Francesca Pattaro, Beatrice Bartelloni, Silvia Valsecchi e Simona Frapporti, seconde nell'Inseguimento a Cali © Mundo Ciclistico
Francesca Pattaro, Beatrice Bartelloni, Silvia Valsecchi e Simona Frapporti, seconde nell'Inseguimento a Cali © Mundo Ciclistico

Italia, chiusura con argento, bronzo e… patacca

Coppa del Mondo a Cali, le inseguitrici seconde, Simona Frapporti terza nella Corsa a punti. Lamon-Bertazzo defraudati nella Madison?

Due medaglie e l’odore di una terza rappresentano per l’Italia un bilancio di un certo rispetto per la terza e ultima giornata della terza e penultima tappa di Coppa del Mondo 2016-2017. Una delle tre (ops, due) medaglie ce la si attendeva dopo il primo posto dell’Inseguimento a squadre femminile nelle qualifiche della specialità, sabato; ma era tutt’altro che garantita, perché da regolamento si poteva tranquillamente perdere male la “semifinale” e ritrovarsi fuori dal podio.

Comunque questa eventualità tragica non si è verificata, per cui tutte contente (più o meno) e argento al collo, esattamente come nella prima tappa, a Glasgow, qualche mese fa.

La seconda medaglia porta la firma di un’atleta che in questa terza giornata ha fatto il pieno, essendo già nel quartetto inseguitore: si tratta di Simona Frapporti, che poco dopo l’impegno nella finale con l’Australia si è rituffata nella mischia della Corsa a punti, e ha spuntato un bronzo non del tutto atteso, ma meritato e che le vale come premio per il grande impegno che da anni profonde nel settore. Lei è una che un bel pezzo di quei periodi bui a cui abbiamo più volte fatto riferimento in questi giorni l’ha attraversato, e che ora ne esca vincente, o se non vincente comunque medagliata e soddisfatta, è quasi simbolico del momentum azzurro.

Poi ci sarebbe la mezza medaglia, quella che non è giunta, anche in seguito alle prolungate moviole e movioloni di cui è stata oggetto la Madison che ha chiuso il programma della tre giorni di Cali in Colombia. Francesco Lamon e Liam Bertazzo non si sono visti riconosciuto un giro che forse hanno conquistato, erano fuori in caccia con Danimarca e Irlanda e Russia, a tutte e tre quel giro è stato assegnato (dopo più o meno attenta rilettura delle convulse fasi di gara in cui l’episodio si è consumato), agli azzurri no. Attenderemo il referto della giuria. Di certo c’è che con i 20 punti dell’eventuale giro i due si sarebbero inseriti al terzo posto della classifica della gara, senza di quelli son rimasti quinti.

 

Il quartetto resta senza benzina a metà strada
Ieri ci siamo lungamente soffermati su vicende e tempi del quartetto dell’Inseguimento a squadre femminile, l’attesa per l’esito della prova di Cali era tanta ed evidentemente – lo diciamo a posteriori – ben riposta.

Due i turni oggi, il primo scoglio era rappresentato dalla Francia: superato quello, ci si sarebbe giocati l’oro. L’Italia ha fatto la sua parte, ha vinto la sfida con le transalpine, anche se il tempo fatto segnare nella mattinata colombiana è stato un po’ peggiore di quello delle qualifiche. Nulla di strano, accade spesso che in qualifica si spari più forte che dopo. 4’25″913 per l’Italia (sabato era stato 4’25″070), 4’28″252 per la Francia, e turno superato in carrozza o quasi.

In finale è approdata pure l’Australia. Se nel primo turno le oceaniche avevano ottenuto un 4’26″957 superiore al tempo delle azzurre, nel primo turno hanno sistemato ben benino il Canada con uno squillante 4’21″580. Ecco, quel tempo sarebbe stato fuori portata per l’attuale quartetto italiano. Ma ogni prova fa storia a sé, e ce ne saremmo abbondantemente (e per una volta di più) resi conto nel prosieguo della giornata.

La finale è iniziata ottimamente per Beatrice Bartelloni, Simona Frapporti, Francesca Pattaro e Silvia Valsecchi (non le avevamo ancora citate tutte insieme): primo chilometro, 1’09″210 contro l’1’09″792 dell’Australia; al termine del secondo chilometro il margine si era assottigliato (2’14″067 contro 2’14″443) ma l’Italia restava in vantaggio.

Il problema era che l’ultimo giro di quel secondo chilometro era stato cronometricamente debole, e lo stesso è stato il primo giro del terzo chilometro: 16″802 e 16″715 rispettivamente, ovvero due riscontri mai toccati in qualifica e sfiorati solo una volta – a gara acquisita – nella sfida contro la Francia. Più che di rilancio australiano (che pure c’è stato, le oceaniche hanno sparato un giro under 16″ ancora a inizio terzo chilometro), è corretto quindi parlare di calo delle azzurre.

Le quali si sono fatte superare, e però hanno avuto sulle prime la forza di reagire, infatti dopo quei due giri di leggero sbandamento si sono rimesse in sesto e hanno nuovamente ridotto il margine rispetto all’Australia che era passata in testa. A fine terzo chilometro tutto pareva ancora in gioco.

Poi però il quartetto di Salvoldi si è disunito, ha perso la Frapporti, ma questo era previsto in quanto il ruolo di Simona è di spingere di più nella prima parte (in tutte le gare a Cali si è sempre staccata intorno al terzo chilometro); quello che non era previsto era che anche la Bartelloni, poco dopo, perdesse le ruote delle altre due compagne. A quel punto il disastro era consumato, Valsecchi e Pattaro non hanno avuto la prontezza di rallentare per evitare di staccare la compagna, ma anche se avessero rallentato la sconfitta sarebbe giunta ugualmente.

E niente, qualcosa non ha girato per il verso giusto, faremo un tagliando al quartetto ancora nel prossimo weekend nella tappa losangelina di Coppa. Resta comunque un argento prezioso oltre al primo posto nella classifica di specialità, 1800 punti contro i 1700 della Gran Bretagna e i 1550 della Francia. E resta pure il rammarico di vedere che il tempo finale dell’Australia (le quattro vincitrici: Amy Cure, Ashlee Ankudinoff, Alexandra Manly e Rebecca Wiasak), 4’25″821, era ampiamente alla portata delle italiane. Insomma, pur con tutte le attenuanti generiche del caso, si può liberamente parlare di occasione sprecata.

Per la cronaca, il bronzo è stato vinto dalle canadesi col tempo di 4’25″789 (che sarebbe bastato per l’oro, nell’altra finale) contro il 4’33″084 delle francesi.

 

Corsa a punti, che bella reazione per Simona Frapporti!
Non contenta di aver conquistato – con le compagne – un bell’oro nell’Inseguimento, Amy Cure ha avuto la forza di ripetersi poco dopo, stavolta da sola, nella Corsa a punti. Unica ad essere riuscita a guadagnare il giro, Amy non ha avuto bisogno di sprintare mai (e infatti non ha guadagnato alcun punto dalle otto volate previste: le sono bastati i 20 presi col giro) e ha concluso a braccia alzate.

Alle sue spalle gran prova di carattere di Simona Frapporti, che di punti ne ha messi assieme 13, vincendo due sprint (il secondo e il settimo) e piazzandosi seconda al quarto. Sarebbe stato argento se Sarah Hammer non avesse tentato il tutto per tutto nelle ultime tornate, uscendo in caccia del giro insieme all’ucraina Hanna Solovey, non riuscendo nell’intento, ma ritrovandosi abbastanza avvantaggiata su tutte per vincere la volata finale, quella che dà punteggi raddoppiati. Coi 10 punti presi nell’occasione l’americana è balzata a quota 15, mettendosi proprio davanti a Simona che in quel momento era seconda.

Va bene lo stesso, il podio è comunque un ottimo risultato per l’italiana, che ha preceduto avversarie molto ostiche come la britannica Neah Evans (11 punti), la belga Lotte Kopecky (vincitrice dell’Omnium) e la russa Evgeniya Romanyuta, entrambe a 8. Nella stessa gara Laura Basso non ha fatto punti ma neanche ha perso giri, e si è piazzata al 19esimo posto.

 

Lamon-Bertazzo quinti nella Madison dei misteri
E veniamo alla Madison. Del pastrocchio del giro preso/non preso abbiamo già detto in apertura, non ci torniamo. La coppia danese formata da Casper Von Folsach e Niklas Larsen è uscita forte nella seconda parte di gara, ha guadagnato due giri e altri 24 punti dagli sprint (tre ne ha vinti), totalizzando un notevole 64; al secondo posto l’Irlanda di Felix English e Mark Downey, 55 punti frutto di due giri conquistati, due volate vinte e altri punticini raccattati qua e là.

La Russia (Andrei Sazanov e Viktor Manakov) ha conquistato il suo giro insieme a Danimarca e Irlanda (e Italia?) a metà prova, poi le due coppie che l’hanno preceduta in classifica si sono ripetute nel finale, ma i 32 punti messi insieme sono bastati a Sazanov-Manakov per salire sul podio. Da cui è scesa la Francia, a cui prima era stato accreditato un giro conquistato, poi le è stato tolto… I giudici non erano nel loro giorno di gloria, diciamo.

Il Belgio ha fatto bene nella prima metà della gara ma non è mai riuscito a prendere il giro, si accontenta del quarto posto a 22. E al quinto c’è l’Italia con Francesco Lamon e Liam Bertazzo, partenza tranquilla, punti raccolti al quarto, quinto, settimo, ottavo e undicesimo sprint, e capolavoro finale con la vittoria della volata conclusiva valevole 10 punti. 20 in totale, una prestazione sinceramente degna per la coppia schierata da Marco Villa.

Ci sarebbe piaciuto vedere dove sarebbe arrivata la Nuova Zelanda, partita fortissima (8 punti nei primi due sprint); solo che Campbell Stewart e Thomas Sexton hanno inanellato due cadute in venti giri e si sono ritrovati moralmente (e fisicamente, si direbbe) a terra, ottavi alla fine.

 

Vogel divina anche nel Keirin, a Dmitriev e Maksel gli altri ori veloci
C’è ancora tutto il comparto veloce di cui dar conto. Tre ori assegnati nella terza giornata, la Velocità maschile ha visto il trionfo di Denis Dmitriev, secondo in qualifica dietro al tedesco Max Niederlag, e poi inappuntabile lungo tutto il torneo. Secco 2-0 per lui proprio contro Niederlag in finale. Bronzo all’altro russo Pavel Yakushevskiy, 2-0 nella finalina sul francese Sébastien Vigier. Davide Ceci è stato eliminato in qualifica con l’ultimo tempo.

Nel Chilometro il barbuto polacco Krzysztof Maksel l’ha fatta… in barba a tutti, dominando sia le qualifiche che la finale, unico a scendere sotto l’1’01”. 1’00″814 in finale (ma in qualifica aveva fatto ancor meglio, 1’00″335) e oro sul tedesco Maximilian Dörnbach (1’01″084) e sul ceco Tomas Babek (1’01″169). Francesco Ceci non è andato oltre un 13esimo posto in qualifica col tempo di 1’03″322.

Dici velocità femminile e dici Kristina Vogel. L’adorabile tedesca aveva già fatto suo l’oro nella Velocità a squadre (con l’inseparabile Miriam Welte) e in quella individuale, e a questo punto non poteva lasciarsi sfuggire anche il successo nel Keirin. Detto fatto, hat trick! Kristina Ha vinto più che nettamente tutti e tre i turni che le competevano (compresa la finale, ovviamente), e ha dato un altro saggio del suo valore.

Secondo posto per la colombiana Martha Bayona, terzo per la belga Nicky DeGrendele, e va detto di un’irriconoscibile Anastasia Voinova, fuori in batteria, rientrata dalla finestra dei ripescaggi (vincendo il suo), uscita malamente in semifinale e ricordatasi della propria forza nella finale per il settimo posto, vinta (troppo tardi, baby). Per l’Italia c’era Maila Andreotti, quarta su cinque in batteria davanti all’ucraina Olena Starikova, poi però ultima nel ripescaggio, battuta anche dall’indiana Deborah (l’UCI non ci fornisce neanche un cognome dell’atleta asiatica, per loro si chiama solo così, Deborah: sarà di origini brasiliane… no, in realtà scartabellando in giro abbiamo scoperto che il cognome ce l’ha, Herold, ma non dev’essere arrivato agli uffici di Aigle…).

Fine della tappa di Cali di Coppa del Mondo, fine di questo resoconto fiume, in Italia è l’alba e non è il caso di lamentarci troppo per il fuso orario che ci sfavorisce, visto che tra pochi giorni saremo punto e a capo: da venerdì 24 a domenica 26 l’ultima tappa di CDM si svolgerà a Los Angeles, 9 ore di fuso contro le 6 della Colombia. Buonanotte…

 

Il “Giallo Madison” è stato poi chiarito a distanza di qualche ora: la coppia azzurra formata da Francesco Lamon e Liam Bertazzo in un primo momento aveva perso un giro senza essere inquadrata dalla telecamere, giro che poi è stato riguadagnato successivamente assieme ai 20 punti che erano stati lasciati per strada. Ringraziamo Stefano Bertolotti per la segnalazione.

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