Il Team Sky impegnato in allenamento © Cycling Images
Il Team Sky impegnato in allenamento © Cycling Images

I team 2017: Team Sky

Lo squadrone britannico ancora più competitivo: con Froome, Henao, Kwiatkowski, Landa, Poels, Rosa, Thomas e Viviani c’è solo l’imbarazzo della scelta

Sono la squadra nettamente più ricca, con un budget che supera i 30 milioni di € all’anno (un paio di team World Tour devono “arrabbattarsi” con un terzo di tale cifra, mentre le quattro compagini Professional italiane vanno avanti ciascuna con uno stanziamento annuo fra i 2 e i 3 milioni di €), la più famosa, la più tecnologica, la più inaccessibile per giornalisti e tifosi e la più invidiata dai rivali.

Sin dalla sua fondazione nel 2010 il Team Sky non ha mai amato le mezze misure: o bianco o nero, e non si parla in questo caso del colore della divisa sociale. La formazione britannica, nata per volontà del potentissimo rampollo di casa Murdoch James, si è messa all’opera agli ordini di Dave Brailsford con l’obiettivo di scrivere la storia del ciclismo. In alcuni casi, vedi Tour de France, è indubbia la rilevanza che al gruppo verrà riservata negli annali dello sport; in altri, vedi Giro d’Italia e grandi classiche, sono molto più copiosi gli insuccessi che le affermazioni. Il tempo e le risorse (umane ed economiche) per continuare a rappresentare il faro del ciclismo internazionale sono sempre le stesse; molte, e inarrivabili per gli altri.

ROSA
Ian Boswell (Usa, 1991), Philip Deignan (Irl, 1983), Jonathan Dibben (Gbr, 1994), Owain Doull (Gbr, 1993), Kenny Elissonde (Fra, 1991), Christopher Froome (Fra, 1985), Tao Geoghegan Hart (Gbr, 1995), Michal Golas (Pol, 1984), Sebastián Henao (Col, 1993), Sergio Luis Henao (Col, 1987), Beñat Intxausti (Esp, 1986), Peter Kennaugh (Gbr, 1989), Vasil Kiryienka (Blr, 1981), Christian Knees (Ger, 1981), Michal Kwiatkowski (Pol, 1990), Mikel Landa (Esp, 1989), David López (Esp, 1981), Gianni Moscon (Ita, 1994), Mikel Nieve (Esp, 1984), Wout Poels (Ned, 1987), Salvatore Puccio (Ita, 1989), Diego Rosa (Ita, 1989), Luke Rowe (Gbr, 1990), Ian Stannard (Gbr, 1987), Geraint Thomas (Gbr, 1986), Danny van Poppel (Ned, 1993), Elia Viviani (Ita, 1989), Lukasz Wisniowski (Pol, 1991)

L’ANALISI

Christopher Froome
Christopher Froome

CORSE A TAPPE: Qui non c’è partita con il resto del mondo: in tema di corse a tappe, che siano di tre settimane o più brevi, nessuno può competere a livello numerico e qualitativo con l’armata albionica. Il capofila è ovviamente Christopher Froome: il trentunenne keniano prevede di disputare il medesimo programma delle ultime stagioni con Catalunya, Dauphiné e forse una terza prova (Romandie?) prima del nuovo assalto al Tour de France, dove si ripresenterà con i favori del pronostico. L’ex Barloworld ha poi un conto in sospeso con la Vuelta a España e che cercherà di conquistare, traguardo preclusogli nella passata annata. Al Giro d’Italia i leader della formazione saranno due e dalle caratteristiche differenti: lo scalatore puro risponde al nome di Mikel Landa, che vuole tornare alla Corsa Rosa per dimenticare la delusione dell’ultima edizione. Con il ventisettenne basco ci sarà Geraint Thomas: il trentenne britannico, qualche anno fa tra i più forti al mondo nelle prove sulle pietre, si è via via specializzato nelle corse a tappe. Al Giro tenterà per la prima volta di fare classifica in prima persona: riuscirà a resistere ad alta quota tra Alpi e Dolomiti? Nella gran parte delle altre compagini sarebbe il leader, al Team Sky è invece un preziosissimo gregario con poche occasioni di mettersi in mostra: stiamo parlando di Sergio Luis Henao, ventinovenne scalatore colombiano di razza. Punta a continuare la sua crescita il cugino Sebastián Henao: il ventitreenne, che tornerà al Giro per la quarta volta di fila, ambisce alla maglia bianca. In tema di corridori poco pubblicizzati vi è Mikel Nieve: il trentaduenne basco è una garanzia in salita e tra gli uomini di fiducia di Froome. Proverà a rientrare dopo un 2016 martoriato da problemi fisici Beñat Intxausti: il trentunenne basco è chiamato al rilancio, anche se le possibilità di ben figurare in prima persona potrebbero non essere eccessive. Chi non ha impressionato la passata stagione è Peter Kennaugh; il ventisettenne britannico pareva pronto a compiere il salto di qualità, che è stato tuttavia rimandato. Curiosità attorno a quel che potrà fare Kenny Elissonde: il ventisettenne minuto scalatore francese non rientra nei canoni classici del team ed è noto per la sua anarchia tattica, aspetto su cui i tecnici dovranno lavorare per cercare di smussarne l’imprevidibilità.

