Aussie in parata ma l’Imperatore è Sivakov

Giro d’Italia under 23, a Hindley la tappa regina davanti ad Hamilton, il russo resiste e vince la corsa. Bravi Conci e Raggio

Un’ascesa dal nome particolarmente evocativo (Campo Imperatore), incastonata nella maestosità del Gran Sasso e resa immortale da una delle tante mirabilie di Marco Pantani, che in una giornata più invernale che primaverile volò a prendersi tappa e maglia rosa al Giro d’Italia del 1999. Un’ascesa in cui solamente due opzioni erano possibili: confermarsi zar oppure abdicare a vantaggio del sempre floridissimo movimento anglosassone, pronto a giovarsi di ogni possibile cedimento in un finale che non avrebbe regalato nulla. Niente ribaltoni invece, nessun golpe andato a buon fine nella splendida cornice delle montagne abruzzesi ma una solida, tenace conferma di chi fin da principio aveva preso il via con la consapevolezza di essere il più forte in assoluto.

Ha vinto così il rinato Giro d’Italia Under 23 il russo Pavel Sivakov: forte, sicuro anche se non strapotente come poche settimane fa, quando dominava con autorevolezza la Ronde de l’Isard, una delle più impegnative gare a tappe capaci di mettere in evidenza i giovani talenti. Al punto che per portare a casa la corsa rosa (quarto successo stagionale per lui) il leader della BMC Development Team non ha avuto neppure bisogno di conquistare successi parziali, tenendo a bada i rivali diretti e attaccando in prima persona, all’occorrenza, per far capire a tutti gli altri che per batterlo avrebbero dovuto inventare qualcosa di eccezionale.

Probabilmente chi si sarebbe aspettato distacchi d’altri tempi in quella che era presentata come la tappa regina di questa edizione non sarà rimasto troppo soddisfatto nel vedere la corsa decisa sul filo dei secondi ma tant’è. Probabilmente non era in grado di fare molto di più la Mitchelton Scott, che con ben due atleti a meno di trenta secondi dalla maglia rosa aveva tutte le carte in regola per far saltare il banco, senza dimenticare un’altra validissima pedina come Stannard presente in top ten. Ci si potrà interrogare se almeno uno tra Hamilton e Hindley avesse potuto correre il rischio di saltare attaccando il russo ben prima del triangolo rosso ma proprio l’allungo di Sivakov negli ultimi 5 chilometri ha probabilmente frustrato le speranze degli aussie, costretti ad accontentarsi dell’uno-due sul traguardo e dei due gradini più bassi del podio.

Tutto sommato ha concluso con una certa fiducia anche un’Italia, andata nuovamente vicina al successo di tappa con Luca Covili e che per il futuro può guardare con un po’ più d’ottimismo grazie a Nicola Conci: il trentino ha raggiunto il proprio obiettivo confermando la settima posizione in classifica finale e rivelandosi uno dei prospetti su cui lavorare nella speranza di poterne ricavare uno di quei protagonisti per le gare a tappe di cui abbiamo disperatamente bisogno. Di certo, alla luce di ciò, ci si chiede se la scelta operata dalla Zalf di sacrificare il Giro della Valle d’Aosta per questa stagione si sia rivelata realmente azzeccata. Dulcis in fundo l’ingresso in top ten di Luca Raggio della Viris Maserati, atleta di cui si è sicuramente parlato poco ma protagonista finora di una buona annata e di una condotta costante che lo ha tenuto sempre a galla in queste sette giornate di gara, è da salutare certamente con soddisfazione, considerando anche le nubi fosche che attanagliavano (e che di certo non si sono diradate in appena una settimana) lo stato di salute del nostro movimento dilettantistico. Per le conclusioni comunque rimandiamo ai paragrafi successivi.

In 146 al via dell’ultima fatica. Una fuga a 15 caratterizza la frazione
Ancora una volta Francavilla al Mare ha tenuto a battesimo la settima e ultima frazione del 40° Giro d’Italia Under 23, che avrebbe condotto il gruppo verso il temibile arrivo di Campo Imperatore, posto a 2130 metri sul livello del mare, al termine di 148 impegnativi chilometri. 146 sono stati gli atleti che hanno preso il via, con l’unica defezione del portoghese Ivo Oliveira (l’Axeon ha concluso quindi con appena due atleti), a cui dopo pochi chilometri di gara si è aggiunta quella del velocista bresciano Stefano Moro, portacolori del Gavardo (prima del traguardo alzeranno bandiera bianca anche Tommaso Fiaschi, Filippo Calderaro, Ahmed Galdoune, Mattia Cristofaletti e Davide Italiani).

