La vittoria di Jan Polanc (UAE Emirates) sull'Etna © Bettiniphoto
La vittoria di Jan Polanc (UAE Emirates) sull'Etna © Bettiniphoto

Etna, il vulcano rosa è rimasto spento

La fuga vincente di Jan Polanc e poco altro nella tappa col primo arrivo in salita del Giro 2017. Bene Zakarin tra i big

Non c’è una regola precisa per interpretare la prima tappa di montagna – o il primo arrivo in salita, se preferite – di una grande gara a tappe. A volte arriva il Froome di turno che amministra bastonate a tutti (vedi La Pierre-Saint-Martin al Tour 2015), altre volte invece la questione si risolve con un nulla di fatto o quasi tra gli uomini di classifica.

Orientativamente, possiamo però dare per buono un corollario: se c’è vento contrario su detto arrivo in salita, lo spettacolo sarà ipotesi remota. Sull’Etna oggi è successo proprio questo, le correnti hanno spirato (per la terza tappa su quattro in questo avvio di Giro d’Italia 2017) contro la marcia dei corridori, e ciò si è risolto in un sostanziale no contest, al netto di pochi secondi di abbuono e di una meritevole sparata di Ilnur Zakarin nel finale. In pratica, tutto come prima e appuntamento spostato a tra qualche giorno.

Però ugualmente non possiamo dire che nella quarta frazione della corsa rosa non sia successo niente. Intanto c’è – come ogni giorno – un vincitore, e oggi è toccato a Jan Polanc alzare le braccia sotto lo striscione d’arrivo. Poi c’è da segnalare anche botte e bottarelle varie, per esempio nella tappa odierna sono andati giù il già citato Zakarin e Steven Kruijswijk, due veri esperti degli asfalti internazionali. Stavolta sono stati sfortunati, ma non può essere in assoluto casuale che quando si cade, loro due siano così spesso coinvolti.

Poi il russo della Katusha si è ripreso benissimo, tanto da andare a distanziare tutti negli ultimi due chilometri; l’olandese della LottoNL-Jumbo invece ha lamentato, dopo l’arrivo, qualche problemino. Non le migliori sensazioni per lui, dopo le botte prese ai -18, ma comunque quattro giorni senza grosse asperità per lui, per recuperare in vista del Blockhaus.

 

Polanc, la vittoria di un cagnaccio
Parlando del vincitore di oggi, non possiamo certo cavarcela con mezza frase. Sloveno, 25 anni compiuti da tre giorni, Jan Polanc aveva già timbrato sul primo arrivo in quota di un Giro, due anni fa all’Abetone. Anche allora era partito in fuga e aveva resistito nel finale al ritorno dei big.

Stavolta ha confermato le sue qualità da cagnaccio, e ha regalato agli appassionati anche un notevole boost empatico perché era davvero difficile non affezionarsi alla sua costruenda impresa quando, ritrovatosi solo sul vulcano, il ragazzo della UAE Emirates ha sbattuto contro un muro di vento per scalare il quale ha davvero dovuto raschiare da quel barile tutto quello che poteva.

Ha avuto ragione, ha conquistato la vittoria di tappa difendendo alla fine pochi secondi sull’incalzare dei big, i quali dal canto loro hanno scontato – vento o non vento – forse un eccesso di cautela, al netto di un breve attacco (più dimostrativo che altro) di Vincenzo Nibali ai 3 km, e della rasoiata finale di Zakarin. Comunque son lì, tutti vicini vicini, e ciò – perlomeno nel breve delle prossime giornate – potrà regalare una buona componente di incertezza.

 

Una fuga partita al primo affondo
Neanche due chilometri della Cefalù-Etna, 181 km totali, ed ecco che la fuga del giorno ha preso forma: quattro uomini ad animarla, ovvero Eugenio Alafaci (Trek-Segafredo), Jacques Janse van Rensburg (Dimension Data), Pavel Brutt (Gazprom-Rusvélo) e Jan Polanc (UAE Emirates). Finché il gruppo è stato tirato dalla Quick-Step Floors, che non voleva certo mettere in croce la sua maglia rosa Fernando Gaviria, gli attaccanti hanno avuto buon gioco, arrivando ad accumulare 8’25” di vantaggio massimo a 98 km dalla fine.

