A Hoogstraten sesta vittoria di Mathieu Van der Poel in sette tappe di Superprestige © SuperprestigeCyclocross.be
A Hoogstraten sesta vittoria di Mathieu Van der Poel in sette tappe di Superprestige © SuperprestigeCyclocross.be

Van der Poel, il re della traiettoria pulita (e del SP)

Mathieu vince anche sul fango di Hoogstraten e il Superprestige è a un passo. Wout Van Aert ancora secondo

Sei su sette: il Superprestige a Mathieu Van der Poel quest’anno dovrebbero assegnarlo d’ufficio con una gara d’anticipo, perché un intoppo ics, una catena che si rompe, un problema qualsiasi, il ragazzo non ti si piazza nelle prime posizioni sabato prossimo a Middelkerke, e tutto va in fumo. Sarebbe giusto? Uno che ha vinto sei tappe su sette di una challenge può rischiare (ipoteticamente), all’ultima gara, di restare con un pugno di mosche in mano?

Il bello e il brutto dello sport, si è sempre detto. Oggi abbiamo visto ancora una volta il bello di Mathieu, la sua capacità di guida che è francamente di un livello d’eccellenza assoluta, anche se un paio di sbavature le ha pure avute, sul fango esasperante di Hoogstraten. Ma quel che conta è come reagisci agli intoppi, e oggi Van der Poel è stato al di sopra di qualsiasi critica.

Ha vinto, un’altra volta, e un’altra volta ha relegato Wout Van Aert al secondo posto, e ancora un’altra volta (dopo ieri a Lille) ha esultato con rabbia. No, quel Mondiale di sette giorni fa non verrà metabolizzato tanto facilmente, e per il momento siamo ancora nella fase del riscatto. Comunque, se a una sconfitta segue una reazione tanto veemente, c’è da rallegrarsi col ragazzo per il carattere, fattore che a volte gli ha fatto difetto, ma sono proprio i rovesci più brucianti a indurire, a far crescere, a far diventare più forti quando di base c’è una qualità indiscussa.

 

Sul fango un quartetto fino alla botta di iella di Meeusen
Tanto fango a Hoogstraten, l’abbiamo già accennato; tanto che Van Aert – giusto per fare un esempio – ha cambiato bici forse 8 volte in 9 giri. Van der Poel invece ha guidato di più, ha evidentemente scelto traiettorie migliori (è una delle sue caratteristiche) e di conseguenza ha dovuto fermarsi meno volte ai box. Al primo giro era già al comando con margine, ma poi al secondo è più o meno scivolato in una curva infida e gli son piombati addosso: Wout, ovviamente, e poi Tom Meeusen e Kevin Pauwels.

Quel quartetto sarebbe durato – pur con le inevitabili stiracchiature, ora allungo io, poi lo fai tu, quindi quell’altro perde qualche metro, e così via – fino al sesto giro. Pauwels spesso un passo indietro, MVDP e WVA ad alternarsi nei forcing.

Meeusen, che di suo non è granché fortunato, alla sesta tornata si è ritrovato con la sella piegata all’insù, si è dovuto fermare, rimetterla in sesto alla bell’e meglio, ma finché s’è sbrigato a compiere quest’operazione si è ritrovato irrimediabilmente staccato dagli altri tre, e raggiunto poi dagli inseguitori, e destinato infine a un finale in calando, certo segnato dal malumore per l’ennesima botta di iella.

Proprio nel corso del sesto giro, nella prima occasione in cui è stato Pauwels a prendere le redini del gioco, Van Aert è parso soffrire, e si è minimamente staccato. Ma nel settimo è rinvenuto, ha addirittura piazzato un contropiede che per un attimo è parso buono, ma è stato in effetti l’ultimo lampo di Wout oggi, rintuzzato da Mathieu che preparava il terreno per la sua rasoiata decisiva.

 

Van der Poel, le mani sul Superprestige
Tale rasoiata ha avuto luogo nell’ottavo e penultimo giro: Mathieu ha allungato, ha preso margine, di nuovo non ha sentito la necessità di fermarsi ai box (Wout e Kevin sì, invece), e si è ritrovato indiscutibilmente al comando. E lì ha potuto dispiegare la sua falcata, guadagnando dieci secondi che poi non avrebbe più perso.

Van Aert ha cercato di tenere il ritmo, seppur a distanza, tanto che ha staccato Pauwels; e nel finale di gara ha tentato il tutto per tutto con un affondo che però non gli ha permesso di chiudere il gap da Mathieu. Sul rettilineo d’arrivo, mentre quest’ultimo si lasciava andare all’esultanza, l’iridato era ancora lì a menare, ma niente da fare: 6″ alla fine tra i due.

Pauwels ha tagliato il traguardo in terza posizione a 16″, poi una vita, ed ecco Laurens Sweeck quarto a 1’18”, e poi Corné Van Kessel quinto a 1’33”; Meeusen non ha saputo far meglio del sesto posto (a 1’46”), e nella top ten di giornata si sono inseriti Vincent Baestaens (settimo a 2’04”), Jim Aernouts (ottavo a 2’05”), Lars Van der Haar (nono a 2’14”, oggi l’olandese è stato l’ombra di se stesso) e Jens Adams (decimo a 2’24”).

La classifica: Van der Poel è primo con 104 punti, Van Aert insegue a 99, poi abbiamo Sweeck a 80, Pauwels a 71, Adams a 66. Sono tutti fuori causa a parte i primi due: per essere sicuro di portare a casa la challenge, sabato prossimo nel Noordzeecross di Middelkerke MVDP deve badare di non perdere più di 5 posizioni rispetto a WVA: ovvero, se il belga vince arriva a 114, e l’olandese per impattare deve piazzarsi almeno sesto (a parità di punti vince lui che ha migliori piazzamenti). La nave insomma è quasi in porto, ma occhio alle manovre conclusive.

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