Sonny Colbrelli alla partenza della Milano-Sanremo © Bettiniphoto
Sonny Colbrelli alla partenza della Milano-Sanremo © Bettiniphoto

Colbrelli capofila di una truppa in costruzione

Conferme dalla Sanremo 2017: l’Italia non ha ancora corridori di alto livello nelle classiche. Ma il futuro è meno fosco del presente

L’ultimo vincitore italiano della Milano-Sanremo era in gara, e ha chiuso nel gruppo buono, in 31esima posizione; il penultimo era in tv a commentare l’esito della Classicissima numero 108; il terz’ultimo si era speso alla vigilia per dare consigli a Peter Sagan su come vincere la corsa. A Sagan, non a un qualsiasi corridore azzurro (lui che è stato pure ct): segno che la fiducia nell’ipotesi di trovare un erede di Filippo Pozzato, Alessandro Petacchi e Paolo Bettini (i tre corridori citati, primi rispettivamente nel 2006, nel 2005 e nel 2003) non era poi molta, nell’ambiente.

Con buone ragioni: non disponiamo di un velocista che si possa definire all’altezza di quelli più forti. Può capitare episodicamente che le nostre ruote veloci riescano a battere qualcuno dei big della specialità, ma non c’è da aspettarselo in una corsa come la Milano-Sanremo.

Non disponiamo, neanche, di un “liegista”, ovvero di un corridore che possa restare coi migliori in caso di corsa dura. Per cui i conti sono presto fatti: se va bene, alla Sanremo peschiamo una top five. Se va come deve andare, la top ten è il nostro obiettivo. Se va male, restiamo pure fuori dai 10. È andata come doveva andare, e troviamo Elia Viviani al nono posto dell’ordine d’arrivo.

 

Colbrelli e le sue prospettive
A dire il vero il più atteso tra gli italiani non era il velocista di Isola della Scala, bensì Sonny Colbrelli. Lanciato da una bella vittoria di tappa alla Parigi-Nizza, il bresciano del team Bahrein Merida è quel tipo di corridore che sta esattamente a metà tra le due tipologie espresse poco sopra: veloce, anche molto; ma in grado di resistere sulle côte, magari non quelle più dure o tirate alla morte.

Colbrelli è in prospettiva un’ottima carta da giocare in diverse classiche, ma gli manca ancora un passetto per assurgere al ruolo di “quello che se la gioca” quando le cose si fanno serie. Sarà che si è trattenuto un anno di troppo nel circuito Professional (va per i 27, non è proprio di primo pelo anche se ha diversi anni buoni davanti a sé), sarà che non ha completato la maturazione, fatto sta che la sintesi di quel che può o non può fare oggi Sonny è tutta nel momento dello scatto di Sagan sul Poggio: il lombardo era correttamente alla ruota di Peter, nel momento buono, segno di ottima lucidità e buona capacità di farsi rispettare in gruppo (quanto poteva essere ambita quella ruota, in quel momento della corsa? Il fatto che ce l’avesse Colbrelli depone certamente a suo favore).

Ma quando si è trattato di aumentare il livello prestazionale per restare con lo scatenato Campione del Mondo, Sonny ha dovuto gettare la spugna, obbligato a fare i conti con se stesso e la realtà circostante. Gli manca ancora qualcosina. Potrà però migliorare, o al limite provare a esprimersi al top su qualche percorso più favorevole (l’Amstel?).

 

Viviani e gli altri velocisti
Colbrelli non è stato il migliore azzurro al traguardo, raggiunto in 13esima posizione. Meglio ha fatto Elia Viviani, nono avendo avuto la Sky a disposizione almeno fino al Poggio, quando le cose si son fatte più gravi e il peso dei gradi è passato sulle spalle di Kwiatkowski, le quali si sono dimostrate abbastanza affidabili, se è vero che Michal ha vinto.

