Simon Spilak (Katusha-Alpecin) esulta a Sölden © Bettiniphoto
Simon Spilak (Katusha-Alpecin) esulta a Sölden © Bettiniphoto

Spilak, lo sloveno dagli occhi di… Ghiacciaio

Simon domina a Sölden e si mette il Tour de Suisse in tasca. Pozzovivo naufraga, Caruso secondo in classifica

Ta una settimana esatta compirà 30 anni, e ormai sulla sua carriera non c’è praticamente più nulla che possiamo scoprire. Il sottotitolo delle sue ciclobiografie sarà “Il corridore che fu fortissimo in Svizzera, molto meno altrove”: Simon Spilak ha vinto un Tour de Romandie e un Tour de Suisse, ha collezionato altri tre secondi posti sempre al Romandie, dove negli anni ha pure vinto tre tappe; e oggi allo Svizzera ha messo uno per angolo i suoi avversari, issandosi in vetta alla classifica sul Ghiacciaio di Sölden. Ce n’è abbastanza per trarre le dovute conclusioni.

Non si sa bene come funzioni la cosa, in effetti (e lo sloveno della Katusha-Alpecin non è l’unico a vantare un ruolino simile: il palmarès di Rui Costa lo ricorda, ad esempio, ma il portoghese qualche altra vittoria di gran prestigio l’ha ottenuta), fatto sta che a tratti, sulle strade elvetiche, Spilak risulta ingiocabile. Un po’ come oggi, nella tappa regina della novegiorni del TDS. Ora scalzarlo dalla prima posizione sarà molto difficile, dato che domani il ragazzo non dovrebbe correre eccessivi rischi, e domenica la crono conclusiva non gli sarà particolarmente nemica.

Spilak ha stravolto la classifica del Tour de Suisse nel giorno in cui Domenico Pozzovivo, che vestiva la maglia gialla, ha sperimentato quanto effimero possa essere l’alone del successo, ieri tra le stelle a La Punt, oggi a guardare il diavolo in faccia sull’infinita salita verso il ghiacciaio. Meglio è andato Damiano Caruso, che resta secondo della generale, ma con quasi un minuto da recuperare allo scatenato quanto laconico sloveno.

 

Una tappa veloce in attesa del Ghiacciaio
La frazione numero 7 del Tour de Suisse 2017 è partita da Zernez (alla volta di Sölden, 166 km previsti) con un ritmo altissimo, 52 di media la prima ora. La fuga ha iniziato a comporsi intorno al km 15, e alla fine è risultata animata da 18 uomini che qui elenchiamo: Jonathan Restrepo e Baptiste Planckaert (Katusha-Alpecin), Jeroen Meijers (Roompot-Nederlandse Loterij), Tim Wellens (Lotto Soudal), David De La Cruz e Matteo Trentin (Quick-Step Floors), Lachlan Morton (Dimension Data), Markus Burghardt e Peter Sagan (Bora-Hansgrohe), Michael Matthews (Team Sunweb), Nelson Oliveira (Movistar), Lilian Calméjane e Sylvain Chavanel (Direct Énergie), Lars-Petter Nordhaug e Daniel Pearson (Aqua Blue Sport), Mathew Hayman (Orica-Scott), Tsgabu Grmay (Bahrain-Merida) e Jonathan Dibben (Sky).

Il gruppo, tirato dalla AG2R La Mondiale di Pozzovivo e dalla CCC Sprandi Polkowice di Jan Hirt, non ha lasciato grande spazio: un massimo di 4′ scarsi in prossimità del rifornimento a metà tappa, poi ai fuggitivi non è rimasto che concentrarsi sui due traguardi volanti che precedevano la salita finale, due traguardi affrontati già col fiato del gruppo sul collo: sul primo, ai -24, Sagan ha avuto buon gioco su Matthews e Trentin; poi l’italiano ha proseguito per un po’ da solo, ma è stato risucchiato prima del secondo sprint intermedio (posto ai -16), laddove ha tentato un contropiede Wellens. Nulla che potesse essere destinato al successo: il belga è stato infatti ripreso poco dopo dal gruppo tirato – in quel frangente – dalla Bahrain-Merida di Ion Izagirre.

