Mathieu Van Der Poel in azione a Tabor © Uec.ch
Mathieu Van Der Poel in azione a Tabor © Uec.ch

Un’altra preda nel carniere per Van Der Poel

Con Van Aert ai box altra gara senza storia al campionato europeo. Donne: Teocchi oro U23, Arzuffi bronzo élite e Italia terza nel medagliere

Tabor è un luogo-simbolo del ciclocross: sede di svariate prove di Coppa del Mondo, di 3 mondiali, anche del primo europeo della storia, nel 2003. Un luogo caro a Mathieu Van Der Poel, dato che qui nel 2015 conquistò il suo titolo più prestigioso, un mondiale, quando sia lui che Van Aert erano degli emergenti. Oggi a Tabor le condizioni sono diverse, il terreno asciutto non rende l’idea della durezza di un percorso che col fango, diventa qualcosa di assassino, e che oggi invece ha visto l’unico assolo proprio da parte dell’olandese (mentre nelle altre categorie la corsa per il successo si è risolta in uno scontro plurimo), ma per l’annientatore del ciclocross attuale questo poco cambia. Tabor oggi è un’altra missione compiuta: il primo titolo europeo, ottenuto fiaccando presto la resistenza degli unici avversari che riescono a essere perlomeno competitivi in certe situazioni: al Koppenbergcross, mercoledì, siamo tornati ad assaporare una gara vera grazie a Lars Van Der Haar e Toon Aerts, i quali oggi non hanno potuto fare altro che cedere quando Van Der Poel ha messo su il cruise control.

Pronti, partenza, fine
La partenza è risultata immediatamente devastante: sul circuito di Tabor, che ha come maggiori difficoltà una buca praticamente in partenza facile causa di cadute, diversi tratti tecnici e un bel muretto in salita, Van Der Poel parte subito forte, Van Der Haar ed Aerts son lesti a mettersi a ruota, mentre tutti gli altri dopo il primo giro sono già nettamente staccati. La loro resistenza dura poco: il secondo giro di Van Der Poel si sviluppa in 7′ netti, il più veloce di tutta la prova, Aerts salta completamente e viene riassorbito, mentre Van Der Haar si stacca, ma mantiene alta l’andatura, assicurandosi già un largo vantaggio su tutti gli altri. In buona sostanza dopo due giri, primo e secondo posto sono già assegnati: resta un’abbondante lotta per il terzo gradino del podio, che caratterizzerà il resto della gara.

La sorpresa del giorno è Bertolini
A dir la verità, neanche la lotta per il bronzo regala grosse emozioni, complici la facilità del tracciato e l’equilibrio di fondo tra i tanti comprimari presenti. Tra i 12 atleti a contendersi il terzo posto c’è quasi tutta la nazionale belga (manca il solo Vermeersch), altri due olandesi (David Van Der Poel e Corné Van Kessel), l’enfant du pays Michael Boros e Gioele Bertolini, sorpresa di giornata: il nostro rappresentante aveva finora preso sonore legnate nei precedenti confronti con gli élite, ma al primo appuntamento cerchiato in rosso sul calendario dimostra che l’esperienza che sta maturando al Superprestige è servita. Bertolini sapeva oggi che arrivare anche a conseguire la medaglia sarebbe comunque stata un’impresa lontana dalla sua portata, e forse proprio per questo ha corso senza timore reverenziale, mettendosi anche in testa al gruppetto in alcune fasi della gara.

Aerts conquista il bronzo al fotofinish
Nessuno osa azioni e così nell’ultimo giro la lotta per il bronzo diventa concreta, con Van Der Poel e Van Der Haar (arriverà staccato di 23″) che nel frattempo facevano corsa parallela: staccati Merlier e Soete, restano in 10 a contendersi il terzo posto. A forzare l’andatura ci pensa Michael Vanthourenhout, ma risultano ancora in palla Toon Aerts e David Van Der Poel, decisamente cresciuto in questa annata: un suo errore al salto degli ostacoli fa svanire l’ipotesi di un clamoroso cappotto olandese. Sono così Aerts e Vanthourenhout ad avvantaggiarsi, andando a giocarsi il bronzo allo sprint, ad 1’26” da Van Der Poel. Una volata tiratissima, da fotofinish: i due devono aspettare l’esito dello strumento elettronico per sapere chi salirà sul podio (con sommo disappunto da parte di Vanthourenhout). Al quinto posto David Van Der Poel a 1’29”, tutti gli altri sgranati poco dietro, con un ottimo Jens Adams sesto davanti a Boros, Laurens Sweeck, Van Kessel, Pauwels ed Hermans. Più staccato, Gioele Bertolini conclude dodicesimo a 1’43”, risultando soddisfatto della sua prestazione.

