Mikel Landa guarda al cielo dedicando un pensiero a Michele Scarponi © Bettiniphoto
Mikel Landa guarda al cielo dedicando un pensiero a Michele Scarponi © Bettiniphoto

La La Landa, stavolta sì che l’Oscar è tuo!

Grande vittoria di Mikel a Piancavallo; giornata da dimenticare per Dumoulin, Quintana gli strappa la maglia rosa. Sei corridori in un minuto e mezzo

La classica tappa in stile Vuelta, piattone (o quasi) con salitona alla fine, a volte si sviluppa come tutt’altro che una classica tappa in stile Vuelta. Può capitare ad esempio che un leader della classifica commetta un grave errore, e che i suoi rivali provino ad approfittarne, e che la situazione si faccia turbolenta, e quindi spettacolare. Può capitare che un Tom Dumoulin si stacchi nella discesa di Sappada (per un errore che  coinvolge anche il resto della sua squadra), e che un Nairo Quintana e un Vincenzo Nibali decidano di mettere la corsa a ferro e fuoco.

E poi può capitare che quello stesso Tom Dumoulin vada in difficoltà sulla salita finale, e che però gli altri ne sappiano approfittare solo fino a un certo punto, e che sbuchi da dietro un quarto gaudente in mezzo a tre litiganti, un gaudente con accento francese che risponde al nome di Thibaut Pinot, capace di avvicinare come non mai il podio, in un giorno in cui le distanze in classifica si fanno piccole piccole, in cui la maglia rosa cambia di padrone, in cui le speranze del beniamino di casa restano – a due giorni dalla fine – in ogni caso intatte.

Tutto ciò può succedere se si parla del Giro d’Italia, il più imprevedibile dei GT, e della tappa con l’ultimo arrivo in salita vero, quella di Piancavallo; se si parla di capitani coraggiosi (Nairo e Vincenzo lo sono stati nella prima parte di tappa) e altri capitani sbadati (imperdonabile la distrazione di Dumoulin).

E oltre a tutto ciò, può anche succedere che, nella sfida – in fuga – tra due collezionisti di secondi posti, alla fine la spunti quello che in queste ultime tappe aveva già dato spettacolo, dimostrando di valere ampiamente pure lui la lotta per il podio (e non solo il podio) e di aver pagato oltre ogni misura l’incredibile incidente con la moto della polizia ai piedi del Blockhaus: Mikel Landa.

 

Sappada, snodo cruciale del Giro100
Col Passo di Monte Croce Comelico subito in avvio, la prima fuga della San Candido-Piancavallo, 19esima tappa del Giro d’Italia 2017 (lunga 191 km), si è formata tra il Gpm e la successiva discesa con 14 uomini: l’iniziatore è stato Pello Bilbao (Astana), con Maciej Paterski (CCC Sprandi Polkowice) e Daniel Teklehaymanot (Dimension Data); sulla picchiata sono rientrati Clément Chévrier (AG2R La Mondiale), Nicola Boem (Bardiani-CSF), Gregor Mühlberger (Bora-Hansgrohe), Pierre Rolland (Cannondale-Drapac), Tobias Ludvigsson (FDJ), Evgeny Shalunov (Gazprom-Rusvélo), José Herrada (Movistar), Dries Devenyns (Quick-Step Floors), Jurgen Van den Broeck (LottoNL-Jumbo), Rui Costa (UAE Emirates) e Ilia Koshevoy (Wilier-Selle Italia).

Pareva che questo drappello potesse avere via libera, e in effetti ce l’ha avuta fino a un certo punto, tanto che a 135 km dal traguardo il vantaggio era già salito a 5’45”. Ma sulla Cima Sappada (non valida come traguardo Gpm), o meglio: sulla discesa della Cima Sappada tutto è stato rimesso in gioco.

È capitato che la maglia rosa, momentaneamente distratta a chiacchierare con Tejay Van Garderen nelle retrovie del gruppo, sia stata attaccata. Da chi? Dai suoi nemici amatissimi, ovvero Nairo Quintana e Vincenzo Nibali; e le rispettive squadre, ovviamente. I quali (le quali) si sono però mossi sull’abbrivio di una discesa presa subito forte proprio dalla Sunweb di Tom: errore di comunicazione interna, ma notevolissimo esempio di schizofrenia ciclistica!

 

Assalto all’arma bianca contro Dumoulin
Ne sono seguiti circa 40 km di delirio assoluto. Spettacolo all’ennesima potenza, coi treni Movistar e Bahrain Merida a guidare la sarabanda, tirando il drappello all’attacco nel quale facevano bella mostra di sé anche Thibaut Pinot coi suoi FDJ, Ilnur Zakarin coi suoi Katusha Alpecin, Domenico Pozzovivo coi suoi AG2R e Bob Jungels coi suoi Quick-Step.

Tom Dumoulin non è andato nel panico, anche se rapidamente si è ritrovato senza compagni di squadra. Ha avuto la ventura di poter contare sul lavoro dei team di alcuni corridori rimasti con lui attardati: la LottoNL di Steven Kruijswijk e la Orica-Scott di Adam Yates, e anche di qualche altra squadra che ha deciso di collaborare all’inseguimento (vedi alla voce UAE). Il distacco di questo gruppetto è arrivato anche al minuto abbondante, e a quel punto la lotta è diventata direttamente un testa a testa tra i capitani, a più di 100 km dalla conclusione: roba che non capita di vedere tutti i giorni!

Sulla salita di Sella Chianzutan, piazzata più o meno a metà percorso, il drappello Nibali-Quintana (già in via di netta riduzione) ha raggiunto i fuggitivi della prima ora, trovando quindi nuovi gregari a disposizione dei vari capitani (Ludvigsson, Herrada, Chévrier, Devenyns), ma a questo punto è entrato pesantemente in scena Adam Yates, che con una trenata da paura ha riportato sotto l’ormai quasi esanime gruppetto della maglia rosa.

Bahrain e Movistar ci avevano creduto parecchio, in questa azione a sorpresa, ma ancora una volta Dumoulin è stato bravo (se non altro a intessere ottime public relation con alcuni degli altri team) a risolvere il problema, rimettendo di nuovo la palla al centro. Inevitabile, a questo punto, che la situazione generale andasse incontro a un fisiologico e prolungato momento di relax.

 

Le acque si placano, parte la seconda fuga
A 90 km dal traguardo si era ancora sulla Sella Chianzutan, e a 3 km dal Gpm si sono riaperte le iscrizioni al club “fuga secondo atto”. A muoversi per primo è stato Luis León Sánchez (Astana), e su lui sono subito rientrati Rui Costa, Bilbao, Shalunov e Rolland, già presenti nella prima fuga, e Sebastián Henao (Sky).

Dopo la discesa, guidata dalla Quick-Step, il gruppo della maglia rosa ha ulteriormente rallentato, fermandosi praticamente (sono seguiti numerosissimi rientri, compresi quelli di tutti i compagni della maglia rosa), e lasciando così spazio a un altro contrattacco: ai -75 sono usciti dal plotone altri uomini che già erano stati in fuga, ovvero Boem, Koshevoy, Herrada e Chévrier, e con loro anche Giovanni Visconti (Bahrain), JJ Rojas (Movistar), matteo Busato (Wilier), Eros Capecchi (Quick-Step), Lorenzo Rota (Bardiani), Rubén Plaza (Orica), Rudy Molard (FDJ) e il mattatore di questa terza settimana, Mikel Landa (Sky).

Il gruppo non si è minimamente curato di questa azione, la Sunweb di Dumoulin ha iniziato a tenere un ritmo da quasi-surplace, e i 12 hanno preso il largo; per costoro non è stato automatico rientrare sui sei battistrada, ma il ricongiungimento si è comunque compiuto, a 51 km dalla fine. In quel momento il gruppo veleggiava già a 7′ di ritardo, ma il margine degli attaccanti avrebbe continuato a crescere fino ai 30 km dalla conclusione, quando si è sfondato il muro dei dodici minuti. Solo a quel punto la Bahrain ha rilevato la Sunweb in testa al gruppo, aumentando l’andatura visto che ormai alla salita finale non mancavano che 15 km. Inutile dire che la Movistar ha immediatamente dato una mano al team di Nibali: ennesima conferma della totale comunione d’intenti, in questa fase di Giro, tra lo Squalo e Nairo.

 

Landa, una vittoria sospirata e meritata
A 21 km dalla fine, con 11′ di margine sul plotone, nel drappello di testa è finito l’accordo, e tale evento è stato sancito da un allungo di Sánchez. Su Luisle si è presto riportato Molard (invece Capecchi non è riuscito a chiudere), e la coppia ha guadagnato oltre mezzo minuto sugli altri fuggitivi (tirati da Henao al lavoro per Landa), prendendo il Piancavallo con 37″ di vantaggio a 15 km dalla vetta.

Sánchez, una gamba notevole, ha subito staccato il francese della FDJ e con un bel ritmo ha ulteriormente ampliato il proprio margine sul drappello di Landa fino a 45″, toccati a 13.5 km dalla fine. Solo che quel “bel” ritmo era forse sovradimensionato rispetto alle possibilità del murciano. E infatti da dietro i più portati per la salita si sono rapidamente riavvicinati: Henao ha fatto un altro forcing per Landa, con loro hanno resistito Visconti (che però di lì a poco avrebbe aspettato il suo capitano Nibali), Shalunov e soprattutto Rolland e Rui Costa.

Quest’ultimo è scattato ai 12 km e ai -11 è piombato su LLSG, per piantarlo in asso nel giro di 300 metri. Ma era abbastanza chiaro che il più forte, tra quei coraggiosi, era Mikel Landa. E il basco della Sky non si è fatto pregare per dimostrarlo: ai 10.5 km è partito secco e con poche pedalate si è riportato sul portoghese al comando. Con altrettanto pochi colpetti ben assestati si è sbarazzato della compagnia di Rui e si è involato verso il primo, sospirato e già due volte rimandato appuntamento col successo.

Mikel è arrivato al traguardo dopo 10 km di scalata solitaria, si è finalmente goduto questa meritatissima vittoria, con due pensieri a imperversare per la sua testa: il primo, il ricordo dell’amico morto un mese fa, Michele Scarponi, a cui è andata una dedica commossa sia al passaggio del traguardo (con l’ormai classico gesto delle dita a indicare il cielo), che dopo, nelle interviste post-gara. Il secondo pensiero ce l’aveva lui e ce l’avevamo tutti: che avrebbe potuto fare Landa senza quella sfortunata caduta al Blockhaus? Pare che nessuno ne abbia quanto lui, in salita; in questa terza settimana è stato protagonista ogni santo giorno. Fate voi i conti.

A 1’49” dallo spagnolo è arrivato Toto Rui Costa Cutugno, al terzo secondo posto in questo Giro d’Italia (chi gliel’ha fatta questa sadica macumba?), poco dietro, a 1’54”, è transitato Rolland; 2’12” il ritardo di Bilbao, 3’06” quello di Henao, a 3’51” hanno chiuso in coppia Shalunov e Sánchez, a 5’05” Busato e Rota, e la top ten è stata chiusa da Koshevoy a 6’44”. Dopodiché, dall’undicesimo in giù, il discorso si spostava agli uomini di classifica.

 

Dumoulin in crisi quando non te l’aspetti
Ecco, per l’appunto, torniamo agli uomini di classifica. la salita di Piancavallo è stata presa dai Movistar subito forte, in gruppo c’era già un po’ di nervosismo (poco prima Eugenio Alafaci aveva scagliato una borraccia sulle terga di Rory Sutherland, reo di avergli chiuso involontariamente la strada; ne sarebbe derivata una sanzione tutto sommato bonaria – 1′ di penalità e una multa – per l’italiano della Trek da parte della giuria).

Ed è bastato il ritmo di Victor De La Parte per mettere in discussione tutte le convinzioni che tanti agitavano da diversi giorni in qua. Perché su quel ritmo la maglia rosa ha preso a ballare, in maniera sghemba, sofferta, affannata. Sì, avete capito bene, Tom Dumoulin ha perso contatto dal gruppo dei migliori (formato in quel momento da una trentina di unità). L’olandese si è subito staccato, poi, circondato dai compagni, si è rifatto sotto, e da lì sono iniziati 3 km di elastico, con Major Tom che perdeva contatto, si riportava dentro, si staccava, si riattaccava, sempre accompagnato da un paio di gregari, tra cui un Simon Geschke finalmente abbastanza all’altezza del ruolo.