La squadra araba ha ceduto il passo alla Katusha quando la salita era iniziata da qualche metro, ai -15, e il ritmo imposto da Big K è risultato da subito insostenibile per molti: con Matvey Mamykin a tirare è saltato ai -14 Mathias Fränk (AG2R), quinto della generale, e Pello Bilbao (Astana) e Valerio Conti (UAE Emirates), nono e decimo, l’hanno imitato di lì a poco.

Poi, ecco il boom grosso: a 13.5 dalla vetta, dopo che Rui Costa (UAE) ha perso le ruote dei migliori (era il settimo della GC), si è perso per strada il leader Pozzovivo. Ahi che dolor.

Mamykin ha ceduto il passo a Rein Taaramäe, e il dolor s’è fatto più cupo per tutti, prima Mikel Nieve (Sky), l’ottavo, fuori causa ai -13; poi ai -11 tanti cari saluti a Marc Soler (Movistar), il sesto, e a Jan Hirt (CCC); a poco più di 10 km dalla vetta hanno gettato la spugna Ion Izagirre (Bahrain), 14esimo della generale, poi soprattutto il secondo e il terzo, ovvero Damiano Caruso (BMC) e Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo). E a questo punto l’opera della Katusha era completata.

 

Esibizione Katusha prima dell’affondo di Spilak
Il solo Joe Dombrowski (Cannondale-Drapac) resisteva – con Spilak – alla ruota indiavolata di Taaramäe, ma pure l’americano ha dovuto recedere da ogni speranza: dopo che l’estone ha concluso il proprio impegno ai -9, Dombro si è staccato agli 8.5 km, e da lì in avanti per Simon si è trattato di cavalcata solitaria, con al più il diesse che gli annunciava via radio i distacchi: Pozzovivo rotolato a due minuti, Caruso e gli altri più vicini a un minuto, insomma i contorni dell’impresa prendevano chiaramente forma.

Poi però sul finire dell’infinita salita verso il ghiacciaio, anche il buon Simon ha iniziato ad accusare un po’ di fatica, e la cosa si è saldata a un bel ritorno di fiamma della gamba di Izagirre, il quale al contempo invece ritrovava verve e si permetteva di staccare tutti gli altri (Caruso e Kruijswijk, nella fattispecie) e di riportarsi a tiro del leprotto solitario.

Gli ultimi due-tre chilometri di scalata sono stati per Spilak un continuo voltarsi: il lungo tunnel che dai -2 sfociava agli ultimi 500 metri della tappa sono stati da torcicollo per lo sloveno, ma il suo ritmo è stato comunque sufficiente per respingere il ritorno del basco. E quando la galleria è finita, Simon ha avuto anche lo spirito di rallentare un attimo, prendere gli occhiali da sole dal taschino dietro, inforcarli e predisporsi ad un taglio del traguardo da gran figo, quale in effetti è stato oggi.

 

E ora lo sloveno è padrone della classifica davanti a Caruso
Spilak ha così vinto la tappa e ha relegato Izagirre a 22″, con Dombrowski terzo a 36″; a 1’04” sono arrivati Caruso e Kruijswijk, subito davanti a Hirt (1’07”); a 1’33” ha chiuso l’eroico Taaramäe, a 1’47” Nieve, a 1’53” Rui Costa; poi ancora, a 2’40” sono arrivati Bilbao,  Fränk e Pozzovivo; più indietro, Soler ha chiuso a 3’44”, Conti a 4’17”.

In classifica è ovviamente rivoluzione: Simon Spilak è il nuovo leader con 52″ su Caruso, 1’05” su Kruijswijk, 2’28” su Pozzovivo, 2’35” su Rui Costa, 2’51” su Fränk, 2’54” su Nieve, 3’51” su Izagirre, 4’07” su Soler e 4’10” su Bilbao. Conti scivola in 12esima posizione a 7’07”, dietro anche a Victor De La Parte (Movistar), 11esimo a 6’35”.

Domani l’ottava e penultima tappa consta di 100 km in circuito a Sciaffusa (o Schaffhausen, alla tedesca): c’è la salita di Herblingen da scalare 8 volte, e non è detto che la generale non veda qualche ulteriore assestamento prima dei quasi 30 km di crono domenicale (sempre a Schaffhausen); ma la sensazione, dopo l’esibizione odierna di Sölden, è che sarà molto molto molto difficile portare via a Spilak il Tour de Suisse 2017.

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