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Froome surclassa i rivali anche nel pagellone

Il podio finale del Tour de France 2017 © Bettiniphoto

I voti del Tour de France 2017: da applausi anche Barguil, Kwiatkowski e Matthews. Bocciati Quintana, Pinot e Bouhanni

Il Tour de France 2017 si è concluso con la classica passerella sugli Champs-Élysées. Ecco che cosa le tre settimane di corsa ci hanno lasciato. Froome ha vinto per la quarta volta la corsa a tappe più importante del mondo anche senza dimostrare sulla strada che era lui il più forte. Sul podio finale di Parigi, assieme al britannico, sono saliti Urán e Bardet. Il primo è stata la sorpresa mentre il secondo ha corso sempre all’attacco ma non è riuscito ad ottenere qualcosa di più del terzo posto. Chi si sarebbe meritato di salire sul podio è Mikel Landa. Il basco è stato frenato molte volte dal Team Sky per proteggere Froome ed ha dovuto così dire addio ai propri obiettivi personali. Colui che non ha raccolto niente anche se ha dato tutto per riuscirci è stato Alberto Contador. Peggio del madrileno però hanno fatto Chaves e Quintana che sono state le due principali note negative della corsa. Michael Matthews è stato il più costante in tutto il Tour e si è portato a casa la maglia verde oltre a due tappe. E gli italiani? Aru ha dato l’anima riuscendo sia a vincere una tappa sia ad indossare la maglia gialla per due giorni. Ma ora diamo i voti ai principali protagonisti della centoquattresima edizione della Grande Boucle.

Christopher Froome – 10
Non si può non dare il massimo dei voti al vincitore del Tour de France. Non avrà mai emozionato, non ha mai dato la dimostrazione di essere il più forte in salita, non ha mai ammazzato il Tour ma ha pur sempre vinto la sua quarta edizione, la terza consecutiva, della corsa a tappe più importante del mondo. Ha vestito il simbolo del primato per 14 tappe in questa edizione ed ha portato a quota 59 le sue maglie gialle della sua carriera. L’unico suo rammarico è quello di non aver vinto una tappa ma al termine delle tre settimane è stato lui il più forte e nessun è riuscito a batterlo. Imbattibile.

Warren Barguil – 9
Due tappe e la maglia a pois. È questo il bottino del francese al Tour de France 2017. Un bottino veramente cospicuo per il portacolori del Team Sunweb. Nel 2013 aveva vinto due tappe alla Vuelta ma poi si era perso a causa di molti problemi fisici rischiando addirittura di non tornare più a correre in bicicletta. Il suo carattere però lo ha portato ancora ad alti livelli ed in questo Tour è rinato. La Francia può sognare in grande perché quest’anno si è piazzato nono in classifica generale ma già dalla prossima stagione potrà ambire ad un posto sul podio finale. Che sia proprio lui a riportare la Francia sul tetto del Tour dopo Bernard Hinault nel 1985?

Michael Matthews – 9
Dopo cinque anni, sul podio di Parigi, in maglia verde non c’è Peter Sagan ma il campione australiano che ah corso il suo miglior Tour della carriera. Bling ha conquistato la classifica a punti precedendo di oltre 130 punti André Greipel. Oltre alla verde ritorna in Australia anche con due tappe. Occhio perché chi vuol laurearsi campione del mondo a Bergen se la dovrà vedere con l’australiano.

Michal Kwiatkowski – 9
Froome dovrebbe costruirgli una statua. Il polacco ha svolto un lavoro eccezionale durante tutto il Tour. Tutti i capitani vorrebbero avere in squadra un corridore come il polacco. In alcune occasioni avrebbe potuto giocare le proprie carte per andare alla ricerca di un successo ma Kwiatkowski è sempre rimasto al servizio di Froome. Encomiabile.

Mikel Landa – 8.5
Ha dovuto correre tutto il Tour al servizio di Froome. In tante occasioni ha dovuto frenare le proprie ambizioni personali per aiutare il suo capitano. Per un solo secondo ha perso il podio ma se fosse stato in un’altra squadra ci sarebbe salito di sicuro. E magari anche sul gradito più alto. L’anno prossimo cambierà casacca con l’obiettivo di vincere un grande giro. Un corridore delle sue qualità fa bene a chiedere più spazio e nella sua mente questo Tour rimarrà per molto.

