Viviani recrimina subito dopo l'arrivo di Herning © Bettiniphoto
Viviani recrimina subito dopo l'arrivo di Herning © Bettiniphoto

Il Colpo di Kristoff stordisce Elia

Viviani argento di un nonnulla all’Europeo danese dopo aver superato il pericolo ventagli. Terzo Hofland

Per un soffio: ci è mancato poco che la nazionale di Cassani tornasse a gioire per un successo di prestigio, a ormai 10 anni dalle vittorie mondiali di Paolo Bettini e Alessandro Ballan. Alexander Kristoff è meritatamente campione europeo in quel di Herning, confermandosi corridore di grande fondo, erede di quella tradizione che lo ha visto seguire come maestri Erik Zabel e Óscar Freire, e migliora il suo palmares in una stagione che finora era stata valutata così così (comunque due successi World Tour, nelle semiclassiche di Francoforte e Londra), premiando una Norvegia che nonostante il mondiale in casa, ha onorato in fondo questo Europeo portando la formazione tipo e combattendo con convinzione, con Boasson Hagen che ha seriamente cercato di anticipare la volata. Recrimina Elia Viviani, sconfitto davvero di un nonnulla, ma il veronese può vedere il bicchiere mezzo pieno: avrebbe sicuramente firmato per un argento a 100 km dal termine, quando si è trovato a più di un minuto di ritardo dal gruppo principale, fatto fuori nei ventagli, e solo lo sforzo dei compagni, tutti dal primo all’ultimo (una scelta molto rischiosa) attorno a sé in questa fase, gli ha permesso di raddrizzare una gara che sembrava compromessa.

L’Islanda si affaccia sul grande ciclismo
Ma torniamo a stamattina a Herning, che non ha nulla a che vedere con la fornace nella quale noi italiani stiamo vivendo a questi giorni. Pioggia a scrosci e vento intenso da ovest, con temperatura mai sopra i 20°, questo il quadro meteo: è l’unica vera difficoltà, visto che il percorso è facile. Alcuni corridori nelle fasi centrali indosseranno addirittura la mantellina.

In partenza, si avvantaggiano in 3 per la fuga, ed è l’occasione che vedere in spolvero una nazione che finora nel ciclismo non aveva avuto momenti di visiblità: si tratta dell’Islanda, rappresentata nella prova in linea dal 28enne Anton Orn Elfarsson, campione nazionale che ha strappato un ingaggio con una squadra dilettantistica danese, il team ACR, e se la cavicchia correndo da queste parti. Col bielorusso Nikolai Shumov e lo svizzero Lukas Spengler, Elfarsson onorava al meglio la sua partecipazione, portando la fuga sino a un vantaggio di 12’40” nel corso del terzo dei 12 giri previsti, per poi morire sotto la spinta di italiani, danesi e norvegesi.

Belgi e danesi sventagliano, Viviani dietro
Dopo la metà della gara, la corsa improvvisamente si anima. Approfittando di una fase di maltempo, i belgi, memore del grande numero del mondiale di Doha, sventagliano in uno dei tratti aperti, riuscendo a spezzare il gruppo. Elia Viviani resta colto di sorpresa e rimane dietro, assieme a Edvald Boasson Hagen che si è trovato a forare poco prima, restando bloccato nelle retrovie. L’ordine dall’ammiraglia è di fermarsi tutti ed attendere il capitano: comincia un testa a testa a distanza tra i gregari belgi, coadiuvati da quelli danesi, e quelli azzurri (in questa fase viene anche ripresa la fuga del mattino).

Il testa a testa dura per due giri, con il gruppo degli italiani sempre a 40″ di distacco. La fortuna gioca un ruolo a favore degli azzurri: nel corso di pochi chilometri forano Nikolas Maes ed Iljo Keisse, mentre Nicolai Brøchner per la Danimarca è costretto a fermarsi per un problema meccanico; questo riduce la spinta dell’azione, permettendo agli azzurri di ricucire a 81 km dalla fine.

Fasi di attesa, Keukeleire il più combattivo
Nel corso del quart’ultimo giro c’è chi prova ancora a rendere combattiva la corsa, e a 72 km dall’arrivo sembra svilupparsi un’azione interessante, con Boasson Hagen, Paterski, Stroetinga, Sam Bennett e Keukeleire tra gli altri. Ma gli azzurri hanno ripreso il controllo della situazione e non permettono a questi di evadere: tra tutti il solo Jens Keukeleire insiste, riuscendo ad evadere con lo spagnolo Imanol Erviti per un’azione che può essere tenuta facilmente sotto controllo.

All’inizio del terzultimo giro su di loro si porta agevolmente lo svizzero Pirmin Lang, ed il vantaggio sale fino ad 1′, ma appare evidente che è un’azione che fa comodo a tutti: facile per Davide Ballerini e per i gregari danesi tenere sotto controllo la situazione, col trio che viene ripreso ai – 38 dal termine. Nel corso del penultimo giro non succede granché, Keukeleire tenta ancora qualcosa ma viene tenuto sotto controllo tra gli altri da Roberto Ferrari. Verso la fine il Belgio ci riprova con Jelle Wallays, ma nessuno dà seguito.

Boasson Hagen spaventa i velocisti
Si entra dunque nell’ultimo giro: il Belgio sembra ancora intenzionato a rendere la corsa dura nei tratti più aperti, ma una foratura del velocista Jens Debusschere tarpa le ali per ogni velleità. È quindi Luis León Sánchez a rompere il ghiaccio, ai -13, favorendo un’azione con Eugert Zhupa (Albania), Jasper De Buyst (Belgio), Davide Cimolai (Italia), Maurits Lammertink (Olanda), Hugo Hofstetter (Francia), Jonas Koch (Germania), Maciej Paterski (Polonia), Matej Mugerli (Slovenia): ai danesi spetta così l’onere di ricucire, stressando definitivamente una squadra che non sarà più in grado di portare Magnus Cort Nielsen in volata.

Ripresi i suddetti, parte l’azione più pericolosa di giornata: è ancora una volta Jens Keukeleire a muoversi, stavolta in abbinamento esplosivo con Edvald Boasson Hagen; su di loro riesce a portarsi anche il russo Nikolai Trusov, ai -6. Il trio viene tenuto sott’occhio da un gruppo molto disorganizzato, nel quale la squadra italiana fatica molto a riemergere, e davanti il norvegese fa molta paura, tant’è che tutto solo prova ad andare al traguardo a -1.7 dall’arrivo.

La volata: Viviani nello stretto, capitombolo per Porsev
Nulla può però Boasson Hagen contro il rientro del gruppo lanciato, con Sabatini che prepara la volata per Elia Viviani. Nel mezzo, Alexander Porsev si tocca con un rivale e vola a terra a folle velocità, trascinando con sé diversi corridori, tra i quali il ceco Alois Kanovsky e l’ungherese Peter Kusztor. Il veronese sceglie la via a fianco alle transenne, una scelta che si rivelerà perdente: negli ultimi 200 metri ha più velocità di Kristoff, ma si troverà troppo chiuso per esprimere la potenza al 100%. Sarà stato anche il 99%, tanto basta a perdere davvero di pochi centimetri. Dopo l’arrivo Elia recrimina col norvegese, ma la volata di Kristoff è regolare: è la posizione delle transenne a essere un po’ sghemba, dando l’impressione a Elia di trovarsi chiuso, proprio alla fine.

Al terzo posto, l’olandese Moreno Hofland, il quale trova finalmente un risultato di prestigio dopo un paio di stagioni sotto le attese. Quarto il neoprofessionista Pascal Ackermann, per il quale la Germania (e pure la Slovacchia!) aveva lavorato alacremente, e l’argento di Doha Under 23 si è decisamente comportato bene: ma è un delitto per la nazione di Kittel, Greipel e Degenkolb non presentare nessuno dei 3 ad un Europeo così. Quinto lo sloveno Luka Mezgec, sesto il ‘sostituto’ di Debusschere Edward Theuns, poi l’estone Aksel Nömmela, lo spagnolo Iván García Cortina, il polacco Pawel Franczak e lo slovacco Michael Kolar, tutti nella top ten di un Europeo che latitava rispetto al precedente, in quanto a grandi nomi. Deludenti poi molti altri velocisti, come Bryan Coquard (14esimo), Juanjo Lobato (16esimo), Jens Debusschere (17esimo) e l’uomo di casa Magnus Cort Nielsen, solo 25esimo.

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