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Van der Poel continua a fare l’orco

Mathieu Van der Poel all'arrivo della prova Superprestige di Gieten © Superprestige

Mathieu s’impone anche nella prima tappa del Superprestige a Gieten. Ma Van Aert è in crescita ed è secondo. In gara anche Gioele Bertolini

Chi ha avuto modo di seguire le prime due prove di Coppa del Mondo, disputate negli Stati Uniti nelle scorse settimane, si sarà fatto un’idea abbastanza stringente della nascente stagione del ciclocross: c’è uno che fa un po’ come gli pare, e tutti gli altri a far contorno. Quell’uno sarebbe Mathieu Van der Poel, e anche a giudicare dal risultato di oggi, prima tappa del Superprestige, l’idea resterebbe stringente come sopra.

E ancora, anche ad aver visto il primo giro della gara di Gieten (quella di oggi, per l’appunto), sempre quella sarebbe l’idea. Però oggi, dopo l’escursione transoceanica, si tornava a correre nella vecchia Europa. Le temperature non saranno ancora quelle del rigido inverno fiammingo, ma quantomeno non è l’estate dei grandi laghi nordamericani. Il sole a picco lascia spazio a terreno bagnato (perché è piovuto ieri e ovviamente non ha fatto in tempo ad asciugarsi) e anche un bel po’ di fango: dalla polvere dell’Iowa agli schizzi di mota in faccia nella provincia del Drenthe.

E, oltre al drastico cambio di scenario, c’è anche qualche cambio nei rapporti di forze in campo: il fenomeno olandese resta sempre tale, sia fenomeno che olandese (dato non trascurabile, visto che Gieten è proprio nei Paesi Bassi), ma gli altri non sono fermi. E tra gli altri, l’altro più altro di tutti, Wout Van Aert, passato in pochi giorni dai buchi nell’ordine d’arrivo in America, al ruolo che gli compete e nel quale tutti lo aspettano: quello di antiMathieu.

La stagione è lungi dal finire, anzi è appena cominciata. Appena WVA avrà ingranato come sa, contenderà seriamente vittorie parziali e totali a Van der Poel, il quale può ancora giovarsi di un vantaggio di condizione nei confronti del rivale. E oggi abbiamo per l’appunto visto il primo assaggio della lotta che ci appassionerà da qui a febbraio.

 

Van der Poel parte forte, poi aspetta il finale
Il terreno umido e parzialmente fangoso di Gieten non rendeva comunque il percorso troppo pesante. Anzi, molti tratti di scorrevolezza sfavorivano la selezione. Ciò non ha sconsigliato a Mathieu Van der Poel di tentare l’attacco subito in partenza, figurarsi. L’olandese della Beobank-Corendon ha accelerato sin dal primo giro, e si è fatto al comando da solo le prime tre tornate della prova (10 sarebbero state in totale).

Inutile dire che a guidare l’inseguimento è stato Wout Van Aert, il quale ha riportato mezzo gruppo in scia a Van der Poel all’inizio del quarto giro. Qui è entrato pesantemente in scena Laurens Sweeck, che ha fatto il ritmo per tutta la tornata; solo quando ha ripreso in mano la situazione Van Aert si è però modificato lo stato di cose: è successo nel corso del quinto giro, quando con WVA (e MVDP) son rimasti solo Sweeck e Tom Meeusn.

Gli altri comunque non erano lontani, a partire da Lars Van der Haar. Proprio lui è subentrato a Meeusen (che ha finito la benzina) nel sesto giro, e alle spalle dei primi quattro si formava un terzetto destinato a restare unito fino alla fine o quasi: Kevin Pauwels, Quinten Hermans e Gianni Vermeersch. Sempre nel sesto giro, Sweeck è riuscito infine a prendere un po’ di margine rispetto agli altri tre.

Nel settimo giro Van der Poel e Vand er Haar per primi hanno chiuso su Sweeck, mentre Van Aert ha avuto bisogno di qualche altra pedalata per rimettersi in scia. Sweeck ne aveva comunque tanta, e ancora a metà tornata ha tentato un nuovo assolo, su una rampa; anche in questo caso Van der Poel è stato molto più reattivo di Van Aert, e il fatto che l’iridato stesse perdendo spinta era confermato anche dal non vederlo saltare sugli ostacoli come aveva fatto per tre quarti di gara: piccoli segnali che evidentemente Mathieu ha saputo cogliere, tant’è vero che proprio sugli ostacoli, passandoli di slancio a fine settimo giro, ha trovato il guizzo per allungare di nuovo. Stavolta, definitivamente.

 

Ultimi giri a tutta per Mathieu. Anche Bertolini in gara
Nell’ottavo giro Van der Poel ha mostrato tutto un altro passo rispetto a quello – pur importante – tenuto da Van Aert. Non è riuscito – l’olandese della Beobank – a fare il vuoto per il semplice motivo che il suo rivale ha fatto di tutto per impedirgli di prendere il largo. L’ha tenuto finché ha potuto nel proprio campo visivo, anche per averlo come riferimento per lo sforzo degli ultimi due giri.

Ma la differenza in campo era a quel punto evidente, e Van der Poel ha potuto quasi gestire i 5-10″ (questa l’oscillazione del suo vantaggio). All’inizio del decimo e ultimo giro, Wout ha fatto un’ultima sparata per vedere di ridurre il distacco e magari trovare strada facendo l’ispirazione per ripiombare sull’avversario, ma il Rollingstone di Herentals a quel punto già raschiava il fondo del barile delle energie. E infatti non è riuscito a riprendere nulla a Mathieu.

All’arrivo MVDP vince con 15″ su WVA; terzo, meritatissimo podio di giornata, Laurens Sweeck (a 27″), uno che a giudicarlo oggi si direbbe tra i primissimi pretendenti al ruolo – tuttora vacante – di terzo uomo. A 33″ è transitato Lars Van der Haar, a 43″ l’ottimo Quinten Hermans, a 44″ Gianni Vermeersch, a 53″ un Kevin Pauwels stranamente calato nel finale, quando ha perso le ruote dei due che l’hanno preceduto. La top ten è stata completata da Jens Adams e Toon Aerts a 54″ e 55″ rispettivamente, e da Diether Sweeck a 1’19”. La classifica ripercorre esattamente l’ordine d’arrivo, 15 punti a Mathieu Van der Poel, 14 a Wout Van Aert, 13 a Laurens Sweeck e così via.

Curiosità delle curiosità, in gara c’era anche Gioele Bertolini, che per la prima volta affronterà un’invernata comprendente tutte le prove del Superprestige, oltre che quelle di Coppa del Mondo (escluse le prime due). Un ottimo modo, per il valtellinese, per migliorare ancora di più la propria attitudine. Oggi non è andata alla grandissima, ma ce lo si poteva aspettare: l’azzurro ha chiuso al 26esimo posto, ultimo classificato a pieni giri (dopodiché, alcuni doppiati, o di fatto ritirati). Alcuni dei corridori con cui l’anno scorso battagliava tra gli under sono ben più avanti: non diciamo Hermans (quinto oggi), ma anche l’ancor più giovane (classe ’96) Joris Nieuwenhuis, oggi in gara, ha fatto meglio di Gioele, chiudendo 14esimo; il bimbo Eli Iserbyt (classe ’97) ha chiuso al 16esimo posto. Non c’è però da dubitare che il caparbio Bertolini possa recuperare presto almeno parte di quel gap. In fondo è a queste latitudini per imparare.