Appurato che l’elastico di Tom non era un bluff (ed era forse causato anche dagli sforzi per chiudere il buco nato scendendo da Sappada), un suiveur mediamente dotato di spirito si sarebbe aspettato di vedere i rivali della maglia rosa iniziare a piazzare uno scatto dietro l’altro, per ricacciare sempre più indietro la maglia rosa finalmente (dal loro punto di vista) in difficoltà. E invece, nulla di tutto ciò.

La Movistar – con Winner Anacona pronto a rilevare De La Parte – ha imposto un’andatura abbastanza regolare. A provocare la selezione non è stato il team di Nairo, men che meno lui in persona, bensì le pendenze che, nella prima parte di salita, erano veramente cattivissime. Ai -11 è andato a tirare Franco Pellizotti, votato alla causa di Nibali, e il suiveur di cui sopra ha pensato “ok, ora ci penserà Vincenzo a infiammare la corsa”, ma anche stavolta l’appassionato sognatore era destinato a restare deluso, perché di scatti, ancora, neanche l’ombra.

Dumoulin si gestiva, restava tra i 10 e i 20″ dietro al gruppetto che intanto perdeva pezzi, prima Jan Polanc, poi Steven Kruijswijk ai -10, poi anche Bob Jungels, quindi Davide Formolo e Adam Yates… ma Bob e Adam sarebbero poi rientrati.

 

Pinot il migliore in un contesto di scarsa vena
Solo a 8 km dalla vetta un uomo di classifica si è degnato di partire all’attacco, e quell’uomo era il quarto della generale, Thibaut Pinot. L’affondo del francese della FDJ ha provocato una certa entropia nel drappello, ma dopo pochi metri Pellizotti è tornato a tirare e le acque si sono nuovamente placate.

Da parte di Quintana e Nibali, nessuna notizia. Le gambe sono quello che sono, evidentemente, e dal loro punto di vista già il fatto che si fosse staccato il pericolo pubblico numero uno era più che sufficiente per mettere un segno più al bilancio della giornata. Quindi campo libero per il quarto della generale, che ha guadagnato sì, ma non tantissimo, restando al massimo con 20-30″ di vantaggio rispetto agli altri uomini di classifica.

Qualche scaramuccia (prima un allungo di Zakarin, poi una frullata di Nibali, poi un altro affondo di Ilnur con Quintana che ha perso qualche metro per un problema al cambio, subito rientrato), poi Zakarin, vedendo il podio avvicinatosi di colpo, ha voluto insistere con maggiore convinzione ed è riuscito a prendere un po’ di margine ai 3 km, seguito da un Domenico Pozzovivo fin qui inappuntabile. Il drappello degli altri, tirato da Visconti (trovato strada facendo), conservava quei 40″ su Dumoulin, e solo in vista dell’ultimo chilometro c’è stato qualche cambio di ritmo, più una volata lunga che altro.

Pinot ha chiuso la tappa all’11esimo posto (a 8’09” da Landa) e ha guadagnato 6″ su Pozzovivo e Zakarin (che quasi riuscivano a prendergli la ruota nel finale), 12″ su Jungels, Yates e Quintana, 14″ su Mollema, Nibali e Jan Hirt. Tom Dumoulin è arrivato al traguardo in 22esima posizione, a 9’30” da Landa e a poco più di un minuto da Nairo e Vincenzo. Kruijswijk ha chiuso addirittura a 10’41” da Landa.

In classifica, quindi, una nuova revolución, con Quintana che torna in maglia rosa e con distanze ridottissime: Dumoulin è secondo a 38″, Nibali terzo a 43″, Pinot quarto a 53″, Zakarin quinto a 1’21”, Pozzovivo sesto a 1’30”. Le distanze si dilatano su Mollema, settimo a 2’48” e poi soprattutto dall’ottavo posto in giù, con Yates a 6’35”, Jungels a 7’03”, Kruijswijk a 7’37”, Formolo a 8’37” (Davide è undicesimo), Polanc a 14’13” e via allontanandosi.

Domani tra il Grappa e Foza si consumeranno le ultime salite del Giro100, e quindi alcuni dei contendenti avranno le ultime chance di migliorare la propria posizione, di attaccare, di guadagnare terreno in vista della crono di Milano. Visti i livelli di forza in campo (energie scarse per tutti, praticamente), sarà un si salvi chi può. O chi recupera meglio.

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La vignetta di Pellegrini

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