Simone Consonni allineato alla partenza della Corsa a punti © UCI
Simone Consonni allineato alla partenza della Corsa a punti © UCI

Consonni, uno scatto quasi da medaglia

Mondiali Pista, Simone completa un ottimo Omnium ma resta appena giù dal podio. Quinte Barbieri-Confalonieri nella Madison. Domani Bronzini

Una medaglia al dì nelle prime tre giornate di gara, e alla quarta scatta il momento del digiuno: severo ma giusto, nel senso che se le nostre carte migliori le abbiamo già giocate, ora non rimane che restare a galla, offrendo prestazioni molto dignitose, ma magari non riuscendo più ad avvicinare il podio. Questo, sulla carta.

Poi guardi le gare e scopri che altro che “non avvicinare il  podio”, perché oggi la quarta medaglia l’abbiamo sfiorata eccome, e mancata davvero di poco. Non vogliamo recriminare per  l’esito della Madison femminile o dell’Omnium maschile, però come si fa a non avere un po’ di rammarico per la maniera in cui si sono concluse le due gare? Non abbiamo subìto alcuna ingiustizia o scorrettezza, se non siamo saliti sul podio con Barbieri&Confalonieri o con Consonni dipende solo dai limiti che i nostri atleti hanno esibito nei finali delle rispettive prove. In entrambi i casi gli azzurri non hanno avuto la forza di essere incisivi quando gli avversari hanno alzato il livello dello scontro e quando quindi le cose si sono fatte decisive. E il rammarico è dettato proprio da ciò, nel senso che ci spiace che sia mancato solo quel quid. Il che – sia chiaro – non è ovviamente una critica agli atleti, che ce l’hanno messa tutta per centrare un risultato importante, e che – riprendendo quanto detto in premessa – hanno comunque offerto prestazioni ben più che dignitose.

 

Consonni e un Omnium da protagonista
Simone Consonni e l’ingombrante responsabilità di essere erede di un olimpionico della specialità: possiamo dire che il bergamasco abbia fatto rimpiangere Viviani, oggi? No. Ha chiuso al quarto posto l’Omnium del Mondiale, esattamente come Elia un anno fa, anche se quella sconfitta venne solo all’ultima volata, e solo per pochi centimetri la gara del veronese non si concluse con l’oro, mentre oggi il corridore della UAE Emirates non è mai stato realmente in lizza per vincere. Però il bronzo non era poi così distante.

Bene nello Scratch d’apertura (chiuso al terzo posto dietro allo spagnolo Torres e al francese Thomas), Simone ha vissuto i suoi 10-minuti-no nella Tempo Race, nella quale non è riuscito a far meglio della dodicesima posizione (la vittoria è andata al neozelandese Gate su Torres e sul polacco Sajnok). È stato invece bravissimo a rifarsi nell’Eliminazione, nella quale solo l’australiano Welsford è riuscito a batterlo, e si è così presentato alla Corsa a punti finale come quarto della generale: Torres guidava con 112 punti, Thomas seguiva con 104, al terzo posto c’era il tedesco Beyer (94) quindi a 92 Consonni condivideva lo stesso punteggio di Gate, a soli due punti dal gradino più basso del podio.

Nella gara conclusiva dell’Omnium abbiamo visto un Aaron Gate scatenato, primo tra i big a prendere il giro dopo neanche 30 tornate; l’azzurro ha fatto punti nel primo e nel quarto sprint (addirittura vinto dopo un declassamento di Torres), poi ancora nel settimo, dopodiché verso il finale della prova ancora Gate, dopo un altro paio di tentativi infruttuosi, ha dato il là a una nuova caccia per il giro, chiamando ancora la reazione di Thomas, col quale si giocava punto a punto la vittoria (Torres era rimasto più indietro, Consonni sempre al quarto posto ma staccato di 17 punti dallo spagnolo).

Proprio Torres ha reagito – con l’olandese Eefting – all’azione di Gate e Thomas, e li ha superati (sempre in coppia con Eefting), andando per primo a prendere il giro (due per lui!). Intanto Consonni dava tutto per riportarsi su Gate e Thomas, e con loro riusciva pure lui a guadagnare il giro: avevamo così i cinque atleti che avrebbero occupato le prime cinque posizioni della classifica.

Purtroppo Simone ha speso quasi tutto in quest’inseguimento, e non gli è rimasto più molto per lanciarsi negli ultimi due sprint: quinto al nono, quando non ha avuto la forza di contrastare Thomas e Gate un attimo prima che il giro venisse conquistato; solo dodicesimo all’ultimo, affrontato ormai senza mordente, visto che il quarto posto non era comunque migliorabile ormai.

Per la vittoria, il testa a testa tra Gate e Thomas è stato appassionante: i due si sono presentati all’ultimo sprint appaiati, 145 punti per entrambi, e quella volata è stata decisiva: chi finiva davanti, vinceva l’Omnium. Ci è riuscito Thomas, che si è piazzato al terzo posto, mentre Gate ha fatto quarto, finendo così col perdere per soli due punti la corsa: alla fine 149 per il francese, 147 per l’oceanico. Terzo posto a 138 per Torres, quarto a 121 per Consonni, con Eefting quinto a 119. E insomma, una medaglia di legno che se oggi regala al ragazzo un po’ di delusione, domani potrà essere considerata come la pietra fondativa di un quadriennio olimpico che potrà regalare a Simone e ai suoi tifosi grandi gioie: basta insistere, migliorare, avere fiducia. Non servono miracoli, ma solo applicazione.

 

Nella Madison le azzurre si fermano a metà dell’opera
L’altra carta che l’Italia si giocava oggi era la Madison femminile, con Rachele Barbieri e Maria Giulia Confalonieri impegnate nel complicato progetto di costruire un podio. La concorrenza era qualificata, ma il fatto che questa gara sia ancora ai primi vagiti nelle manifestazioni ufficiali lascia sempre un certo margine di incertezza, in cui potersi infilare per provare a sorprendere le avversarie. Per dire: se due esperte pistard come le australiane Amy Cure e Alexandra Manly sono andete due volte per terra (la seconda è stata proprio grottesca, con la Cure che ha investito e abbattuto la compagna…), vuol dire che dal punto di vista tecnico questa prova può ancora migliorare parecchio.

Le azzurre hanno interpretato bene la gara e hanno raccolto i loro bravi punticini ai vari sprint: in totale sono state 7 su 12 le volate in cui le italiane sono andate a punto, e in particolare in 6 delle prime 7. Questo dato da solo basta a dare l’idea di una coppia azzurra che ha un po’ peccato sul fondo. A metà gara, dopo 6 sprint, Barbieri-Confalonieri erano a 10 punti, a una sola lunghezza dall’Australia terza; da lì alla fine la distanza da Cure-Manly si è allargata, arrivando alla fine a 10 punti di distacco: 24 le aussie, 14 le nostre, che all’ultimo sprint sono state superate pure dalla Nuova Zelanda (che ha chiuso a 15), scivolando così nella quinta posizione finale.

La lotta per l’oro in realtà non è stata una lotta: solo all’inizio la Gran Bretagna ha tenuto testa a un Belgio che alla distanza è emerso prepotente, andando a imporsi con 45 punti contro i 33 delle britanniche. Oro quindi a Lotte Kopecky e Jolien D’Hoore, due che comunque partivano coi favori del pronostico. Argento per Elinor Barker ed Emily Nelson. Qualche sincera pacca sulle spalle alle nostre, con la classica frase di circostanza: andrà meglio la prossima volta.

 

La Russia va veloce; e domani torna Giorgia Bronzini
Nelle altre gare va segnalata la buona prestazione di Silvia Valsecchi nell’Inseguimento, con l’ottavo posto centrato in qualifica col discreto tempo (nonché nuovo personale di Silvia) di 3’33″088; quindicesima Francesca Pattaro in 3’37″531. Gara a senso unico, con l’ingiocabile Chloe Dygert che ha fatto il bello e il cattivo tempo, 3’22″920 in qualifica (quasi 7″ meglio della seconda, l’australiana Amy Ankudinoff), e proporzioni rispettate (pur se con tempi più alti) in finale: 3’24″641 per l’americana, 3’31″784 per la stessa Ankudinoff. Usa-Australia anche nella finalina, e anche qui successo a stelle e strisce con Kelly Caitlin (3’30″365) su Rebecca Wiasak (3’31″173).

Successo russo nei 500 metri, ma non con Anastasiia Voinova (che pure è stata la migliore in qualifica). A imporsi è stata Daria Shmeleva col tempo di 33″282, un decimo meglio della tedesca Miriam Welte (33″382); terza la Voinova in 33″454, rimasta giù dal podio la beniamina di casa Wai Sze lee col tempo di 33″723. 16esima (su 21) in qualifica l’azzurra Miriam Vece, per lei un crono di 34″822.

Si è infine concluso il torneo della Velocità maschile, e anche qui è stata festa russa, con Denis Dmitriev che ha conquistato il primo titolo mondiale in carriera battendo in finale l’olandese Harrie Lavreysen; il neozelandese Ethan Mitchell ha battuto per il bronzo il britannico Ryan Owens.

Domani gran finale, si assegnano gli ultimi quattro titoli. Nel Keirin femminile Kristina Vogel cercherà un altro successo, nel Chilometro maschile tra i favoriti ci saranno il francese Pervis e il polacco Kuczynski, quindi avremo la Corsa a punti femminile con un gradito ritorno, quello di Giorgia Bronzini. La piacentina spera in una gara tattica per poter mettere a frutto la sua competitività in volata, mentre uno svolgimento più anarchico potrebbe risultarle indigesto. Le avversarie, le solite: Kopecky, Wild, Barker, Hammer, Cure su tutte.

Infine nella Madison saranno Liam Bertazzo e Simone Consonni a difendere i colori azzurri. A naso, una coppia che potrebbe sorprendere. Il livello sarà altissimo, Belgio (De Pauw-De Ketele), Spagna (Torres-Mora) e Francia (Kneisky-Thomas) promettono battaglia, ma sarà soprattutto l’Australia a fungere da spauracchio: se Cameron Meyer (qui in coppia con Callum Scotson) andrà anche solo la metà di quanto ha mostrato nella Corsa a punti, non ce ne sarà per nessuno.

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