Alberto Bettiol in compagnia della fidanzata al termine del Tour de Pologne 2016 © Bettiniphoto
Alberto Bettiol in compagnia della fidanzata al termine del Tour de Pologne 2016 © Bettiniphoto

Bettiol, crescita e consapevolezza

Intervista al toscano: «Mi sento sempre meglio, noi italiani cresciamo gradualmente. Sanremo? Vedo bene Démare ma spero in Colbrelli»

Con l’approssimarsi della Milano-Sanremo e dopo i primi importanti confronti stagionali, si è riaperto tra gli appassionati e gli addetti ai lavori il dibattito circa la competitività degli atleti italiani nelle classiche monumento ed in generale nelle gare in linea. Il successo ottenuto da Vincenzo Nibali al Giro di Lombardia nel 2015 dopo un digiuno durato ben sette anni e le due vittorie di Enrico Gasparotto nell’Amstel Gold Race sono apparsi più frutto della classe e dell’esperienza dei singoli che come il segnale del definitivo ritorno di un’Italia del pedale dominante anche in simili contesti. Ancor più lungo permane il digiuno in gare d’illustrissima tradizione quali la Milano-Sanremo (ultimo successo azzurro ad opera di Pozzato nel 2006), il Giro delle Fiandre (siamo fermi al trionfo di Ballan del 2007) e la Parigi-Roubaix (dove addirittura siamo fermi al 1999 con il successo di Andrea Tafi).

Tante volte si è provato a spiegare il perché di una simile involuzione, a cui concorrono tanti fattori, compreso quello che vede alcuni di coloro che potrebbero essere tra i migliori interpreti delle classiche militare in formazioni già infarcite di punte d’indubbio valore, col rischio di trascorrere il resto della carriera relegati al ruolo d’illustri comprimari. Inoltre non va neppure dimenticato l’adattamento al professionismo che non può essere identico per tutti e che, soprattutto per chi nelle categorie giovanili ha saputo conquistare successi importanti, comporta pressioni e aspettative non facili da soddisfare.

Alberto Bettiol è uno di quei ragazzi che al professionismo è riuscito ad approdare per meriti evidenti, mettendosi in luce fin da juniores dove seppe conquistare il titolo europeo a cronometro ad Offida e la classifica finale del prestigioso Giro della Lunigiana nel 2011, proseguendo poi nel dilettantismo che gli portò in dote belle vittorie (come quella alla Firenze-Empoli nel 2013) e podi molto importanti, tra cui spiccano quelli ottenuti nello stesso anno al Gran Premio Liberazione e al campionato italiano, conditi pure da una buona top ten al Fiandre Espoirs.

Naturale che con simili prestazioni il ragazzo di Castelfiorentino attirasse l’interesse di qualche team importante e così dal 2014 la Cannondale decise di puntare su di lui in prospettiva. Prime annate sicuramente non facili per adattarsi al duro salto di categoria ma tante esperienze utili ed una seconda parte di 2016 in cui finalmente si è rivisto il corridore di talento conosciuto nelle categorie giovanili, a cui manca ancora la gioia del primo successo tra i professionisti ma che ha già saputo catturare l’attenzione con notevoli prestazioni, come l’ottimo Tour de Pologne chiuso in terza posizione o il GP Ouest France a Plouay in cui fu solamente il belga Olivier Naesen a privarlo della gioia per il successo. Alberto pare avere così l’identikit ideale del giovane in rampa di lancio (compirà 24 anni nel prossimo mese di ottobre) con cui poter discutere del momento attuale a livello personale e in generale dello stato del nostro ciclismo. Il tutto senza trascurare l’imminente Milano-Sanremo in cui sarà della partita. Lo abbiamo trovato abbastanza tranquillo e disponibile a San Benedetto del Tronto, alla partenza dell’ultima tappa della Tirreno-Adriatico.

Alberto cominciamo subito con un bilancio della tua Tirreno-Adriatico
«Il bilancio è senz’altro positivo, ringrazio la squadra che mi ha permesso per la prima volta di essere al via della Tirreno-Adriatico. Abbiamo trovato un bel clima e come corsa è stata l’ideale per me per definire la condizione in vista dei prossimi appuntamenti. Inoltre abbiamo supportato al meglio Rigoberto Urán per tutta la durata della gara, anche se siamo stati un po’ sfortunati nella cronometro a squadre inaugurale. Comunque sia noi che Rigoberto siamo riusciti a restare davanti in tutte le altre giornate, io sono contento poiché ogni giorno mi sento sempre meglio e vedremo cosa succederà nelle prossime gare».

Ci stiamo avvicinando sempre più alla Milano-Sanremo e in questi giorni abbiamo visto un Sagan in grandissima forma. Che corsa prevedi per questo sabato? Pensi che si assisterà nuovamente ad una conclusione in volata oppure credi che ci sia la possibilità di anticipare lo sprint?
«Per quel che ho visto finora i corridori più attesi vanno molto forte anche in salita e come sempre vi sarà molta lotta per prendere le posizioni in vista del Poggio. Mi aspetto una Milano-Sanremo velocissima, vedremo anche quali saranno le condizioni metereologiche ma sono convinto che i migliori non deluderanno le attese. Io cercherò di stare lì davanti assieme a loro ed eventualmente poi giocare le mie carte in volata. Attualmente non ho una gamba tale che mi consenta di tentare un’azione sul Poggio ma nella Tirreno-Adriatico appena conclusa vi erano molte strade vallonate e salite. In queste mi sono trovato davanti, come dicevo mi sento sempre meglio per cui spero di poter dire la mia in volata».

Facciamo ora un passo indietro e torniamo al 2016: nella seconda parte di stagione ti abbiamo visto grande protagonista tra Giro di Polonia, il GP di Plouay sfumato per pochissimo, le gare canadesi di Quebec e Montreal. Sono state queste le gare in cui hai davvero capito che Alberto Bettiol può starci benissimo nel professionismo?
«Quelle gare per me sono state una conferma, poiché io ero molto sicuro di me stesso. Negli allenamenti sulle strade di casa vedevo che stavo molto bene e che avevo superato positivamente anche l’esperienza del Giro d’Italia. Quest’anno ho avuto un po’ di sfortuna nelle prime gare ma vedo che la gamba sta rispondendo bene, la squadra mi sta dando fiducia e così ora tutto sta filando liscio. Sono molto fiducioso di riuscire a confermarmi nei risultati e magari anche di riuscire a migliorarmi in questa stagione».

Sappiamo che quest’anno c’è il mondiale norvegese di Bergen che ha un percorso che potrebbe adattarsi alle tue caratteristiche. Ce lo fai un pensierino ad una convocazione, nonostante manchino ancora molti mesi all’appuntamento?
«Conosco il percorso di Bergen poiché nel 2014 ho preso parte al Tour des Fjords, in cui la prima tappa prevedeva proprio il passaggio sul circuito che verrà affrontato al mondiale. Sicuramente è un percorso adatto alle mie caratteristiche, però mancano ancora molti mesi all’appuntamento e prima vi sono ancora tante altre grandissime corse su cui vorrei porre la mia attenzione. Di certo però anche solo far parte del team azzurro sarebbe un obiettivo molto importante da centrare».

Tu hai impiegato un po’ di tempo per adattarti ai ritmi del professionismo, poiché venivi anche da una vittoria molto importante tra gli juniores, categoria in cui hai conquistato il titolo europeo a cronometro. Attualmente si parla molto dei corridori italiani che fanno fatica ad emergere nelle corse di un giorno: tu pensi che questo sia dovuto ad un fatto di poca pazienza nei loro confronti, specialmente in queste ultime stagioni? Credi che vada rivisto qualcosa nelle nostre categorie giovanili o semplicemente pensi che vi siano tanti avversari stranieri di altissimo livello che non permettono ai nostri migliori giovani di emergere?
«Secondo me la mia generazione, comprendendo anche ragazzi più grandi o più piccoli di uno o due anni rispetto a me, è rimasta un po’ “fregata” da grandissimi atleti come Sagan esplosi molto giovani e che anche se adesso hanno qualche anno in più hanno comunque fatto molto fin da subito. Di conseguenza la gente, avendo loro come riferimento, si aspetta tantissimo anche da noi ma normalmente un corridore emerge all’incirca all’età di 26-27 anni, anno più o anno meno. Essendo alcuni grandi campioni emersi molto giovani ci si aspetta pertanto anche una nostra esplosione in quel periodo, non tenendo però conto che queste sono eccezioni. Noi abbiamo una crescita costante ed io fortunatamente ho avuto nel mio staff e nelle precedenti squadre in cui ho militato persone che hanno avuto la pazienza di aspettarmi. Comunque credo di essere riuscito un po’ a ripagarli della fiducia, anche se sono consapevole di non aver fatto ancora nulla. In sostanza credo che la mia crescita e quella dei ragazzi della mia generazione segua un percorso naturale mentre è quella di fenomeni come Sagan che rappresenta l’eccezione, essendo dotati di un talento che li porta a vincere molto fin dagli esordi nel professionismo. Credo che noi stiamo seguendo un percorso normale com’è giusto che sia, poiché i ritmi di corsa e il livello dei partecipanti sono altissimi e non ci si può presentare ad una gara all’80% di condizione, altrimenti si finisce col perdere le ruote del gruppo dopo 100 chilometri. Venendo poi da un movimento Under 23 in cui le gare sono molto corte ed in cui non ci si confronta mai con i professionisti, facciamo molta più fatica rispetto ad altre nazioni ad ambientarci in questo mondo. Comunque se si ha un po’ di pazienza prima o poi arriva il momento giusto in cui un ragazzo riesce finalmente ad emergere».

Per quanto riguarda le cronometro invece continui a curare questa specialità anche ora che sei un professionista oppure stai cercando di migliorare in altre caratteristiche, che ti potrebbero magari permettere di essere competitivo in corse come l’Amstel Gold Race o la Liegi-Bastogne-Liegi ad esempio?
«Sono due ambiti diversi. Per le gare a cronometro ho sempre avuto una certa attitudine e l’ho dimostrato da juniores vincendo il campionato europeo e attualmente per me sono fondamentali per poter essere competitivo in gare a tappe di una settimana, come si è visto lo scorso anno in Polonia in cui ero quinto e sono balzato al terzo posto proprio grazie alla cronometro conclusiva. Comunque è una disciplina che continua a piacermi, a casa mi alleno specificamente anche per migliorarmi in pianura o in salita e quindi riesco a combinare le due cose. Inoltre la squadra mi dà l’opportunità di crescere e di curare maggiormente nel dettaglio questa disciplina che a me piace molto».

Per concludere torniamo alla Milano-Sanremo: se dovessi fare un nome secco per sabato su chi punteresti?
«Beh io a parte Sagan e Gaviria, che si presentano come i superfavoriti, ho visto ancora molto bene Arnaud Démare come lo scorso anno. L’ho visto pedalare bene in Algarve ed anche ora è in ottima forma. Spero comunque che possa ottenere un ottimo risultato Sonny Colbrelli, che è un grandissimo amico e per il fatto che dopo tanti anni un italiano meriterebbe di rivincere la Milano-Sanremo. Poi naturalmente spero anch’io di poter essere lì davanti a giocarmela».

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