La vittoria di Mathieu Van der Poel a Zonhoven © SuperprestigeCyclocross.be
La vittoria di Mathieu Van der Poel a Zonhoven © SuperprestigeCyclocross.be

Van der Poel il Fenomeno

Superprestige, Mathieu ingiocabile a Zonhoven. Podio Van Aert-Van der Haar, in gara pure Bertolini (20esimo)

È vero che si tratta di un soprannome già utilizzato in altri sport, ma oggi come oggi per Mathieu Van der Poel non ci viene in mente una definizione migliore di “Fenomeno”. “Il Fenomeno”. Suona anche bene, volendo. Soprattutto, si attaglia perfettamente a quanto il poco-più-che-teenager olandese combina sui campi di gara. In questo primo scorcio di stagione crossistica, molto estivo e poco fangoso, “il Fenomeno” sta dando di sé una versione spietata, vince senza tentennamenti, quasi umilia i suoi avversari, e dire che il livello di questi ultimi è assai elevato, dato che il principale si chiama Wout Van Aert, e che c’è poi un Lars Van der Haar in grado di fare molto bene (e già a segno a Ronse, nella prima tappa del DVV Trofee).

Oggi a Zonhoven, nel consueto bagno di folla, non si giocava per il DVV ma per il Superprestige, seconda tappa della challenge dopo quella d’apertura, vinta – çvsd – da Mathieu a Gieten, in Olanda. Da qui alla fine del SP si correrà sempre in Belgio, ma ciò non pare essere garanzia di successo per Van Aert, il quale per il momento sta uscendo parecchio mazzolato dalle sfide con MVDP. E se per le prime tappe di Coppa del Mondo, ormai un mese fa, si poteva parlare di ritardo di condizione di Wout rispetto a Mathieu, ora stiamo iniziando a sospettare che effettivamente quest’anno Van der Poel abbia una marcia in più.

 

Sole, caldo e selezione sin dall’inizio
La gara di Zonhoven è stata quasi un monologo di Mathieu. Sole a picco e temperature estive, tutto il pubblico in maniche corte, uno scenario davvero poco usuale per una gara di cross nell’autunno belga… il fango si fa attendere anche quest’anno (la precedente è stata una stagione sin troppo asciutta, e quella attuale per ora ne segue le orme). Non si fanno attendere invece gli squilli di disfida tra Wout e Mathieu.

Il primo a forzare il ritmo oggi è stato Laurens Sweeck, ma poi già dalla metà del primo giro (su 11 totali) Van Aert ha provato a giocare d’anticipo, mettendola subito sul piano dello scontro a viso aperto. Sulle prime è stato Quentin Hermans a rispondere alle sollecitazioni del Rollingstone di Herentals, e i due – con Sweeck – hanno chiuso la prima tornata con 10″ sul gruppetto di Mathieu Van der Poel e Lars Van der Haar (con loro c’era – molto attivo, tra gli altri – Michael Vanthourenhout, destinato a scemare parecchio nel corso della gara).

Nel secondo giro Van Aert ha forzato in testa, e Van der Poel ha forzato nel gruppetto. Risultato, Wout solo al comando, e Mathieu solo a emergere dal drappello e a riportarsi su Sweeck prima e su Hermans poi. Questi quattro uomini si sono raggruppati nel corso del terzo giro, tornata in cui Van Aert ha mostrato i primi scricchiolii, facendosi rimontare su un lungo falsopiano sabbioso su cui troppo presto è sceso dalla bicicletta, permettendo agli inseguitori di riagguantarlo. Toon Aerts non era distante da loro a questo punto della gara, ma pure lui sarebbe rimbalzato pesantemente indietro.

 

La gara finisce quando lo decide Van der Poel
Non abbiamo neanche fatto in tempo a chiederci per bene come si sarebbe potuta sviluppare la seconda parte di gara, che Van der Poel ha direttamente mandato in archivio la pratica. Forzando sulla prima rampa sabbiosa del circuito, MVDP ha allungato all’inizio del quarto giro, e in brevissimo tempo ha messo insieme 20″ di vantaggio. Un margine che, gestito alla grande nella seconda metà della prova, è stato in pratica quello che ha permesso al capitano della Beobank-Corendon di vincere avendo assestato praticamente un solo uppercut.

Della gara, di fatto, rimane poco da dire: mentre scemava giro dopo giro la baldanza di Hermans e Sweeck, cresceva di pari passo l’efficacia dell’azione di David Van der Poel e soprattutto Lars Van der Haar. È stato quest’ultimo a rientrare tutto solo su Van Aert nell’ottavo giro, a restare con l’iridato per due tornate e mezza, resistendo alle sue sfuriate e addirittura punzecchiandolo pure, qua e là; e a tentare (esattamente come domenica scorsa a Ronse) la carta dell’allungo all’inizio del decimo e penultimo giro.

Ma Van Aert è stato bravo a chiudere, a fine tornata, e a partire a propria volta in apertura di undicesimo giro. La botta data dall’iridato è stata notevole, e anche se non gli ha permesso di riportarsi nei pressi di MVDP (anche se un terzo del gap l’ha limato), gli è comunque servita per mettere in cassaforte il secondo posto al traguardo.

 

Mathieu nettissimo, Bertolini 20esimo
Van der Poel, letteralmente ingiocabile (come si dice nel tennis), ha fatto gara a sé, insomma. Neanche una sua scivolata nel corso della sesta tornata ha fatto sì che da dietro si riavvicinassero, perché non appena si è rimesso sui pedali ha riportato a quota 20″ il proprio vantaggio, per poi accrescerlo fino a oltre mezzo minuto (rilevamento alla fine del decimo giro).

E solo nell’ultimo giro, tra il forcing di WVA per staccare Van der Haar, e il procedere di Mathieu ormai a mezzo gas, le distanze si sono abbastanza ridotte. All’arrivo 21″ tra il vincitore e l’iridato. Terzo posto a 35″ per Van der Haar; quarto posto a 1’15” per David Van der Poel; quinto a 1’54” per Sweeck, davanti a Hermans (1’54”), Michael Boros (2’17”), Toon Aerts (2’41”), Jens Adams e Diether Sweeck (entrambi cronometrati a 2’43”).

Il tutto per una classifica che recita: Mathieu primo con 30 punti su 30, Wout secondo con 28, Lars terzo con 25. La tris per il 2017-2018 del cross pare essere questa.

In gara a Zonhoven c’era pure Gioele Bertolini, impegnato quest’anno nel Superprestige più per fare esperienza ad alto livello che per cercare risultati (anche se più avanti qualcosa potrà pure inventarsi, magari su percorsi più filanti e meno accidentati-sabbiosi-altimetricamente complicati rispetto a quello di oggi). Il valtellinese ha chiuso in 20esima posizione, a 4 giri dal vincitore. I critici diranno che non è concepibile essere doppiati 4 volte in 11 giri. Gli indulgenti noteranno come altri corridori più avvezzi a queste latitudini la prova non l’hanno neanche portata a termine (su tutti, Vanthourenhout). La verità, come sempre, è nel mezzo. Ma di sicuro in prospettiva per Gioele molto meglio prendere qualche sganassone sportivo in Belgio che restare a vita nella comfort zone delle challenge italiane: solo così potrà continuare a crescere.

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