Elia ha chiuso la volata dei battuti al sesto posto, e in coscienza non possiamo dire che uno qualsiasi dei cinque che l’hanno preceduto sia a lui inferiore. Insomma, il veronese ha raccolto secondo le proprie possibilità attuali. Che non vuol dire che non possa battere qualche volta i Kristoff e i Gaviria, i Degenkolb e i francesi; vuol dire però che quando si corre ai massimi livelli, Viviani può ambire a un buon piazzamento. Anche lui potrà migliorare, chiaramente.

Gli altri velocisti del movimento italiano sembrano abbastanza distanti da Elia, peraltro. Se Giacomo Nizzolo è ancora fermo ai box, Sacha Modolo c’era ma ha chiuso in 131esima posizione a 5’24” dai migliori. Andrea Guardini non era in gara, il suo “erede” Jakub Mareczko sì, ma è rotolato a 10’44” da Kwiatkowski, appena 163esimo. C’è tanto da lavorare.

Niccolò Bonifazio, che pure era atteso, si è staccato sulla Cipressa e ha chiuso in 96esima posizione; altre ruote veloci come Davide Cimolai (molto bravo) e Jacopo Guarnieri, sono oggi al servizio di Arnaud Démare. Kristian Sbaragli ha fatto meglio del suo capitano Mark Cavendish e ha chiuso nel gruppo buono, pur senza sprintare (32esimo alla fine).

 

Abbiamo uomini da classiche?
I veri passaggi a vuoto li abbiamo avuti nel comparto più propriamente denominabile “delle classiche”. Diego Ulissi, Enrico Battaglin, Oscar Gatto non pervenuti (si sono tutti piazzati nei 50). Enrico Gasparotto si è speso come gregario di Colbrelli soprattutto nella discesa della Cipressa, Mattia Cattaneo si è fatto vedere con una bella partecipazione all’attacco di Tim Wellens sulla stessa Cipressa, ma gli mancano ancora un po’ di chilometri per essere all’altezza dei corridori di prima fascia.

Nei 20 abbiamo piazzato gli esperti Daniele Bennati (14esimo) e Francesco Gavazzi (15esimo e migliore degli Androni), oltre a un discreto Marco Canola che ha chiuso per l’appunto la top 20 (lui è stato il migliore dei Nippo invece).

Il quadro, come si può vedere, non è di quelli che inducano a guardare con troppo ottimismo all’immediato futuro. Fabio Felline ha lavorato per la squadra ma non ha vissuto la migliore delle sue giornate. Anche Matteo Trentin e Daniel Oss – come al solito, diremmo – hanno operato da luogotenenti dei rispettivi squadroni (Quick-Step e BMC), e insomma non c’è da aspettarsi grandi piazzamenti a queste condizioni.

I più giovani, allora: Alberto Bettiol e Gianni Moscon hanno chiuso nel gruppo dei migliori, pur senza dare evidenza di sé nel corso della gara. Il fatto che dimostrino di saper essere lì, comunque, squarcia il fosco delle più pessimistiche previsioni per l’avvenire.

Per rispondere alla domanda del titoletto, quindi: non abbiamo uomini da classiche validi per tutte le stagioni e tutti gli avversari. Ne abbiamo alcuni che possono raccogliere risultati in determinate corse o a determinate condizioni (Gasparotto, Rosa che oggi non c’era…); ne abbiamo altri che potranno colpire da qui a non molto – sempre a determinate condizioni – come Colbrelli o Felline; altri che permangono in uno status di enigmaticità (Ulissi, Battaglin), altri ancora che continuano ad avere ruoli operai (Trentin, Oss, oggi anche un bravissimo Cesare Benedetti al servizio di Sagan). Ma ritroviamoci qui tra cinque anni: se un paio delle nuove leve avranno fatto il percorso che tutti speriamo, staremo raccontando una storia abbastanza diversa da quella del presente articolo. Certo, ci vuol pazienza: ma non è che a non averne (di pazienza, s’intende) i risultati arrivano prima.

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