Vincenzo Nibali esulta sul podio de Il Lombardia 2017 © Bettiniphoto
Vincenzo Nibali esulta sul podio de Il Lombardia 2017 © Bettiniphoto

Un 2017 di alti e bassi

Il bilancio dei corridori italiani: Nibali traina il movimento, Aru in chiaroscuro

Il ciclismo italiano chiude la stagione 2017 con alcuni lampi importanti, consegnando indicazioni di un certo peso per il futuro. Unica nazione capace sia di salire sul podio di un grande giro (sia al Giro che alla Vuelta) che di vincere una classica monumento (pazienza se è tutto riconducibile ad un solo corridore, ovvero Nibali), il pedale italico si mette in mostra con una crescita decisa soprattutto per quanto riguarda le corse di un giorno grazie a diversi corridori sulla via della maturità e consacrazione come Trentin e Ulissi, entrambi classe ’89, oltre che alle prestazioni di alcuni giovani, che hanno dimostrato di possedere le qualità giuste per farci sognare già dalla prossima stagione, a cominciare da Moscon e Bettiol.

Le note dolenti passano dai successi parziali al Giro d’Italia, magrissimo bottino la sola vittoria di tappa con protagonista sempre Nibali, e dall’aver mancato ancora una volta il podio nelle prime quattro grandi classiche della stagione: in esse il miglior risultato è stato il 5° posto di Moscon alla Roubaix. Per tutte l’ultima volta sul podio fu nel 2012, con Nibali 3° a Sanremo, Pozzato 2° e Ballan 3° al Fiandre, ancora Ballan 3° alla Roubaix e quindi Nibali 2° e Gasparotto 3° alla Liegi). A secco di podi anche nel Mondiale in linea, dove l’ultima medaglia risale al 2008 con la doppietta Ballan-Cunego.

Ma andiamo a vedere nel dettaglio, tra conferme, performance in linea con le aspettative e clamorose controprestazioni, chi sono i promossi, i rimandati e i bocciati di questo 2017 italiano a due ruote.

Promossi: grande annata di Nibali, Moscon si rivela, Trentin al top
È ancora Vincenzo Nibali il leader del ciclismo nostrano: libera il Giro da una maledizione che avrebbe avuto dell’incredibile (nessun successo di tappa fino al suo sigillo a Bormio), corre una Vuelta ad alto livello chiudendola sul podio e con un successo parziale conquistato anticipando di istinto e di astuzia il gruppetto comprendente i migliori. A Il Lombardia compie un capolavoro, sbaragliando il campo da favorito, nonostante il valore degli avversari. Due podi nei grandi giri (solo Froome come lui), frazioni a Giro e Vuelta e vittoria in una monumento: come lui nessuno. Per l’anno venturo ancora da sciogliere il nodo riguardante quale corsa a tappe da disputare, ma di sicuro l’obiettivo numero uno lo ha bene in mente: Innsbruck 2018.

Tutto è stato detto, il resto andrà scritto per aggiornare i libri dei record. La classe di Gianni Moscon è nota a tutti, ora però è tempo di raccogliere i frutti. Correre nel Team Sky lo potrà sicuramente aiutare, anche se vederlo fare da spalla anche nelle prove di un giorno sembra un paradosso. Passi per l’esperienza accumulata nelle Ardenne, dato che in squadra c’è uno come Kwiatkowski, ma nel 2018 è tempo di andare al Nord con il bastone da maresciallo. 5° posto alla Roubaix, 15° al Fiandre e 17° alle Strade Bianche (ai quali sommare il tricolore a cronometro, il 6° posto nel tictac di Bergen, il 13° posto nella tappa dell’Angliru alla Vuelta) sono un biglietto da visita importante da mostrare e che sicuramente i suoi tecnici non ignoreranno.

Atteso da anni come il nostro miglior corridore per le corse di un giorno, Matteo Trentin, dopo una difficile primavera, è autore di un finale di stagione di eccellenza assoluta. 4° al Mondiale, quattro successi di tappa alla Vuelta, con Parigi-Tours e Primus Classic vinte dimostrando una superiorità quasi imbarazzante. Il giusto addio e riconoscimento alla squadra che lo ha lanciato e cresciuto. Nel 2018, quando difenderà i colori dell’australiana Orica, sarà proiettato verso una stagione da capitano e, si spera, ricca di successi ancora più pesanti.

Promossi: Ulissi e Colbrelli, non si esulta solo in Italia. Bettiol va forte dapperttutto
Nel 2017 Diego Ulissi ha cambiato obiettivi: niente Giro, ma la voglia di misurarsi al Tour. Dopo la solita primavera con più ombre che luci, nonostante la vittoria in casa a Donoratico, in Francia non fa mai mancare l’impegno provando diverse volte la fuga da lontano, giungendo secondo dietro Mollema a Le Puy-en-Velay. Ma è in Canada che ottiene il più prestigioso successo della carriera, andando a vincere in uno sprint ristretto il Grand Prix de Montréal, primo sigillo in una corsa di un giorno del World Tour e, sperabilmente, segnale della sopraggiunta maturità.

Al primo anno nel World Tour Sonny Colbrelli si porta a casa Freccia del Brabante, una tappa alla Paris-Nice davanti a Degenkolb e Démare e si piazza con continuità: 13° alla Sanremo, 10° al Fiandre, 7° ad Harelbeke, 13° alla Gand e 9° all’Amstel, mostrandosi l’italiano più costante nell’inizio stagione. Dal Tour in poi qualcosa è mancato: in Francia soffre il caldo e l’andatura asfissiante, inseguendo quella giornata giusta che mai arriverà. Diversi piazzamenti di rilievo, culminati con la vittoria alla Bernocchi, fra agosto e settembre gli consentono di indossare la maglia azzurra a Bergen, dove però delude. Tenacia e gambe sono da primo della classe, ora bisogna effettuare quel salto di qualità definitivo per entrare in lizza per il successo nei grandi appuntamenti che valgono una carriera.

Da metà 2016 Alberto Bettiol ha fatto un grosso salto di qualità. Nel 2017 la sua crescita è proseguita: in evidenza sulle pietre (10° ad Harelbeke, 24° al Fiandre), Bettiol si è mostrato sempre attivo quando chiamato a dare il suo contributo in ogni corsa e su ogni terreno, palesandosi atleta competitivo e completo: 16° alla Freccia del Brabante, 5° a Longwy al Tour dietro solo ai big e quindi 6° a San Sebastián, per poi far una bella figura al Mondiale di Bergen. Nell’anno che verrà, con il cambio di casacca che lo vedrà in BMC, sarà preziosissima spalla di Van Avermaet, ma con l’auspicio che giunga, finalmente, la prima vittoria da professionista.

Promossi: Viviani centra vittorie di prestigio, stagione da applausi per Canola e Pasqualon
Nonostante l’oro olimpico su pista a Rio da anni e pur essendo da anni un punto di riferimento per il movimento italiano, Elia Viviani ha sempre, suo malgrado, avuto a che fare con la critica. Nel 2017 il veronese decide di prendersi una pausa dai velodromi per puntare con convinzione su Sanremo, Europeo e, perché no, Mondiale. L’inizio di stagione è dimenticabile: ad una buona top ten a Sanremo fa da contraltare uno zero nella casella delle vittorie fino al Romandia. Da lì, però, la crescita esponenziale: tre successi fra Route du Sud e Giro dell’Austria, quindi argento all’Europeo per pochi centimetri e poi, in fila, due vittorie nel World Tour ad Amburgo e a Plouay. Altri tre gioie portano l’ammontare a nove, al top fra gli azzurri. Vi è poi la giornata no di Bergen, con una forma in calando. Nel 2018 cambierà aria, andando in una formazione, la Quick Step Floors, decisamente più consona alle necessità che, giustamente, ha un velocista di primo piano.

Diverse le menzioni, a cominciare dai neopro’ Simone Consonni e Oliviero Troia, per proseguire con il quartetto Androni formato da Davide Ballerini, Matteo Malucelli, Fausto Masnada e Andrea Vendrame. Promosso anche il figlio d’arte Riccardo Minali. Che dire poi del ritrovato Marco Canola? Conquista una una semiclassica, resa più complicata dal maltempo, come la Volta Limburg Classic, e aggiunge cinque vittorie fra America e Asia. Gran stagione anche per l’altro vicentino Andrea Pasqualon, vincitore della Coppa Sabatini e capace di essere regolare con la sua Wanty. Esultano per la prima volta tra i pro’ sia Iuri Filosi che Manuel Senni, entrambi destinati a nuove esperienze nel 2018.

Voto positivo anche per i veterani Franco Pellizotti e Giovanni Visconti, alfieri di Nibali con il friulano eccellente sulle salite di Giro e Vuelta e con il siciliano ottimo vincitore del Giro dell’Emilia. Bella la stagione dell’altro vecchietto Domenico Pozzovivo, 6° sia al Giro e a Il Lombardia nonché sempre protagonista nelle gare di una settimana. Giunge finalmente la rinascita del talentuoso Mattia Cattaneo mentre si confermano ad alti livelli Damiano Caruso, Davide Cimolai, Simone Petilli e Salvatore Puccio. Corridori esperti come Mauro FinettoFrancesco Gavazzi sono garanzie, così come Daniele BennatiManuele Boaro, Roberto Ferrari e Marco Marcato sanno sempre rendersi utili a supporto dei propri capitani. Citazione d’obbligo anche per alcuni corridori della categoria Continental come Marco Zamparella, vincitore del Memorial Pantani, il veloce Filippo Fortin e i Sangemini Francesco Manuel Bongiorno, Nicola Gaffurini, Davide Orrico e Paolo Totò.

Rimandati: Aru a corrente alternata, Villella si riprende in Spagna. Conti poco appariscente
La stagione di Fabio Aru è stata particolare: partita in maniera drammatica e conclusa con tanta volontà ma poche gambe. In mezzo il solito sardo caparbio e capace di punte di eccellenza assoluta, come la vittoria al Campionato Italiano e il dominio a La Planche des Belles Filles, con tanto di maglia di leader indossata in seguito. Ma il Tour si è chiuso ancora una volta in calando, facendo sorgere alcune domande sul suo livello: ottimo, ma non ancora abbastanza per il successo finale. Dopo una Vuelta si riprende nelle classiche più dure del calendario italiano, restando ad alti livelli ma sempre un passo indietro rispetto ai vincitori. Giro e Mondiale gli obiettivi del 2018, in un’annata affrontata con la maglia del UAE Team Emirates.

La maglia di miglior scalatore alla Vuelta è paradossalmente un premio sin troppo eccessivo ad una stagione sì volenterosa, ma con troppi passaggi a vuoto. Al Giro Davide Villella lotta, ma rimbalza costantemente; alla Liegi tenta, invano, il colpaccio. Da uno con le sue caratteristiche ci si attende di più. E il passaggio all’Astana può essergli d’aiuto.

Stagione così così quella di Valerio Conti: si fa notare al Giro con una bella fuga a Peschici, conclusa con un’ingenua scivolata all’ultimo km. Sempre alla Corsa Rosa si ammala, compromettendo la seconda parte di corsa. In estate dimostra più grinta che gambe, provandoci ma non ottenendo risultati. Nel 2018 sarà uomo importante sia per Aru che per Ulissi, dai quali potrà imparare molto: ci si aspetta il ritorno ad alti livelli.

Rimandati: Mareczko vince, ma in Europa non convince. Felline e il rebus specializzazione
Non è oro tutto quello che luccica. Jakub Mareczko è il capofila italiano per numero di vittorie, ottenute tutte in Asia (con l’eccezione di una tappa al tour de Bretagne, corsa .2) al cospetto di alcuni buoni corridori, ma non di certo del gotha mondiale della velocità. Se davvero vorrà diventare punto di riferimento azzurro negli sprint, il bresciano nato in Polonia dovrà trasformare la quantità dei suoi successi in qualità. Due secondi posti al Giro alle spalle di Gaviria lo rimandano verso un 2018 pieno di speranze, tenendo conto anche che l’età è dalla sua.

Specializzarsi oppure no? Il 2017 di Fabio Felline inizia subito con il botto: dominio il Laigueglia e ottimo quarto è 4° alla Omloop Het Nieuwsblad. Alle Strade Bianche è 13°, migliore degli italiani, risultato che fa presagire alla stagione della svolta. Anche perché, quando la posta in palio si alza, il torinese classe ’90 si fa trovare pronto: spesso nel vivo dell’azione, migliora la sua posizione in gruppo (non è mai stato un gran limatore), ma sono anche tante le energie sprecate con attacchi scriteriati e intempestivi. È così che i risultati nella fase calda della sua stagione non sono quelli sperati: 58° a Sanremo, 11° ad Harelbeke, 50° alla Gand, 19° al Fiandre, 32° Amstel, 16° alla Liegi, piazzamenti che ne fanno un corridore completo, valido, ma ancora senza quell’acuto necessario per portare a casa una vittoria di prestigio. Dopo aver vinto alla grande il prologo del Tour de Romandie inizia una seconda parte di stagione da dimenticare causa toxoplasmosi. Nel 2018 è chiamato a diventare una garanzia, anche perché gli anni passano per tutti.

Rimandati: poche gioie per Formolo e Oss
Atteso al salto di qualità nelle grandi corse a tappe, dove sulla carta dovrebbe raccogliere l’eredità di Vincenzo Nibali, Davide Formolo si dimostra ancora acerbo. Sfiora sì un clamoroso colpaccio alla Liegi dopo un brillante al Tour of Alps, ma al Giro troppi alti e bassi gli regalano un 10° senza infamia e senza lode. Da giugno in poi, complice anche alcuni problemi di salute, non entra mai nei 40. Il 2018 in Bora Hansgrohe lo vedrà ripercorrere grossomodo il medesimo calendario,con l’auspicio che possa finalmente crescere di rendimento lungo le tre settimane.

Medesima destinazione per Daniel Oss, protagonista di una spettacolare Paris-Roubaix, la migliore della carriera. Poi da lì le difficoltà, con ina seconda parte di stagione quasi misteriosa e senza acuti, che gli preclude anche le porte della nazionale di Cassani: posto che sembrava suo quasi di diritto.

Tra i rimandati verso un miglior 2018, iniziando dai neopro’, ecco Filippo Ganna e Edward Ravasi, entrambi da rivedere nel futuro. Nella prima parte di stagione Jacopo Mosca non convince, per poi crescere bene nel prosieguo e terminando vittoriosamente a Hainan. Problemi di salute condizionano sia Vincenzo Albanese che Giulio Ciccone, che mostrano sprazzi del talento fra estate e autunno. Restando in casa Bardiani, in un’annata globalmente da dimenticare, ci provano Enrico Barbin, Mirco MaestriLorenzo Rota.

Tra i meno giovani Alessandro De Marchi, autore di un finale di stagione al top fra Vuelta e Mondiale, è troppo sottotono in primavera. Discorso inverso, ma causa problemi fisici, per Matteo Montaguti, che comunque esulta al Tour of Alps, Sacha Modolo coglie un incredibile 6° posto al Fiandre ed esulta fra Tour of Croatia e Gp d’Argovie, passando però l’estate e l’autunno nel dimenticatoio. La sfortuna perseguita Giacomo Nizzolo, che suo malgrado butta via la stagione per i tanti malanni. Menzione a parte per Danilo Celano che, dopo una prima parte di 2017 stupefacente, condita dalla vittoria al Giro dell’Appennino, scompare non appena firma con gli spagnoli della Caja Rural, ottenendo, tra i numerosi ritiri, un 46° posto in Turchia come miglior risultato.

Bocciati: Rosa e le ambizioni perdute. Bonifazio troppo in ombra. Moser mai nel vivo
Mai sbocciato in questo 2017, Diego Rosa è autore di una delle più clamorose controprestazioni della stagione. Dopo la chiusura di 2016 con il secondo posto a Il Lombardia, arriva il passaggio al Team Sky, ottimo per il conto in banca, ma che evidenzia in quasi tutte le corse un atleta sotto tono. Eppure l’anno era iniziato male con il 5° posto in Andalucía. Poi da lì si vede poco, anche come gregario Dietro la lavagna, in attesa di un 2018 migliore.

Niccolò Bonifazio gode ancora del credito maturato dopo il 5° posto alla Sanremo; da lì i risultati raccolti sono pochini. Il 2017 è stato un anno difficile, con zero vittorie e qualche stecca, ma il ligure ha comunque saputo mettersi a disposizione della squadra, accumulando esperienza utile per un 2018 del riscatto.

L’atleta più indecifrabile del ciclismo italiano è Moreno Moser. Ormai alle spalle (definitivamente?) le grandiose prestazioni del 2012/2013, nell’annus horribilis 2017 mette a segno solo 39 giorni di corsa, con ben 10 ritiri, e nessun grande giro o classica nel ruolino.

Bocciati: gli infortuni bloccano Brambilla, per Cunego e Pozzato il meglio è alle spalle
Diversi problemini di natura fisica hanno privato il 2017 di uno dei corridori più brillanti della stagione precedente. Pur godendo della fiducia della propria squadra, Gianluca Brambilla non ha saputo ripetersi ai quei livelli. Nel 2018 sarà uno degli uomini di punta della Trek-Segafredo, provando a rilanciarsi sia nelle corse a tappe che nelle classiche vallonate.

Nel bene o nel male è sempre al centro del dibattito del ciclismo italiano. Sembrava all’ultima stagione, ma Filippo Pozzato continuerà a correre. L’ottimo 8° posto nel suo Fiandre è l’unica dimostrazione del suo talento, mai pienamente sfruttato a pieno. Discorso che vale in parte per il coetaneo Damiano Cunego, la cui annata, complice un incidente in gennaio e il mancato invito della Nippo al Giro, è tutta vissuta ai margini. Vince una tappa al Qinghai Lake, ma è poca cosa. Il 2018 sarà l’ultimo atto in gruppo per uno degli italiani più vincenti degli anni 2000.

Il sodalizio con gli olandesi della Lotto continua, ma su Enrico Battaglin, dopo un passato importante, è ormai difficile puntare qualcosa per i traguardi importanti. Talento troppo discontinuo, il veneto è atteso per il 2018 ad un deciso cambio di rotta, lui che è stato uno dei migliori prodotti classe ’89 del panorama internazionale.

Chiudiamo con un excursus sugli altri bocciati della stagione 2017: Luca Wackermann viene messo ko da continui problemi fisici mentre Nicola Boem non fa nulla per meritarsi la riconferma. Davide Martinelli, giovane tra i più interessanti del nostro ciclismo, fa un deciso passo indietro rispetto all’anno del debutto. Oscar Gatto parte forte con il 5° posto alla Omloop Het Nieuwsblad, ma poi sparisce. Kristian Sbaragli non non desta mai grande impressione mentre Cesare Benedetti ha dovuto mandare in soffitta le consuete fughe per ordini di scuderia. Manuel Belletti, Enrico Gasparotto e Ivan Santaromita sembrano in parabola discendente mentre fanno fatica Federico Zurlo, che resta un oggetto del mistero, e Andrea Guardini, che scenderà di categoria. Di lui nel 2017 rimane soprattutto l’episodio della Paris-Roubaix quando ritirato, uscì dal percorso e fu ritrovato dalla polizia in autostrada. Per tutti loro un 2018 alla ricerca del riscatto.

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