Elena Pirrone e Letizia Paternoster cantano l'Inno di Mameli sul podio di Bergen 2017 © Bettiniphoto
Elena Pirrone e Letizia Paternoster cantano l'Inno di Mameli sul podio di Bergen 2017 © Bettiniphoto

Pirrone, son Mondiali da ovazione!

L’altoatesina conquista il mondiale anche nella gara in linea dopo un assolo strepitoso. Bronzo per Letizia Paternoster

Il primo giorno di gare in linea nella settimana mondiale è vissuto sempre con la spasmodica attesa riguardante le prime indicazioni date dal percorso di gara. Ci si domanda se il tracciato sia sufficientemente selettivo o se invece si andrà a finire con un sostanziale volatone di un gruppo nutrito. In categorie come quella delle donne juniores però l’imprevedibilità finisce sempre per caratterizzare le sorti della gara ed è necessario fare estrema attenzione, cogliendo ogni attimo utile per inventare e provare a sorprendere la concorrenza. L’aveva fatto intendere molto chiaramente il CT Dino Salvoldi alla vigilia: meglio non correre passivamente per attendere lo sprint finale, specialmente quando in gruppo sono presenti spauracchi (su tutte l’olandese Lorena Wiebes, che più di un dispiacere aveva dato alle nostre in stagione). Se si ha la possibilità, tanto vale attaccare, sperando che da dietro si guardino e non riescano ad organizzare adeguatamente l’inseguimento.

Proprio con questi presupposti è nato il capolavoro, l’ennesimo della nazionale italiana femminile, che ha segnato la prima, piovosa (probabilmente però il tempo migliorerà) mattinata di Bergen, teatro delle gare iridate in linea. Ci si sarebbe potuti aspettare Letizia Paternoster, la ragazza d’oro di Revò capace di conquistare tre titoli mondiali e cinque titoli europei su pista in questa stagione per mettere il definitivo suggello ad un 2017 fantastico. O magari una Martina Fidanza pronta a far valere il proprio spunto veloce e che invece, come vedremo, si è dovuta nuovamente arrendere alla sfortuna (ma poi la cabala ha rimesso decisamente le cose a posto per noi). Invece è spuntata maestosa, fantastica, imprendibile, nuovamente lei: Elena Pirrone.

L’atleta altoatesina non partiva probabilmente con i gradi di prima punta, tanto che fin dalle prime battute la si è vista in testa al gruppo a far buona guardia, per favorire eventualmente le proprie compagne nelle fasi successive. All’occorrenza però avrebbe potuto tentare anche lei, specialmente quando si è consci di essere in uno stato di forma eccezionale, già testimoniato nella splendida affermazione ottenuta nella cronometro di lunedì scorso. Uno scatto deciso, giù dalla discesa di Salmon Hill quando al traguardo mancavano 28 chilometri alla conclusione e poi via di passo, con la potenza e l’inesorabilità che ormai la contraddistinguono. Poteva sembrare un’azione temeraria, magari simile a quella già tentata ai campionati europei di Herning e che si era esaurita a pochi chilometri dalla conclusione.

Invece l’incertezza delle avversarie, nonostante alcune formazioni in evidente superiorità numerica (su tutte la Francia), e una Paternoster pronta a fare buona guardia su ogni tentativo d’inseguimento (anche se quello scatto sull’ultima salita tatticamente non è stata una delle mosse più felici di giornata) hanno fatto si che la bolzanina potesse volare verso il traguardo, verso una storica doppietta che mai nessuna atleta italiana era riuscita a centrare e che tra le ragazze juniores era riuscita solamente alla canadese Geneviève Jeanson nel 1999 a Verona, alla britannica Nicole Cooke nel 2001 a Lisbona e alla statunitense Chloe Dygert a Richmond 2015. Sogna di fare l’avvocato, Elena, nonostante abbia mostrato chiaramente come la miglior difesa sia l’attacco. Eppure questa stagione per lei si era aperta in maniera ben poco felice, con la caduta e la frattura di una clavicola all’Healthy Ageing Tour in Olanda nel mese di aprile. Un momentaccio ora distante anni luce, in cui i mesi di duro lavoro hanno portato in dote un buon numero di vittorie (con oggi siamo a quota sette) e soprattutto la consapevolezza di essere un’atleta in possesso davvero di numeri interessanti.

Del resto, che fosse molto forte a cronometro lo si era già capito nella categoria Allieve, dove già era stata capace di aggiudicarsi la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici della Gioventù Europea, disputati a Tbilisi nel 2015, fino a giungere alla strepitosa doppietta mondiale-europeo contro il tempo realizzata ad inizio settimana. Per lei, nella piovosa Bergen, è spuntato nuovamente uno stupendo arcobaleno che ora la proietterà con rinnovata fiducia verso la massima categoria (destinazione Astana Women’s Team), in cui debutterà nella prossima stagione. Per l’Italia al femminile invece il libro dei record continua ad aggiornarsi, dal momento che oltre alla prima doppietta corsa in linea-gara a cronometro si registra anche la prima volta in cui le azzurre riescono a conquistare il titolo mondiale juniores per due anni consecutivi (a Doha, come sappiamo, ad esultare fu Elisa Balsamo) che porta a cinque il numero di titoli conquistati nella gara in linea nella categoria.

Inconvenienti in partenza, Fidanza sfortunatissima. La Jørgensen attacca subito
76.4 i chilometri da percorrere per le ragazze juniores, suddivisi in quattro tornate da 19.1 chilometri l’una, con la salita di Salmon Hill (1.4 chilometri al 6.4% e punte superiori al 7%) a costituire la principale asperità di ogni giro. Sono state in 92 a prendere il via alle ore 10.05, con l’incognita del tempo sempre in agguato. Non sono trascorsi neppure 5 chilometri che in casa azzurra l’agitazione si è subito manifestata: proprio Letizia Paternoster, la nostra atleta di punta, è stata vittima di un problema meccanico che l’ha costretta subito ad inseguire, con il prezioso aiuto di Vittoria Guazzini (entrambe rientrate poco dopo).

Ben peggio però è andata a Martina Fidanza, alle prese con un problema al cambio proprio mentre il gruppo andava ad affrontare la prima ascesa a Salmon Hill che l’ha costretta a vari minuti di patimento prima di poter cambiare bicicletta nell’area box. Nonostante un volenteroso inseguimento però, per la bergamasca la gara è finita sostanzialmente lì, dal momento che al primo passaggio sul traguardo il suo distacco dal gruppo principale era già nell’ordine del minuto. Un vero peccato per lei che già lo scorso anno aveva visto la propria gara compromessa fin dalle prime battute a Doha a causa di una caduta.

Contemporaneamente a ciò, quando ci si sarebbe aspettati una prima tornata assolutamente tranquilla, si è verificato l’attacco della danese Emma Cecilie Norsgaard Jørgensen, non esattamente l’ultima arrivata, considerando che ad Herning, in occasione dei campionati europei, aveva conquistato la medaglia di bronzo nella prova a cronometro e l’argento nella gara in linea. Una mossa a sorpresa e indubbiamente temeraria la sua, che ha deciso di sferrare il proprio attacco nel tratto in discesa per poi incrementare il proprio passaggio nel successivo tratto (comprendente anche il breve ma ostico passaggio sul pavé) prima di giungere sul traguardo: una mossa che sarà molto indicativa su ciò che avverrà più avanti. Per la danese il vantaggio massimo ha toccato i 45”, prima che il lavoro di Francia e Germania (con l’Italia sempre vigile nelle prime posizioni con Nicole D’Agostin, Vittoria Guazzini ed Elena Pirrone) ricompattasse il gruppo nei primi chilometri della successiva tornata, sullo strappetto già visto in occasione della gara a cronometro.

Dopo le prime schermaglie, parte decisa Elena Pirrone
La seconda tornata è trascorsa con relativa calma, nonostante l’ascesa verso Salmon Hill abbia ulteriormente scremato il gruppo e in cui anche l’Olanda, la formazione più attesa assieme a quella italiana, iniziasse a perdere pezzi (in questo frangente si è staccata Anne De Ruiter). Ancora una volta è stata la Germania a prendere il comando delle operazioni ma con l’Italia ancora attentissima (prezioso in questa fase il lavoro della D’Agostin) e il gruppo ridotto già ad una trentina di unità, con alcune atlete riuscite a riaccodarsi proprio in occasione del secondo passaggio sul traguardo.

Esauriti i primi due giri, prevedibilmente la terza frazione era quella in cui avrebbero potuto verificarsi i primi attacchi concreti e puntualmente, dopo che soprattutto la Francia ha cercato di movimentare le acque nei chilometri precedenti, è stata l’ascesa a Salmon Hill a far registrare i movimenti più significativi: dapprima ci ha provato la britannica Georgi, subito seguita da Letizia Paternoster; poi ha tentato l’australiana Madeleine Fasnacht, già bronzo nella gara a cronometro nonché unica atleta del paese oceanico in gara, che però è stata raggiunta proprio in occasione dello scollinamento, dove a comporre il gruppo di testa erano appena sedici atlete.

Proprio sfruttando questa fase di calma apparente e di riorganizzazione, Elena Pirrone ha deciso di allungare in discesa, guadagnando subito qualche decina di metri, senza che alle sue spalle ci fosse un inseguimento convinto. L’azione della bolzanina che milita nel Gruppo Sportivo Mendelspeck è stata assolutamente convinta, tanto che è riuscita subito a guadagnare una decina di secondi su un gruppo in cui l’organizzazione ha latitato (la Francia, nonostante fosse presente con ben tre atlete, non è riuscita a trovare il modo di colmare il gap mentre il nuovo allungo della Jørgensen è sembrato più velleitario del precedente) ed in cui Letizia Paternoster si è mostrata molto attenta nel controllare la situazione, andando a stoppare i vari tentativi.

Nel mentre le prime notizie importanti erano date dalla penultima ascesa di Salmon Hill: due delle principali favorite come la britannica Jessica Roberts e soprattutto l’olandese campionessa europea Lorena Wiebes, sono andate in difficoltà, rimanendo staccate e costrette ad inseguire il gruppo ad una ventina di secondi. Al suono della campana pertanto Elena Pirrone è transitata sul traguardo con 20” di vantaggio sul gruppo inseguitore, in cui aveva brevemente tentato l’allungo la russa Novolodskaya, e circa 45” sulle altre inseguitrici.

La Pirrone resiste e va a vincere. La Paternoster si prende il bronzo
Nell’inizio della quarta tornata è diventato così fondamentale il lavoro da stopper operato da Letizia Paternoster, pronta eventualmente ad entrare in azione in caso di necessità. Prima di giungere nuovamente all’ultima ascesa verso Salmon Hill è stata soprattutto l’ucraina Olga Kulynych, altra atleta temibile (è infatti campionessa del mondo in carica della Corsa a punti su pista), a tentare l’allungo mentre una scivolata della russa Petchenko, favorita dalla pioggia che nel frattempo cominciava a farsi più battente, ha rischiato di coinvolgere anche Nicole D’Agostin, riuscita a schivarla per un pelo proprio in un momento in cui aveva da poco riagganciato la coda del gruppo.

Nel gruppo però ha continuato a regnare l’incertezza, con allunghi velleitari (protagoniste nuovamente la Kulynych e la britannica Georgi) che hanno fatto in modo che la Pirrone, sempre in vantaggio di una ventina di secondi, portasse il proprio gap fino ai 30”. L’unico brivido, se così possiamo chiamarlo, alla grande azione della bolzanina è stato portato proprio dalla Paternoster, che ai -11 dall’arrivo ha cercato l’allungo a poco meno di un chilometro dal gpm, provocando però la reazione del gruppo e facendo così in modo che il vantaggio scendesse sotto i 20”: una mossa azzardata che avrebbe potuto avere conseguenze nefaste, in considerazione anche del fatto che la talentuosa trentina non è stata in grado di tenere le ruote delle inseguitrici in prossimità dello scollinamento (per sua fortuna però la discesa era poco distante).

Superata questa fase critica, in cui la Pirrone ha potuto vantare ancora 19” in vetta a Salmon Hill, la situazione si è però nuovamente normalizzata nel successivo tratto di discesa, dove la bolzanina ha mantenuto un vantaggio costante su un gruppo nuovamente disordinato, in cui la Francia era ancora incapace d’inseguire con veemenza e con la Paternoster rientrata nei ranghi e ancora una volta pronta a svolgere il proprio ruolo da stopper. È stata così nuovamente l’inesauribile Jørgensen a tentare un inseguimento solitario più disperato che convinto nei confronti di una Pirrone che però ha sfoggiato ancora le sue proverbiali doti da passista per mantenere il vantaggio ancora splendidamente costante e oscillante tra i 14 e 16 secondi: anche l’ultimo tratto di pavé, reso ancor più insidioso dalla pioggia fattasi in quel momento più pesante, è stato superato senza patemi e così tra Elena e l’oro nessun ostacolo si è più frapposto. Affrontate con attenzione e consapevolezza le ultime curve, la Pirrone si è così presentata negli ultimi 250 metri con l’aria di chi sapeva di aver compiuto qualcosa di grandioso, conservando un’invidiabile compostezza per esultare al termine di un vero e proprio capolavoro, con quella scritta “Italia” indicata a testimonianza di un trionfo nato dalla compattezza di squadra.

Dietro non è rimasto che lottare per una medaglia d’argento, con una caduta che ha escluso dalla contesa sia la Kulynych che la Fasnacht a circa 700 metri dal traguardo. Lo spunto più brillante è stato quello della danese Jørgensen, giunta con un ritardo di 12” e con il rammarico di un’altra grande gara che però le ha fruttato solamente la piazza d’onore. In terza posizione è invece spuntata Letizia Paternoster, che seppur non sia riuscita a regalarsi la ciliegina sulla torta su strada (era stata bronzo anche agli Europei in Danimarca), è riuscita a trovare nuovamente posto sul podio in quella che per lei resta una stagione assolutamente fantastica. Quarto posto per la russa Maria Novolodskaya che ha preceduto la francese Jade Wiel, la britannica Pfeiffer Georgi, la connazionale Clara Copponi, la canadese Simone Boilard, la lussemburghese Ann-Sofie Harsch e l’altra transalpina Evita Muzic, che hanno completato la top ten iridata. Oltre alla Francia, fuori dal podio con tre atlete tra le prime dieci, la grande sconfitta di giornata è stata l’Olanda, addirittura fuori dalle prime venti, con l’attesissima Wiebes solo 22esima a ben 4’12” di distacco.

Tra le azzurre giunte al traguardo una brava Nicole D’Agostin ha concluso al sedicesimo posto a 1’40” mentre Vittoria Guazzini, preziosissima nella prima fase, ha chiuso 39esima a 4’14”. Non ha invece concluso la gara Martina Fidanza ma, come abbiamo detto, per la bergamasca la prova è stata compromessa fin dai primissimi chilometri. Ora spazio agli Under 23, in cui sarà soprattutto Vincenzo Albanese a cercare di conquistare un grande risultato per i nostri mentre tra le donne l’appuntamento è per domani pomeriggio con la gara delle Élite: sarà possibile una nuova rivincita tra Italia e Paesi Bassi ma dopo il secondo, luminosissimo oro di questa edizione (con l’Italia salita a quota 5 medaglie) c’è sicuramente qualche motivo in più per essere ottimisti.

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