Dopo un avvio abbastanza spumeggianti, in cui sono stati in diversi a cercare l’allungo buono, la fuga di giornata ha preso vita attorno al quarantesimo chilometro di gara, quando in testa si sono ritrovati in sedici, con cinque squadre a poter vantare una coppia nel drappello di testa: la nazionale colombiana con Wilmar Paredes e Jhon Rodríguez, la Viris Maserati con Aleksandr Vlasov e Giacomo Garavaglia, la Palazzago con Cezary Grodzicki e Raul Colombo, la Figros con Francesco Mancini e Andrea Villanti e la Mastromarco con Paolo Baccio e Michele Corradini, oltre a Filippo Tagliani (Colosio Eurofeed), Andrea Di Renzo (Rappresentativa Marche), Emiel Planckaert (Lotto Soudal), Michel Piccot (Gavardo), Mattia Melloni (Cycling Team Friuli) e Stephen Williams (SEG Racing Academy). Per loro il vantaggio massimo si è approssimato attorno ai 2 minuti e mezzo proprio al culmine dell’ascesa delle Svolte di Popoli, primo impegnativo GPM di giornata, in vetta al quale è transitato per primo il colombiano Jhon Rodriguez, particolarmente attivo in quest’ultima frazione.

Comincia la salita finale, ci provano Rodriguez e Covili
Il gruppo, controllato dalla BMC di Sivakov ma in cui hanno fatto capolino anche le maglie dell’Hopplà per salvaguardare la decima posizione di Lorenzo Fortunato, data la presenza nella fuga di Garavaglia, distante dalla vetta poco più di 4 minuti (e appena 1’10” dalla top ten) ha pian piano cominciato a limare lo svantaggio. Superato l’Intergiro di Bazzano (conquistato da Mancini), è quindi iniziata la lunga ascesa di trenta chilometri verso Campo Imperatore, caratterizzata da tratti impegnativi nella prima parte, intervallati da altri molto più regolari nella parte centrale per poi inasprirsi improvvisamente negli ultimi cinque chilometri.

Proprio sulla salita conclusiva il drappello di testa ha iniziato a sfaldarsi, tra i propositi di rimonta del gruppo e la volontà di non arrendersi di chi, come Paredes e Grodzicki, raggiunti poi da Planckaert e Tagliani (il bresciano è stato l’ultimo in assoluto ad arrendersi), covava ancora la speranza di riuscire a resistere e regalarsi quindi un successo prestigioso. Tutto da rifare, prevedibilmente, mentre il gruppo dei migliori si assottigliava sempre più ed anche la BMC, per forza di cose, si ritrovava sempre con meno uomini in testa. Nonostante la fatica precedentemente accumulata nella fuga, il colombiano Jhon Rodríguez, professionista della Delko Marseille, ha avuto ancora una volta la forza di riprovarci e tentare uno scatto a cui il solo Luca Covili è stato capace di replicare.

Il modenese, finalmente a suo agio in una frazione caratterizzata da un finale molto adatto alle sue caratteristiche, ha assecondato l’azione del sudamericano, consentendo alla coppia di giungere con una ventina di secondi nella Piana di Campo Imperatore, che faceva da preludio ai fuochi d’artificio conclusivi, a cui aveva provato a partecipare anche Riabushenko, seppur per poche centinaia di metri. Alle spalle di Rodríguez e Covili non restavano che una quindicina scarsa di atleti, con la Mitchelton Scott ancora forte di ben tre uomini e quindi osservata speciale per le mosse finali.