Poi, in quel frangente (si era sulla lunga ma facile salita di Portella Femmina Morta) il team Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali ha preso il comando delle operazioni, aumentando nettamente l’andatura (anche perché diminuirla ulteriormente rispetto al passo “imposto” dai Quick-Step non sarebbe stato possibile senza ribaltarsi…).

Al Gpm posto a 91 km dal traguardo Janse van Rensburg ha chiuso Polanc alle transenne, ed è seguito un animato dibattito tra i due (diciamo pure un litigio); il gruppo è transitato a 6’25”. Superata di slancio un’interminabile discesa, sul successivo tratto in salita di Bronte (-56) ha perso contatto dai battistrada Alafaci; ai -30, su un’altra salitella, si è staccato pure Brutt; e infine ai -16.5 dalla vetta dell’Etna anche JJVR ha perso contatto da Polanc, che restando solo s’è fatto un ideale segno della croce (se è credente) perché la fatica che lo attendeva era davvero immane.

 

Dal gruppo solo notizie di ritiri, litigi e cadute
In tutto ciò, dal gruppo davvero poco da segnalare. Se non il ritiro di Rohan Dennis (BMC), alle prese coi postumi della caduta di Cagliari. L’australiano resterà quindi ancora col dubbio di poter ben figurare nella classifica generale di un GT; il che vuol dire che sprecherà altro tempo della sua carriera per testarsi su questo tipo di competizioni, nelle quali invece sarà davvero difficile che emerga…

Col plotone che già aveva perso molti pezzi sulle salitelle pre-Etna, ai -20 abbiamo visto Javier Moreno (Bahrain) strattonarsi con Diego Rosa (Sky) e poi spingerlo fino a farlo cadere (!), meritandosi così una squalifica comminatagli dalla giuria dopo la tappa; ai -18 è andato in scena un altro momento topico: curva mal segnalata in discesa, Gaviria (che era in testa) cerca e trova una via di fuga su una strada perpendicolare al percorso di gara, altri non hanno la stessa prontezza e vanno giù: tra di loro Pavel Kochetkov (Katusha) e Jérémy Roy (FDJ), oltre che i “soliti” Kruijswijk e Zakarin.

Kochetkov si è ritirato (con lui e Dennis ha salutato oggi anche un irriconoscibile Alexandre Geniez dell’AG2R, davvero scarso di condizione forse per qualche problema di salute), i due uomini di classifica hanno ripreso quota anche se poi avremmo scoperto che KruKru non è contento delle botte subite.

 

Sull’Etna piccoli scatti e piccoli problemi nel vento
Il primo scatto sull’Etna era anche uno dei più attesi: quello di Paolo Tiralongo, che qui attendeva il povero Michele Scarponi per una breve rifinitura alla vigilia del Giro. Purtroppo il siciliano – partito da solo ai -16 – non ha avuto la forza per resistere più di un chilometro. A suo modo ha comunque onorato il ricordo dell’Aquila di Filottrano.

Ai -13.5 (dopo un piccolo problema – arrotatosi con Giovanni Visconti, ha messo piede a terra – per Tejay Van Garderen, subito risolto con l’aiuto degli altri BMC) è scattato Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), inseguito invano da Pello Bilbao (Astana). Il francese è rimasto per ben sette chilometri e mezzo lì a bagnomaria, portandosi al massimo a 2’20” da Polanc e distanziando il gruppo di un mezzo minuto, prima di essere risucchiato.

Ai -11 è toccato a Mikel Landa (Sky) avere un problema meccanico (foratura all’anteriore), il compagno Seb Henao gli ha passato la ruota, l’altro compagno Phil Deignan l’ha aiutato a rientrare in gruppo, e poi a riportarlo su dopo un frazionamento dovuto a una strappata dei BMC, ma comunque il basco – che pure non ha pagato nulla in termini di secondi – non ha vissuto il finale di tappa che sperava: troppo nervosismo investito per restare coi migliori.

 

Bahrain in controllo, Nibali all’attacco
Con FDJ e BMC che ora – ai -10 – si alternavano a tirare, la Bahrain ha cambiato strategia provando a lanciare in avanscoperta uno dei suoi: è toccato a Franco Pellizotti, ma la Movistar (con Winner Anacona in particolare) ha rapidamente annullato l’azione. Non era aria di imprese.

Ai -6.5 ci ha provato Igor Antón (Dimension Data), ma il suo scatto non ha prodotto alcunché, a parte un deciso riavvicinamento del gruppo a Rolland, che infatti è stato ripreso pochi metri più avanti; la squadra di Nibali si è rimessa a tirare (con Pellizotti e poi con Kanstantsin Siutsou), ai 4 km è partito allora Jesper Hansen (Astana), ma anche in questo caso l’azione non è stata trascendentale.

Il vento contrario ha addirittura indotto l’avanguardia del plotone (o meglio: dei suoi resti) a predisporsi in posizione da ventaglio, una rarità per una tappa con arrivo in salita. È stato questo il contesto in cui Vincenzo Nibali, a 3 km dalla vetta, ha proposto il suo primo scatto del Giro 2017. Un’azione che è durata poco, che ha chiamato la reazione della Movistar, ancora una volta, e che si è esaurita subito prima che venisse riagguantato Hansen ai 2.7. Per lo Squalo più un test che altro.

A quel punto il battistrada Polanc aveva ancora un minuto e spiccioli di vantaggio, e ci credeva sempre di più, ad onta della grande fatica per fronteggiare quel fastidiosissimo vento contrario. Ma come faticava Jan, faticavano pure quelli che loinseguivano: ai 2.5 un altro attacco di Antón, con altro contrattacco di Hansen, ma per l’ennesima volta tali azioni non sortivano effetti reali. Anzi, dopo che ogni allungo veniva annullato si verificava un rallentamento tra i big, e ciò non faceva altro che favorire l’indistruttibile Polanc.

 

Zakarin l’unico a emergere nel finale
Solo a poco meno di 2 km dalla conclusione, finalmente, un’azione è riuscita a scavare una minima ed efficace differenza: a condurla, Zakarin, uno che in genere esce bene dai giorni di riposo, e che oggi è riuscito a staccare tutti i rivali, guadagnando una decina di secondi e lanciando un discreto segnale, come dire “io sto bene, sarà il caso che non mi sottovalutiate”.

L’inseguimento di Ilnur era comunque tardivo per il successo di giornata, e infatti a vincere è stato – con merito – Jan Polanc, arrivato quasi danzando allo striscione posto al Rifugio Sapienza, in cima alla salita dell’Etna.

Zakarin ha tagliato il traguardo 19″ dopo, mentre il drappello degli uomini di classifica è arrivato a 29″, con Geraint Thomas (Sky) che ha battuto Thibaut Pinot (FDJ) e ha conquistato i 4″ di abbuono previsti per il terzo posto. A seguire si sono piazzati Dario Cataldo (Astana), Tom Dumoulin (Sunweb), Bob Jungels (Quick-Step Floors), Adam Yates (Orica-Scott), Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), decimo; alla ruota del messinese, Nairo Quintana (Movistar) davanti a Simone Petilli (UAE), Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale), Rolland, Van Garderen, Wilco Kelderman (Sunweb), Michael Woods (Cannondale), Landa, Davide Formolo (Cannondale), Kruijswijk, Hugh Carthy (Cannondale) e Andrey Amador (Movistar).

La classifica generale sembra quella uscita da una prima tappa per velocisti (per i distacchi, non per i nomi), e vede ora in maglia rosa Bob Jungels, che eredita il simbolo del primato dal compagno Fernando Gaviria; a 6″ è secondo Thomas, terzo a 10″ Yates davanti a Nibali, Pozzovivo, Quintana, Dumoulin, Mollema, Landa e Pinot, tutti con lo stesso distacco; fuori dalla top ten, ma sempre a 10″ da Jungels, anche Van Garderen, Amador e Formolo, mentre Zakarin è 14esimo a 14″, Kruijswijk 15esimo a 23″ come Kelderman 16esimo (pagano tutti i secondi persi nei ventagli e nei buchi delle tappe sarde); Rui Costa (UAE), che oggi ha pagato 36″, è 17esimo a 46″, davanti a Tanel Kangert (Astana), 18esimo a 54″; top 20 chiusa da altri due UAE, ovvero Polanc a 58″ e Petilli a 1’14”.

Domani la quinta tappa, Pedara-Messina di 159 km, dovrebbe sorridere di nuovo ai velocisti, anche se c’è sempre l’insidia vento; più facile che la classifica torni a muoversi giovedì, con l’arrivo di Terme Luigiane posto dopo un finale particolarmente nervoso.

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La vignetta di Pellegrini

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