Donne: Arzuffi ci fa sognare
Le maggiori soddisfazioni per il pedale azzurro non sono però arrivate dalle prove uomini. Ha sorpreso in positivo Alice Arzuffi, autrice di una costante crescita nel ciclocross che quest’anno sembra vicina al vertice. La gara femminile di Tabor è partita come quella maschile, ossia con una partenza a razzo dell’atleta di maggior classe presente, Sanne Cant, la quale è riuscita subito a mettere fuori dai giochi l’antagonista numero 1 alla partenza, la rampante olandese Maud Kaptheijns che in ottobre ha vinto la prova di Coppa del Mondo a Koksjide e le 3 prove del Superprestige. Partita come al solito ottimamente Eva Lechner, subito sulla ruota della Cant, ma l’altoatesina non è riuscita a mantenere il ritmo e si è dovuta defilare, mentre altre due olandesi, Lucinda Brand e Annemarie Worst, riuscivano invece a reggere il passo della campionessa del mondo.

Al secondo giro arriva il “guizzo” di Alice Arzuffi, la quale riesce a riportarsi sulla testa, dove allo stesso tempo la Worst cede. Appare presto chiaro che saranno Cant, Brand e Arzuffi a giocarsi le medaglie: se le prime due procedono in maniera regolare, la Arzuffi fa più l’elastico, staccandosi in un paio di occasioni; ma all’ultimo giro le tre si presentano insieme. Alice fiuta la grande occasioni, ma deve scontrarsi con la netta superiorità delle rivali nei passaggi a piedi, tant’è che comincia l’ultima fase di ostacoli in testa e la finisce staccata e con troppo acido lattico per recuperare sull’ultimo passaggio in salita. In volata, Sanne Cant è troppo forte per Lucinda Brand, e torna a vestire la maglia europea che fu sua già nel 2014 e nel 2015; Alice arriva terza a 15″, precedendo a larga distanza Worst (a 45″), Kaptheijns (a 1’06”) ed Eva Lechner (1’10”), un po’ deludente rispetto alle premesse iniziali ma senza dubbio migliorata rispetto alle prime prove di Coppa del Mondo.

Chiara Teocchi si ripete col secondo oro
Ciò che permette all’Italia di salire al terzo gradino del podio di questa edizione dei Campionati Europei, dietro Belgio e Olanda, è l’oro ottenuto da Chiara Teocchi, un bis dopo quello ottenuto a Pontchateau l’anno scorso. A questo giro il successo non era tra l’altro così scontato: Chiara si doveva scontrare con le sempre agguerrite olandesi, rappresentate oggi da Yara Casteljin e Ceyline Del Carmen Alvarado, con la stella locale Nikola Noskova, promessa non solo del ciclocross (quest’anno ha vinto il Giro del Trentino in maglia BePink), e con la belga Laura Verdonschot, reduce da ottime prestazioni nel Superprestige.
Presenti queste cinque, tutte insieme, all’ultimo giro: le olandesi hanno ceduto, la Noskova ha perso terreno accontentandosi del bronzo; lo sprint ha poi deciso a favore di Chiara. Un successo che conferma il valore della polivalente bergamasca, pronta a farsi valere nelle prossime prove della stagione di ciclocross. E niente male si è comportata anche Silvia Persico, ottava finale a 44″, mentre ha incontrato una giornata storta l’altra promessa del ciclocross italiano, Sara Casasola, 22esima finale a 2’07”.

 

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