partenza da McLaren Vale) e vedrà tutti i pretendenti alla maglia ocra l’uno di fronte all’altro sulla bella rampa finale.

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