Marco Canola e la sua vittoria alla Volta Limburg Classic 2017 © VoltaLimburgClassic.nl
Marco Canola e la sua vittoria alla Volta Limburg Classic 2017 © VoltaLimburgClassic.nl

E la Nippo-Fantini disse: “Yes, we Canola!”

Bellissima vittoria del vicentino alla Volta Limburg Classic. Nella notte la squadra aveva subito un furto di biciclette

Marco Canola si presentò al grande pubblico del ciclismo con un coitus interruptus in quel di Matera, laddove si ritrovò al comando a un passo dal traguardo, e arriva arriva arriva non arrivò, risucchiato da John Degenkolb e da altri corridori proprio quando sembrava poter giungere una clamorosa vittoria al Giro d’Italia.

Era il 2013, il vicentino aveva 24 anni, e trovò poi il modo di rifarsi – sempre in maglia Bardiani e sempre al Giro – nel 2014, avendo ragione di una fuga a tre a Rivarolo Canavese. Ecco, fuga a tre, memorizziamo il concetto.

Due anni in maglia UnitedHealthcare privi di affermazioni, e rieccolo in Italia in questo 2017, a difendere i colori della Nippo-Vini Fantini. Oggi nella Volta Limburg Classic però Marco non ha difeso, bensì ha attaccato. A tutto spiano, ha attaccato.

 

Volta Limburg, ovvero la maledizione del secondo posto italiano
Quella che è considerata una sorellina minore dell’Amstel Gold Race, denominata fino a pochi anni fa Hel van het Mergelland e oggi Volta Limburg Classic, ha rappresentato una sorta di piccola maledizione per i colori italiani nelle ultime stagioni: dopo la vittoria di Mauro Finetto nel 2009 (l’unica prima di oggi), quattro secondi posti (tre – 2013-2014-2016 – con Sonny Colbrelli, uno nel 2011 con Federico Canuti che aveva conquistato la piazza d’onore già in occasione del successo di Finetto due anni prima).

Anarchica come sempre, col suo infinito saliscendere su strappetti dolci ma che restano inevitabilmente nelle gambe al termine di quasi 200 km combattuti, la Volta Limburg Classic di oggi ha bruciato presto la prima fuga, composta da 18 uomini (tra cui Simone Ponzi della CCC Sprandi Polkowice) e annullata già a 90 km dal traguardo.

Poco prima dei -70 è emerso un altro nutrito drappello, circa una trentina di uomini, e ha preso un certo margine, mettendo di fatto fuori causa il grosso del gruppo. All’interno dei 30 non sono mancati allunghi e scattini e momenti in cui si avvantaggiavano gruppetti più o meno folti, ma quando a 58 km dalla conclusione Marco Canola è partito su uno dei citati strappetti, la corsa si è indirizzata in maniera definitiva.

 

Canola indirizza la corsa da lontano
Il 28enne della Nippo-Vini Fantini è stato raggiunto ai -55 da un terzetto formato da Xandro Meurisse (Wanty-Groupe Gobert) e due uomini Roompot-Nederlandse Loterij, Nick Van der Lijke e Martijn Tusveld. Questo fatto – che ci fossero due compagni – è stato un bene per l’azione, perché il meno veloce dei due si è potuto spendere a fondo per il coéquipier, facendo prendere un margine di tutto rispetto all’azione: quando Tusveld, dopo il suo ottimo lavoro, si è staccato ai -38, il vantaggio sul gruppetto inseguitore era salito a un minuto tondo. Il gruppo vero e proprio era invece a oltre 2′ di distanza.

L’uscita di scena del gregario Roompot non ha minato l’affiatamento tra gli attaccanti rimasti al vento, tutt’altro: Canola, Meurisse e Van der Lijke hanno continuato in buon accordo, e potendo anche contare sulla disorganizzazione degli inseguitori (BMC e LottoNL-Jumbo non sono state in grado di fare fronte comune), hanno incrementato ulteriormente il vantaggio, fino a portarlo a un minuto e mezzo quando al traguardo mancavano 28 chilometri.

A quel punto il secondo gruppetto ha in qualche modo reagito, se non altro per mezzo di azioni personali (un allungo di Maciej Paterski per esempio) e qualcosa è stato limato rispetto ai battistrada, ma nulla che ponesse i presupposti per un eventuale ricongiungimento.

Un attimo di appannamento di Meurisse su un muretto ai 18 è presto rientrato, e i tre hanno proceduto spediti fino all’arrivo di Eijsdem.

 

Finale interpretato alla perfezione da Canola
Al primo dei due passaggi dal traguardo, Canola ha studiato per bene le cose. Ha capito che era importante prendere in testa il rettilineo d’arrivo, e quando si è trovato a dover finalizzare ha fatto due volate, la prima per sbucare per primo dall’ultima curva, e qui ha fatto un piccolo capolavoro di equilibrismo, andando ad affiancare Van der Lijke proprio prima della svolta, e superandolo all’interno.

La seconda, la volata canonica, non ha avuto storia: il finale in pavé e leggermente all’insù ha a dir poco esaltato le doti del veneto, che ha espresso tutta la propria potenza sui pedali, dimenticando tra l’altro di trovarsi su una bici non sua (la Nippo-Vini Fantini ha infatti subìto un furto nottetempo, e le sono state sottratte diverse biciclette, tra cui appunto quella di Canola).

Vittoria netta, senza discussione alcuna, esultanza tipica di chi da tanto tempo teneva in cuore quelle urla, e dedica finale al padre scomparso qualche anno fa: una giornata di emozioni assolute per il bravo Marco. E un’iniezione di coraggio per il suo team, che ha dovuto mandar giù l’amarissimo boccone del mancato invito al Giro d’Italia, ma che oggi ha rappresentato in maniera perfetta ciò che da queste colonne avevamo “osato” ricordare all’indomani della vicenda wild card (“Care Professional, c’è vita oltre il Giro!”).

Meurisse ha chiuso al secondo posto, Van der Lijke (cronometrato a 4″) al terzo, quindi il gruppetto dei primi inseguitori (da cui senza fortuna aveva tentato di evadere in precedenza Jan Tratnik della CCC) è stato anticipato da Antoine Warnier (WB Veranclassic-Aqua Protect), transitato quarto a 51″ da Marco Canola. Paul Martens (LottoNL-Jumbo) ha vinto la volata per il quinto posto a 59″ davanti a Jeroen Meijers (Roompot), Dimitri Peyskens (Veranclassic), Jérôme Baugnies (Wanty), Loïc Vliegen (BMC) e Rob Ruijgh (Tarteletto-Isorex). 11esimo posto per Iuri Filosi (Nippo), 13esimo per Lorenzo Rota (Bardiani-CSF).

Visita lo store di Cicloweb!

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile