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Van der Poel coi denti nel muro contro muro

Il faticosissimo arrivo vincente di Mathieu Van der Poel sul Koppenberg © DVV Trofee-Belga

Koppenbergcross, Mathieu stavolta fatica, ma vince lo stesso ed è leader del DVV Trofee. Bravi Aerts e Van der Haar, Van Aert giù di corda

Mettete un arrivo su un muro in una corsa su strada, e avrete il più assoluto immobilismo in attesa che tutto si decida appunto sul muro; mettetelo invece in una prova di ciclocross, e rischierete di avere la gara più appassionante dell’anno. Poi l’esito è sempre il medesimo, più o meno: ovvero, che alla fine vince Mathieu Van der Poel. Ma il percorso per arrivare a un simile epilogo è stato, nel Koppenbergcross di oggi a Oudenaarde, di tutt’altro tenore rispetto alle più recenti uscite del Fenomeno.

Fa specie, nel giorno dell’ennesimo trionfo di WonderPoel (che tra le altre cose conquista pure la vetta del DVV Trofee, challenge di cui il Koppenbergross rappresentava la seconda tappa), che nella gara più bella dell’anno (almeno fin qui) si sia notata la fragorosa assenza di Wout Van Aert; ovvero, non è che l’iridato non ci fosse, ma è crollato nel quart’ultimo giro, lasciando che fossero altri (nella fattispecie: Toon Aerts e Lars Van der Haar) a contendere a MVDP il successo di giornata.

WVA salterà l’Europeo di domenica, l’auspicio per lui è che utilizzi questa breve pausa per ritrovare una condizione più efficiente rispetto a quella mostrata oggi. Del resto si sapeva che l’andamento del Rollingstone di Herentals avrebbe rischiato di essere altalenante, in una stagione in cui ambisce a essere competitivo nelle classiche stradiste di marzo-aprile, oltre che nei più importanti appuntamenti del cross: fatale che in alcuni momenti possa mancare qualcosa al Campione del Mondo; carenze che sarebbero peraltro molto ben celate, da Wout, se solo non dovesse vedersela con quell’indiavolato di olandesino.

 

Aerts e Van der Haar molto sul pezzo
Nel primo giro del Koppenbergcross abbiamo avuto l’impressione di essere in un loop infinito con le precedenti gare. Ancora clima sereno e asciutto, e ancora Mathieu Van der Poel che ammazza la corsa sin dal primo giro. In effetti al primo passaggio in cima al Koppenberg, sede d’arrivo, il capitano della Beobank-Corendon aveva 6″ su Laurens Sweeck, apripista di un gruppetto comprendente Toon Aerts, Wout Van Aert, Kevin Pauwels e Michael Boros.

Aerts ha riportato tutti su Van der Poel nel secondo dei nove giri, poi ha continuato a forzare, anche se ha dovuto cedere a Van der Poel l’abbuono di 15″ al traguardo volante (10″ per Toon, 5″ per Sweeck); sullo slancio dello sprint, Aerts e MVDP hanno tirato dritto, e Van Aert si è dovuto impegnare per chiudere su di loro sul Koppenberg (mentre Sweeck, alle prese forse con un problema al cambio, rimbalzava pesantemente indietro sul muro).

Nel terzo giro è rientrato davanti anche Van der Haar (non l’abbiamo mai visto così in forma), ma l’uomo del giorno pareva ancora essere Aerts: il quale, dopo aver tirato a lungo, è partito di nuovo all’attacco nel quarto giro, ma la sua azione non ha sortito effetti. Al nuovo passaggio sul Koppenberg, una nuova puntata della guerra di nervi tra i due dei: Van der Haar, come aveva già fatto con successo a Ronse, ha provato ad approfittare della situazione, piazzando uno scattone a 30 metri dal traguardo, e guadagnando in quel breve tratto subito 7″. Loro, Wout e Mathieu, si son guardati bene dal rispondere, siamo sempre nel campo del “vai tu, no, vai tu”. Dopo un altro buon turno di Aerts, finalmente Van Aert ha preso in mano la situazione, nel corso del quinto giro. Se avesse saputo come sarebbe andata di lì a poco, se ne sarebbe ben guardato.

 

Un’altra vittoria per Mathieu: ma quanta fatica!
Van der Haar era arrivato ad avere più di 10″ di margine, ma nel sesto giro il lavoro di Van Aert ha dato frutti, e Lars è stato messo nel mirino. A finalizzare l’inseguimento non è stato però l’iridato, bensì gli altri due: Van der Poel è stato il primo a piombare sulla ruota di LVDH, ma poi anche Aerts si è rifatto sotto.

Van Aert invece no. Già in precedenza non aveva dato un’impressione di “pienezza”, tendeva a lasciare sempre metri su ogni cambio di ritmo; in questo caso, il naufragio è stato completo. O forse Wout ha tirato decisamente i remi in barca, da un certo punto in avanti (anche perché non è che avesse inseguitori alle calcagna). Di fatto, è uscito dalla contesa a tre giri e mezzo dal termine.

La lotta a tre ha visto Van der Poel lanciare un primo sondaggio al terz’ultimo giro, ma gli altri due non hanno lasciato spazio al Fenomeno. All’ottavo giro, sotto l’arco del traguardo volante, Van der Haar ha fatto un’altra sparata, e Aerts ha dimostrato di essere davvero sul pezzo, andando a chiudere. I tre si sono presentati di nuovo affiancati all’ultimo transito sul Koppenberg.

Nel giro finale Mathieu ha voluto poi forzare i tempi: onde evitare sorprese, ha preferito non aspettare il muro per agire, ma si è mosso in un settore misto in cui serviva guidare più che forzare. La botta di Van der Poel è parsa subito per quello che era: il colpo decisivo. Infatti non Aerts (meglio), non Van der Haar (peggio), sono riusciti a opporre alcunché.

MVDP ha poi chiuso senza problemi sul Koppenberg, tenendo a distanza il Campione Europeo, e tuffandosi sull’arrivo e da lì direttamente in terra, in un quadratino di erba accanto al pavé, dove è rimasto a lungo apparentemente esanime. La stessa scena vista a Boom, ma lì l’associammo alla delusione per la sconfitta e alle botte prese cadendo; qui c’era da celebrare una vittoria, ma evidentemente prima di ogni cosa toccava aspettare che l’acido lattico tornasse a quote più normali.

 

Van der Poel si prende anche la vetta del DVV Trofee
Infatti tutti i primi, ovvero i tre che si erano giocati i posti sul podio, sono arrivati stravolti al traguardo: Aerts, davvero convincente oggi, a 12″; Van der Haar a 24″; Van Aert è salito più regolare, chiudendo a 1’14”. E in una gara tanto esigente (e non c’era il fango!) sono anche riusciti a riemergere vecchi marpioni, ad esempio Kevin Pauwels che ha chiuso al quinto posto (a 1’29”, superando in volata Jens Adams) dopo una prestazione gagliarda. O – altro esempio – Klaas Vantornout, che ha scortato per tutta la gara il quasi omonimo Michael Vanthourenhout, per poi ritrovare una top ten dopo tanto tempo. Davanti all’esperto corridore si sono piazzati Corné Van Kessel al settimo posto a 1’36”, e lo stesso Vanthourenhout all’ottavo a 1’42”; Klaas ha fatto nono a 1’49”, decimo posto a 1’50” per Laurens Sweeck in volata su Michael Boros. Al 13esimo posto si è rivisto pure Tom Meeusen, che quest’anno è la controfigura della sua controfigura…

La classifica cambia volto: Van der Haar non è riuscito a difendere la leadership dall’onda d’urto vanderpoeliana, sicché Mathieu è il nuovo primo in classifica (come lo è in Coppa del Mondo e Superprestige). Ha un vantaggio di soli 14″ su Van der Haar, e di 21″ su Aerts; Van Aert rotola a 1’30” di ritardo (è quarto), mentre Pauwels è quinto a 1’46”; vale la pena elencare le posizioni fino alla 10, visto che la situazione è ancora molto fluida: dal sesto in giù troviamo Vanthourenhout a 2’09”, Adams a 2’26”, Van Kessel a 3’09”, Sweeck a 3’11” e Boros a 4’01”. Prossima tappa del DVV Trofee, la terza, il Flandriencross ad Hamme il 26 novembre.

Marco Grassi: