L'esultanza di Diego Ulissi, vincitore a Montréal © Grand Prix de Montréal
L'esultanza di Diego Ulissi, vincitore a Montréal © Grand Prix de Montréal

Il giorno che Ulissi diventò internazionale

Grande vittoria di Diego al GP di Montrèal: nel vivo della corsa negli ultimi due giri, il toscano si è imposto su Herrada, Slagter e Bakelants

Diego Ulissi e la vittoria internazionale: un corridore di ottima caratura, abituato a vincere tappe al Giro d’Italia e a far bella figura nelle classiche del Belpaese (un Giro dell’Emilia e una Milano-Torino nel palmarès), ma con una spiccata idiosincrasia con le gare all’estero. Un neo nella carriera del livornese, che è stato finalmente cancellato oggi. Il capitano della UAE Emirates ha infatti vinto il GP di Montrèal, e l’ha vinto talmente bene, e dando la paga a talmente tanti avversari di grido (su tutti, l’accoppiata di grandi rivali Sagan-Van Avermaet), che ora viene spontaneo girare subito la domanda a Davide Cassani: caro ct, nella tua nazionale per Bergen, avevi previsto un posto rilevante per Ulissi? Perché il Diego visto oggi lo reclama a gran voce, quel posto.

Vedremo quali saranno le scelte di Cassani, ma di sicuro le due classiche canadesi sono da diversi anni un ottimo termometro in vista della prova iridata, per cui possiamo prendere per buone le indicazioni venute da Québec e – in misura maggiore – da Montrèal. E tali indicazioni, con le buone prestazioni – oltre che di Ulissi oggi – di Gianluca Brambilla, Valerio Conti, Alberto Bettiol (per citarne tre) paiono venire proprio per mettere in felice difficoltà il selezionatore azzurro.

 

Battaglia già nei primi giri
Con Tyler Farrar e Manuel Quinziato onorati della partenza prima fila, essendo il GP de Montréal 2017 l’ultima corsa che i due esperti corridori avrebbero disputato da professionisti, la seconda delle due quasiclassiche canadesi ha preso il via sotto l’ormai abituale sole settembrino del Québec. Non si è fatto in tempo a partire che già la fuga ha preso forma, con due corridori di casa ad animarla: Ben Perry dell’Israel Cycling Academy, e il campione nazionale Matteo Dal Cin, schierato con la maglia della selezione canadese.

La coppia ha guadagnato abbastanza rapidamente quasi sei minuti (5’45” il vantaggio massimo al km 20), poi la Cannondale-Drapac ha iniziato a lavorare per ridurre il gap, e anche la Bahrain Merida ha dato il proprio contributo. Al terzo giro (a proposito: 17 tornate da 12.1 km l’una, per un totale di 205.7 km) hanno provato a evadere deal gruppo Lawson Craddock (Cannondale), subito rimbalzato, e poi il canadese Jack Burke, Vegard Stake Laengen (UAE Emirates) e Alexey Vermeulen (LottoNL-Jumbo), su cui si sono poi riportati anche Lars Bak (Lotto Soudal) e nientemeno che Arnaud Démare (FDJ).

I cinque sono stati ripresi prima del terzo passaggio, ma è stato nel giro successivo, il quarto, che la battaglia si è accesa in maniera un po’ imprevista. La UAE ha imposto un aumento di ritmo da cui è derivata una sferzata che ha spezzato il plotone in due: 40 uomini davanti (con Greg Van Avermaet su tutti), tutti gli altri dietro, e 30″ tra le due entità. È stata la Bora-Hansgrohe di Peter Sagan a lavorare per ricucire, completando il ricongiungimento al km 53, nel quinto giro.

A questo punto Dal Cin e Perry si erano visti ridurre il vantaggio ad appena 1’20”, ma una volta che dietro si sono ricalmate le acque i due canadesi al comando hanno riportato il margine a lambire i 4′, e per qualche giro la corsa ha proceduto col pilota automatico.

 

Sagan fa capolino in tempi non sospetti
Per la precisione, la situazione di stasi è durata due tornate e mezza, poi nel corso dell’ottavo giro a Peter Sagan è venuto l’uzzolo di azzardare un attacco sulla discesa della Côte de Camillien-Houde. Si era appena al km 90 (105 da fare), ma comunque nessuno ha inteso scherzare con l’iridato, che è stato subito riagguantato.

Dopo la trovata di Sagan, la corsa è proseguita abbastanza tranquillamente per altri due giri, dopodiché, con la fuga ormai nel mirino, il ritmo si è alzato e il gruppo ha vissuto ancora dei frazionamenti: uno al decimo giro, uno alla fine dell’undicesimo; in entrambi i casi situazione si sarebbe poi ricomposta.

Dal Cin e Perry sono stati ripresi alla fine del decimo giro, al km 121 (120 in fuga per i due), poi Ian Boswell ha attaccato sulla Côte de Camillien-Houde, ma Sunweb e Lotto Soudal hanno fatto la voce grossa, annullando l’azione dell’uomo Sky e provocando il già citato secondo frazionamento del plotone in questa fase.

Al 12esimo giro Boswell ci ha riprovato, stavolta dopo la Côte du Polytechnique (la seconda salitella del tracciato di Montrèal, posta a metà circuito). Nel momento del suo scatto, al km 140 (65 dalla fine) il margine tra i due gruppi era di 40″. Natnael Berhane (Dimension Data) si è messo sulle tracce dell’americano e l’ha ripreso sul 13esimo passaggio sulla Camillien-Houde. La Bora si incaricava ancora di tirare il gruppo, che intanto si ricompattava alle spalle della coppia di testa.

 

Attacchi e contrattacchi, ma nulla di fatto
Una coppia che era destinata a diventare quartetto: infatti, dopo le due côte, sono partiti dal gruppo Michael Albasini (Orica-Scott) ed Edward Ravasi (UAE), e dopo il 14esimo passaggio, di nuovo sulla CCH, hanno raggiunto Boswell e Berhane. Ma il gruppo iniziava a fermentare, Antoine Duchesne (Selezione Canadese) ha portato via un drappello sulla salitella, ma non ha avuto troppo spazio. I quattro al comando sono stati raggiunti dall’inesorabile Bora di Sagan a metà tornata, e subito si è mosso in contropiede Guillaume Boivin (Israel Cycling Academy).

Il canadese è stato raggiunto e superato sulla 15esima Camillien-Houde da Alberto Bettiol (Cannondale-Drapac), e il veneto ha svolto funzione coagulante per un interessantissimo gruppetto che ha preso forma dopo lo scollinamento: Gianluca Brambilla (Quick-Step Floors) aveva fatto il diavolo a quattro sulla salita, e si è ritrovato a selezionare dieci uomini. Con lui il compagno Dries Devenyns, Bettiol che è stato raggiunto strada facendo, i due BMC Dylan Teuns e Mathias Fränk, Enrico Gasparotto (Bahrain Merida) e Valerio Conti (UAE) per l’Italia, e poi ancora l’esperto Roman Kreuziger (Orica) e il pimpante Alexis Vuillermoz (AG2R La Mondiale), e pure Lukas Pöstlberger (Bora), prima maglia rosa dell’ultimo Giro.

La Sunweb, mancato di inserire nel gruppetto un suo uomo (Simon Geschke è rimbalzato proprio in cima) ha inseguito in maniera ossessiva dopo le salitelle, e ha chiuso la tornata (la 15esima, sempre) rimettendo in scia i battistrada e operando la giunzione proprio sotto la linea d’arrivo: a due giri dal termine il gruppo era di nuovo compatto.

 

Al penultimo giro si forma il drappello vincente
Il penultimo passaggio sulla Côte de Camillien-Houde ha visto di nuovo Alberto Bettiol andare all’attacco, e anche stavolta il corridore della Cannondale ha tirato dall’inizio alla fine della salita, ma senza riuscire a portar via un nuovo drappello, sebbene sulle prime avesse trovato il seguito sia di Conti che di Brambilla. Ma i grossi calibri iniziavano a muoversi davanti (ad esempio Sagan ha risalito molte posizioni nel corso della scalata, idem Tom Dumoulin, paracapitano della Sunweb, e pure Rigoberto Urán, per il quale evidentemente Bettiol lavorava), per cui nessuno è riuscito a fare la differenza nell’occasione.

In discesa, ai -21.5, è partito dal gruppo dei migliori (circa 60 corridori) Jan Bakelants della AG2R La Mondiale, e ha preso fino a 12″ sul gruppo. C’era la Movistar a tirare, quando un’azione di Peter Kennaugh (Sky) ha portato via un contropiede di 15 uomini, che si sono riportati sul battistrada a 16 km dal traguardo.

L’elenco dei 16 è importante: Bakelants, e già c’era. Poi Diego Ulissi e Simone Petillli della UAE, Brambilla col compagno Jack Bauer, Kennaugh, ancora Pöstlberger, ancora la coppia BMC Teuns-Fränk, Tony Gallopin (Lotto Soudal), di nuovo Albasini, Geschke, e poi Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Jesús Herrada (Movistar), Janez Brajkovic (Bahrain) e Tom-Jelte Slagter (Cannondale). Alla fine del giro, il penultimo, il gruppo ha dato l’idea di essersi rialzato, anzi, per un attimo si è proprio rialzato, quando la Bora e la Sunweb si sono spostate, e i 16 hanno portato il loro margine a 40″. Corsa messa in cassaforte per i battistrada?

 

Il tentativo di Gallopin, l’irresistibile spunto di Ulissi
L’ultimo giro ha evidenziato gli intenti bellicosi di Mollema, il quale sulla Côte de Camillien-Houde ha forzato i tempi, avvantaggiandosi sugli altri. Sull’olandese sono rientrati prima dello scollinamento in cinque: Bakelants, Gallopin, Herrada, Slagter e un Ulissi molto convincente.

Il sestetto ha funzionato benissimo, ha difeso un mezzo minuto di margine anche quando Sergio Henao (Sky) e Tim Wellens (Lotto Soudal) sono usciti fortissimo sulla salita, e ha difeso 20″ quando, sulla Côte du Polytechnique ai -6, prima Tom Dumoulin, poi Sagan in prima persona (con a ruota Van Avermaet e Wellens) hanno offerto alla corsa le ultime sgasate. Niente da fare per tutti, il sestetto sarebbe andato all’arrivo.

Ai 4 km una mezza fagianata è servita a Ulissi per sondare il terreno. Slagter si è dimostrato il più reattivo. Ai 1600 metri ci ha provato con decisione Gallopin, e il buco fatto dal francese è stato subito sensibile, e nell’occasione proprio Ulissi ha dovuto spendere qualcosa per impedire che diventasse una voragine.

Al triangolo rosso dell’ultimo chilometro Mollema si è svenato in una trenata che ha permesso agli inseguitori di rimettere il Gallo nel mirino, ed è stato Bakelants – dopo un altro turno di Ulissi in testa – ad andare a chiudere su Tony. Bakelants è rimasto al comando ai 300 metri, ma non era sicuro, avendo Ulissi e Slagter a ruota.

Ai 150 metri lo spunto di Ulissi è esploso in tutta la sua potenza, e il livornese è risultato imprendibile per chiunque, andando a vincere con fragorosa esultanza davanti a Herrada in rimonta, Slagter e Bakelants. A 6″ è stato cronometrato Mollema, a 11″ Gallopin, e poi a 16″ il gruppo, regolato da Van Avermaet per il settimo posto su Michael Matthews (Sunweb), Sagan e Sep Vanmarcke (Cannondale).

Ciclismo in Tv

Non ci sono eventi imminenti.

Archivio

La vignetta di Pellegrini

Versione stampabile Versione stampabile