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Delusioni, fallimenti e fuorilegge

Yuri Trofimov, in una delle poche foto in maglia Caja Rural-Seguros RGA © Caja Rural-Seguros RGA

I dieci acquisti dello scorso ciclomercato che meno hanno rispettato le attese: da Martin a Rosa, da Arredondo a Trofimov. E c’è anche Contador

Dopo la rassegna dei migliori dieci acquisti [1] del passato ciclomercato, è tempo oggi di valutare chi ha reso meno delle previsioni per cui è stato ingaggiato e pagato. Si va da nomi autori comunque di un positivo 2017, ma in ogni caso sotto le attese della vigilia, ad altri che, nell’intera stagione agonistica, non si sono mai fatti vedere all’opera. In qualche caso, in maniera letterale. Ecco, dunque, la lista dei dieci acquisti rivelatisi meno convincenti.

10 – Alberto Contador
I risultati del madrileno, considerata l’età, sono stati comunque ottimi. Ma da un lato la Trek-Segafredo è riuscita ad affiancargli il solo Pantano, dall’altro lui, con la decisione improvvisa del ritiro, ha lasciato il team statunitense senza un leader per le corse a tappe quando ormai non c’era più tempo per cercarne un altro. D’altronde si sapeva dal momento in cui aveva firmato quel contratto che sarebbe stata un’arma a doppio taglio. Stagione buona ma sotto le sue attese, pur con la perla finale dell’Angliru.

9 – Sep Vanmarcke
Stagione in chiaroscuro per il fiammingo, nell’anno del ritorno alla corte di Vaughters. Una caduta gli ha portato via Fiandre e Roubaix, ma già all’E3 e alla Dwars il belga non aveva entusiasmato. Inoltre non è sembrata particolarmente azzeccata la scelta, da parte della Cannondale-Drapac, di non portarlo al Tour de France, vista la gamba palesata al Giro d’Austria. Annata chiusa senza vittorie e con l’impressione che il momento per il definitivo salto di qualità sia ormai passato.

8 – Tony Martin
Qualche piazzamento qua e là in brevi corse a tappe non può bastare per rendere sufficiente la stagione di Tony Martin, che col passaggio al Team Katusha-Alpecin sembra aver iniziato quella fase di declino a cui, prima o poi, qualsiasi corridore va incontro. Strano, ma vero, è riuscito a vincere contro il tempo solo nel campionato nazionale, prendendo altrimenti ripassate a destra e a manca. E il tanto agognato miglioramento sulle pietre è stato inesistente.

7 – Lachlan Morton
Dopo la vittoria al Tour of Utah 2016, in maglia Jelly Belly, il Team Dimension Data ha deciso di dare una seconda opportunità all’australiano, finito nella categoria Continental dopo un biennio deludente con la fu Garmin di Vaughters. Il venticinquenne ha colto un buon settimo posto al Giro di California e l’ottavo al Tour of Oman, ma il trend che lo vede incapace di ottenere risultati degni di nota in Europa continua: mai meglio di ventiseiesimo, piazzamento colto alla Vuelta a Burgos.

6 – Rafal Majka
Prima stagione per il polacco senza l’ingombrante presenza di Contador in squadra, nonché prima come punta principale di un team per le grandi corse a tappe. Il bilancio però è stato tutt’altro che positivo: una caduta lo ha costretto al ritiro al Tour, mentre alla Vuelta, nonostante fosse considerato uno dei papabili per il podio, non è riuscito nemmeno a fare classifica. E si che la Bora gli aveva messo di fianco anche buone squadre con corridori di qualità come Konrad, Buchmann e il fidato Poljanski.

5 – Diego Rosa
Il Team Sky ha trovato in Rosa sicuramente un buon gregario; per l’ex Astana, invece, la scelta del sodalizio britannico è stata senza ombra di dubbio felice dal punto di vista economico, ma a livello di risultati ha portato solo a una brusca frenata nella sua carriera. Il piemontese, che era arrivato nei dieci nelle ultime tre classiche monumento che aveva corso, sfiorando, oltretutto, la vittoria a Il Lombardia, si è visto costretto a lavorare per i compagni in ogni occasione, non ottenendo alcun risultato significato da marzo in poi.

4 – Andrea Guardini
Certamente la UAE Team Emirates sapeva di non aver preso un top sprinter, ma da Guardini ci si aspettava comunque ben altro. Il veronese si è reso protagonista di una stagione veramente sottotono, in cui non ha ottenuto nemmeno un podio di tappa. Dopo un solo anno le parti si sono divise in anticipo con reciproca soddisfazione. Alla Bardiani troverà certamente condizioni migliori per poter ben figurare.

3 – Javier Moreno
Doveva essere un gregario preziosissimo per Nibali nei grandi giri e invece, tra Giro e Vuelta, a causa rispettivamente di espulsione e ritiro, ha corso in tutto solo sei giorni. Nel resto della stagione è stato evanescente a tal punto che la Bahrein ha deciso di non formulare un’offerta per il contratto, consentendogli di accasarsi alla Delko.

2 – Julián Arredondo
Preso per essere lo scalatore che è sempre mancano alla Nippo-Vini Fantini, si è rivelato un flop su tutta la linea, a causa principalmente dei problemi fisici per via dei quali non attacca il numero alla schiena da fine marzo ormai. Il colombiano, che con il team italo-giapponese si era rivelato, è ora costretto a tornare in patria. Lontani i tempi in cui era il miglior arrampicatore del Giro d’Italia.

1 – Yuri Trofimov
Situazione a dir poco tragicomica quella che ha visto protagonisti Trofimov e la Caja Rural-Seguros RGA. Il team spagnolo non ha mai potuto contare sul ciclista russo durante la stagione, per via dei problemi di visto che hanno bloccato lo scalatore il quale, pur abitando da anni in Spagna, non possedeva il permesso di soggiorno come lavoratore. Un anno quindi buttato, e un conseguente addio senza troppi rimpianti.