Marcel Kittel – 8.5
Cinque vittorie di tappa nelle prime quindici. Siccome la matematica non è un’opinione, il tedesco ha vinto un terzo delle prime quindici tappe. Un risultato incredibile per il velocista della Quick-Step Floors che si è confermato lo sprinter più forte del mondo. Una caduta nella frazione con arrivo a Serre-Chevalier lo ha costretto al ritiro. Addio per lui a sogni di maglia verde e addio per lui al sogno di vincere sugli Champs-Élysées. Per quello che ha mostrato in corsa il bel Marcello è stato fenomenale.

Rigoberto Urán – 8.5
La sorpresa del Tour è senza alcun dubbio il colombiano. Ha perso 51″ da Froome nella cronometro d’apertura ma poi è stato strepitoso. Non ha mai sbagliato nulla andando anche a vincere al fotofinish, a danno di Barguil, sul traguardo di Chambéry. In salita è sempre stato con i migliori e nella prova contro il tempo di Marsiglia ha scavalcato Romain Bardet in classifica. Ciccio è tornado ai massimi livelli. O meglio, è arrivato per la prima volta ai massimi livelli del ciclismo mondiale. Favoloso.

Edvald Boasson Hagen – 8
L’ha inseguita a lungo la vittoria di tappa e alla terz’ultima occasione l’ha ottenuta. Il norvegese dopo essere stato beffato da Kittel e da Matthews si è preso la rivincita sul traguardo di Salon de Provence. Il terzo posto nella classifica a punti conferma la sua ottima costanza. Sempre presente.

Fabio Aru – 7.5
Prepara il Giro d’Italia ma un infortunio al ginocchio lo manda KO. Viene dirottato al Tour per rivendicare il tredicesimo posto del 2016 e lo fa alla grande. Vince una tappa ed indossa per due giorni la maglia gialla. Solo una bronchite nell’ultima settimana impedisce al sardo di salire sul podio di Parigi. Fabio ha dichiarato di tornare presto in Francia per regolare i conti. E noi lo aspettiamo. Quello che in queste tre settimane ha fatto è stato magnifico e ci ha fatto godere. Ajò Fabio.

Romain Bardet – 7.5
Per il secondo anno consecutivo sale sul podio, quest’anno ci è riuscito per un solo secondo ma in Tour con poche cronometro e tante salite il suo obiettivo era qualcosa di più grande. La sua squadra è stata l’unica a cercare di sconfiggere lo strapotere del Team Sky ma quando il francese doveva entrare in scena non è mai riuscito a fare la differenza. Ci riproverà l’anno prossimo ma in questi 365 giorni dovrà senza alcun dubbio migliorarsi a cronometro perché se no la Grande Boucle non la vincerà mai.

Thomas De Gendt 7.5
Ha passato la maggior parte del Tour in fuga. Non è riuscito ma portare a casa un risultato importante ma la forza di volontà non è mancata al belga della Lotto Soudal. Si sarebbe meritato il titolo di super combattivo del Tour de France ma la giuria ha preferito il beniamino di casa Barguil. Deluso da questa decisione tornerà l’anno prossimo con altri obiettivi ovvero portare almeno a quota due le sue vittorie di tappa al Tour. Amareggiato ma pronto a tornare.

Maciej Bodnar – 7.5
Nelle prime tappe ha lavorato alla perfezione per Peter Sagan. Da quando il campione del mondo ha dovuto abbandonare la corsa, il polacco si è concentrato per conquistare un successo di tappa. È andato molto vicino a Pau dopo una lunga fuga ma il gruppo lo ha ripreso ad una manciata di metri dalla conclusione. La sua rivincita l’ha ottenuta nella cronometro di Marsiglia quando il treno polacco si è lasciato tutti sulle spalle.

Daniel Martin – 7
Dopo il nono posto della precedente edizione è venuto in Francia per migliorarsi. Termina il Tour al sesto posto dopo una corsa sempre all’attacco perché l’irlandese non si è tirato indietro quando doveva scattare. Gli è mancato un successo di tappa per rendere ancora più positivo il suo Tour però è sempre stato presente nelle fasi calde della corsa ed il suo piazzamento nella top ten lo conferma. Costante.

Lilian Calmejane – 7
Il francese ormai ci ha preso gusto. L’anno scorso ha vinto una tappa alla Vuelta, quest’anno una frazione al Tour. Il portavalori della Direct Energie si è imposto sul traguardo di Station Des Rousses dopo una fuga a lunga gittata. In altre occasioni ha provato a bissare il successo ma non la sua azione non è mai andata in porto. Tour più che positivo per una delle speranze francesi.

Bauke Mollema – 7
Si è messo a disposizione di Alberto Contador per tutto il Tour. Però quando c’era da andare in fuga alla caccia di un risultato personale era sempre in agguato ed infatti ha vinto la quindicesima tappa. Uno dei pochi corridori che dopo un Giro d’Italia da protagonista si è messo in luce anche in Francia. Non manca mai all’appello.

