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Gli squadroni che tremar il mondo non fecero

Philippe GIlbert e Greg Van Avermaet chiacchierano a Bergen © Tim de Waele

Francia, Belgio e Paesi Bassi non convincono a Bergen. Analizziamo le loro prestazioni nel Mondiale norvegese

Un altro Mondiale alle spalle. Peter Sagan ha vinto a Bergen, sfruttando una corsa piuttosto chiusa e in cui non ha mai avuto bisogno di farsi vedere nelle prime posizioni, salvo poi apparire negli ultimi 150 metri per battere Alexander Kristoff in volata. Se il vincitore è uno solo (e da tre anni sempre lo stesso) non mancano i vinti, e in particolare quelle nazionali che prive di un velocista in grado di giocarsi quantomeno un piazzamento non sono riuscite a fare la differenza nei 266 chilometri precedenti la volata: Francia, Olanda e Belgio.

Alaphilippe salva i francesi, che ci provano ma non raccolgono
Partiamo dai cugini d’oltralpe, che pound for pound hanno ottenuto i risultati migliori. Alla vigilia avevano parlato di attacchi sin dai primi giri del circuito, ma la realtà è stata ben diversa. A parte una fiammata di Warren Barguil ad un’ottantina di chilometri dal traguardo, poi sono addirittura stati costretti ad inseguire, senza riuscire ad entrare nell’attacco che ha caratterizzato gli ultimi giri di cui facevano parte, tra gli altri, Tim Wellens, Alessandro De Marchi e Lars Boom.

L’azione in testa al gruppo però è stata fruttuosa e questi uomini non hanno mai preso un vantaggio significativo. I francesi si sono riscattati nell’ultimo giro, sulla salita di Salmon Hill: se l’attacco di Tony Gallopin non ha fatto alcuna differenza, Julian Alaphilippe è stato il più forte del giorno sullo strappo che caratterizzava il circuito, togliendosi di ruota Philippe Gilbert e Niki Terpstra prima di venire ripreso da Gianni Moscon in vista dello scollinamento. A 4 km dal traguardo Julian è rimasto anche da solo al comando, ma la sua azione non è bastata ad anticipare il gruppo, che lo ha raggiunto quando sono sparite le immagini dal circuito internazionale. Il bilancio, per la Francia, parla di un decimo posto, proprio con lo stesso Alaphilippe. Il salvatore della patria in tutto e per tutto, potremmo dire.

Tante stelle per il Belgio, tante delusioni per il Belgio. Una squadra di troppe stelle?
Decisamente più inconsistenti Belgio e Olanda
. La squadra di Gilbert e Van Avermaet, che arrivava al Mondiale come un autentico Dream Team, si è presa la responsabilità di tenere sotto controllo la fuga della prima ora e di promuovere la seconda azione di giornata con un Tim Wellens davvero brillante. Da lì sono rimasti a ruota, fino all’ultima salita: Greg Van Avermaet e Philippe Gilbert, capitani designati, erano riusciti a centrare l’azione da cui poi sarebbero usciti Alaphilippe e Moscon, ma prima il corridore tesserato dalla Bmc e poi quello della Quick Step Floors hanno dovuto alzare bandiera bianca, senza avere la forza necessaria per rispondere all’allungo dei due più giovani avversari. Van Avermaet, poi, ha fatto la volata cogliendo un sesto posto: partito come faro della corsa, il Belgio non ha mai dato l’impressione di poter cogliere il massimo risultato, neanche per pochi istanti.

I Paesi Bassi si esprimono su ritmi… bassi. Dumo ci prova da lontano
Ancora peggio ha fatto l’Olanda. Lars Boom, nel gruppetto all’attacco con De Marchi e Wellens, è stato tra i primissimi a faticare in salita, ma il suo ruolo può essere comprensibile, senza che per forza dovesse poi giocarsi il Mondiale. Sono mancati i capitani: Wout Poels, irriconoscibile rispetto alla Vuelta a España, e Bauke Mollema non sono mai stati in corsa, mentre Tom Dumoulin e Niki Terpstra hanno accennato qualcosa.

A sorpresa, il primo ad attaccare è stato il vincitore del Giro d’Italia, sintomo che probabilmente la gamba non rispondeva come ci si poteva aspettare. Al penultimo passaggio su Salmon Hill è riuscito solamente ad allungare il gruppo principale, senza però fare la differenza. Terpstra, invece, è entrato in azione nell’ultimo giro, correndo in parallelo a Gilbert. Una buona prova, certo, ma senza lo spunto necessario per rimanere con Moscon e Alaphilippe. A fine prova, Dumoulin e lo stesso Terpstra hanno chiuso appaiati nelle retrovie del gruppo di testa, oltre la ventesima posizione.

Cosa si poteva chiedere di più a queste nazionali? La Francia, pur senza regalare spettacolo nelle tornate precedenti, si è ritrovata nella posizione perfetta all’ultimo giro, con un suo uomo in grado di scollinare da solo da Salmon Hill. Belgio e Olanda, invece, avrebbero potuto provare ad anticipare in maniera più decisa e non soltanto con un tentativo velleitario a 4 giri dalla conclusione. L’esito negativo era scontato sin da quando si sono avvantaggiati sul gruppo principale. Per vincere, sapendo di non avere i favoriti della vigilia in squadra, avrebbero potuto sfruttare meglio le seconde linee (nel caso del Belgio) o attaccare in prima persona con i capitani (l’Olanda) già ad un paio di tornate dalla conclusione. Certo, è facile parlare dal divano e con il senno di poi, ma il risultato non ha premiato la tattica di due formazioni tra le più attese per movimentare la corsa.

Gianluca Santo: