Elinor Barker tra Sarah Hammer e Kirsten Wild: è lei la regina della corsa a punti © UCI
Elinor Barker tra Sarah Hammer e Kirsten Wild: è lei la regina della corsa a punti © UCI

Un’ultima giornata per vecchi e nuovi campioni

Gli intramontabili Pervis, Vogel e Kneisky. Gli emergenti Elinor Barker e Benjamin Thomas. Cala il sipario su Hong Kong 2017, Italia soddisfatta

L’ultima giornata dei Mondiali Pista Hong Kong 2017 è all’insegna dell’esperienza e dei mostri sacri delle discipline che si sono avvicendate. E’ all’insegna soprattutto della Francia, che ha preso oggi tre delle cinque medaglie della sua spedizione, delle quali due d’oro. Ma vede anche splendere nuovi talenti della pista, come Elinor Barker e Benjamin Thomas, destinati a diventare specialisti e bandiere delle rispettive nazionali, con Tokyo 2020 già nel mirino. Una domenica finale che non ha visto brillare i rappresentanti della nazionale azzurra, a differenza delle altre giornate, ma non si può certo dire che questo rovini la spedizione cinese.

Corsa a Punti femminile, testa a testa Barker – Hammer
La prima prova di giornata è stata la Corsa a Punti femminile, che vedeva in lizza diverse atlete temibili anche come stradiste e di tutto rispetto. L’Italia ha schierato la decana, Giorgia Bronzini, oro nel 2009: tuttavia l’ex forestale non ha incontrato una grande giornata, e dopo aver trovato il successo al secondo sprint si è un po’ eclissata, affacciandosi timidamente davanti in poche altre circostanze. La gara è stata presa in mano verso il quarto sprint da due delle principali favorite, l’americana Sarah Hammer e la gallese Elinor Barker, partite in tandem e presto capaci di guadagnare un giro su tutte le rivali: appare evidente che per le altre la lotta sarà limitata al bronzo.
Verso i 30 giri dalla conclusione è Sarah Hammer a prendere l’iniziativa più importante, andando nuovamente a caccia del giro in contropiede alla giapponese Minami Uwano; un tentativo lunghissimo e sofferto, che consuma quasi tutte le energie della plurititolata americana (tuttora record del mondo nell’inseguimento sulla distanza dei 3000 metri) vogliosa di riscatto a seguito delle delusioni dell’Omnium.

Barker primo oro individuale, Bronzini settima
La Hammer è parecchio sfortunata, perchè l’azione di risposta della Barker, aiutata da Lotte Kopecky e Kirsten Wild, diventa a sua volta una caccia che culmina molto meno dispendiosa che culmina con la conquista del giro, e la Barker si ritrova con 8 punti di margine incolmabili per la rivale. La britannica chiude a 59 punti, contro I 51 della Hammer; per lei si tratta del primo oro individuale ai mondiali, dopo una lunga serie di successi con l’inseguimento e I due argenti conseguiti nei giorni scorsi, tra Omnium e Madison: I tempi sono maturi per diventare un punto di riferimento per la nazionale.
Il terzo posto va a un altro drago intramontabile della disciplina, la Wild, che a suon di sprint aveva già costruito un discreto divario dalla Kopecky, chiudendo a 35 punti. Per la Bronzini settimo posto finale con 8 punti.

Km da fermo: nuova formula, ma il re è sempre Pervis
Nella gara del Km da Fermo, con una nuova forma con qualifiche intrigante ma al tempo stesso avulsa a prestazioni di alto livello cronometrico, che ha comunque premiato il numero uno della disciplina, François Pervis: in pausa l’anno scorso, è tornato a prendersi lo scettro che gli appartiene ormai dal 2013, oltre al record mondiale. Parecchio thrilling le qualifiche, con ad esempio il campione in carica Joachim Eilers che ha cercato di risparmiare un po’, qualificandosi però come ultimo e per appena 31 centesimi; il risultato generale è che in qualifica sono stati staccati tempi migliori, e la finale è risultata più una prova di continuità e resistenza, per una gara già massacrante a livello di acido lattico. Chi ne ha pagato le conseguenze è stato ad esempio il polacco Krzystof Maksel, secondo in qualifica, partito bene in finale ma poi calato, finendo appena fuori dal podi e davanti a Eilers.

L’argento ex-aequo di Lafargue e Babek
Sul podio si sono piazzati il delfino della nazionale francese, Quentin Lafargue, ed il ceco Tomas Babek. La particolarità è che hanno fatto registrare lo stesso tempo al millesimo, chiudendo con 1’01”048 ed un argento ex-aequo unico nella storia. Storia che premia però nettamente Pervis, che ha coperto la distanza in 1’00”714, unico a scendere sotto il minuto e 01: per il 33enne francese si tratta del settimo oro mondiale della sua storia, con tanti saluti al buon Lafargue che come Pervis, dovrà aspettare ancora prima di diventare il numero uno della disciplina.

Con la Vogel Keirin senza storia
Come già intuibile dal risultato della prova a sprint, la Keirin femminile non poteva che concludersi con un altro oro, il nono della sua carriera: la tedesca Kristina Vogel resta il faro indiscusso della velocità, specie finchè la campionessa olimpica Elis Ligtlee non tornerà in pista. Nella finale di specialità riesce ad affrontare l’ultimo giro nettamente in testa, senza subire la rimonta delle avversarie; sul podio si inseriscono due emergenti, la colombiana Martha Bayona Pineda (classe 1995) e la belga Nicky Degredele (1996, e già argento agli ultimi europei), riuscite a mettere alle spalle rivali più esperte come l’ex guida paraolimpica Stephanie Morton, l’olandese Shanne Braspenninckx e la lituana Simona Krupeckaite.

Madison: il Belgio spacca la gara, Italia subito fuori
E come da tradizione, la conclusione spetta alla Madison: una prova sulla quale molte nazionali, compresa la nostra, nutrivano grosse aspettative, e che invece dopo pochi chilometri si è vista ristretta ad appena quattro nazionali. A dire la verità, Simone Consonni e Liam Bertazzo han dimostrato fin da subito di essere troppo stanchi per rispondere alle azioni degli avversari (magari un più riposato Michele Scartezzini al posto di Consonni avrebbe potuto dire la sua), e la loro corsa è presto diventata semplice partecipazione. Esattamente dopo un quarto di gara, quando la coppia belga composta da Kenny De Ketele e Moreno De Pauw ha lanciato un violento attacco che non ha portato alla conquista del Giro, ma alla perdita dello stesso da parte di diverse nazionali, tra le quali l’Italia e anche la Spagna recente campionessa europea: Torres e Mora hanno pagato un attacco fallito precedentemente lanciato.

Testa a testa tra Australia e Francia
L’attacco belga favorisce però Australia e Francia, che presto emergono come le due formazioni più forti in campo: da una parte l’esuberanza del ritrovato Cameron Meyer, gasato dal dominio ottenuto nella corsa a punti, e affiancato a Callum Scotson; dall’altra il navigatissimo Morgan Kneisky, metà fissa del duo francese ormai dal 2009, e l’emergente Benjamin Thomas, fresco di oro nell’Omnium. La coppia francese è autrice di una prova irreprensibile da formichine, basata sul risparmio di risorse per lo sprint. Due dati per capire: 16 sprint su 20 a punti, ma il primo successo è stato ottenuto solo al quindicesimo. Difatti quando Meyer è ormai stanco I francesi cominciano a colpire ai fianchi, manciando punti per conseguire il sorpasso; con 6 punti di vantaggio all’ultimo sprint il finale si consuma col più prevedibile dei marcamenti da parte di Thomas, che porta la Francia al terzo oro, con 45 punti contro I 41 dell’Australia.

Kneisky re della disciplina, e sogna l’Olimpiade
E’ il terzo oro in 6 anni anche Morgan Kneisky: un incentivo per il francese a continuare la carriera, assieme alle volontà di Cookson di portare la Madison ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, cosa che gli permetterebbe finalmente di partecipare alle Olimpiadi, e per una medaglia; con un talento come Thomas poi la competitività èassicurata. Meritato bronzo per il Belgio, che si limita a tenere a bada le velleità della Danimarca, unica formazione a reagire nelle fasi centrali, vincendo due sprint a metà gara, per poi controllare: 32 I punti finali. Bertazzo e Consonni chiudono decimi a -16.

Bilancio: l’Australia la nazione più premiata
Il medagliere di Hong Kong parla diverse lingue, quelle di 16 paesi per la precisione, ed il bello è che a prevalere non è uno solo: nessuna nazione ha vinto più di 3 ori, cosa che non accadeva dal 2005, quando però le medaglie assegnate erano 15 e non 20. Svetta certamente l’Australia, unica nazione in doppia cifra con le medaglie (3 ori, 5 argenti, 3 bronzi), che non concludeva in testa dal 2012 e per la quale ha fatto la differenza il ritorno ad alto livello degli uomini nelle prove individuali dell’Endurance. Tutte le consuete nazioni di riferimento hanno preso quattro o cinque medaglie: la Francia, seconda grazie alle prestazioni odierne con 3 ori, 1 argento e 1 bronzo, la Russia 3 ori e 1 bronzo, la Germania e la Gran Bretagna 2 ori, 2 argenti e 1 bronzo, gli Stati Uniti 2 ori, 1 argento e 1 bronzo.

Olanda la nazione più delusa: si rifaranno con Apeldoorn 2018
Hanno vissuto un’edizione particolarmente positiva Nuova Zelanda (1 oro, 2 argenti e 2 bronzi) ed il Belgio (1 oro, 1 argento e 3 bronzi), raramente così premiate in tempi recenti, e ci mettiamo in mezzo anche l’Italia, che 3 medaglie non le vinceva da 20 anni, esattamente dal 1998, quando Martinello non commentava ma bastonava tutti nella Corsa a Punti e nella Madison. Chi può dirsi deluso è la Cina, che a differenza di Hong Kong non è riuscita a conseguire nemmeno una medaglia, e l’Olanda, con le sue velociste e la Wild che han preso 4 medaglie ma non sono riuscite a conseguire l’oro. L’occasione per rifarsi sarà certamente l’anno prossimo: nel 2018 i mondiali tornano in casa, sempre nel celebre anello di Apeldoorn.

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