Primoz Roglic – 7
Il suo obiettivo era quello di ottenere un successo una tappa. A Serre Chevalier ha vinto giungendo in solitaria dopo essere sciolinato per primo sul Galibier. Missione compiuta.

Simon Yates – 7
La famiglia Yates vince per il secondo anno di fila la maglia bianca di miglior giovane: l’anno scorso Adam, stavolta è toccato a Simon. In salita nell’ultima settimana ha sofferto le accelerazioni di Romain Bardet e Rigoberto Urán ma il britannico non è mai andato alla deriva. Suo fratello ha corso il Giro d’Italia da protagonista, lui invece si è messo in luce sulle strade di Francia. L’anno prossimo magari correranno il Tour de France insieme e chissà cosa combineranno. I due gemelli sono pronti per ambire a qualcosa di grande. Gemelli all’attacco.

Damiano Caruso – 6.5
Il corridore della BMC è partito da Düsseldorf per essere la spalla di Richie Porte. Ma quando l’australiano è stato costretto al ritiro, dopo la rovinosa caduta scendendo dal Mont du Chat, il ragusano ha dovuto cambiare i propri piani. La BMC gli ha affidato l’onere di essere il capitano e lui non ha tradito la propria squadra. Non è riuscito per un soffio ad entrare nella top ten terminando il Tour in undicesima posizione e nella quindicesima frazione è stato protagonista nella fuga che ha caratterizzato la tappa. Per un corridore non è facile cambiare la propria mansione in corsa ma il siciliano ha onorato alla grande sia il proprio Tour sia quello della BMC. Molto più che un gregario.

Sonny Colbrelli – 6
Al suo primo Tour de France ha dato il massimo. Non è mai riuscito ad arrivare nei primi tre ma ha mai mollato. Con una squadra che ha faticato parecchio per sostenerlo nel finale delle varie tappe lui si è sempre buttato nella mischia delle volate. Ha provato l’ebbrezza degli sprint della Grande Boucle e sicuramente tutto ciò gli ha permesso di crescere moltissimo. In futuro tornerà in Francia e saranno guai per tutti perché Sonny è un gran bel corridore. Coraggio Sonny ti aspettiamo presto.

Louis Meintjes – 6
In salita non ha mai mollato. Il suo obiettivo era quello di vincere la maglia bianca di miglior giovane ma sulla strada ha trovato un Simon Yates con uno stato di forma maggiore. Il sudafricano della UAE Team Emirates ha comunque terminato il Tour in crescita provando anche un attacco sull’Izoard. Questo è stato un ottimo segnale perché se un corridore di venticinque anni migliora nell’ultima settimana vuol dire che ha davanti un grande futuro. Speranza africana.

Arnaud Démare – 6
A causa di un problema intestinale ha dovuto salutare il Tour de France con anticipo. Prima però aveva vinto la sua prima tappa nella corsa di casa, quella con arrivo a Vittel, ed aveva indossato la maglia verde. Senza quel problema fisico avrebbe potuto dire la sua in più di un’altra occasione.

Peter Sagan 5.5
Viene espulso dal Tour de France nella quarta frazione per una scorrettezza in volata. Tutti hanno sentito la sua mancanza in tutte le altre tappe perché sicuramente sarebbe riuscito a far emozionare tutti. Prima dell’abbandono però era già riuscito a vincere una tappa. Il campione del mondo quando corre lascia sempre un segno.

Diego Ulissi – 5.5
Per la prima volta in carriera ha preso parte al Tour de France andando alla caccia di successi di tappe dopo le sei conquiste al Giro d’Italia negli ultimi cinque anni. In Francia però la musica è diversa. Sia centrare la fuga giusta, sia concretizzare un attacco con una vittoria è tutto più complicato rispetto alla corsa rosa. Diego lo ha capito e dopo aver commesso qualche errore nelle prime tappe ha concluso il Tour in crescendo. Ed anche il secondo posto a Le Puy-en-Velay ne è la conferma. Tornerà presto in Francia con più certezze perché quest’anno ha imparato molto. Una bella esperienza.

Alberto Contador – 5
Se dovessimo stilare una classifica dei corridori che non perdono mai la classe e la voglia di provarci, allora il madrileno sarebbe al primo posto. L’alfiere della Trek-Segafredo era alla sua ultima apparizione al Tour de France e non voleva salutare la Grande Boucle senza un sussulto. Dopo che era uscito dai piani alti della classifica si è concentrato per vincere una tappa. Tuttavia non è riuscito a portare a termine il suo obiettivo anche se non ha mai smesso di provarci perché fin alla penultima tappa si è impegnato per andare a caccia di un successo. La testa c’era ma le gambe no.

André Greipel – 5
Non è mai andato oltre la seconda posizione sui vari traguardi. E pensare che di occasioni allo sprint ne ha avute molte. Arriva secondo nella classifica a punti ma il suo obiettivo alla vigilia era ben diverso. La sua squadra è stata impeccabile nel pilotarlo nelle volate ma lui non è mai riuscito a fare centro. Il gorilla non ha ruggito.

Percorso – 5
I pochi chilometri contro il tempo avrebbero dovuto regalare spettacolo sulle grandi salite, invece le montagne non hanno portato al pubblico molte emozioni. Troppe le tappe per velocisti, ben nove, e pochi arrivi in salita, solo tre. Per i prossimi anni si può migliorare. Anzi, si deve migliorare. Percorso bocciato.

Estebán Chaves – 4.5
Uno dei pochi corridori che non si sono mai visti. Mai in fuga. Mai all’attacco. Per il colibrì un Tour de France anonimo. La sua primavera è stata travagliata da problemi fisici ma alla partenza da Dussedolrf sembrava si fosse ripreso; invece la strada ha emesso una sentenza diversa. Vogliamo rivedere presto il tuo sorriso. Ti aspettiamo.

Philippe Gilbert – 4.5
Non tante tappe erano adatte alle sue caratteristiche ma comunque non è mai riuscito ad ottenere qualcosa di importante. Mai nei primi tre in nessuna tappa. Bilancio negativo per il vincitore del Giro delle Fiandre. Non era il Gilbert che tutti conosciamo. Deluso.

Tony Martin – 4.5
Aveva due cronometro adatte alle sue caratteristiche per lasciare il segno in questo Tour ma in entrambe le occasioni è finito al quarto posto. La caduta nella seconda tappa lo ha condizionato molto ma non ha mai dato l’impressione di essere il Tony Martin dei giorni migliori. La locomotiva tedesca è stata senza motore.

Nacer Bouhanni – 4
Forse non ha ancora capito che il Tour de France è una corsa di ciclismo e non un match di pugilato. La Grande Boucle del francese non verrà ricordata per le sue volate ma per le sue gomitate, ginocchiate e per il suo comportamento scorretto in corsa. La giuria ha sempre chiuso un occhio, cosa che non hanno fatto i corridori che in più di un’occasione non si sono tirati indietro per criticarlo. Un pugile sconfitto.

Thibaut Pinot – 4
Grande protagonista al Giro, inesistente al Tour. Il francese non è partito da Düsseldorf con velleità di classifica ma con l’obiettivo di vincere almeno una tappa e la maglia pois. Dopo una prima settimana nella quale ha provato ad andare in fuga, con il proseguire della corsa si è spento. Il suo lumicino, nel senso ciclistico del termine, ha smesso di illuminare il corridore nella frazione numero diciassette quando si è ritirato senza lasciare mai un segno nelle tappe precedenti. Thibaut dopo le fatiche del Giro non era forse meglio andare alla Vuelta per puntare a qualcosa di grande? Da rivedere.

Nairo Quintana – 3.5
Quest’inverno aveva annunciato di voler puntare alla doppietta Giro-Tour. Alla corsa rosa è finito alle spalle di Tom Dumoulin. Al Tour invece non è mai stato protagonista; basti pensare che ha concluso la Grande Boucle in dodicesima posizione a 15’28” da Froome. Quando la strada iniziava a salire il colombiano si staccava. Ha tentato una reazione d’orgoglio in un paio di occasioni ma la sua azione non è mai andata in porto. Sicuramente avrà sbagliato qualcosa nella preparazione invernale perché un calo così evidente era difficile da pronosticare per il campione della Movistar. Adesso deve voltare pagina per ritornare il Quintana che tutti conoscono. Al Tour il condor non ha preso il volo. Inesistente.

Ion Izagirre, Rafal Majka, Richie Porte, Geraint Thomas, Alejandro Valverde – s.v.
Sicuramente tutti e cinque questi corridori avrebbero regalato spettacolo nelle tre settimane sulle strade francesi. Purtroppo per loro, e per il pubblico, hanno dovuto lasciare il Tour nella prima settimana. Il premio sfortuna lo hanno vinto loro ma avrebbero voluto vincere un altro tipo di premio. Sfortunati in questa Grande Boucle ma torneranno di certo, chi già in questa stagione chi l’anno prossimo, per andare a caccia di grandi risultati. Buona guarigione.