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Visconti fa tutti contenti

Giovanni Visconti quasi incredulo dopo l'impresa al Giro dell'Emilia 2017 © Bettiniphoto

Giro dell’Emilia numero 100, il siciliano anticipa e trionfa sul San Luca, Nibali secondo. Tra le donne s’impone Tatiana Guderzo

Quando una corsa raggiunge l’edizione numero 100 si ha sempre il desiderio di voler festeggiare lo storico traguardo con qualcosa di memorabile, destinato a restare impresso negli annali e negli occhi degli appassionati. In questo 2017 ad entrare nel club delle centenarie è toccato al Giro dell’Emilia, la cui storia (iniziata nel 1909) ha vissuto alcuni periodi di pausa (alcune edizioni mancate anche a causa dei conflitti bellici) ma è riuscita a proseguire ininterrottamente fino ai giorni nostri, grazie al solerte lavoro di Adriano Amici e del Gruppo Sportivo Emilia. Per festeggiare al meglio la ricorrenza, oltre all’ormai tradizionale apertura offerta dalla prova femminile del mattino, la gara riservata ai professionisti uomini è stata ritoccata, con il chilometraggio portato a 223 chilometri e l’atteso finale con l’ascesa al santuario di San Luca da vivere con ben cinque passaggi.

Poteva proprio in questa occasione la contesa risolversi in maniera banale, con i fuochi d’artificio da sparare solamente nei due chilometri conclusivi? Assolutamente no, cosicché al termine di un gran bel pomeriggio ciclistico ci troviamo a commentare un numero da applausi di uno dei corridori più solidi del gruppo, che nelle giornate in cui sente la gamba al top sa rivelarsi brutto cliente per chiunque: Giovanni Visconti. Mancava da un po’ il siciliano all’appuntamento con la vittoria, per la precisione poco più di un anno (375 i giorni trascorsi dal 20 settembre 2016, quando il “Visco” tornava ad alzare le braccia al cielo a Montecatini Terme nella prima tappa del Giro della Toscana), in cui nel frattempo si è verificata un’altra importante scelta nel prosieguo della sua carriera, vale a dire la decisione di approdare alla Bahrain-Merida dopo tante stagioni in Movistar, per andare a costituire un’importante pedina al servizio di Vincenzo Nibali, fungendo all’occorrenza da perfetto guastatore.

Sembrano lontanissimi i tempi quando i due corregionali se le davano di santa ragione (verbalmente e… quasi fisicamente) tra i dilettanti con il San Baronto come centro del mondo. Ne è passata tantissima d’acqua sotto i ponti, con la maturità dell’età che ha finito per unire un campione ultra celebrato (Nibali) e un buonissimo corridore che avrebbe potuto far molto di più (Visconti) sotto la stessa bandiera, col risultato che la coppia sicula ha finito per agire come i più consumati “gemelli del gol”. Uno scatto a sorprendere tutti sul tratto di falsopiano successivo al San Luca, quando al traguardo mancavano 16 chilometri alla conclusione, una tenace resistenza, una Bahrain-Merida impeccabile tatticamente, con Pellizotti prima e Nibali poi prontissimi a controllare chiunque provasse a cambiare il finale sul copione ed il capolavoro è stato servito. Primo Visconti, secondo Nibali e la consapevolezza che sabato prossimo al Giro di Lombardia ci si potrà davvero divertire ben prima di giungere a Como.

Fuggono in 9, restano in 3. Italia e Francia sugli scudi
Alle ore 11.05 da Casalecchio di Reno ha avuto il via ufficiale il 100° Giro dell’Emilia, col chilometraggio portato, come anticipato, a ben 223 chilometri in cui oltre alle cinque ascese al San Luca vi erano anche quelle a Mongardino, Passo Zanchetta e Ganzole a complicare la marcia degli atleti. L’avvio è stato molto veloce, con ripetuti scatti per cercare di portare via l’azione buona, riuscita a prendere il largo solamente al chilometro 26: a prendere il largo sono stati Davide Ballerini (Androni-Sidermec), Jacopo Mosca (Wilier Triestina-Selle Italia), i francesi François Bidard (AG2R La Mondiale), Nicolas Edet (Cofidis) e Fabien Doubey (Wanty-Groupe Gobert), l’albanese Redi Halilaj (Amore&Vita) e il ruandese Adrien Niyonshuti (Dimension Data), a cui si sono successivamente aggiunti, dopo un inseguimento durato una trentina di chilometri, anche Nicola Bagioli (Nippo-Vini Fantini) e Lorenzo Rota (Bardiani-CSF).

Per loro il vantaggio massimo ha toccato i 7’25” al km 45, riducendosi via via fino ai 3 minuti in vetta al Passo Zanchetta, superato il quale Niyonshuti non è stato più in grado di tenere il passo degli altri fuggitivi, rialzandosi. Il plotone ha continuato a recuperare molto terreno sotto la spinta di Bahrain-Merida (molto attivo Boaro in questo frangente) e FDJ (Jeremy Roy a far capolino in testa al gruppo), tanto che all’imbocco del primo dei cinque passaggi sul San Luca era solo 1’16” il gap rimanente sul plotone. Proprio in questa fase la situazione ha iniziato indubbiamente a modificarsi: Ballerini ha forzato nel tratto più duro dell’ascesa, seguito prontamente da Jacopo Mosca, ma il forte passista comasco ha chiesto troppo al proprio fisico, perdendo successivamente contatto e venendo superato anche da Edet e Doubey, gli unici a resistere all’azione di Mosca, con cui sono andati a costituire un terzetto transitato con 53″ sul gruppo in vetta al San Luca.

Anche in gruppo la situazione ha iniziato a mutare: non tanto sul San Luca, con qualche allungo non troppo convinto (tra i protagonisti Giulio Ciccone), quanto nel successivo tratto di falsopiano, dove è stato Mickael Cherel dell’AG2R a smuovere le acque, portandosi dietro un pimpante Guillaume Martin, ancora rinfrancato dalla splendida vittoria ottenuta in Toscana. La coppia transalpina ha raggiunto un Ballerini impegnato a spendere le ultime cartucce, con Giovanni Visconti piombato come un falco su di loro poco prima del termine della discesa per riportare nuovamente la situazione sotto controllo per la Bahrain.

Ci provano Bongiorno e Zardini, la Bahrain in assoluto controllo
Mosca, Edet e Doubey hanno mantenuto il comando delle operazioni anche al secondo passaggio sul San Luca ma alle loro spalle è stato Manuel Bongiorno della Sangemini-MG.Kvis a partire deciso con una bella stoccata, operata proprio sulla curva delle orfanelle, che ha riportato in bella evidenza l’atleta toscano che aveva seriamente rischiato d’interrompere l’attività al termine dello scorso inverno. Alla sua ruota si è portato l’ex compagno di team Edoardo Zardini della Bardiani, anche lui reduce da un anno da dimenticare dopo il bruttissimo incidente occorsogli a Lugano ad inizio 2016 ed entrambi si sono portati all’inseguimento del trio di testa mentre davanti al gruppo è stato principalmente il francese della Sky Kenny Elissonde a guidare l’inseguimento.

Lo sforzo di Bongiorno e Zardini ha avuto buon gioco a 20 chilometri dalla conclusione, quando i due hanno raggiunto proprio all’inizio della terza ascesa al San Luca il trio dei battistrada, letteralmente esploso nell’occasione: Jacopo Mosca ha tentato un ultimo sussulto, ritrovandosi letteralmente piantato poco prima del tratto più impegnativo al 18% mentre Bongiorno (attivissimo) e Zardini sono riusciti a resistere fin sul passaggio, riassorbiti da un’azione in perfetto controllo della Bahrain-Merida, con Antonio Nibali brillante a scandire il passo in testa al gruppo.

Visconti tenta l’assolo, inseguimento sulle spalle della Sky (con Rosa)
In una simile situazione la formazione araba sembrava poter addormentare la corsa, tanto da chiedersi chi avrebbe tentato eventualmente di smuovere di nuovo le acque prima della nuova salita verso San Luca. Proprio in questo frangente la Bahrain ha deciso di cogliere di sorpresa tutte le altre formazioni: l’inesauribile Giovanni Visconti, rientrato tranquillamente a ruota dei compagni, ha piazzato uno scatto molto convinto sul tratto in falsopiano che dal San Luca precedeva la successiva picchiata (al traguardo mancavano 16 chilometri), prendendo subito una decina di secondi di margine su tutti gli altri.

Una mossa sicuramente astuta, che avrebbe chiamato allo scoperto tutte le altre formazioni, permettendo a Vincenzo Nibali di risparmiare ulteriori energie per il finale. Sia la Sky (con Diego Rosa) che la FDJ (con Sébastien Reichenbach) sono state costrette a muoversi in anticipo per ricucire il gap ma nel frattempo Visconti ha approcciato ottimamente il penultimo San Luca, con una ventina di secondi su un gruppo, via via più assottigliato (restavano una trentina davanti, con Aru nelle retrovie) e con il solo Rosa (encomiabile la sua prova) a operare convintamente l’inseguimento, francobollato però dalla tenaglia dei Bahrain alle sue spalle. Ciò ha fatto si che il vantaggio di Visconti non solo non diminuisse ma addirittura crescesse, toccando i 30″ al suono della campana.

Chaves cade malamente, Visconti suggella il capolavoro. Nibali fa doppietta
Il tre volte tricolore ha continuato a spingere nel successivo falsopiano, forte della perfetta tattica del team alle sue spalle (Pellizotti ha immediatamente stoppato un velleitario tentativo del colombiano Martínez), scendendo col margine ancora ben rassicurante. Proprio la discesa ha però creato un primo scombussolamento, facendo trattenere il fiato agli appassionati: a guidare le fila del gruppo si è portato il vincitore uscente Esteban Chaves, che però nell’affrontare una curva verso destra è finito violentemente a terra (forse a causa di un tratto di strada umido), terminando la sua corsa al lato della strada, dove sono finiti di slancio anche il connazionale Bernal e il belga Bakelants (corsa compromessa per entrambi). Una fase che ha creato ulteriore caos in testa al gruppo, dove la testa è stata presa dai BMC che però si sono mostrati titubanti e incerti, cosa che è andata a tutto vantaggio di Visconti.

Il siciliano è così giunto ai piedi dell’ascesa finale forte di 33″ di vantaggio ed ha dato fondo a tutte le residue energie per resistere alla bagarre che prevedibilmente si sarebbe generata alle sue spalle. Un allungo del bergamasco Villella, una volta terminato il tentativo di forcing della BMC ha fatto da preludio alle vere e proprie schermaglie, con un Gianni Moscon ancora in forma smagliante dopo l’esperienza mondiale che ha dato una violenta strappata proprio sul tremendo “cavatappi” delle Orfanelle, tenuto però a bada da un prontissimo Vincenzo Nibali, incollatosi alla sua ruota.

Il trentino ha provato a forzare ulteriormente ma la marcatura dello “Squalo dello Stretto” è stata efficace, permettendo così a Visconti di tenere duro e mantenere un importante gap di vantaggio. Quando a 800 metri dall’arrivo i secondi di vantaggio erano ancora 18, si è definitivamente compreso che il palermitano nato a Torino sarebbe stato irraggiungibile e così, in beata solitudine, Giovanni Visconti è giunto a braccia alzate sul traguardo per festeggiare non solo il primo successo stagionale ma anche una delle più belle imprese di una carriera probabilmente inferiore alle attese ma condotta con grande dignità.

Alle sue spalle, nel frattempo, Nibali e Moscon si sono visti raggiungere da Urán e Roche, con l’irlandese che ha provato la stoccata negli ultimi 500 metri. Il gran finale però l’ha scritto decisamente Vincenzo Nibali, che con una bella progressione negli ultimi 300 metri ha tolto di ruota tutti gli altri, andando a prendersi la seconda posizione con un ritardo di 11″ e suggellando così la splendida doppietta della Bahrain-Merida. A 14″ ancora un terzo posto,come un anno fa, per Rigoberto Urán, che si conferma come uno degli avversari più temibili soprattutto in chiave Lombardia, così come l’ostico Roche (quarto a 17″).

Un po’ in debito d’ossigeno ma comunque più che valido Gianni Moscon, che ha concluso quinto con un ritardo di 22″ mentre tutti gli altri sono giunti alla spicciolata: a 25″ il terzetto formato da Vuillermoz, Ulissi e Pinot; a 33″ l’ottimo Jack Haig (ancora un’interessante prestazione per l’aussie dell’Orica, trovatasi privata di Chaves) e Ben Hermans, che hanno chiuso la top ten di giornata. Appena fuori dalla top 10 invece Fabio Aru, rientrato quest’oggi alle competizioni dopo la partecipazione alla Vuelta e non apparso ancora con la gamba brillante: il campione italiano ha chiuso in 11esima posizione con un ritardo di 35″.

