Tom Dumoulin guarda il gruppo andare via © Bettiniphooto
Tom Dumoulin guarda il gruppo andare via © Bettiniphooto

Una nuova cagata

Disastro Sunweb: a Sappada dà il la all’attacco dei rivali. Ma anche Dumo va in bambola: disattento all’inizio, senza forze tutto il giorno. E la Rosa se ne va

«Ci han detto vili/brutti e schifosi/ma son soltanto degli stitici gelosi/ma il corpo è lieto/lo sguardo è puro/noi siamo quelli che han cacato di sicuro».  Così Roberto Benigni, nella terza strofa del suo L’inno del corpo sciolto, declama il rifiuto prodotto dall’intestino. Per Treccani, il primo significato del termine cacata è “l’atto del defecare; concretamente, gli escrementi”; e questo è quello che ha costretto suo malgrado allo stop Tom Dumoulin martedì, ai piedi dell’Umbrailpass.

Ma il secondo significato è “lavoro, scritto, opera mal fatti, mal riusciti”. E tale accezione ben definisce quanto messo in campo dal Team Sunweb nel corso della prima parte della tappa odierna. Raramente si è vista una disorganizzazione simile da parte di una squadra in una fase completamente semplice, quando una corposa fuga era già in atto e con nessuna voglia di attaccare da parte dei rivali.

Ancora Sappada, punto di svolta del Giro 1987
L’atto scellerato accade in un luogo evocativo per il ciclismo, dal punto di vista dei misfatti. Sabato 6 giugno 1987, 15ª tappa del Giro d’Italia; a tagliare per primo il traguardo sarà Johan van der Velde, ma l’olandese, ricordato soprattutto per “quel metro di neve sulle Lepontine Retiche, affrontato con una bicicletta al posto della slitta”, per una volta non è il protagonista.

Trentanni fa, nel dirigersi a Sappada, si consumò una delle pagine ancora più discusse della storia del ciclismo: Stephen Roche attaccò la maglia rosa nonché detentore del titolo nonché, soprattutto, proprio capitano in maglia Carrera Roberto Visentini. Il bresciano, come noto, andò poi in crisi di fame perdendo il primato e di fatto iniziando la parabola discendente della carriera.

Dumoulin se la prende comoda. Anche troppo
Questa volta come protagonista della storia non vi è un esuberante compagno di squadra quanto un fragoroso caos interno al team. Questo il misfatto: sulla salita verso Cima Sappada (per nulla complessa, tanto che non è stata contabilizzata come gpm) il Team Sunweb, ordinatamente, è in testa al gruppo, imponendo una blanda andatura. Tom Dumoulin è nella pancia del gruppo e conversa amabilmente con gli avversari, tra cui Tejay van Garderen. In prossimità della maglia rosa solo il gregario più prezioso Laurens Ten Dam.

Al termine dell’ascesa bellunese Dumoulin staziona grossomodo nelle ultime 20 posizioni del gruppo. Ora, già di per sé l’occupazione della retroguardia del plotone non è mai consigliabile per un uomo di classifica. Lo è ancor meno all’imbocco di una discesa. Lo è ancora meno se sei sostanzialmente isolato. Lo è ancor meno se mancano due tappe in linea alla fine e i tuoi rivali ti sono col fiato sul collo. E, soprattutto, lo è ancora meno dopo che ieri ti sei rivolto loro in maniera non certo amichevole.

La Sunweb forza, ma il capitano manca. I rivali sentitamente ringraziano
E qui arriva il bello. In testa al gruppo rimane sempre il Team Sunweb; solo che, e vai tu a capire come mai, gli olandesi decidono di prendere la discesa a tutta velocità. Chi tirava non si è accorto dell’assenza di Dumoulin? Probabile. Ma visto che erano presenti più elementi del sodalizio tedesco, perché nessuno ha fatto la conta (che poi il rosa si nota)? Perché nessuno fa l’appello via radiolina? Perché, in poche parole, realizzano questa figuraccia?

L’ammiraglia, sicuramente non esperta a lottare per questi traguardi a differenza delle rivali, di certo non aiuta. Ma se vuoi vincere un grande giro serve che tutte le componenti diano il massimo, in qualsiasi occasione: se i dettagli fanno la differenza, qui siamo proprio agli errori basilari. Ai tecnici del team va però dato atto di aver smentito le voci, rivelatesi infondate (e le conseguenti accuse via social cadute su Nibali e Quintana), dell’attacco portato durante una pausa fisiologica. Hanno subito ammesso la disattenzione, e questo va loro riconosciuto.

Decisamente più compatte Movistar Team e a seguire Bahrain Merida, FDJ e Team Katusha-Alpecin, con i capitani rimasti diligentemente davanti e attorniati da diversi gregari. Una volta capito che un buco si era formato, e una volta notato che Dumoulin mancava, hanno giustamente spinto a più non posso per provare a distanziare ancor più l’olandese. Il quale, dalle immagini tv, non pare rendersi subito conto della situazione, rimanendo ancora nella pancia di quello che sarà il terzo ed ultimo troncone. E in un Giro in cui anche il buon Pozzovivo, non il limatore per antonomasia, rimane sempre nelle prime posizioni del plotone, questo stona.

Questo l’interessante video mostrato ieri su Rai 2 durante “Il Processo alla tappa” in cui ben si notano gli errori marchiani commessi dalla maglia rosa e dal suo team.

Testa a testa nel falsopiano, sulla Sella Chianzutan la situazione torna alla normalità
Fermati tutti gli uomini presenti nel drappello Quintana, l’ammiraglia Sunweb riesce a trovare la collaborazione di Orica-Scott, Team LottoNL-Jumbo, Trek-Segafredo, ossia le squadre con gli uomini di classifica rimasti attardati, e della UAE Team Emirates. Con un margine salito anche sopra i 60″, la tensione era tanta; ma nel falsopiano questa collaborazione ha permesso di ridurre ad una ventina di secondi il gap all’inizio della Sella Chianzutan.

Dopo le ultime trenate dei gregari davanti e dietro sono stati i big a sfidarsi virtualmente; il ricongiungimento, circa a metà salita, è stato propiziato da un cambio di ritmo da parte di Adam Yates, cui gli altri si sono accodati. Senza compagni prima degli altri, Dumoulin non ha contribuito in maniera particolarmente attiva al rientro, potendo tranquillamente sfruttare l’altrui lavoro.

Nella discesa il rallentamento generale permette il rientro di tutti gli attardati, velocisti e compagni della maglia rosa compresi. Pare così che l’azione del karma, evocato ieri da Vincenzo Nibali in risposta allo spavaldo rivale, non abbia sortito effetti, permettendo a Tom di tornare a scherzare allegramente in gruppo, mostrandosi più volte sorridente. Nel mentre, anche una foratura attorno ai meno 70 km, con istantaneo cambioruota con Ten Dam, scivola via senza problemi.

Arriva Piancavallo: ma non è il solito Tom
La salita finale è lunga e non troppo pendente, quindi teoricamente non dovrebbe di certo dispiacere al nativo di Maastricht. Il quale, una volta cominciati i 15.4 km conclusivi, si trova ben presto solo, o quasi, e non è una novità; solo che stavolta non è Ten Dam il suo angelo custode quanto piuttosto Simon Geschke, che gli pedala affianco.

I due rimangono inoltre nella pancia e poi nella coda del drappello sempre più ridotto; posizione non inedita per Dumoulin, ma di certo inconsueta viste le ultime uscite. E, inoltre, si nota subito una differenza rispetto al solito Major Tom: non va su seduto come da tradizione ma ricorre spesso alla pedalata fuorisella. Un segnale che, letto a posteriori, lasciava intendere che tutto non fosse apposto.

Si forma il buco: Geschke aiuta fin che può. Quando Pinot parte il distacco aumenta
A far definitivamente staccare, attorno agli 11 km dal termine, la maglia rosa è il lavoro di Winner Anacona prima e di Franco Pellizotti poi. Il buco fra Dumo e il gruppo dei migliori non è cospicuo; per un lungo tratto sono 20, poi 30, quindi 50 i metri che separano lui e Geschke da quanti lo precedono. Il lavoro del barbuto tedesco dura ancora qualche centinaio di metri fin quando, sfinito, si fa da parte.

Tocca a Tom ricucire il buco o, quantomeno, provare a perdere il meno possibile. A favorirlo anche l’assenza di scatti da parte di Quintana & co., che non affondano il colpo; vedere gli avversari sempre a 15/20″ rinforza il morale dell’olandese, che a un certo punto pare ridestarsi e credere al rientro. Ma è un fuoco di paglia perché, complice l’accelerazione di Thibaut Pinot e le successive scaramucce, il ritardo inizia a crescere. Poco poco, ma cresce costantemente.

La maglia cambia padrone, in una giornata con le gambe in croce
Con Sébastien Reichenbach ad accodarsi come una sanguisuga alla sua ruota, con l’implicito compito di colpirlo nel morale, per Dumoulin gli ultimi km sono una lunga cronometro individuale. Ma oggi la gamba non gira, a differenza dei giorni scorsi; quanto sarebbe servito un Wilco Kelderman in perfetta forma! Alla fine il ventiseienne termina la fatica in 22ª piazza, a 9’30” dal vincitore. Ma soprattutto ad oltre 1′ da tutti gli avversari.

La diretta conseguenza è la perdita, dopo nove giorni, della maglia rosa, ora tornata sulle spalle di Quintana. Nelle dichiarazioni del dopotappa Tom parla di cattive gambe sin dalla partenza. In merito all’errore, lo ammette senza scuse, definendolo da principiante. E, con un tweet, si concede pure una risata in risposta ad un tifoso (colombiano) che lo inseguiva offrendogli un rotolo di carta igienica.

Come cambiano le cose in pochi giorni! Domani vitale non staccarsi
Sabato scorso, dopo Oropa, Dumoulin vantava quasi 3′ su Quintana e oltre tale cifra su tutti gli altri. Domani, da Pordenone, riparte con 38″ di distacco dal colombiano; e, alle sue spalle, premono Nibali, Pinot, Zakarin e Pozzovivo, racchiusi in un fazzoletto di 52″. In pochi avrebbero creduto ieri sera in uno scenario simile: la superiorità manifestata era più che altro baldanza, non solo sulla strada.

L’ultima frazione in linea sulla carta potrebbe essergli fatale: il Grappa, pur se dal versante meno duro di Caupo, presenta 24 km di salita, ossia uno sforzo attorno all’ora di gara. Per uno che si sente senza forza non lascia via d’uscita. Se dovesse cedere terreno lì e se non dovesse rientrare nella lunga discesa verso Romano d’Ezzelino, la situazione si farebbe nera; e dopo, hai voglia a resistere negli ultimi 40 km di pianura, salita e falsopiano.

Oltre che un Tom non appannato, a livello di forma e di gambe, per permettergli di poter coltivare il sogno rosa di Milano, serve che la squadra tutta cancelli la defaillance di cui si è resa protagonista e che lo scorti al meglio sul Monte. Arrivare ad Asiago con un ritardo di giornata sui 20/30″ potrebbe essere visto positivamente, data la sfida contro le lancette domenicale. Ma questo Dumoulin, e di conseguenza questa Sunweb, ne saranno capaci?

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