 

Elia Viviani
Elia Viviani

VOLATE: Essere velocisti nel Team Sky non è esattamente il massimo della vita in quanto di gregari a disposizione, data la predilezione della squadra per le classifiche delle varie corse. Nonostante tutto in squadra sono presenti due velocisti di razza e un promettente neopro’. Lo sprinter principale, sia per le caratteristiche sia per il palmares, è Elia Viviani: il campione olimpico dell’omnium ha (momentaneamente?) abbandonato gli ovali per dare tutto se stesso alla strada. Il ventisettenne veronese ha due grandi obiettivi per il 2017, ossia la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, prove nelle quali punta ad alzare le braccia al cielo. Ha solo ventitré anni ma è alla quinta stagione nel World Tour Danny van Poppel: l’olandese, già pimpante al Tour Down Under, è dotato di uno spunto veloce non indifferente. Come Viviani ha accantonato la pista Owain Doull: il ventiduenne britannico si era messo in luce nel 2015 a suon di piazzamenti ed ha le potenzialità per provare a ripetersi nel massimo circuito.

 

Ian Stannard
Ian Stannard

PAVÉ: Se non avesse messo in disparte la carriera da pavearo in favore di quella da uomo da corse a tappe Geraint Thomas avrebbe potuto rappresentare una delle carte più valide nel panorama internazionale. Tuttavia in seno al team britannico non mancano le alternative: il ventinovenne Ian Stannard ha in bacheca due Omloop Het Nieuwsblad e un podio alla Roubaix, con l’obiettivo di migliorare tale piazzamento nella prossima edizione. Con lui c’è Luke Rowe, ventiseienne in costante crescita al quale manca il risultato di spicco per porlo sul medesimo piano di tanti avversari. Per i sudditi di Sua Maestà il futuro in tale campo può essere rappresentato da Jonathan Dibben, ventiduenne neopro’ secondo all’ultima Ronde riservata agli under 23. Verranno utilizzati come gregari il ventisettenne azzurro Salvatore Puccio e il venticinquenne polacco Lukasz Wisniowski che, altrove, potrebbero svolgere ben altro ruolo.

 

Wout Poels
Wout Poels

CLASSICHE: Altro ambito dove il talento non manca. La squadra può vantare l’ultimo vincitore della Liège-Bastogne-Liège ossia Wout Poels: il ventinovenne olandese, fresco di lungo rinnovo, avrebbe auspicato maggior spazio anche nelle corse a tappe ma si dovrà accontentare di cercare il risultato nelle prove vallonate. Con lui ci sarà uno dei neoarrivati, vale a dire Diego Rosa: l’ultima immagine in bici del ventisettenne piemontese risale a Il Lombardia, quando venne beffato negli ultimissimi metri. Il suo desiderio è di poter dimenticare la delusione con una bella vittoria di prestigio. Un corridore a tutto tondo, che può raccogliere qualcosa di pesante sia nelle prove a tappe che sul pavé che nelle classiche, è Michal Kwiatkowski: il 2016 del ventiseienne polacco ha lasciato una sensazione di incompiutezza, soprattutto nella seconda parte. Potrà far molto bene, se assistito da una buona forma. Una delle grandi rivelazioni della passata stagione è Gianni Moscon: il ventiduenne trentino ha strabiliato al primo anno da pro’ mettendosi in mostra su tutti i terreni. Il secondo anno può presentare dei trabocchetti, ma il noneso ha la testa e il talento per superarli agevolmente grazie a prestazioni di rilievo. Che sono le stesse che ha mostrato tra gli under 23 Tao Geoghegan Hart: il ventunenne britannico, valido sia nelle classiche che nelle prove a tappe, potrà essere un fenomeno del futuro. Come se il Team Sky ne fosse sprovvisto.

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La vignetta di Pellegrini

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