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Italia, più di così non si poteva ottenere

L'arrivo al Mondiale 2017 di Bergen © SWPix

L’analisi delle nazionali maschili a Bergen: deludono Belgio e Paesi Bassi, Norvegia beffata

Faremo corsa dura sin dall’inizio. Era questo lo slogan di molte nazionali alla vigilia della prova in linea del Mondiale di Bergen. In corsa, invece, non è andata proprio così. Perché dalla Francia al Belgio, dalla Polonia ai Paesi Bassi hanno corso tutti alla stessa maniera: rimanendo in attesa. Alla fine ha vinto Peter Sagan, il corridore più forte nelle corse in linea degli ultimi anni, però se le altre nazionali si fossero inventate qualche cosa, godendo del fatto di poter contare su più corridori della Slovacchia, magari avrebbero potuto portare a casa qualcosa di più che un mesto piazzamento.

E l’Italia? Alcuni hanno criticato la prova degli azzurri ma, in caso di diversa condotta di gara, difficilmente avrebbero potuto raccogliere di più. Certo, se al posto di continuare a tener cucita la corsa avessero provato ad attaccare da lontano, allora si sarebbe potuta vedere qualche altro scenario. Quindi bene così, anche se ad Innsbruck la musica dovrà cambiare per non prolungare il digiuno di maglie iridate. Ma andiamo ad analizzare nel dettaglio il mondiale delle principali nazionali.

Peter Sagan fa suonare per la terza volta l’inno slovacco
Partiamo ovviamente dalla squadra del campione del mondo. Peter Sagan, a differenza delle passate stagioni, quest’anno poteva contare su cinque compagni squadra. Come spesso accade anche nella Bora Hansgrohe però ha dovuto fare tutto da solo (anche se non è passato inosservato il ringraziamento ai compagni di team nel dopocorsa…). L’unico che ha provato a tenere duro è stato suo fratello Juraj, riuscito a scortarlo fino all’ultimo giro del circuito di Bergen. Negli ultimi chilometri non ha avuto più energie da spendere e ha dovuto abbandonare Peter; il quale non ha sbagliato nulla, vestendo per il terzo anno di fila la maglia iridata ed entrando nella storia delle due ruote.

Per il Belgio tante punte ma nessuna medaglia
Il Belgio vedeva tra le sue fila Tiesj Benoot, Philippe Gilbert, Jens Keukeleire, Olivier Naesen, Jasper Stuyven, Dylan Teuns, Greg Van Avermaet, Julien Vermote e Tim Wellens. Uno squadrone vero e proprio. Alla vigilia era la formazione da battere, e non solo per la presenza dei vincitori di due delle quattro classiche monumento sinora disputate. Quanto per il fatto che il circuito di Bergen ben si adattava a loro. Vermote ha passato più di quattro ore in testa al gruppo per controllare la corsa, Wellens è stato protagonista di un attacco a quattro giri dal termine. Ma coloro che dovevano portare a casa il risultato non si sono fatti trovare pronti: Gilbert ha attaccato sull’ultima ascesa di Salmon Hill pagando però negli ultimi 500 metri, Van Avermaet è rimasto al coperto per disputare la volata finale che lo ha visto però ottenere un deludente sesto posto. Potevano vincere, non hanno centrato nemmeno una medaglia.

L’Italia non dispiace, anche se qualcosa non è andato per il meglio
E veniamo a noi. Cassani, sin dal giorno delle convocazioni, aveva dichiarato di avere la nazionale più forte nella sua esperienza da commissario tecnico. E infatti con il quarto posto di Matteo Trentin ha ottenuto il suo migliore risultato in un Mondiale. Certo, l’obiettivo era il podio ma a questa nazionale c’è poco da rimproverare visto che, eccezion fatta per Sonny Colbrelli ed Elia Viviani rimasti senza gambe nell’ultimo giro, tutti hanno svolto il compito loro richiesto dal ct. Alessandro De Marchi è entrato nel tentativo di fuga con corridori del calibro di Wellens e Boom. Daniele Bennati ha svolto il suo solito prezioso lavoro da regista. Salvatore Puccio ha tenuto al coperto i capitani azzurri. Diego Ulissi ha risposto a molti attacchi nel corso degli giri per non permettere a nomi grossi di andare in avanscoperta.

Gianni Moscon ha attaccato nel finale in compagnia di Julian Alaphilippe e solo una scelta tattica alquanto discutibile del francese non gli ha permesso, chissà, un finale diverso. C’è da dire che l’episodio che ha visto come protagonista il noneso è stato poco edificante: le scuse di Cassani sono prontamente giunte, quando la frittata era comunque andata in mondovisione. Alberto Bettiol è stata la vera sorpresa perché, insieme a Trentin, è stato l’unico azzurro ad arrivare nel gruppo di testa, lavorando nel portare il valsuganotto in posizione buona per lo sprint. E poi proprio Matteo Trentin, che per poco non è riuscito a sopravanzare Michael Matthews nella sfida per il bronzo. Anche se non è arrivato il metallo, la prova rimane comunque positiva, per un Mondiale affrontato con grande carattere.

Non solo Alaphilippe, anche la Franca sbaglia tattica
Se la scelta di Julian Alaphilippe di lasciare sul posto Moscon si è rivelata errata, altrettanto si può dire dell’atteggiamento della nazionale transalpina. I propositi della vigilia erano ben diversi per i francesi, venuti a Bergen con l’obiettivo di rendere la corsa più dura possibile per centrare il bersaglio grosso. Ragion per cui è stato lasciato Arnaud Démare, vincitore nella sua carriera di una Milano Sanremo e di una tappa al Tour. La squadra di Guimard non ha mai dato l’impressione di poter provare a concretizzare visto che gli attacchi, prima di Warren Barguil e poi Tony Gallopin, sono stati subito respinti. Anche gli altri galletti non sono stati attenti, dato che si sono lasciati scappare i precedenti tentativi. Tanto fumo, poco arrosto.

Volitiva la Spagna priva di capitano
Le speranze di vittoria erano nulle, data l’assenza di Valverde, ancora fuori per l’infortunio capitatogli in principio di Tour de France. In ogni modo gli iberici hanno cercato di onorare la prova iridata provando ad infiammare il finale prima con David De la Cruz e poi con Lluis Mas. L’uomo veloce José Joaquín Rojas viene suo malgrado coinvolto nella caduta dell’ultimo giro a Salmon Hill, dovendo così dire addio all’obiettivo di ottenere un buon piazzamento.

Se i cugini Henao cadono, Gaviria tiene alta la bandiera colombiana
La top ten l’ha invece centrata Fernando Gaviria. Dopo il ritiro dello scorso anno a Doha riesce a disputare lo sprint ottenendo l’ottava piazza, al termine di un mondiale con più luci che ombre per i colombiani. Sebastián e Luis Sergio Henao cadono nel corso del penultimo giro coinvolgendo anche Moscon. Jarlinson Pantano, Nairo Quintana e Rigoberto Urán, poco adatti ad un tracciato simile, sono poco presenti, con il primo che riesce comunque a entrare nel tentativo a otto. L’anno prossimo, in Tirolo, la musica sarà ben diversa.

Arancio sbiadito: niente tris per Dumoulin, Poels irriconoscibile
I Paesi Bassi volevano arricchire ancora di più il già ricco medagliere puntando tutto su Tom Dumoulin. In corsa però il vincitore del Giro è rimasto senza gambe dopo aver conquistato il titolo iridato sia nella cronometro a squadre che in quella individuale. Se lui ha almeno ha trovato nel suo serbatoio le energie per tentare un attacco, altrettanto non si può dire per Wout Poels, il quale lo si è visto al momento di staccarsi da un gruppo ancora folto. Qualcosina di più ha provato a fare Niki Terpstra, fattosi vedere per poco nell’ultimo giro. Non è dispiaciuto Sebastian Langeveld, che in più di un’occasione ha provato a rendersi protagonista di azioni comunque stoppate dal gruppo. Disastroso Danny van Poppel, chiamato come sostituto di van Baarle. Se fosse rimasto direttamente a casa, non sarebbe cambiato nulla. Vanno comunque a casa con la vittoria nel medagliere, ma l’ultima giornata non è cosa loro.

Per la Gran Bretagna un bel quinto posto
Ben Swift si è nascosto durante tutto il Mondiale e alla fine si è portato a casa un buon quinto posto regalando una gioia parziale ai sudditi di Sua Maestà. Tra le file della squadra britannica, priva di Mark Cavendish e con speranze di vittoria prossime allo zero, il piazzamento dell’ex pistard ha portato un pizzico di felicità al termine di una rassegna iridata senza infamia e senza lode.

Tutti per Matthews e lui regala all’Australia un bel bronzo
La squadra australiana ha corso per tutti i 267 km per un solo uomo: Michael Matthews. Il quale in volata si è dimostrato uno dei migliori e la medaglia di bronzo che ha conquistato ne è la conferma. L’obiettivo degli aussie era quello provare, più che a tener chiusa la corsa, di proteggere al meglio Bling. I vari attacchi di Jack Haig sono andati in questa direzione. Buon risultato

Senza Degenkolb la spuntata Germania poco può
Sin da agosto la Germania aveva deciso di lasciare a casa i due velocisti più forti, ovvero Marcel Kittel e André Greipel, per incentrare tutto su John Degenkolb. Quest’ultimo però è stato costretto al forfait per via di un problema fisico che lo ha costretto anche al ricovero in ospedale. La nazionale tedesca si è quindi trovata senza un capitano all’ultimo e non è stata in grado di essere nel vivo della corsa. Tony Martin continua il suo lungo momento di appannamento, mentre non è stato mai protagonista Nikias Arndt. Colui che invece ha attaccato nel finale di corsa è stato Paul Martens, anche se la sua azione non ha avuto l’esito sperato.

Kwiatkowski assente, Polonia senza gloria
I polacchi si sono impegnati a lungo nel lavorare per Michael Kwiatkowski ma quest’ultimo non ha mai dato l’impressione di vivere una giornata positiva. La compagine esteuropea dipendeva tutta sul campione del mondo di Ponferrada, e la sua controprestazione li ha lasciati con un pugno di mosche

La grande beffa dei norvegesi
Come altre nazionali, la squadra di casa aveva due punte su cui affidarsi, ossia Edvald Boasson Hagen e Alexander Kristoff, con gli altri sette a correre per loro. I due nemici-amici sono stati autori di una prova opposta. Il primo è stato praticamente trasparente, restando senza gambe nel finale. Il secondo ha invece disputato una delle volate più belle della carriera ma sulla strada ha trovato il solito Peter Sagan, che gli ha portato via il sorriso ad una manciata di metri dalla linea del traguardo. Perdere fa sempre male, ma farlo davanti ancora al proprio pubblico è ancora peggio.

Mattia Spreafico: