La netta vittoria di Peter Sagan a Schaffhausen, Tour de Suisse 2017 © Bettiniphoto
La netta vittoria di Peter Sagan a Schaffhausen, Tour de Suisse 2017 © Bettiniphoto

Talmente superiore che gli viene da ridere

Peter Sagan straborda al Tour de Suisse, vince a Schaffhausen e si lascia alle spalle Modolo e Trentin. Spilak-Caruso, domani lotta a crono

Tra i vari feudi che il Granduca Peter Sagan può annoverare tra i suoi possedimenti, la Svizzera è uno dei più rilevanti. Nella Confederazione Elvetica, infatti, il nobilissimo slovacco ha conquistato ben 15 vittorie di tappa nella corsa principale, il Tour de Suisse. Dal 2011 a oggi, per sette edizioni del TDS il Campione del Mondo non ha mancato una volta l’appuntamento col successo, e spesso ha anche dato discreto spettacolo, tipo oggi, a Sciaffusa, al termine di una minitappa che seguiva un maxitrasferimento (dal Ghiacciaio di Sölden, sede dell’arrivo di ieri): un riempitivo, di fatto, un circuito di 12.5 km da ripetere 8 volte, uno svolgimento piuttosto piano per la penultima giornata di gara, alla vigilia della crono che domani, sempre a Sciaffusa (o Schaffhausen) chiuderà la competizione.

E tanto per dare maggiormente l’idea che quella di oggi era più o meno una kermesse, la giuria, di concerto con gli organizzatori, ha deciso di neutralizzare ai fini della classifica l’ultima tornata, quindi tempi presi per tutti a 12.5 km dalla fine, e giro finale panoramico per i corridori non interessati a giocarsi il successo di giornata: ergo, da Simon Spilak in giù, per tutti gli uomini di classifica, che infatti hanno lasciato fare, si sono sfilati, e sono arrivati tranquillamente staccati rispetto al primo gruppone di una cinquantina di uomini, contenente i velocisti, i loro gregari di fiducia, e qualche finisseur.

 

Una fuga per la vittoria… dei Gpm
La fuga del giorno è stata utile per dirimere la questione relativa alla classifica di migliore scalatore del TDS: infatti con otto Gpm previsti in cima alla salitella di Herblingen (terza categoria) c’era spazio per stabilire chi, tra Lasse Norman Hansen e Nick Van der Lijke, dovesse spuntarla, dato che i due erano divisi alla vigilia da un solo punticino (33 il danese dell’Aqua Blue Sport, 32 l’olandese della Roompot-Nederlandse Loterij).

E infatti, puntualmente, nella fuga che si è subito messa in movimento nell’ambito di una partenza sprint, animata da Jelle Wallays (Lotto Soudal) e Jaco Venter (Dimension Data), LNH ci si è fiondato senza tentennare un secondo; più laborioso è stato invece l’inserimento di Van der Lijke, che si è fatto aiutare dal compagno Jeroen Meijers, il quale l’ha tirato fino al terzetto di attaccanti per poi farsi da parte. L’AG2R ha invece mancato in pieno la fuga, benché ci abbiano provato prima Jan Bakelants, poi Nico Denz.

I quattro sono così andati via, e il gruppo (controllato principalmente dalla Trek-Segafredo, più che dalla Katusha-Alpecin del leader Spilak) ha concesso al massimo un paio di minuti. Chi però si aspettava un duello rusticano per i Gpm è rimasto un po’ deluso, perché Hansen ha da subito dimostrato una gamba superiore, ed è sistematicamente transitato per primo a tutti i passaggi in cima, con Van der Lijke che dopo un po’ ha preso atto della cosa, e ha conseguentemente evitato financo di accennare lo sprint. Alla fine LNH ha chiuso a quota 54 punti (ce n’erano 3-2-1 a ogni passaggio), vincendo 7 Gpm su 7 (all’ottavo la fuga era già finita), mentre VDL è arrivato appena a 43.

 

L’esibizione di Sagan davanti a Modolo e Trentin
Quando a dare man forte ai Trek di Degenkolb sono arrivate BMC e soprattutto Bora-Hansgrohe, la festa per i quattro fuggitivi è finita in tempi abbastanza rapidi. E a un chilometro dall’ultimo passaggio (13.5 dalla fine della tappa), gli attaccanti sono stati raggiunti.

C’era spazio – mentre più di mezzo gruppo tirava i remi in barca – per qualche tentativo sull’ultima ascesa all’Herblingen, e in effetti proprio lì qualcuno si è mosso: prima, a 8 km dalla fine, Jaroslaw Marczynski (Lotto Soudal), poi, un po’ più su, ai -7, Michael Matthews (Sunweb), che evidentemente non si fidava di aspettare lo sprint.

L’azione di Bling ha intorbidato le acque, Greg Van Avermaet (BMC) ha risposto, altri si sono accodati (Tim Wellens della Lotto, Matteo Trentin della Quick-Step Floors, poi anche Arthur Vichot della FDJ e altri ancora), ma di fatto non c’era spazio per prendere il largo, oggettivamente.

Ai -6 ha tentato in contropiede Fabio Felline (Trek), ma anche lui non ha avuto troppa gloria, ed è stato raggiunto nel giro di un chilometro, sicché non restava che attendere lo sprint. La Bora di Sagan ha controllato ottimamente la situazione, poi ai due chilometri è venuto fuori il treno Quick-Step, ma in realtà gli occhi di tutti erano puntati sull’iridato – incidentalmente in maglia nera (scicchissima), quella del leader della classifica a punti del TDS.

Quando è partita la volata, Peter Sagan è emerso come un proiettile, mentre i suoi avversari davano l’impressione visiva di sbattere contro un muro d’aria, come frenati, mentre quello fendeva l’aria stessa e creava il vuoto cosmico intorno.

La vittoria, nettissima come l’altro giorno a Cevio, non è stata seguita stavolta da balletti di sorta, ma l’istrione di Zilina ha concesso al pubblico piazzato dopo il traguardo un’impennata delle sue.

Al secondo posto si è piazzato un buon Sacha Modolo (UAE Emirates), al terzo il tenace Matteo Trentin (Quick-Step Floors), che per un pezzo di tappa era stato pure costretto a inseguire il gruppo dopo una noia meccanica; quarto posto per Magnus Cort Nielsen (Orica-Scott), quinto per Niccolò Bonifazio (Bahrain-Merida). A seguire, nei dieci Michael Matthews (Sunweb), John Degenkolb (Trek-Segafredo), Oscar Gatto (Astana), Kévin Réza (FDJ) e Salvatore Puccio (Sky).

In graduatoria, come anticipato, non cambia niente, Simon Spilak (Katusha-Alpecin) resta leader con 52″ su Damiano Caruso (BMC), 1’05” su Steven Kruijswijk (LottoNL-Jumbo), 2’28” su Domenico Pozzovivo (AG2R La Mondiale) e 2’35” su Rui Costa (UAE Emirates). Domani i 28.6 km contro il tempo, sempre a Schaffhausen, porranno la parola fine sul Tour de Suisse 2017. Lo sloveno in maglia gialla dovrebbe riuscire a difendere la leadership, ma una speranziella a Caruso la vogliamo concedere: il percorso della crono non è immediatamente interpretabile, nel finale c’è una salita che potrebbe sparigliare, e Damiano sta abbastanza bene e contro il tempo se la cava: hai visto mai…

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