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Vincenzo, questa strada va da Como a Innsbruck

Vincenzo Nibali sul San Fermo della Battaglia © Bettiniphoto

Il secondo Lombardia in carriera conferma che Nibali ha tutte le carte in regola per puntare il Mondiale 2018. E magari vincerlo

Breve ritratto di un corridore sul viale del tramonto: terzo al Giro, secondo alla Vuelta, primo al Lombardia. Punto, stop. No words. Niente da aggiungere. Il 2017 di Vincenzo Nibali parla chiarissimo e anzi grida forte quello che le solite schiere di detrattori sono subito pronte a sottacere, minimizzare, mistificare: questo qui è un corridore unico. E la sua traiettoria nel ciclismo ai massimi livelli è lungi dall’essere conclusa. O sul punto di concludersi. “Questo qui” continua con una parabola senza pari, per longevità, incidenza, versatilità. E più va avanti, più è bravo a inventarsi nuovi stimoli per essere vincente un anno di più.

Sapere che l’anno prossimo Vincenzo vuole puntare molto sulle classiche ci rende l’idea di un corridore che non si accontenta degli schemi consueti, della comfort zone, della minimizzazione dei rischi. Un corridore che vince due (o anche più) Giri di Lombardia non è un caso raro nella storia; ma un corridore che li vince essendo al contempo uno dei massimi interpreti dei grandi giri è fatto meno usuale. Andando a ritroso, possiamo citare Rominger e Hinault, Gimondi e Merckx; poi, bisogna spostarsi sulle coordinate del ciclismo eroico, Coppi e Bartali, e ancor prima Binda e Girardengo e Brunero…

Il dato non è che significhi chissacché, forse indica solo che ormai, a questo punto della carriera, qualsiasi nuovo risultato per Nibali equivale a scalare posizioni in questa o quella graduatoria, questa o quella statistica, le quali prendono in esame ora questo ora quel fattore, ma sono accomunate da un unico denominatore: contengono solo grandissimi nomi.

 

Un 2017 da annoverare tra le annate migliori
Il 2017 di Vincenzo Nibali è una stagione d’oro, altroché. Squadra nuova, abitudini nuove, certo tagliate più su misura dello Squalo rispetto agli anni in Astana, ma come per ogni elemento nuovo, serve tempo perché la macchina sia oliata. Ci è voluta pazienza, forse un impegno supplementare per certi aspetti, ma Vincenzo ha messo insieme una stagione comprendente due podi nei GT e una classica monumento nel personale palmarès. Oltre a un paio di tappe vinte nei suddetti GT, e una serie di altri piazzamenti in belle corse.

Soprattutto, Nibali ha confermato di essere sempre uno dei corridori più influenti dell’epoca, ha mostrato di essere tuttora all’altezza di qualunque avversario; poi magari non vince, ma ai Froome e ai Dumoulin, ai Quintana e ai Contador, dà tranquillamente del tu, guardandoli dritto negli occhi.

La prestazione di Vincenzo oggi in Lombardia è stata davvero eccellente. Rare volte l’abbiamo visto più di oggi tanto sul pezzo, tanto superiore rispetto agli avversari di giornata, tanto capace di marcare la differenza. Uno dei picchi di carriera, se è concesso lasciare alla sola impressione visiva il compito di fungere da base dell’analisi.

Poi verranno i numeri a confermare quello che l’occhio sa in maniera comunque inoppugnabile: Nibali sa ancora ritagliarsi giornate in cui è letteralmente imbattibile. In cui non è che vinca per una serie di circostanze, ma proprio perché è ingiocabile dagli altri.

 

Il 2018 per la perla mancante: l’iride
Chiaramente una conclusione del genere non può far altro che proiettarci al 2018, anzi proprio alla fine del 2018, periodo Austria, periodo Mondiali di Innsbruck per intenderci. Il suggello di una maglia iridata, solo sfiorata a Firenze, è davvero conseguibile per un Nibali che si presenti al Campionato del Mondo nelle condizioni in cui l’abbiamo ammirato oggi.

Poi, che nel percorso d’avvicinamento a Innsbruck ci siano due GT, o uno solo, e quale dei tre sia, o che ci siano un tot di classiche (a proposito: il Fiandre non lo vogliamo provare?…), e qualunque contorno sia funzionale al progetto iride, il Lombardia odierno – grande obiettivo di fine stagione, perfettamente centrato – ci rincuora e probabilmente rinfranca anche lui: costruire il sogno mondiale è plausibile. Forse, senza eccessi di pressione, quel sogno è percorribile in maniera anche divertita e divertente. Potrebbero venirne fuori mesi di assoluto godimento per gli appassionati italiani, per i tifosi di Nibali. Quanto avete detto che manca alla stagione 2018?

Marco Grassi: