Michal Kwiatkowski vince la Klasika di San Sebastián 2017 su Tony Gallopin e Bauke Mollema © Bettiniphoto
Michal Kwiatkowski vince la Klasika di San Sebastián 2017 su Tony Gallopin e Bauke Mollema © Bettiniphoto

La Klasika inizia per K e finisce con Mister K

Kwiatkowski vince a San Sebastián su Gallopin e Mollema. Bettiol sesto, Moscon protagonista con un bell’attacco solitario

Il 2017 di Michal Kwiatkowski lo ricorderemo a lungo, perché una tale convergenza di quantità e qualità in una singola stagione non è che si riesca a vedere tutti gli anni, in generale. Compiuti 27 anni (il 2 giugno), il polacco della Sky ha effettuato il più classico dei salti di qualità, e considerando che la base da cui partiva era già eccellente, viene facile capire quanto il ragazzo possa incidere in qualunque corsa a cui partecipi.

Abbiamo ancora gli occhi pieni del suo Tour de France, nel quale si è consacrato come gregario numero uno dell’armata Sky a disposizione di Chris Froome, e le sue tre settimane alla Boucle venivano dopo questa discreta sequela di risultati ottenuti nella prima parte della stagione: primo alla Strade Bianche e (in maniera memorabile, su Sagan) alla Milano-Sanremo; secondo alla Volta ao Algarve e all’Amstel Gold Race; terzo alla Liegi-Bastogne-Liegi; piazzato (settimo) anche alla Freccia Vallone e in un paio di tappe del Giro dei Paesi Baschi.

Quindi, dopo la Doyenne, lo stacco di una quarantina di giorni, gamba rimessa in sesto al Delfinato, titolo polacco a cronometro, Tour. E oggi la terza vittoria 2017 in una classica, anzi in questo caso in una Klasika, o Clásica di San Sebastián che dir si voglia. Le statistiche dicono che è il secondo ad accoppiare Sanremo e San Sebastián dopo Bettini 2003. Il palmarès, che diventa sempre più corposo, suggerisce sin da ora che a fine carriera (momento a cui mancano ancora diversi anni) sarà uno dei più vincenti dell’epoca moderna nelle gare di un giorno. Il vederlo in gara, sicuro in qualsiasi ruolo venga speso dalla squadra, è sempre molto soddisfacente anche per l’occhio più esigente. Insomma, Kwiatko è uno dei protagonisti del ciclismo d’oggi, e lo diventa ogni corsa di più.

 

Fuga senza troppe pretese e Sky già in controllo
Con un bell’omaggio a Haimar Zubeldia, all’ultima gara in carriera, è partita stamattina da Donostia (nome casalingo della località) la Clásica di San Sebastián 2017, 231 km su e giù per le salitelle basche. La klasika fuga non ci ha messo troppo a partire, e al km 5 erano già in viaggio in sette: Imanol Erviti (Movistar), Loïc Chetout e il giovane Matthias Le Turnier (Cofidis), Sven Erik Bystrøm (Katusha-Alpecin), Jon Ander Insausti (Bahrain-Merida), Mickaël Delage (FDJ) e Christoph Pfingsten (Bora-Hansgrohe). Il vantaggio massimo del gruppetto è stato di 5’30”, limite toccato a 105 km dal traguardo, e il plotone ha ben pensato di non lasciare ulteriore margine a quelli davanti, anche se non è che tra di essi ci fossero corridori particolarmente spumeggianti.

Tra le squadre impegnate a tenere sotto controllo la fuga avevamo – oltre a Lotto Soudal, AG2R La Mondiale e Orica-Scott – anche la Sky, che in particolare ha tirato il gruppo per lunghi tratti della corsa, soprattutto con David López nella prima parte di gara, prima di entrare prepotentemente in scena coi suoi nomi che hanno monopolizzato la Klasika negli ultimi 50 km.

Il secondo passaggio sull’Alto de Jaizkibel, a circa 60 km dalla fine, è stato fatale per la fuga: Erviti è presto rimasto da solo, mentre il margine sul gruppo (tirato da Gianni Moscon in questo frangente) si assottigliava visibilmente chilometro dopo chilometro, tanto che ai -56 lo spagnolo (nel frattempo raggiunto di nuovo dall’altro fuggitivo Le Turnier) è stato ripreso dal plotone, che si apprestava a entrare nel vivo della contesa una volta scollinata la salita simbolo della corsa. Una salita lungo la quale la selezione non era peraltro mancata, con uomini interessanti (su tutti, Philippe Gilbert e Zdenek Stybar della Quick-Step Floors) staccatisi dai migliori.

 

Moscon all’attacco, che bella azione!
Dopo che l’AG2R (che oggi, mancante Bardet, faceva gara per Jan Bakelants e/o Alexis Vuillermoz) ha tirato il gruppo sulla discesa dello Jaizkibel, sul piano abbiamo visto alcuni scatti: prima con Alessandro De Marchi (BMC), promotore di un’azione nella quale è intervenuto pure Moscon, ma che presto è sfumata. Poi con Kristjan Durasek (UAE Emirates), il quale ai -40 è partito con decisione, fungendo da catalizzatore per un drappello che è andato via via a comporsi prima dell’Alto de Arkale, fino a contare ben 18 unità.

In questo interessante gruppetto avevamo tra gli altri ben tre uomini della Quick-Step (Pieter Serry, Enric Mas e David De La Cruz), due della Lotto Soudal (Jelle Vanendert e Tim Wellens), di nuovo De Marchi e Moscon (per la Sky c’era pure Sergio Henao), Rubén Fernández (Movistar), Laurens Ten Dam (Sunweb), Janez Brajkovic (Bahrain)… un po’ troppi perché si trovasse effettiva collaborazione, comunque i 18 hanno approcciato l’Arkale (-34) con una ventina di secondi sul gruppo, da cui era uscito Vuillermoz, il quale si è riportato sui battistrada proprio sulle rampe dell’Alto.

In cima sono scollinati in 11 su 18, poi in discesa sono rientrati altri 4 uomini, ma il gruppo continuava a non concedere troppo spazio, tirato da Orica, Cannondale e Sunweb. Quando il vantaggio, che non era mai stato troppo superiore ai 25″, è sceso a 20, Gianni Moscon ha deciso di far di testa sua ed è partito tutto solo, a 26 km dalla fine.

L’azione del trentino della Sky è stata davvero bella, tanto che gli ha permesso di portare il vantaggio addirittura a 44″ ai -21. In quel momento tra l’italiano e il plotone c’era una coppia formata da De Marchi e Mas, unici rimasti intercalati dopo che tutti gli altri fuggitivi erano stati ripresi ai -25. Ma i due non hanno mai avuto la reale possibilità di riportarsi su Moscon (cosa che, se fosse avvenuta, avrebbe reso ben più efficace e insidioso il tentativo), e sono stati a loro volta raggiunti dal plotone.

All’ultimo passaggio da San Sebastián, ai -17, Moscon conservava ancora 35″, ma il gruppo (composto da 40-45 unità) era tirato sempre più forte da BMC e Bahrain, oltre che dall’Orica, sicché l’ultima salita di giornata, il Murgil Tontorra, è stata approcciata dal battistrada con soli 20″ di margine: troppo poco.

 

Sul Murgil Tontorra prende forma il gruppetto buono
Troppo poco soprattutto perché nella prima parte della rampa, abbastanza un falsopiano, dopo un lavorone della Orica con Kreuziger, Verona e Keukeleire (il team australiano credeva molto in Simon Yates), la Lotto Soudal ha sgasato di brutto con Tosh Van der Sande, e ha di fatto annullato l’azione di Moscon, ripreso a 10 km dall’arrivo.

Subito dopo iniziava invece il tratto duro del Murgil Tontorra, e qui è stato Vanendert a tentare di finalizzare il lavoro della sua squadra, con un allungo che se non fosse bastato a se stesso, avrebbe potuto essere utile per altri Lotto molto quotati (Tony Gallopin e Tiesj Benoot su tutti).

A 9 km dalla fine (e 2 dalla vetta) la Sky ha mosso un’altra delle sue pedine, Mikel Nieve. Il basco però non è andato lontano, ed è stato ripreso dopo 400 metri dal gruppetto tirato da – gradito ritorno! – Tom Dumoulin della Sunweb. Vanendert aveva sempre qualche secondo di margine.

Ai -8.6, proprio mentre veniva ripreso Nieve, ecco che si è mosso Mikel Landa, vero uomo forte del Team Sky in salita. Il quarto dell’ultimo Tour ha fatto sì la differenza: preso e superato Vanendert, Landa si è ritrovato al comando con due soli colleghi, Rigoberto Urán (Cannondale) e Tony Gallopin. A un secondo affondo di Mikel, Rigo ha alzato bandiera bianca, si è staccato ed è stato superato anche da Bauke Mollema (Trek), Dumoulin e Michal Kwiatkowski (Sky), che in quest’ordine seguivano Landa e Gallopin.

Il francese della Lotto ha non solo tenuto bene le sfuriate di Landa, ma ha pure rilanciato a sua volta, nei pressi della cima; ciò non è bastato per impedire il rientro di Mollema sui due ai -8. Al Gpm il terzetto è scollinato con pochi secondi su Kwiatkowski e Dumoulin, e con 25″ su un drappello comprendente Urán, Nieve, Benoot, Yates, Bakelants, Warren Barguil (Sunweb), un poco brillante Greg Van Avermaet (BMC) e, poco dietro, anche Alberto Bettiol (Cannondale). La corsa, indubbiamente, a questo punto – 7 km dalla conclusione – era nelle mani dei cinque uomini davanti.

 

Kwiatkowski, un’altra vittoria di prestigio
Landa, avendo il veloce Kwiatkowski poco dietro, ha evitato di collaborare con Gallopin e Mollema in discesa. Tanto che l’olandese ha pure tentato di allungare, a 6.4 dalla fine, chiamando lo spagnolo a una rapida chiusura. Lungo la picchiata, Kwiatko ha pure staccato Dumoulin, andando per primo a chiudere sui battistrada (a 3.6 km dalla fine); ad ogni buon conto, il vincitore del Giro d’Italia non si è fatto prendere dal panico, ed è rientrato un chilometro più avanti, quando si era già tornati sul piano.

A questo punto erano in 5 al comando, ed era da attendersi che qualcuno tentasse l’anticipo visto che Kwiatkowski prometteva di vincere piuttosto agevolmente lo sprint ristretto. A provarci è stato proprio Landa, come logica tattica di gara prevedeva: Mikel è scattato ai 1400 metri, e Dumoulin è stato lesto a prenderne la ruota. Si fossero involati i due, sarebbe peraltro stato abbastanza rischioso per la Sky, visto che Landa non è propriamente velocissimo in volata.

Fortuna (per i nerazzurri) ha voluto che Mollema non si accontentasse di veder andare via due avversari, e andasse ad annullare quell’azione quando si era già entrati nell’ultimo chilometro.

Giocata la propria carta, Landa non ha infine potuto far altro che aiutare Kwiatkowski, e si è in effetti messo a tirare il drappello in attesa che venisse lanciato lo sprint. A cercare l’anticipo è stato Gallopin ai 250 metri, e il suo lancio non è stato affatto male, ma c’era poco da fare contro la gamba stratosferica di Michal: il polacco è uscito prepotentemente ai 150 metri e non c’è stata più partita.

Vittoria di Kwiatkowski su Gallopin, quindi, con Mollema – campione uscente della corsa – che ha conquistato un bel terzo posto, e Dumoulin che è rimasto ai piedi del podio. A 2″ è stato cronometrato Landa, quinto.

Al sesto posto, a sorpresa, abbiamo visto sbucare tutto solo Alberto Bettiol, che nella discesa ha staccato tutti gli avversari ed è andato a concludere la propria prova a 28″ dal vincitore. A 38″ Anthony Roux (FDJ) ha vinto la volata per il settimo posto davanti a Greg Van Avermaet (BMC), Tiesj Benoot (Lotto) e Nicolas Roche (BMC), e nello stesso gruppetto c’erano altri 13 corridori, ma nessun italiano. Il secondo dei “nostri” al traguardo è stato Enrico Gasparotto (Bahrain), vincitore – a 1’21” – della volata per il 24 posto. 30esimo a 1’32” Diego Ulissi (UAE Emirates).

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La vignetta di Pellegrini

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