Tra le donne Tatiana Guderzo spezza un lungo digiuno. Leleivyte e Ratto a podio
Se tra gli uomini è arrivata la bella zampata di un solido corridore nostrano, la stessa cosa è avvenuta nella gara femminile del mattino, che ha visto il ritorno alla vittoria di una delle atlete più esperte del gruppo, ovvero Tatiana Guderzo. La vicentina, leader per l’occasione della nazionale italiana schieratasi al via, addirittura non alzava le braccia al cielo dal maggio 2015 (ultimo successo nella prima tappa del Tour of Zhousand Island in Cina) ma si è comunque sempre confermata validissima pedina in maglia azzurra, sia quando è stata chiamata in causa su pista nel quartetto dell’Inseguimento a squadre, sia agli ultimi mondiali su strada a Bergen, dove è apparsa sicuramente l’italiana con la miglior condizione in salita.

Quasi 100 erano i chilometri da percorrere per le ragazze, per le quali era però prevista solamente un’ascesa (quella finale) verso San Luca. Dopo lunghe fasi di gara con gruppo compatto, il tentativo più importante è stato operato a 10 chilometri dal traguardo dall’australiana Chloe Hosking (Alé-Cipollini) e da quattro atlete italiane: le solide Silvia Valsecchi (BePink), Simona Frapporti (Hitech ma in gara con l’Italia in questa occasione), Marta Tagliaferro (Cylance) e la giovane Lisa Morzenti (Astana), che hanno guadagnato al massimo 20″ su un gruppo tirato proprio dall’Italia, con Maria Giulia Confalonieri e la bicampionessa del mondo juniores Elena Pirrone a condurre le operazioni.

Raggiunte le battistrada, è stata Elena Cecchini (anch’essa al via nelle file azzurre) a scandire un buon passo all’attacco del San Luca, dove ha fatto capolino nelle prime posizioni anche Letizia Paternoster (in gara con la rappresentativa veneta). Esaurito il lavoro della friulana, si è portata in testa la statunitense Kristabel Doebel-Hickok e il perché lo si è capito poco dopo: proprio sulla terribile curva delle Orfanelle ha infatti allungato decisa Rossella Ratto, seguita prontamente dalla Guderzo, che ha lasciato alla bergamasca (tornata brillante in questo finale di stagione) l’onere del lavoro.

Le due atlete italiane hanno guadagnato un buon margine, prima che ai 500 metri rinvenisse su di loro una brillante Rasa Leleivyte. Temendo probabilmente il maggior spunto veloce della lituana dell’Aromitalia-Vaiano, Tatiana Guderzo ha prodotto un allungo deciso ai 400 metri, che ha finito col sorprendere sia la Ratto che la Leleivyte, consentendo alla vicentina di giungere in solitaria sul traguardo e ritrovare così la vittoria. La Leleivyte ha superato la Ratto e così ha ottenuto la piazza d’onore a 3″, con la bergamasca della Cylance terza a 5″. A seguire un trio di atlete della BTC-Ljubljana: a 16″ le slovene Polona Batagelj e Ursa Pintar, quindi a 29″ la svedese Hanna Nilsson. L’americana Kristabel Doebel-Hickok (a 35″), una brava Sofia Bertizzolo (a 37″), la spagnola Sheyla Gutierrez e la sorpresa Erica Magnaldi (atleta proveniente dal mondo amatoriale, ingaggiata nelle scorse settimane dalla BePink) hanno chiuso a 38″ la top ten.

Domani altra doppia sfida al Beghelli
Archiviate con successo le prove odierne, domani si rinnoverà ancora il doppio appuntamento con il Gran Premio Beghelli: al mattino saranno di scena le donne per la seconda edizione (lo scorso anno, in quella inaugurale, s’impose Chloe Hosking), affrontando un percorso di 74,9 chilometri con sei passaggi sulla salita di Zappolino. 196,3 invece saranno i chilometri della prova maschile (giunta all’edizione numero ventidue) con dieci tornate comprendenti l’ascesa di Zappolino. Un percorso che potrebbe premiare le ruote veloci più resistenti ma, dopo quanto visto quest’oggi, si può star certi che lo spettacolo e le sorprese non mancheranno.