Bertolini affronta uno dei fossati di Silvelle © Ufficio Stampa GIC
Bertolini affronta uno dei fossati di Silvelle © Ufficio Stampa GIC

La supremazia dei campioni nazionali

A Silvelle (quarta tappa del Giro Cross) Bertolini, Lechner e Fontana uccidono la competizione. E le parole di Bertolini fanno riflettere

A Silvelle di Trebaseleghe il Giro Cross vive una giornata diversa. Vuoi per la collocazione in calendario, vuoi perché si tratta dell’unica prova ‘storica’ in mezzo a 5 tappe inedite, il Gp Armando Zamprogna è stato un’ottima occasione per rivedere il meglio del cross italiano in un unico evento, una sorta di anticipo dei campionati nazionali di Roma: e speriamo che alle Capannelle cambi qualche variabile, perché vedere 3 gare terminare con altrettanti soliloqui è un po’ sconfortante, nell’interesse di uno spettatore. Difatti la prova padovana ci offre la conferma della qualità degli attuali 3 alfieri del movimento italiano, Gioele Bertolini (Uomini), Eva Lechner (Donne) e Filippo Fontana (Juniores), tutti e tre capaci di fare il vuoto già in partenza. Ma molto altro si è visto, su un percorso importante, visto che l’anno prossimo ospiterà anche l’Europeo, e merita uno scandaglio più approfondito.

Il rientro stagionale di Marco Aurelio Fontana
A Silvelle, dove c’era un fango discreto ma non trascendentale, era anche l’occasione per il rientro alle gare di Marco Aurelio Fontana, annunciato all’ultimo minuto. Doveva essere a Carpaneto Piacentino il biker lombardo, evidentemente si è sentito abbastanza sicuro della sua condizione per giocarsi già la carta Giro Cross senza temere una brutta figura. E così è stato: mentre Bertolini faceva il Van Der Poel della situazione partendo al primo giro senza essere più visto dagli altri, Fontana si fiondava all’inseguimento, tallonato da un tandem di under 23: Stefano Sala e Jakob Dorigioni, entrambi alfieri della Selle Italia Guerciotti. Dietro tutto il gotha del ciclocross nazionale, con l’unica assenza dei fratelli Samparisi, impegnati in Svizzera.

Testa a testa con Sala, ma Fontana è secondo
Col passare dei giri emergevano le difficoltà di Dorigoni, il quale perdeva terreno sui tratti più tecnici; Sala invece sembrava in gran spolvero, e spesso tentava di tirare il collo a Fontana. Così, mentre da dietro riemergevano un redivivo Enrico Franzoi, in passato spesso vincente a Silvelle, tallonato da un Nadir Colledani adesso compagno di squadra di Fontana e anch’egli all’esordio stagionale, Dorigoni veniva raggiunto da loro e passava da lottare per il podio a lottare per il quarto posto.
L’ultimo giro tra Fontana e Sala vede Marco Aurelio tentare più attacchi, agevolato della presenza massiccia di doppiati, ma solo allo sprint potrà mettere dietro il bergamasco: arrivano a 1’52” da Fontana. Colledani mette in saccoccia un lusinghiero quarto posto a 2’16”, precedendo di poco Dorigoni e uno stanco Franzoi. Bisogna aspettare molto, 3’25” per l’esattezza, per vedere spuntare Luca Braidot, un altro alle prime prove stagionali, mentre Christian Cominelli è ottavo a 3’35” ed Antonio Folcarelli sprinta su Marco Ponta per nono posto a 3’45”. Folcarelli è il leader del Giro Cross, e la sua posizione dà un’idea sui livelli nel quale viaggia abitualmente la competizione: Folcarelli è attualmente leader con 89 punti, Cominelli è a 65 e Capponi, oggi quindicesimo, a 61.

Donne: dietro la Lechner c’è la Baroni
Tra le donne stessa situazione della gara maschile: l’unica a poter sfidare Eva Lechner, Alice Arzuffi, ormai corre per una squadra belga, dunque le sue puntate italiane saranno molto rare. Agevole soliloquio per la campionessa altoatesina, in una gara che ha visto fare molto bene anche la toscana Francesca Baroni, classe 1999 ed ex-campionessa juniores, che ha chiuso ad 1’08” dalla campionessa italiana, a far da contraltare all’altrettanto promettente coetanea Sara Casasola, oggi solo quindicesima. La Baroni ha staccato a metà gara Rebecca Gariboldi, anch’ella oggi molto bene, terza a 1’59”, mentre finisce abbastanza indietro la campionessa europea under 23 Chiara Teocchi, che ha concluso quarta a 2’53”, appena davanti alla leader del Giro Cross Alessia Bulleri a 3’02”. La Teocchi era effettivamente ferma dall’Europeo, vedremo nei prossimi appuntamenti se il dato tecnico è dovuto solo a un po’ di ruggine, mentre la Bulleri continua saldamente a comandare con 91 punti, la juniores Nicole Fede è a 70 e Sara Casasola a 57.

Filippo Fontana, un talento da osservare
Tra gli juniores abbiamo avuto occasione di ammirare un Filippo Fontana in grande spolvero. Il talento del crossista trevigiano è noto, non lo scopriamo oggi, ma oggi ne ha voluto dare un saggio importante. È partito alla fine del primo giro, andando a riprendere un volenteroso Leonardo Cover, dopodiché ha scavato il margine, arrivato alla conclusione a 58″. Questo, unito a una superiorità tecnica schiacciante emersa nei tratti più difficili del percorso silvellese, fa di lui un atleta al quale l’Italia sta ormai abbastanza stretta. Eppure non fa attività internazionale: il ct Scotti non sta portando gli juniores alle gare di Coppa del Mondo, con la conseguenza che il buon Filippo si è ritrovato a partire troppo indietro all’Europeo: la situazione a questo punto potrebbe replicarsi anche al mondiale, mettendo difficilmente l’atleta seguito da Daniele Pontoni nella condizione di emergere.
Dietro di lui, il secondo classificato è Cover, il quale ha staccato Loris Conca a 1’10”, resistendo alla rimonta di Davide Toneatti. Fontana si riprende la maglia rosa del Giro Cross, dopo aver saltato la tappa di Grumo Nevano, e guida a 90 punti contro gli 87 di Federico Ceolin, oggi sesto. a 78 punti Loris Conca.

Lo stato dell’arte del Giro Cross
Infine, un appunto sullo stato dell’arte del ciclocross italiano. Di ciclocross ci occupiamo stabilmente ormai da oltre 10 anni, e abbiamo visto nascere l’idea del Giro Cross e la sua successiva realizzazione. Si partiva come un anno zero per il pedale azzurro, dopo che nella seconda metà degli anni zero l’importanza internazionale dell’Italia, a livello organizzativo e competitivo, si era quasi del tutto dissolta col ritiro di Pontoni e Bramati, e l’unica maglia azzurra che si vedeva comparire con frequenza era quella dello stoico Enrico Franzoi, mentre i migliori talenti giovanili chiudevano già da juniores, attratti dalle sirene del professionismo, su tutti Davide Malacarne (oggi mestamente ritiratosi a Silvelle) e Federico Zurlo, adesso a caccia di un contratto per il 2018.
L’idea del Giro d’Italia di Ciclocross venne accolta in maniera positiva, come un modo per unire le energie e le squadre in un unico punto di confronto, e osservare al meglio i migliori talenti da poter sfruttare e portare all’estero: così negli anni talenti come Gioele Bertolini ed Alice Arzuffi sono emersi proprio in questo ambito, trovando i primi successi e anche le prime delusioni, mentre un po’ di generazioni di ragazzi si guadagnavano i galloni dell’azzurro. Per un po’ ha funzionato, poi vuoi i premi bassi, vuoi la nascita di un challenge concorrente (il Master Cross) che raccoglieva luoghi storici tutti del nord Italia, questo concetto di campionato italiano si è un po’ perso. Ed oggi il Giro Cross rivive, dopo un anno di stop, ma con un modus operandi differente: tutte le tappe, con l’esclusione di quella odierna, si disputano in luoghi inediti, equamente divisi tra Nord, Centro e Sud. Una sorta di modalità promozionale, nella quale la competizione ai massimi livelli non è più al centro, quanto la volontà di portare il ciclocross in tutta Italia, sperando di attirare un certo interesse nelle società amatoriali di centro e sud, che hanno un taglio molto diverso da quelle storiche del Nord. Cosa che negli anni potrà tornare utile per uno degli annosi problemi del ciclismo in Italia, il decentramento, a patto che qualche società del sud cominci a fare sul serio.

La polemica costruttiva di Gioele Bertolini
Per continuare a far crescere il movimento sono però necessari anche altri accorgimenti. Emblematiche sono le dichiarazioni di Gioele Bertolini a fine gara: il valtellinese sta correndo alla sua prima stagione élite tutto il Superprestige, e dopo aver preso sonore batoste nelle prime gare sta lentamente risalendo la china, con due buone prove tra Europeo e Coppa del Mondo finora. Ai microfoni della Rai ha snocciolato tutto ciò che non va nelle gare italiane: rilanci di 30-40 metri e percorsi a gimkana che sono un fattore endemico italiano ormai abbastanza abusato, comprensibile solo in luoghi storici dove la geografia non aiuta (sarà curioso vedere cosa sarà allestito a Silvelle, per l’Europeo 2018: il rischio è di un percorso che asciutto risulterebbe troppo facile, dove l’unica difficoltà da sfruttare sono i saliscendi sull’argine del fiume Dese): da questo punto di vista allestire le tappe in un prato di Rossano Veneto, come avveniva negli anni precedenti, o in un villaggio vacanze di Numana, come successo quest’anno, è un delitto.
Bertolini incalza anche sugli altri aspetti, come la posizione degli ostacoli appena dopo la curva che appiattirebbe le differenze: la sua conclusione è che le prove italiane non preparano gli atleti azzurri al domani: una questione che si ripresenta ormai da anni, senza chi ci sia una reale volontà di cambiare.

 

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