X
    Categories: PistaSlider

Balsamo di tigre e Cavalli di ritorno

Il podio della Madison femminile nella prova di Coppa del Mondo di Santiago © Alex Whitehead - SWpix.com

Coppa del Mondo, in Cile arriva un’altra medaglia azzurra: è il bronzo di Elisa&Marta nella Madison. Inseguitori quinti, Lamon settimo nell’Omnium

E anche al terzo giorno di Coppa del Mondo su pista a Santiago del Cile, una medaglietta per l’Italia viene fuori, e ancora una volta la firma è quella di una delle depositarie del ciclismo del domani, Elisa Balsamo. Dopo aver contribuito (in qualifica) alle buone prestazioni del quartetto dell’Inseguimento, coronate poi da un argento, e dopo essersi ottimamente disimpegnata in proprio nell’Omnium (altro argento), ieri la piemontese, in coppia con la coetanea (anzi, di 20 giorni più giovane) nonché compagna di squadra nella Valcar PBM, Marta Cavalli, ha strappato un bel bronzino nella Madison, la più giovane delle discipline della pista femminile.

Le due diciannovenni hanno mostrato una buona intesa, cementata del resto da lunga frequentazione (per dirne una tra tante: erano insieme nel quartetto juniores che vinse l’Europeo dell’Inseguimento due anni fa), e hanno gestito in maniera più che degna una gara che non presentava troppi grossi calibri. 11 coppie al via, un paio si sono perse strada facendo (in seguito ad alcune cadute che hanno punteggiato la prova), le altre hanno battagliato sugli 8 sprint previsti, e come spesso capita nella Madison femminile, nessuna è riuscita a conquistare il giro.

Le azzurre sono entrate in clima competizione a metà gara, cogliendo il secondo posto (quindi 3 punti) al quarto sprint; poi hanno vinto il sesto (5 punti), un altro punticino l’avevano raccolto nel secondo, e tanto è bastato per portarle in zona medaglia, in lotta con Danimarca, Stati Uniti e Russia per il podio. La vittoria appariva fuori portata, visto che sin dall’inizio le neozelandesi Michaela Drummond e Racquel Sheath avevano fatto il vocione, indirizzando la pratica già nei primi tre sprint (due vinti, uno al secondo posto). Le All Blacks avrebbero poi fatto punti in tutte e 8 le volate, a conferma della loro superiorità sul campo.

Dopo la settima volata Balsamo-Cavalli erano giù dal podio con 9 punti, dietro a Nuova Zelanda (20), Usa e Danimarca (10). L’ultimo sprint è stato allora decisivo, col terzo posto raccolto insieme ai 4 punti che si portava in dote (la volata conclusiva ha i punteggi raddoppiati), punti che hanno permesso alle italiane di superare le statunitensi, rimaste a secco nell’occasione. La classifica finale recita: Nuova Zelanda 22, Danimarca (con Trine Schmidt e Julie Leth) 16, Italia 13 (e poi a seguire Giappone 11, Usa 10, Russia 8 e via andare).

Di Elisa Balsamo abbiamo scritto tantissimo in queste ultime stagioni; molto meno di Marta Cavalli, e allora rimediamo parzialmente: intanto anche lei a Santiago ha vinto più di una medaglia, avendo messo la firma anche sull’argento dell’Inseguimento, di cui ha disputato primo turno e finale proprio al posto della compagna. E poi la sua storia merita di essere raccontata, perché dopo i trionfi del 2015 – cui abbiamo appena accennato più su – il suo 2016 è stato segnato dall’incubo di una bruttissima caduta in allenamento a Montichiari, che l’ha costretta a 23 giorni di ospedale (con rischio – poi fortunatamente rientrato – di perdita di un rene), e poi a sei lunghi mesi di riposo forzato. Eppure, appena tornata a gareggiare, giusto a fine 2016, si è laureata campionessa italiana dell’Inseguimento individuale, a fine dicembre. Quest’anno per lei anche qualche soddisfazione su strada, e ora questa bella trasferta cilena. A cui – le auguriamo – ne seguiranno tante altre nei velodromi di tutto il mondo.

Per esempio già tra un mesetto abbondante a Minsk, per la quinta e ultima tappa di Coppa del Mondo (19-21 gennaio), perché, ridendo e scherzando, l’Italia si potrà giocare la Coppa di specialità appunto nella Madison: attualmente la nazionale azzurra è seconda con 1405 punti, prima la Gran Bretagna con 1450 (terzi gli Usa a 1225); qualche possibilità di strappare il titolo c’è. Come del resto c’è nell’Inseguimento, con le azzurre già prime con 2800 punti, seguite a grande distanza dal Giappone a 2350. Nessuna speranza invece nell’Omnium (Balsamo quarta a 800, la prima è la Yumi Kajihara a 1325, e il massimo ottenibile vincendo la tappa sono 500 punti), mentre spiragli tra gli uomini nella Madison (azzurri quinti a 1125, i primi sono i danesi ma “solo” a 1450, quindi teoricamente ancora raggiungibili) e nell’Inseguimento (il quartetto di Villa è terzo a 2300, anche qui primi sono i danesi, a 2850, ma in questa disciplina si possono guadagnare fino a 1000 punti in una singola gara).

 

Francesco Lamon in un Omnium serratissimo
Lasciati al tempo che scorre i calcoli di cui sopra, torniamo all’attualità delle altre gare disputate ieri a Santiago del Cile. Tra gli uomini non ha sfigurato Francesco Lamon, impegnato nell’Omnium: ottavo nello Scratch d’apertura (vinto dal messicano Ignacio Prado), settimo nella Tempo Race (conquistata dall’americano Daniel Holloway), buon quarto nell’Eliminazione (terreno di caccia per l’ucraino Roman Gladysh), il veneziano è approdato alla Corsa a punti decisiva al sesto posto, con 88 punti e soli 10 di ritardo dal podio (Gladysh era a 98); fuori portata i duellanti per l’oro, il giapponese Eiya Hashimoto e il citato Holloway: 114 e 112, rispettivamente, i loro punti.

La Corsa a punti è stata a dir poco appassionante, e si è accesa principalmente dopo la metà, con la caccia vincente di Holloway, Gladysh e il tedesco Max Beyer, capaci di conquistare il giro (in precedenza ci era riuscito l’austriaco Andreas Graf). Partita chiusa in favore di Holloway? Neanche per idea, perché Hashimoto ha reagito con tutto l’orgoglio di cui disponeva, e con un blitz dopo il settimo sprint è riuscito pure lui a conquistare il giro (insieme all’hongkonghese Leung Chun Wing e ancora a Graf), rimettendo tutto in discussione.

Il finale di gara ha visto però il nipponico un po’ scarico, e né lui né Holloway hanno fatto punti alla decima e ultima volata, sicché la classifica è rimasta congelata con 146 punti per l’americano, 143 per l’asiatico. Terzo posto finale per Gladysh a 128, stesso punteggio di Beyer (ma l’ucraino si è piazzato meglio nell’ultimo sprint); quinto Graf a 117 (prima della Corsa a punti era penultimo della graduatoria!), sesto Prado a 106. E Lamon?

L’avevamo lasciato a 88 punti, a cui se ne sono poi sommati altri 4, guadagnati nei primi sprint. Ma alla lunga l’azzurro è rimasto tagliato fuori dai grandi giochi, non riuscendo a inserirsi nella lotta per la conquista dei giri: ci fosse riuscito, se non con Holloway almeno con Hashimoto, avrebbe forse potuto mettere nel mirino un podio. Il suo score conclusivo è di 92 punti, valevoli per il settimo posto.

 

Inseguitori azzurri, confermato il quinto posto
Altra Italia in ballo nell’Inseguimento maschile: il quartetto azzurro era uscito dalle qualifiche di venerdì col quinto tempo; ieri lo stesso ensemble (Lamon con Michele Scartezzini, Davide Plebani e Davide Viganò) ha confermato il piazzamento, fissando il quinto tempo anche nel primo turno. Opposti alla Cina, gli azzurri hanno chiuso in 4’05″071, hanno pure vinto la loro batteria, ma ciò non è bastato per accedere alla finale per il terzo posto. Finale a cui sono approdati Stati Uniti (poi vincitori del bronzo) e Corea del Sud. Nella finale per l’oro invece la Nuova Zelanda con 3’54″618 ha fatto polpette del Giappone (4’02″740); meritano una citazione i componenti del quartetto All Black: Campbell Stewart, Jared Gray, Nicholas Kergozou e Harry Waine.

Poco azzurro invece nelle altre tre gare, tutte veloci: nel Keirin femminile si è imposta l’americana Madalyn Godby sulla neozelandese Natasha Hansen e l’ucraina Liubov Basova. Quest’ultima – già a segno sabato nella Velocità individuale – si è rifatta nella Velocità a squadre, vincendo (in coppia con Olena Starikova) sulla squadra di club cinese Holy Brother Cycling Team (composta da Bao Shanju e Guo Yufang), 32″512 contro 33″274. Bronzo alla Corea del Sud sulla Cina.

Nella Velocità maschile trionfo di Vasilijus Lendel, lituano che non senza sorpresa ha battuto in finale il più titolato Denis Dmitriev, il russo Campione del Mondo di specialità. Lendel ha perso la prima volata della finale, ma poi ha trovato la forza di ribaltare la situazione, pareggiando con un tiratissimo testa a testa nella seconda sfida, e infine chiudendo vittoriosamente alla bella. Il bronzo è andato all’ucraino Andrii Vynokurov per 2 volate a 0 sul giapponese Tomoyuki Kawabata. Francesco Ceci, penultimo dopo le qualifiche, è stato eliminato ai 16esimi di finale dal tedesco Maximilian Dornbach.

 

Giappone, una crescita visibile in ottica Tokyo 2020
Il medagliere del weekend cileno è stato vinto dalla Nuova Zelanda (4 ori e 1 argento) davanti al Giappone (2-2-1) e all’Ucraina (2-1-4). Italia settima con 3 argenti e 1 bronzo. L’elemento più rilevante di questo momento storico per la pista internazionale è la crescita organica del Giappone, che si piazza sempre meglio e in sempre più gare, fino ad arrivare all’eccellenza esibita in questi ultimi 10 giorni da Yumi Kajihara, vincitrice degli Omnium di Coppa sia a Milton in Canada che a Santiago. Il segnale che la federciclo nipponica sta lavorando bene in ottica Tokyo 2020 emerge insomma prepotente.

Curiosità sul Cile padrone di casa: zero medaglie per il paese sudamericano, ma era ampiamente preventivabile; degno di nota, però, il clima arroventato in cui i corridori della nazionale indigena si sono presentati all’appuntamento con la CDM. Pesanti polemiche sull’operato della federazione cilena (rea di spendere soldi senza costrutto – ad esempio proprio per organizzare la tappa di Coppa – e di non finanziare invece adeguatamente l’attività delle nazionali) sono state accese dagli stessi corridori, esasperati da troppi disservizi e pronti addirittura a scioperare, guidati dal “capopopolo” Elias Tello (visto nell’Omnium ma non solo). Se la selezione di casa ha partecipato alla tappa di Santiago, ciò è dovuto – ha fatto sapere lo stesso Tello, di sicuro un tipetto coraggioso – al fatto che i corridori sono stati “garbatamente” minacciati di pesanti squalifiche dalla stessa federciclo che loro contestano.

Una situazione ben ingarbugliata, anche se desta sensazione (per noi che siamo abituati ai nostri ragazzi, sempre molto accomodanti) il vedere dei corridori schierarsi in maniera così aperta contro “la corruzione della nostra federazione”.

La prossima tappa, come accennato più su, chiuderà la Coppa del Mondo 2017-2018, e si svolgerà dal 19 al 21 gennaio a Minsk in Bielorussia. Rinviamo i bilanci, anche se possiamo dire sin d’ora che è stato spiacevole vedere una partecipazione così minimale in tante specialità tra Milton e Santiago. Vedremo se il nuovo presidente UCI David Lappartient saprà incentivare in maniera corretta tanti corridori (anche stradisti) a (ri)tuffarsi in pista, al fine di rivitalizzare definitivamente una manifestazione comunque interessante e divertente come la Coppa del Mondo.

Marco Grassi :