Sivakov attacca, poi controlla. Hindley ed Hamilton fanno doppietta
La bella azione del duo italo-colombiano si è esaurita a 3 chilometri dal traguardo, lì dove i tornanti cominciavano ad impennarsi al 10% e i big sarebbero inevitabilmente usciti allo scoperto: non restavano infatti che dieci atleti al comando, con Raggio bravo a riaccodarsi proprio in quei frangenti. Come a voler ribadire la propria superiorità Pavel Sivakov si è prodotto in un attacco, replicato prontamente da Mark Padun e poi da tutti gli altri, dando vita ad una nuova soluzione di stallo. Della situazione ha quindi cercato di approfittare nuovamente Covili, che ha attaccato ancora una volta ai -2 dal traguardo, sperando che l’eccessivo controllo di chi il Giro se lo stava giocando l’avrebbe favorito. Il forte vento contrario, tipico della zona, non ha però favorito il grimpeur della Palazzago, che ha così visto i propri sogni di gloria svanire proprio in prossimità del triangolo rosso dell’ultimo chilometro.

A quel punto occorreva tentare il tutto per tutto e l’accelerazione del duo australiano Hindley-Hamilton ha senza dubbio messo a dura prova la resistenza di Sivakov, che però non ha demorso ed ha cercato di togliersi dalla tenaglia in cui rischiava di essere stritolato, vedendosi scappar via il successo finale. Giunti negli ultimi 500 metri Sivakov ha pagato qualcosa alla coppia della Mitchelton Scott, rimasta però sempre a vista del russo. Sul traguardo è stata quindi una festa tutta australiana con Jay Hindley che è andato a prendersi il successo di tappa e Lucas Hamilton appena dietro a completare una bellissima doppietta, non tramutatasi in capolavoro solo per la tenace resistenza di Sivakov, che tagliando il traguardo a soli 3” ha saldamente mantenuto la leadership.

Quarto posto per il colombiano Cristian Muñoz, in crescita nelle ultime giornate, che ha chiuso con un distacco di 9”, precedendo il bravo britannico Scott Davies, quinto a 15”. Sesto posto sul traguardo per Mark Padun, che tante recriminazioni potrà avere ripensando ai guai meccanici occorsigli nella semitappa a cronometro di Campocavallo, che a 19” ha preceduto un Luca Covili in ottima giornata e che ha creduto fino all’ultimo di poter realizzare l’acuto vincente. A chiudere la top ten di giornata l’altro australiano Robert Stannard (ottavo a 33”), un Nicola Conci difesosi in maniera più che dignitosa (37” il suo ritardo) e un indomito Neilson Powless, giunto a 40” e costretto praticamente a far da sé, terminando davanti al coriaceo russo Cherkasov e a Luca Raggio (49” il ritardo dell’alfiere della Viris Maserati). In difficoltà invece il danese Honore, giunto a 2’07” e soprattutto Lorenzo Fortunato, crollato nel finale (8’14” il suo ritardo) e precipitato dalla decima alla ventiduesima posizione nella generale. Buona invece la prova del polacco Szelag dell’Altopack, 13° a 56” e risalito fino alla 14ª piazza nella generale.

Sivakov conquista il Giro. Conci settimo e primo italiano
Grazie alla coriacea difesa odierna Pavel Sivakov ha quindi conquistato il successo nel 40° Giro d’Italia Under 23 divenendo il prima atleta russo ad aggiudicarsi la corsa dopo lo smembramento dell’Unione Sovietica e il nono in assoluto se si comprendono, appunto, tutti gli atleti dell’ex blocco sovietico (l’ultimo fu il lituano Dainius Kairelis nel 2003). Doppio podio con una punta d’amaro invece per la Mitchelton Scott, a cui l’ultima frazione, oltre al successo parziale, ha portato in dote il secondo posto finale di Lucas Hamilton, distanziato di soli 9”, e il terzo di Jay Hindley, il cui distacco si è arrestato a 17”.

Quarto posto per Scott Davies del Team Wiggins a 45” mentre Mark Padun ha concluso al quinto posto a 1’05” (con il grosso del distacco accumulato nella cronometro). Lo statunitense Powless, vincitore della tappa inaugurale, è sesto a 2’39” mentre 3’01” è il distacco finale di Nicola Conci, che ha conservato la settima posizione che gli vale il primo posto tra gli atleti nostrani. Dietro l’ausraliano Stannard (ottavo a 3’25”) la tappa conclusiva ha fatto registrare le new entry di Nikolay Cherkasov e di Luca Raggio in top ten: il russo della Gazprom, già campione europeo a cronometro tra gli juniores, potrebbe essere un altro atleta dell’Est da seguire con particolare attenzione in futuro (nono posto per lui a 4’18”) mentre la caparbietà del ligure della Viris gli è valsa la decima posizione a 4’22”. In chiave italiana da annotare anche i piazzamenti in top 20 del già citato Covili, che ha chiuso 17° a 6’20” riuscendo a carburare solo in finale di Giro mentre il 18° posto a 9’11” del pugliese Alessandro Monaco, portacolori dell’Hopplà, è un altro buon segnale da considerare in prospettiva, tenendo conto che si parla di un atleta classe 1998.

Con Pavel Sivakov che è risultato il migliore anche nella graduatoria della maglia bianca (dove secondo ha concluso Conci), tutte le altre graduatorie erano praticamente già state assegnate nella giornata di ieri: la maglia rossa della classifica a punti è appannaggio di un altro BMC, il talentuoso Jasper Philipsen, autore di una prova maiuscola al debutto in una simile corsa a tappe (parliamo di un atleta al primo anno), non facendo neppure mancare un prezioso apporto alla causa di Sivakov; la maglia verde di miglior scalatore è andata invece al battagliero sudafricano Nicholas Dlamini della Dimension Data mentre Alvaro Hodeg, ruota veloce colombiana, ha parzialmente salvato la difficile spedizione della compagine sudamericana, partita per ambire ad un posto sul podio e costretta invece ad accontentarsi della maglia blu dell’Intergiro. Menzione particolare poi per il lombardo Marco Ranieri, portacolori della Cipollini Iseo: concludendo il Giro in 140esima e ultima posizione a 2 ore 07’35” da Sivakov ha portato a casa la maglia nera, reintrodotta per l’occasione. Un premio all’abnegazione di un corridore che ha avuto un avvio di corsa particolarmente complicato ma riuscito poi a portare al termine con successo la propria fatica.

Giro Under 23: una scommessa vinta e un monito per il movimento italiano
Si giunge così inevitabilmente alle conclusioni, che non possono non partire con i doverosi complimenti e ringraziamenti a Davide Cassani per aver riportato in vita una corsa di cui da troppo tempo si sentiva la mancanza. Il lavoro operato dal Commissario Tecnico azzurro è stato eccellente e ripagato, oltre che da un buon seguito anche mediatico, da una corsa mai banale, viva e che ha offerto quotidianamente spunti interessanti. In futuro c’è d’auspicare che sull’onda di questo tornino a rivedere la luce anche altre importanti gare a tappe dall’ultradecennale tradizione, molto utili per contribuire a riportare il nostro movimento a fasti sicuramente più consoni.

In secondo luogo ha pagato indubbiamente anche l’internazionalità della corsa: la presenza di atleti stranieri di grande valore ha consentito una buona risonanza anche fuori dai confini, riportando così il Giro Under ad un ruolo di primo piano nella scena ciclistica mondiale giovanile. Se poi da un lato era prevedibile il vedere protagonisti corridori di formazioni decisamente all’altezza di un simile evento e rodati anche da varie esperienze nel professionismo, la nota più lieta è stata senz’altro rappresentata dalla competitività degli esponenti africani presenti alla gara, che ha avuto il suo culmine nella splendida impresa del ruandese Areruya a Osimo, oltre che alla già citata conquista della maglia verde da parte di Dlamini e alle buone prestazioni dei marocchini Chokri e Zahiri (quest’ultimo capace di concludere in top 15).

Tutto ciò però non può che costituire un importante monito per il nostro movimento: la bella vittoria conseguita da Romano a Casalincontrada, che ha impedito ai nostri di chiudere a 0 alla voce successi e i buoni piazzamenti di Conci e Raggio non devono essere il pretesto per continuare ad affermare che, in fondo, tutto continua ad andare bene e la situazione non è esageratamente drammatica. I problemi enfatizzati da un appuntamento di simile portata come il Giro sono ancora lungi dall’essere risolti, semmai un simile strumento può essere una delle chiavi migliori per venirne a capo. Per poter intraprendere la strada giusta però servono fondamentalmente due cose: fatti concreti, come la rinascita del Giro ha dimostrato, e un graduale abbandono di un provincialismo che ancora troppo spesso finisce per avere la meglio. Il mondo ciclistico pedala sempre più veloce e lascia ben poco tempo di recupero a chi, per un motivo o per l’altro, finisce per restare indietro.

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