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Il Team Sky detta la sua legge

Il Team Sky premiato come miglior squadra del Tour de France 2017 © Bettiniphoto

Il bilancio delle 22 squadre del Tour: l’AG2R prova a rovinare i piani dei britannici. Sunweb strepitosa, la FDJ chiude in tre

Vincenzo Nibali è solito ripetere che alla Grande Boucle, ancor più che in altre corse, sia fondamentale la squadra. Parole esatte quelle del siciliano, perché senza compagni all’altezza nessuno può ottenere il massimo risultato. Froome ha avuto con sé, come al solito, una squadrone d’altissimo livello che ha saputo gestire le tre settimane. Bardet ha avuto una buona squadra ma ai francesi è sempre mancato quel qualcosa per ribaltare l’egemonia del Team Sky. Non si può dire, invece, lo stesso dell’Astana. Se la FDJ ha concluso il proprio Tour con soli tre corridori, ben diverso l’umore al Team Sunweb, tornato a casa con grandi soddisfazioni: per i tedeschi ben quattro tappe, la maglia verde di Michael Matthews e la maglia a pois di Warren Barguil. Chapeau. come direbbero i francesi. Ma adesso analizziamo nel dettaglio il rendimento delle ventidue compagini che si sono presentate al via da Düsseldorf.

Team Sky, gestori e dominatori di tutto il Tour
Per l’ennesimo anno i britannici dominano in lungo ed il largo. Impeccabile il grande lavoro dei gregari, con Michal Kwiatkowski a svettare in positivo (e con Sergio Henao come unico elemento sotto le aspettative). Con il loro ritmo sono sempre riusciti ad anestetizzare tutte le tappe. Vincono il prologo con il poi ritirato Geraint Thomas e preparano al meglio la tavola al quarto Tour vinto in cinque anni per Christopher Froome. Magari avrebbero potuto gestire meglio Mikel Landa, che per un solo secondo non è salito sul podio; ma, anche questa volta, l’obiettivo con cui erano partiti è stato centrato. Superiori a tutti.

AG2R La Mondiale, tutti per Bardet
La squadra francese ha iniziato l’avventura dalla Germania con una speranza: vincere la Grande Boucle con Romain Bardet. Per questa ragione l’organico scelto per il Tour presentava ottimi scalatori ed infatti la compagine francese è stata l’unica che ha cercato in tutte le maniere di combattere lo strapotere del Team Sky in salita ma il loro tentativo è stato reso vano dalla solidità dei rivali. Alla fine Bardet non ha vinto il Tour ma è comunque riuscito a salire sul podio finale ed a vincere una tappa. Eccellente il lavoro di Oliver Naesen in pianura e anche in salita, settore dove il più brillante è stato Alexis Vuillermoz, con menzione d’obbligo per Cyril Gautier. Soddisfacenti e soddisfatti.

Trek Segafredo, salvati da Mollema
Alberto Contador e John Degenkolb sarebbero dovuti essere i finalizzati del lavoro della squadra. Ma così non è stato. Lo spagnolo ha tentato in tutte le maniere di vincere una tappa ma ha dovuto salutare il Tour senza successi. Il tedesco si è buttato negli sprint senza mai convincere. La squadra diretta da Guercilena è stata salvata dalla vittoria di tappa di Bauke Mollema, autore di una vera e propria impresa nella quindicesima frazione. Mai nel vivo Felline, così così Pantano. Ultima recita per il leone Haimar Zubeldia, come al solito poco appariscente. Potevano fare di più.

BMC Racing Team, un Tour senza Porte e senza gioie
Una squadra d’alto livello tutta al servizio di Richie Porte. Nella prima settimana hanno protetto egregiamente il tasmaniano; una volta caduto e ritirato l’australiano, i suoi compagni hanno cercato invano di dedicargli. Da Caruso a De Marchi, da Roche a Moinard, centrare la fuga è stata una missione riuscita; ma sulla loro strada hanno sempre trovato qualcuno a prevalere. Dopo una strepitosa campagna del nord in primavera, non è mai stato protagonista, a differenza dell’edizione 2016, il campione olimpico Greg Van Avermaet. Chiudono a bocca asciutta.

Orica Scott, bene Yates, male Chaves
Gli australiani sono partiti alla volta del Tour de France con due capitani: Simon Yates e Esteban Chaves. Il britannico ha vestito la maglia bianca ripetendo quanto compiuto l’anno scorso dal gemello Adam, portando ad altre ambizioni già dal prossimo anno. Il colombiano è apparso terribilmente indietro di condizione, risultando un oggetto misterioso. Per il resto, molto poco da segnalare per una squadra che aveva abituato a ben altri show. Esperienza in chiaro e scuro.

Movistar Team, dalla sfortuna di Valverde alla delusione di Quintana
Il Tour degli uomini di Unzué è iniziato male ed è finito alla stesso modo. Nell’apertura hanno perso il faro Alejandro Valverde, che ha chiuso anzitempo la stagione. Come noto, disastroso il rendimento di Nairo Quintana, finito anche fuori dai 10. Gli altri componenti non hanno affatto brillato, con le poche note positive giunte da un volitivo Daniele Bennati e da un finalmente pimpante Carlos Betancur. Grande Boucle da dimenticare e testa alla Vuelta.

Cannondale Drapac, super Urán con un Bettiol sorprendente
Trovare aggettivi per il Tour di Rigoberto Urán è assai complicato. Il colombiano ha vinto una tappa ed è arrivato secondo nella generale; ben oltre le attese della vigilia, dato il rendimento non stellare del colombiano nelle ultime stagioni. Rigo non è l’unica nota positiva del team statunitense perché Alberto Bettiol ha fatto vedere il suo talento. L’azzurro, dopo aver ottenuto un ottimo quinto posto nella terza tappa, ha dato una mano a leader in salita, cerando anche cercato gloria personale. Il giovane toscano sarà una delle punte del futuro per il ciclismo tricolore. Se è stato più che valida la resa offerta da Nathan Brown, non altrettanto si può affermare per Pierre Rolland e Andrew Talansky; ma la squadra statunitense può ritenersi contenta dalla propria Grande Boucle. Appagati.

Fortuneo-Oscaro con il baby Gesbert in mostra
Ottimo Tour per i bretoni, che hanno ripagato al meglio la fiducia degli organizzatori. Manca ancora la gioia della prima vittoria alla Boucle, ma sono stati protagonisti di molte fughe. Con il redivivo Brice Feillu si è messo in mostra Elie Gesbert, classe 1995 e più giovane fra i 198 parenti. Per il ventiduenne francese, in fuga anche nella settimana conclusiva, l’obiettivo era quello di arrivare a Parigi ed ha compiuto la sua missione.

Lotto Soudal, zero tappe e tante delusioni
Una delle squadre più deluse e deludenti è quella belga. Andata in Francia con l’obiettivo di vincere almeno una tappa, il bilancio resta mestamente fermo al palo. L’organico presentava corridori di livello dai quali ci si poteva aspettare dei successi, su tutti André Greipel e Tony Gallopin. Colui che più si è messo in luce è stato Thomas de Gendt, in avanscoperta in 11 occasioni sulle 19 disponibili con tanto di record di km all’attacco. Questa sua baldanza non è stata premiata dal numero rosso di super combattivo, con la giuria che ha preferito l’idolo di casa Barguil. Altro rammarico per la Lotto Soudal. Amareggiati.

Astana Pro Team, un Aru troppo isolato
Il bottino del team kazako è il seguente: una vittoria di tappa, tre giorni in magli a pois, due giorni in maglia gialla ed infine la quinta piazza nella classifica generale. Tutto ottenuto da Fabio Aru, unico fra gli uomini di Vinokourov ad essere stato in grado di portare a casa risultati. La sfortuna, tramite inopinata caduta, ha colpito in pieno con i ritiri di Dario Cataldo e Jakob Fuglsang; fatta questa premessa, non si può valutare come positivo il Tour degli altri uomini, che hanno costretto il sardo ad affrontare diverse situazioni in perfetta solitudine. Si è vista la differenza rispetto alle formazioni rivali. Da rivedere.

UAE Team Emirates, con la conferma di Meintjes e il debutto di Ulissi
Tutto sommato sufficiente il primo Tour per la squadra dei Saronni. Louis Meintjes si è confermato per il secondo anno consecutivo nella top ten mentre Diego Ulissi è cresciuto con il passare delle tappe, terminando secondo nella quindicesima frazione. Kristijan Durasek e Marco Marcato sono state preziose spalle, come spesso succede. Bilancio buono, con l’auspicio di migliorare a partire dall’anno prossimo.

Team Sunweb, vicini alla perfezione
Magnifici. Un solo aggettivo per descrivere i portacolori del Team Sunweb. Michael Matthews e Warren Barguil hanno finalizzato, con due successi a testa e una maglia conquistata, una prova corale da applausi. Nikias Arndt, Simon Geschke e Laurens Ten Dam, gli ultimi due già presenti nella cavalcata vincente al Giro, hanno apportato un notevole contributo alla causa. Anche le più rosee aspettative della viglia sono state superate. Stupendi.

Direct Énergie, i vecchietti lasciano lo scettro a Calmejane
Come d’abitudine, Tour d’attacco per i ragazzi di Bernaudeau e obiettivo vittoria di tappa centrato già nella prima settimana grazie a Lilian Calmejane. Hanno provato a bissare, senza successo, con le bandiere Sylvain Chavanel e Thomas Voeckler. Un bilancio più che positivo per l’unica Professional capace di imporsi, nonostante la polemica assenza di Coquard. Anche quest’anno, obiettivo raggiunto.

Wanty-Groupe Gobert, un debutto incoraggiante
Alla loro prima partecipazione in una corsa a tappe di tre settimane, i belgi hanno animato la corsa con tante fughe da lontano. Frederik Backaert, Yoann Offredo e Guillaume Van Keirsbulck sono stati i più vispi, con Guillaume Martin calato alla distanza e Andrea Pasqualon e Dion Smith che hanno flirtato con la top 10. Ci riproveranno prossimamente

Quick Step Floors, con Kittel mattatore e Martin che si migliora
Cinque tappe nelle prime quindici frazioni. Un bottino stupendo per Marcel Kittel che si è confermato il velocista più forte del pianeta. Oltre al tedesco anche Daniel Martin è riuscito a migliorarsi, passando dal nono posto della passata edizione al sesto. Con rammarico, data la caduta nella giornata di Chambéry. E pensare che tra le fila della squadra belga non è mai stato in forma Philippe Gilbert, perché altrimenti i risultati potevano essere ancora più pesanti. Forti su tutti i tracciati.

Cofidis Solutions Crédits, i più anonimi del Tour
I francesi della Cofidis, come troppo spesso accaduto nelle ultime stagioni, sono risultati poco appariscenti. Ancora una volta Nacer Bouhanni è stato più impegnato prima che durante le volate. Daniel Navarro ci prova, ma non è il più corridore di qualche stagione fa. Nicolas Edet lo avremmo immaginato più spesso in fuga alla caccia di un successo di tappa. Sono stati invitati ma è come se fossero rimasti a casa. Fantasmi.

Team Lotto NL-Jumbo, due tappe che valgono molto
Senza un grande leader nella loro formazione, tutti hanno potuto giocarsi le proprie chance. Primoz Roglic e Dylan Groenewegen le hanno sfruttate al meglio. E che tappe hanno vinto: lo sloveno ha regalato a Serre Chevalier il primo successo al Tour per il proprio paese, l’olandese si è imposto sugli Champs Élysées. Senza i ritiri di Robert Gesink prima e di George Bennett poi, avrebbero potuto essere ancora più pericolosi, con il neozelandese concentrato anche in classifica. Ottimo Tour il loro.

Bora Hansgrohe, senza Sagan e Majka non demordono. Anzi
Nella prima settimana hanno perso entrambi i due leader Peter Sagan, comunque vincitore in un’occasione, e Rafael Majka. Con il prosieguo del Tour, i corridori della squadre tedesca hanno provato a far le veci dei capitani, con qualche piazzamento in volata per Rüdiger Selig ma con un Emanuel Buchmann sottotono. A risollevare il morale ci ha pensato uno spettacolare Maciej Bodnar, spesso all’attacco e vincitore della cronometro.

Team Katusha Alpecin, Kristoff e Martin fuori forma
I russi non covavano ambizioni di classifica ai nastri di partenza della Grande Boucle, con le speranze erano riposte in Alexander Kristoff e Tony Martin. Il norvegese ed il tedesco però non sono mai stati competitivi. Il velocista in questa stagione sembra aver perso quel colpo di pedale in più che aveva negli sprint nelle passate stagioni e si è limitato a qualche piazzamento. Nella sua specialità il campione del mondo della crono si è sempre fermato al quarto posto. Paradossalmente meglio i gregari come Tiago Machado e Nils Politt, premiati per abnegazione. Quanto ai leader, li attendiamo ai prossimi appuntamenti; soprattutto al mondiale. Per ora rimandati.

Team Bahrain-Merida, con Izagirre ko si fa vedere solo Colbrelli
L’unico corridore dalla squadra mediorientale che si è messo in evidenza è stato Sonny Colbrelli. Il bresciano, alla prima esperienza in Francia, si è spesso dovuto arrangiare nelle volate, non terminando mai nei primi cinque ma accumulando esperienza utile per il futuro. L’immediato ritiro di Ion Izagirre ha di fatto dimezzato le opportunità di raccogliere risultati di peso, data la composizione del resto del roster. Bisogna migliorare in sede mercato per ampliare le pedine a disposizione, perché altrimenti si soffre. Ed in questo Tour de France hanno sofferto tanto.

Team Dimension Data, Boasson Hagen dopo le beffe una tappa
Mark Cavendish ha dovuto abbandonare la corsa al quarto giorno; il team africano si è quindi concentrato nel vincere una tappa con Edvald Boasson Hagen. Obiettivo raggiunto solo alla terzultima giornata, con il norvegese giunto vicino in altre occasioni. Qualcosa di più ci si poteva aspettare da Stephen Cummings, ma il britannico, rientrato da poco in gara dopo un brutto infortunio, non ha comunque demeritato. Assai combattivo Serge Pauwels, spesso visto all’attacco. il quale ha corso gran parte del Tour de France nelle retrovie del gruppo. Non sono le cinque vittorie di un anno fa, ma i sudafricani non hanno sfigurato.

FDJ, con solo tre superstiti a Parigi
Davide Cimolai, Oliver Le Gac e Rudy Molard. Questi sono stati i tre corridori della squadra francese ad arrivare fino a Parigi. Un vero e proprio fuggi fuggi dopo una prima settimana sugli scudi, con tanto di vittoria con Arnaud Démare. Ma il campione di Francia è finito fuori tempo massimo a Chambéry assieme ad altri tre gregari, in una giornata non gestita al meglio dall’ammiraglia. Invisibili Thibaut Pinot, ancora affaticato dal Giro e che ha dovuto alzare bandiera bianca per motivi fisici, e Arthur Vichot. Va bene la vittoria, ma non un Tour da ricordare.

Mattia Spreafico: