Jakob Fuglsang ha la meglio su Richie Porte per pochi millimetri © ASO - Alex Broadway
Jakob Fuglsang ha la meglio su Richie Porte per pochi millimetri © ASO - Alex Broadway

Aru manda a tutti un messaggio in Chat

Delfinato, Fabio protagonista sul Mont du Chat, poi arrivano in quattro e Fuglsang batte di millimetri il nuovo leader Porte. Froome terzo

Il Critérium du Dauphiné è sempre un banco di prova molto interessante in vista del Tour de France e la sesta tappa in programma oggi ne era un esempio perfetto: non solo si trattava del primo scontro i salita tra molti di quelli che saranno poi i favoriti per la maglia gialla a luglio, ma anche perché si affrontava la temibile salita del Mont du Chat (8.7 km al 10.7% medio!) che quest’anno tornerà ad essere affrontata alla Grande Boucle a distanza di 43 anni dalla prima ed ultima volta. La salita, ma anche la successiva discesa, ha regalato grande spettacolo e chissà quindi cosa potrà accadere il prossimo 9 luglio quando i corridori dovranno affrontare anche il Col de la Biche ed il Grand Colombier.

A vincere la tappa è stato il danese Jakob Fuglsang che a riportato la maglia dell’Astana sul gradino più alto del podio di una prova World Tour a distanza di quasi un anno: l’ultima volta infatti era stata il 19 giugno 2016 quando il colombiano Miguel Ángel López vinse la classifica generale del Tour de Suisse. L’Astana ritrova così il successo, in assoluto l’ultimo era stato quello di Michele Scarponi al Tour of the Alps, ma ritrova anche uno straordinario Fabio Aru che con una condotta di gara molto generosa e ricca di scatti è riuscito a staccare tutti in salita salvo poi essere ripreso in discesa e chiudere quarto dietro appunto a Fuglsang, Porte e Froome.

 

Fuga a sei, lavora l’AG2R
A differenza di quanto accadrà nella tappa del Tour de France, la frazione di oggi non presentava particolari difficoltà prima del Mont du Chat e così la fuga di giornata ha potuto guadagnare fino a 8’25”. Al chilometro 9, dopo un minimo di bagarre iniziale, erano scattati Oliver Naesen (AG2R-La Mondiale), Anthony Turgis (Cofidis), Nils Politt (Katusha-Alpecin), Alberto Bettiol (Cannondale-Drapac), Serge Pauwels (Dimension Data) e Thierry Hupond (Delko Marseille Provence KTM) che il loro vantaggio massimo sul gruppo maglia gialla l’hanno toccato al chilometro 80, a 65 dal traguardo. Pauwels, che in classifica era 48° a 3’38” da De Gendt, è stato a lungo leader virtuale del Delfinato, ma la cosa non ha toccato minimamente le squadre degli uomini di classifica.

Con Thomas De Gendt destinato a perdere la maglia gialla oggi, la Lotto Soudal ha lasciato tutte le responsabilità alle altre squadre: e così prima è stata la BMC di Richie Porte a controllare, poi quando il distacco è cresciuto troppo è stata la AG2R ad aumentare il ritmo per Romain Bardet e per dare a Oliver Naesen la possibilità di restare passivo nel gruppetto dei fuggitivi. A 30 chilometri dall’arrivo, con Valverde che poco prima sulla Côte de Jongieux era rimasto coinvolto in una caduta senza conseguenze, il vantaggio dei sei fuggitivi era già sceso a 5’05” e da quel momento il recupero del gruppo è stato costante.

 

Naesen e Bettiol ultimi a cedere della fuga
Ufficialmente la salita del Mont du Chat misurava 8.7 chilometri, ma la strada tirava già all’insù nei sette chilometri precedenti con alcuni tratti anche abbastanza pendenti, sebbene non paragonabili a quelli dell’ascesa vera e propria. Ad ogni modo Bettiol, Hupond, Naesen, Pauwels, Politt e Turgis hanno iniziato la salita con appena due minuti e mezzo di margine mentre dietro il plotone si era già ridotto sensibilmente sotto la spinta dell’AG2R prima e della BMC poi.

Tra i fuggitivi i primi a cedere sono stati Hupond e Politt, poi hanno alzato bandiera bianca anche Turgis e Politt con Alberto Bettiol e Oliver Naesen che sono rimasti da soli al comando con un vantaggio sempre più piccolo mentre alle loro spalle infuriavano gli scatti dei big: l’italiano della Cannondale-Drapac ha messo in mostra una buona condizione fisica che, chissà, potrà tornargli molto utile ai prossimi Campionati Italiani, ma anche lui alla fine ha dovuto arrendersi a Naesen che aveva potuto rifiatare stando a ruota per parecchi chilometri. Anche il corridore dell’AG2R è stato poi ripreso e ha potuto dare una mano a Bardet solo per limitare i danni e non in funzione della vittoria di tappa: per la squadra transalpina può esserci forse il rimpianto che con un lavoro meno deciso in gruppo, Naesen avrebbe potuto lottare per la vittoria di tappa.

 

Valverde accende la miccia da lontano
Ma il grande spettacolo della tappa è stato nel gruppo dei big con un Thomas De Gendt che si è arreso quasi subito e dove ad accendere la miccia è stata la Movistar quando mancavano più di sette chilometri al gpm: Rubén Fernández ha allungato facendo da punto d’appoggio ad Alejandro Valverde che lo ha raggiunto, si è fatto dettare il ritmo per qualche centinaio di metri e poi è partito tutto solo senza grande reazione da parte degli altri. Su una salita così dura Valverde ha forse osato un po’ troppo ma la sua azione ha dato il via ad una spettacolare serie di attacchi e contrattacchi: i primi a portarsi sul murciano, che per un po’ era rimasto solo davanti, sono stati Fabio Aru, Simon Yates e Rafael Valls, poi gradualmente sono tornati sotto tutti gli altri, ma a quel punto il gruppo dei migliori era ormai ristretto ad una dozzina di unità.

Con tanti chilometri di salita ancora da affrontare e con i capitani tutti isolati, in questa fase sono iniziati i controscatti con Fuglsang che si è mosso con Buchmann e Kwiatkowski: il danese dell’Astana poi si è tolto tutti di ruota e ha guadagnato un margine interessante su tutti. Alle spalle di Jakub hanno provato a muoversi prima Bardet, Meintjes e Dan Martin, poi è stato il turno di Fabio Aru che con una bellissima sparata si è riportato su quei tre in poche pedalate: il sardo dell’Astana poi ha attaccato ancora disintegrando la resistenza di Romain Bardet e dando il via ad un’esaltante rimonta che l’ha portato a superare uno ad uno tutti i corridori che facevano partenza della fuga iniziale.

 

Fabio Aru scollina da solo in testa
A circa 3 chilometri dalla vetta è arrivata la tipica frullata di Chris Froome che stavolta ha fatto male ad Alejandro Valverde e Alberto Contador, non a Richie Porte che è rimasto sempre assieme al britannico del Team Sky nonostante avesse tirato abbastanza in precedenza. È in questa fase che la situazione si è fatta finalmente più chiara: Aru è andato a prendere il compagno di squadra Fuglsang ed i due hanno superato l’ultimo fuggitivo, Naesen, quando mancavano due chilometri al gpm. Alle spalle della coppia dell’Astana, staccati di una decina di secondi, c’erano Richie Porte, Chris Froome e Daniel Martin, ma l’irlandese ben presto ha dovuto alzare anche lui bandiera bianca.

A poco più di un chilometro dallo scollinamento è arrivato l’ennesimo scatto di giornata di Fabio Aru che ha staccato Fuglsang restando da solo in testa alla corsa: al gpm a 15 chilometri dall’arrivo il sardo aveva circa 10″ di vantaggio su Porte, Froome e appunto Fuglsang, Daniel Martin era da solo a 25″ mentre Contador, Valverde e Bardet sono andati in grande difficoltà nell’ultimo tratto di salita finendo col perdere circa un minuto.

 

Froome aggressivo in discesa, allo sprint esce Fuglsang
In discesa abbiamo visto un Chris Froome molto aggressivo che si è preso di forza un sorpasso su Richie Porte rischiando anche qualcosa visto che per pochissimo non si è ritrovato con le ruote sull’erba: è stato proprio il capitano Sky a condurre in testa una discesa molto tecnica, con strada stretta e continui cambi di direzione da far quasi venire il mal di testa. Froome è stato quindi il primo a riprendere Aru e senza esitare lo ha superato provando ad allungare: l’italiano dell’Astana ha perso qualche metro, ma è stato provvidenziale l’intervento di Fuglsang che si è messo a disegnare le traiettorie andando a chiudere il buco sul corridore della Sky mentre Porte non si è mai schiodato dalla quarta posizione, senza però dare cenni di particolari difficoltà.

Dal termine della discesa all’arrivo c’erano giusto un paio di chilometri (al Tour de France saranno molto di più) e c’è stato poco tempo per provare ad organizzare una tattica per la vittoria di tappa: l’Astana, in superiorità numerica, ha attaccato con Jakob Fuglsang a 1100 metri dal traguardo, ma il danese è stato ripreso e l’epilogo è stato quindi in volata. Chris Froome dalla testa ha provato a chiudere verso le transenne sulla sua destra arrivando praticamente al contatto con Richie Porte che non si è fatto intimidire ed è passato, seppur perdendo un po’ di velocità: a ringraziare, dall’altro lato della carreggiata, è stato ancora Jakob Fuglsang che per questioni di millimetri è riuscito a sopravanzare Richie Porte e Chris Froome, mentre uno stremato ma molto convincente Fabio Aru ha chiuso in quarta posizione.

 

Porte in giallo, domani Alpe d’Huez
In discesa Daniel Martin ha perso terreno ed è stato raggiunto da Alejandro Valverde e Romain Bardet: questo terzetto ha chiuso con 50″ di ritardo rispetto ai primi quattro, più staccato invece Alberto Contador che non si è preso rischi né in salita (sempre a ruota) né in discesa e ha tagliato il traguardo assieme a Oliver Naesen a 1’06”. Tra i nomi più interessanti segnaliamo Louis Meintjes a 1’32”, Pierre Latour e Simon Yates a 2’17”, Esteban Chaves a 2’19”, Andrew Talansky a 2’29” mentre Warren Barguil ha perso addirittura 5’59”.

Con Thomas De Gendt finito a poco più di otto minuti, la nuova classifica generale del Delfinato vede adesso Richie Porte in maglia gialla e con quella che può sembrare già un’ipoteca sulla vittoria finale: Chris Froome è a 39″, Jakob Fuglsang a 1’15”, Alejandro Valverde a 1’20”, Fabio Aru a 1’24” e Alberto Contador a 1’47”. Attenzione però perché le prossime due tappe avranno ancora percorsi di montagna: domani ad esempio si arriva ad Alpe d’Huez, ma non si affronterà il versante classico della salita ma si scalerà prima il Col de Sarenne (15.3 km al 6.9%) e da lì si resterà in quota per poi affrontare l’ultima rampa di salita di 3700 metri al 7.2% verso l’arrivo vero e proprio classificato come di seconda categoria.

Ciclismo in Tv

Non ci sono eventi imminenti.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile