Benoît Cosnefroy vince il Mondiale under 23 a Bergen © Alex Whitehead - SWpix
Benoît Cosnefroy vince il Mondiale under 23 a Bergen © Alex Whitehead - SWpix

Cosnefroy, e l’iride torna in Francia

Mondiale Under23 a Bergen: il francese dell’AG2R anticipa lo sprint con Lennard Kamna (Sunweb) e si prende l’oro. Quinto Vincenzo Albanese

Per la quarta volta negli ultimi nove anni è la Francia a salire sul gradino più alto del podio del Campionato del Mondo su strada della categoria Under23: a Bergen a trionfare è stato Benoît Cosnefroy, corridore normanno all’ultimo anno di categoria e che compirà 22 anni il prossimo 17 ottobre. Quest’anno Cosnefroy era già stato medaglia d’argento al Campionato Europeo di Herning e recentemente aveva vinto in Francia il GP d’Isbergues, una corsa di classe 1.1 che evidentemente porta fortuna ai giovani: è il secondo anno consecutivo, infatti, che il vincitore conquista poi la maglia iridata tra gli Under23 visto che l’anno scorso aveva realizzato questa particolare doppietta anche il norvegese Kristoffer Halvorsen.

Impossibile però non far notare come Benoît Cosnefroy sia passato professionista a tutti gli effetti con un team World Tour come l’AG2R La Mondiale a partire dallo scorso 1° agosto dopo essere già stato stagista al termine del 2016: certo, negli ultimi due mesi con il team di Vincent Lavenu, i giorni di corsa disputati da Cosnefroy sono stati appena 10 e la sua posizione è più simile a quella di uno stagista che a quella di un vero professionista con un grande giro nelle gambe come il tedesco Lennard Kamna che si è giocato con lui la corsa a Bergen. Il tema però è quello ad ogni Mondiale Under23 viene molto dibattuto con tanti critici a dire la loro: le differenze tra i corridori, infatti, possono essere enormi ma anche in passato (e accadrebbe anche tutt’ora) la definizione di dilettante ha creato non poche ambiguità, quindi merito al vincitore che oggi aveva tutto il diritto di essere qui.

Distanza record, ma attacchi già al primo giro
Questo Campionato del Mondo si è disputato su una distanza record per gli Under23, ben 191 chilometri: prima di oggi la prova iridata più lunga della categoria era stata quella di Ponferrada 2014 con i suoi 182 chilometri. La corsa, a differenza di quanto accadrà domani e domenica per le altre due categorie maschili, non prevedeva alcun tratto in linea iniziale ma solo 10 giri del circuito di Bergen da 19.1 chilometri: la partenza è stata data sotto una pioggia battente, ma questo non è stato un ostacolo ai tanti corridori che hanno cercato la fuga da lontano fin dalle primissime battute.

Addirittura uno dei primi ad attaccare è stato l’australiano Jai Hindley, vincitore quest’anno del Toscana Terra di Ciclismo e di una tappa al Giro d’Italia U23 dove ha chiuso anche terzo nella generale: con lui c’erano anche Gustav Hoog (Svezia), Vasili Strokau (Bielorussia), José Fernandes (Portogallo), Atsushi Oka (Giappone) e Awet Habton Tekle (Eritrea). Il gruppo non si è dannato l’anima per andare a riprendere questo sestetto, ma neanche ha concesso troppo spazio proprio perché la presenza di un corridore di qualità come Hindley avrebbe potuto creare qualche problema con il passare dei chilometri: al termine del primo giro il gap era attorno al minuto, poi è stato lo stesso Hindley a decidere di rialzarsi anche perché insistere sarebbe stato una sorta di suicidio sportivo.

Si forma una fuga di 12 uomini
Tra il secondo ed il terzo giro del circuito iridato, altri corridori sono usciti dal gruppo principale e con una bella azione si sono riportati sulla testa della corsa; il primo è stato tutto solo il giapponese Masaki Yamamoto, successivamente sono riusciti nell’impresa anche l’ungherese Janos Zsombor Pelikan, il marocchino Zahiri Abderrahim, il ruandese Samuel Mugisha, l’ucraino Vitaliy Novakovskyi e gli eritrei Saymon Musie Mehari e Zemenfes Solomon. Al comando si è formato così un drappello di 12 corridori con ben rappresentanti dell’Eritrea sui quattro totali iscritti alla prova: proprio sul finire della terza tornata, quindi dopo poco più di 55 km, è stato toccato il vantaggio massimo di 2’35”.

A quel punto sono stati i padroni di casa della Norvegia, con il squadra il campione uscente Kristoffer Halvorsen a caccia di una doppietta storica, a farsi carico delle operazioni di inseguimento. Il lavoro della nazionale scandinava ha sostanzialmente stabilizzato la corsa fino ad oltre metà gara: il gruppo ha iniziato a recuperare terreno ai fuggitivi da cui infanti giro dopo giro hanno perso contatto prima Novakovskyi, poi Solomon e quindi Strokau. Al termine della sesta tornata di gara, a meno di 80 chilometri dall’arrivo, davanti erano rimasti in nove mentre gli inseguitori si erano riavvicinati fino a 1’15”.

La corsa si accende al settimo giro
In settimo giro è quello in cui si è accesa veramente la corsa. Il primo a muoversi, già al passaggio, è stato lo statunitense Brandon McNulty, argento nella prova a cronometro, che sulla salita di Salmon Hill è andato a riprendere i superstiti della fuga iniziale e poi a rilanciare l’andatura visto che il gruppo era ormai a tiro: l’azione del giovanissimo statunitense ha quindi dato via ad un nuovo drappetto di attaccati che comprendeva anche lo svizzero Patrick Müller, l’australiano Jai Hindley, il russo Pavel Sivakov, il norvegese Rasmus Fossum Tiller e lo stoico svedese Gustav Hoog, capace di accodarsi agli attaccanti nonostante il buon numero di chilometri già percorsi in fuga. In un secondo momento i battistrada sono poi diventati oggi grazie all’arrivo di Scott Davis (Gran Bretagna) ed Yevgeniy Gidich (Kazakistan).

La presenza in testa di un uomo della Norvegia ha creato un po’ di disorganizzazione nel plotone: nessuno sapeva chi dovesse prendersi la responsabilità di inseguire gli otto battistrada e così i loro compagni di squadra si sono messi davanti ad abbassare il ritmo ed il vantaggio è schizzato rapidamente a 1’25”. In questa fase c’è anche una bruttissima notizia per l’Olanda che ha perso per caduta quello che era forse il suo uomo migliore: il velocista Fabio Jakobsen, 21enne in procinto di passare alla Quick-Step Floors dopo un’annata caratterizzata da numerosi successi in gare internazionale, è stato infatti costretto al ritiro.

Albanese e Affini molto attivi
A rompere la situazione di stallo in gruppo ci ha pensato la Spagna con una coppia di professionisti già rodati, Hector Carrettero della Movistar e Ivan García Cortina della Bahrain-Merida: gli iberici prima hanno portato via un gruppetto di inseguitori comprendente anche Edoardo Affini e cui, ma non subito, è rientrato anche l’altro azzurro Vincenzo Albanese; fallita questa azione, la Spagna ha optato per un più classico lavoro nel gruppo principale in collaborazione con il Belgio che al termine dell’ottavo giro aveva riportato il gruppo a soli 23″ dalla testa della corsa da cui nel frattempo avevano perso contatto McNulty e Hoog.

Nel nono e penultimo giro la velocità in corsa è aumentata sensabilmente: Vincenzo Albanese è stato ancora una volta uno tra i più attivi e generosi, forse pure troppo, ma a 31 chilometri dal traguardo si è potuto parlare di nuovo di gruppo compatto. A questo punto, con 160 chilometri già nelle gambe, nonostante la pioggia avesse smesso di cadere da un po’ diversi corridori avevano già perso terreno dai migliori e sulla salita di Salmon Hill si sono fatti vedere prima Nicola Conci, poi il belga Bjorg Lambrecht, ma tra la discesa ed il successivo tratto di pianura il gruppo si è ricompattato. Sono stati in particolare un ottimo Edoardo Affini ed il britannico Scott Davis ad impegnarsi per tenere alta l’andatura del drappello dei primi che si è presentato compatto all’inizio dell’ultimo giro da 19.1 chilometri.

Il tedesco Kamna ci prova all’ultimo giro
All’uscita della galleria, poche centinaia di metri dopo il passaggio sotto al traguardo, Vincenzo Albanese ha provato nuovamente ad allungare ed il risultato che ha ottenuto è stato quello di istigare nuovi scatti: con il toscano della bardiani si sono mossi anche i francesi Bonnamour e Thomas, i norvegesi Forfang e Foss ed il sorprendente uruguaiano Moreira che nessuno si sarebbe aspettato così brillante in questa fase di gara. L’eccessiva generosità, ha presentato il conto ad Albanese sul primo strappetto di Sohleimsvikem: il toscano della Bardiani-CSF ha infatti perso contatto dai primi mentre in testa si formata un nuovo quintetto con Thomas e Madous per la Francia, Storer per l’Australia, Paredes per la Colombia e ancora Moreira per l’Uruguay.

Nell’avvicinamento all’ultimo passaggio sull’ascesa di Salmon Hill è uscito dal gruppo principale anche il tedesco Lennard Kamna che con una facilità impressionante si è riportato sugli uomini di testa. Alla Francia, con due uomini in testa, la situazione stava benissimo e si è messa a stoppare chiunque tentasse un contrattacco; prima ancora di arrivata alla salita invece sono andate in fumo molte delle speranze di medaglia della Norvegia perché un Kristoffer Halvorsen stremato e deluso è stato costretto ad alzare bandiera bianca. Il circuito non è difficile, ma è molto stressante dal punto di vista fisico e mentale e per i velocisti non è facile riuscire a tenere duro nell’ultimo giro.

Cosnefroy rientra con una magia in discesa
Subito prima di imboccata la salita di Salmon Hill, il tedesco Lennard Kamna ha salutato i compagni di fuga: troppa superiorità per il giovane del Team Sunweb che domenica ha vinto l’oro nella cronometro a squadre e che quindi ha provato l’azione solitaria quando mancavano 12.5 chilometri all’arrivo. A quel punto la Francia è stata costretta a sacrificare Benjamin Thomas in favore di Valentin Madouas, ma nessuno è riuscito ad avvicinare lo scatenato Kamna, neanche il colombiano Daniel Martínez che si è reso protagonista di uno scatto molto convinto quasi allo scollinamento.

Per un passista del calibro di Kamna l’impresa di arrivare da solo al traguardo con 10.7 chilometri non era cosa impossibile, ma quasi al termine della discesa è uscito dal gruppo come sparato da una fionda il francese Benoît Cosnefroy: il giovane dell’AG2R La Mondiale ha fatto la differenza nelle ultime due curve e si è lanciato all’inseguimento di Kamna mentre alle loro spalle erano rimasti poco più di 30 corridori, la maggior parte dei quali con le energie al lumicino. Il ricongiungimento tra Cosnefroy e Kamna è avvenuto a 7 chilometri dall’arrivo e i due hanno subito iniziato a darsi cambi: il colombiano Paredes è rimasto un po’ da solo in mezzo tra loro ed il gruppo ma poi è stato costretto a farsi riprendere, stesso discorso per lo spagnolo García Cortina che avendo visto che da dietro non ci si riusciva ad avvicinare aveva provato a fare tutto da solo.

La volata a due premia il francese
Negli ultimi 5 chilometri Lennard Kamna e Benoît Cosnefroy non hanno mai avuto più 12″ di vantaggio, ma il percorso tortuoso ha impedito agli inseguitori di sfruttarli come punto di riferimento: le poche forze generali rimaste hanno fatto il resto e all’ultimo chilometro si è capito che la maglia iridata sarebbe stata un affare tra i due di testa. Sentendosi battuto in volata Kamna si è messo in scia al francese nelle ultime curve, ma anche questo non è bastato: sul breve rettilineo finale, all’inizio anche in leggera discesa, Cosnefroy ha impostato la sua volata di testa senza badare molto al tedesco che non è neanche riuscito ad uscire dalla scia. Medaglia d’oro alla Francia, argento alla Germania.

Nonostante una gara molto dispendiosa, l’azzurro Vincenzo Albanese è riuscito ancora a lanciarsi nella volata che valeva la medaglia di bronzo: purtroppo a salire sul terzo gradino del podio è stato il danese Michael Carbel Svendgaard con il giovane toscano che ha chiuso quinto preceduto anche dal britannico Oliver Wood. A chiudere la top10 sono arrivati nell’ordine Damien Touzé (Francia), Max Kanter (Germania), Michal Paluta (Polonia), Mark Downey (Irlanda) ed il norvegese Anders Skaarseth. Oltre ad Albanese l’unico altro azzurro a chiudere nel primo gruppo è stato Giovanni Carboni, diciottesimo: nel complesso per i nostri è stata una gara generosa, ma troppo spesso si sono mossi con tempi sbagliati, facendosi sorprendere fuori da fughe pericolose o anticipando eccessivamente qualche mossa.

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