Elia Viviani vince al Tour de Romandie © Tim De Waele
Elia Viviani vince al Tour de Romandie © Tim De Waele

Niente Giro? E Viviani vince al Romandia

Nella terza tappa della corsa elvetica prima stagionale per il veronese; secondo Colbrelli. Felline sempre capoclassifica

Immaginate di ricevere (ok, gli era magari stato anticipato nei giorni scorsi) la notizia che non sarete presenti all’obiettivo principale della vostra stagione, dopo aver lavorato sodo nei mesi scorsi per farvi trovare pronti. Questo è quanto accaduto a Elia Viviani: il veronese, mentalizzato sul Giro d’Italia, è stato informato che non sarà al via da Alghero, venendo dirottato al Tour of California. La sua risposta è stata da campione: vittoria nell’unico sprint a ranghi compatti di questo Tour de Romandie.

Sette in fuga, c’è anche Martinelli
Diversamente dalle tre giornate precedenti, il clima sul Tour de Romandie è decisamente più favorevole. I 149 corridori in gara possono così approcciare la Payerne-Payerne di 187 km con maggiore tranquillità. Tre i diversi circuiti che gli atleti devono affrontare, tutti con baricentro la località del Vaud, l’ultimo dei quali con tre dei quattro gpm previsti.

Attorno al km 10 si forma la fuga del giorno, con sette elementi presenti. Protagonisti i belgi Victor Campenaerts (Team Lotto NL-Jumbo) e Thomas De Gendt (Lotto Soudal), il canadese Hugo Houle (AG2R La Mondiale), l’italiano Davide Martinelli (Quick Step Floors), l’austriaco Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), il lettone Toms Skujins (Cannondale-Drapac) e il kazako Nikita Stalnov (Astana Pro Team).

L’azione non assume gran margine per il controllo del Bahrain
Già al km 15 il loro margine si approssima ai 2′ netti, cifra che poi aumenterà costantemente ma non consistentemente nei km seguenti. L’apice di giornata è stato toccato attorno al km 55, quando si è di poco scavallato quota 3′; neppure sufficiente per svestire virtualmente il leader Fabio Felline, dato che il meglio posizionato, il nordamericano Houle, paga 3’35” dal piemontese.

La corsa si indirizza verso metà gara prima di approcciare il gpm iniziale di Mont Vully (km 81.7), dove De Gendt raccoglie i 5 punti in palio. Il gruppo è a 2’40”, ritardo che si conferma al traguardo volante di Saint Aubin (km 95.8), con Martinelli primo. La Bahrain Merida che traina il gruppo non vuole ripetere l’errore in cui è incappata ieri e si incarica di mantenere chiusa la corsa, passando con il resto dei colleghi a 2′ di ritardo dai fuggitivi ai meno 80 km.

Fuga ripresa, si susseguono alcuni tentativi
Con il gruppo in fila indiana e il gap che continua a diminuire, la frazione entra nell’ultimo terzo di svolgimento. Due i gpm in rapida successione, quello di Grandsivaz (km 124.7) e Lovens (km 130.1), ambedue portati a casa da De Gendt. Questo mentre Stalnov non riesce a tenere le ruote, staccandosi, e il gruppo che, ai meno 50 km, vanta solo 1′ di ritardo. Diversamente dal solito, il plotone prosegue nell’incedere andando ad annullare il tentativo ai meno 37 km.

Una volta riagguantati i fuggitivi della prima ora, nel plotone c’è fermento. Sfruttando le prime pendenze dell’ultimo gpm, quello di Sassel (km 158.3), scatta Simon Clarke (Cannondale-Drapac), marcato da Arnaud Courteille (FDJ). Sui due si riagganciano prima dello scollinamento Sébastien Reichenbach (FDJ) e Tosh Van der Sande (Lotto Soudal), che scollina in testa. Il gruppo insegue comunque a stretto giro e li riprende poche centinaia di metri più tardi.

Dowsett tenta l’assolo, ripreso nel finale
Nel tratto di falsopiano la situazione caotica prosegue fintantoché, dopo un brevissimo allungo di Bob Jungels (Quick Step Floors) utile più che altro a saggiare la gamba, ai meno 25 km scatta Alex Dowsett. Il britannico del Movistar Team, secondo nel prologo, trova spazio, favorito anche dalla fase di riassestamento del gruppo dopo la salitella precedente.

Il forte cronoman riesce a guadagnare anche 30″ sul plotone che, favorito dai lunghi stradoni, non perde mai il contatto visivo. Ai meno 10 km il ventinovenne, che ha appena conquistato il traguardo volante di Estaveyer le Lac (km 175.9); possiede 18″; che si azzerano fino al ricongiungimento avvenuto ai meno 3600 metri.

La Bora lavora, si inserisce la Sky. Edmondson prova la sparata
La formazione che si incarica di lavorare con maggior vigoria negli ultimi 3 km è la Bora-Hansgrohe, con tre elementi (Burghardt, Herklotz e Pfingsten) a spingere e le speranze riposte sul baffuto Michael Schwarzmann. I teutonici entrano per primi nel km finale, quando vengono affiancati al centro della carreggiata dal Team Sky, con nientepopòdimenoche Chris Froome a lavorare in testa. Dietro di lui Gianni Moscon e Owain Doull scortano Elia Viviani.

Mentre il gallese sta per finire il proprio compito da dietro spunta, come una scheggia, Alexander Edmondson. L’ex pistard australiano della Orica-Scott si lancia ai meno 300 metri e passa a condurre fino ai meno 60 metri dal termine. Dove l’uomo che è alla sua ruota esce e lo supera, conquistando il primo successo stagionale dopo sei secondi posti.

Viviani si impone su Colbrelli e Schwarzmann. Felline sempre in testa, domani salite
Costui è Elia Viviani, che trasforma l’indubbia delusione in felicità. Il veronese coglie quel successo che, su strada, mancava dal marzo 2016 (a De Panne). In seconda posizione si riconferma Sonny Colbrelli; per il bresciano del Bahrain Merida una delle ultime fatiche di una primavera in cui ha effettuato il salto di qualità nella prima stagione nel World Tour.

Terzo posto per il tedesco Michael Schwarzmann (Bora-Hansgrohe), quindi l’australiano Alexander Edmondson (Orica-Scott), il francese Samuel Dumoulin (AG2R La Mondiale), l’algerino Youcef Reguigui (Team Dimension Data), l’argentino Maximiliano Richeze (Quick Step Floors), l’olandese Moreno Hofland (Lotto Soudal), il russo Viacheslav Kuznetsov (Team Katusha-Alpecin) e lo spagnolo Juan José Lobato (Team Lotto NL-Jumbo).

Tutto immutato in classifica, con Fabio Felline (Trek-Segafredo) sempre in maglia gialla, che precede di 8″ Maximilian Schachmann (Quick Step Floors) e Jesús Herrada (Movistar Team). Domani l’unica tappa di montagna della prova romancia: da Domdidier a Leysin 163.5 km con quattro salite, compresa quella conclusiva.

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