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Finalmente Pasqualon: la quaresima è finita

Coppa Sabatini: Andrea Pasqualon esulta per la vittoria, Sonny Colbrelli - secondo - contesta © Bettiniphoto

Il vicentino si regala la Coppa Sabatini: Battuti Colbrelli e Gavazzi, ma Sonny contesta. Professional italiane ancora a secco

Andrea Pasqualon nell’anno più importante della sua carriera: approdato alla forte Professional belga Wanty-Groupe Gobert, il vicentino (di Enego) ha raccolto nell’arco della stagione una serie infinita di piazzamenti, e ha fatto esperienza in una serie di corse importantissime, a partire dalle classiche belghe (compresi Fiandre e Liegi, tanto per gradire), per concludere con la gratificante avventura al Tour de France, chiusa senza acuti ma con la soddisfazione di aver portato a termine la Grande Boucle.

Per completare il bel 2017 di Andrea mancava una sola cosa: la vittoria. Ed ecco che, sul finir di settembre, finalmente il veneto colma la lacuna, e in quel di Peccioli si gloria del successo in una delle semiclassiche italiane più blasonate, la Coppa Sabatini. Non si può interpretare la stagione di Pasqualon come quella di un giovanotto alla scoperta di un nuovo mondo, perché lui professionista lo è già da diversi anni, e ora che va per i 30 non può certo considerarsi di primo pelo.

Però quella ottenuta oggi in Toscana è senz’altro una di quelle vittorie che ti allungano la carriera, nel senso che infondono fiducia all’ambiente del team, e danno prova del raggiungimento di una determinata dimensione. Vanno bene i tanti piazzamenti, ma se ogni tanto si alzano le braccia al traguardo, le cose vanno anche meglio. Tantopiù se quelle braccia vengono alzate al cospetto della famiglia (la moglie di Pasqualon, Tanja, e la figlioletta Joyel erano presenti a Peccioli).

La vittoria del corridore della Wanty è stata peraltro oggetto di contestazioni, visto che il secondo classificato Sonny Colbrelli, già a segno due volte a Peccioli (2014 e 2016), si è sentito ostacolato da una deviazione dell’avversario, reclamando a gran voce mentre Pasqualon esultava. Chiuso alle transenne al punto da essere danneggiato, Sonny? Non è parso così, in effetti, visto che il bresciano aveva comunque luce davanti a sé per passare. La giuria in ogni caso non ha preso provvedimenti, per cui resta l’1 nella schedina di Pasqualon, e arrivederci al prossimo scontro.

 

Lunga fuga prima dei botti sulla rampa di Peccioli
Corsa molto lineare, la 65esima Coppa Sabatini, con fuga a lunga gittata (dal km 10 al 189, sui 196 km totali) animatasi con 7 uomini al suo interno: Eugert Zhupa (Wilier-Selle Italia), Alessandro Tonelli (Bardiani-CSF), Andrea Vendrame (Androni-Sidermec), Hideto Nakane (Nippo-Vini Fantini), Oscar Pelegrí (Caja Rural-RGA Seguros), Mekseb Debesay (Dimension Data) e Patrick Gamper (Tirol Cycling Team). Gli attaccanti hanno gestito a lungo un vantaggio massimo di 6′, poi è stata proprio la Bahrain Merida di Colbrelli a lavorare per limitare il gap.

Il secondo dei due circuiti del percorso, quello propriamente decisivo con la rampa d’arrivo, ha visto il gruppo animarsi. Il distacco era sceso a meno di 2′, e al quart’ultimo giro abbiamo assistito prima all’attacco di Jacopo Mosca (Wilier), poi a quello di Manuel Bongiorno (Sangemini-MG.Kvis), ma il gruppo ha annullato in entrambi i casi.

Al penultimo giro, eravamo già nei 20 km conclusivi, il drappello dei fuggitivi si è sbriciolato, e son rimasti davanti solo Tonelli, Vendrame e Debesay; quindi pure l’eritreo ha perso contatto, all’ultimo passaggio sulla rampa d’arrivo, sicché i due italiani hanno tentato di portare la propria azione il più lontano possibile. Impresa ardua, anzi vana, visto che i pochi secondi rimasti ai battistrada sono andati rapidamente esaurendosi, e a 7 km dalla conclusione i due sono stati ripresi. In quel momento lavorava anche la Wanty, fiduciosa nelle possibilità di Pasqualon ma anche di Guillaume Martin, a segno nei giorni scorsi al Giro di Toscana.

E il vicentino non ha tradito le attese: la volata all’insù l’ha proprio vinta, di mestiere su Colbrelli, con Francesco Gavazzi (Androni) che si è piazzato al terzo posto davanti a Diego Ulissi (UAE Emirates), Eduard Prades (Caja Rural), Elia Viviani (Sky), Guillaume Martin, Marco Canola (Nippo), Nicola Gaffurini (Sangemini) Mattia Cattaneo (Androni) e Matteo Busato (Wilier), undicesimo.

 

Professional italiane, il digiuno continua
Vittoria italiana, insomma, e tutti (o quasi) contenti, ma non si può sottacere un dato che si fa sempre più rilevante corsa dopo corsa: 21 giorni di gara nella Ciclismo Cup (già Coppa Italia, challenge di cui ovviamente la Coppa Sabatini fa parte), e 0 vittorie per le Professional italiane. L’Androni quest’anno ha attuato una strategia onestamente difficile da contestare, puntando a piazzare tre uomini quanto più in alto possibile nei vari ordini d’arrivo, più che a vincere qui o là.

Il motivo? Logico: vincere la Ciclismo Cup e acquisire quindi d’ufficio l’invito per il Giro d’Italia 2018. Dopo essere rimasta fuori dalla corsa rosa per ben due anni di fila, in condizioni (vedi le sponsorizzazioni non pagate dal Venezuela) in cui altri team avrebbero probabilmente chiuso, la formazione di Savio ha optato per la soluzione più speculare dal punto di vista tattico, ma per quanto appena esposto è difficile – per non dire impossibile – criticare le scelte del team manager piemontese.

Non vogliamo, peraltro, gettare la croce addosso nemmeno agli altri sodalizi italiani, che hanno fatto tutti di necessità virtù. Ma che in un’intera stagione di corse italiane nessuna delle quattro squadre di categoria riesca a mettere le mani su una vittoria dice tanto della condizione delle nostre Professional, strette tra budget lontanissimi dall’essere principeschi, e la concorrenza di formazioni estere anche pari grado ma con maggiori risorse. Strette tra le sortite dei team World Tour e i jolly pescati talvolta dalle squadre Continental. Strette tra un passato ricco di soddisfazioni e un futuro tutto da ipotizzare. Strette tra la necessità più o meno vitale di partecipare al Giro e la realtà di nozze coi fichi secchi in caso di mancata wild card alla corsa rosa. Praticamente, una roulette russa: fino a quando la corda, tirata da più parti, riuscirà a non spezzarsi?