Umberto Orsini vince la Coppa Varignana © Team Colpack - Rodella
Umberto Orsini vince la Coppa Varignana © Team Colpack - Rodella

Umberto Orsini: «Il ciclismo, uno stile di vita»

Intervista al toscano, pronto a iniziare la sua prima avventura tra i professionisti con la Bardiani CSF

La speranza che tutti i corridori militanti in una squadra dilettantistica coltivano è quella di passare professionisti. Ed in questa stagione uno dei tanti ragazzi che è riuscito a coronare il proprio sogno è Umberto Orsini, empolese di nascita e cresciuto ciclisticamente prima nella G.S. Mastromarco e poi nel Team Colpack. Nipote d’arte (suo zio è Andrea Tafi, ultimo azzurro a vincere la Parigi-Roubaix), in queste ultime annate grazie alle sue doti di passista scalatore si è ritagliato importanti vittorie tra le quali spiccano il GP Ezio Del Rosso e, nel 2017, Trofeo San Leonino e la Coppa Varignana. Al termine di questa stagione, dopo aver partecipato in estate ad uno stage con la Bardiani CSF, ha firmato il suo primo contratto da professionista proprio con la squadra emiliana. Andiamo quindi alla scoperta del nuovo acquisto della famiglia Reverberi, il quale ha tutte le qualità per raggiungere traguardi importanti anche tra i grandi.

Umberto, la tua stagione 2017 era iniziata con la partecipazione al ritiro della Bardiani CSF
«A febbraio la squadra emiliana mi aveva chiamato per vivere una settimana insieme a loro a Riotorto in Toscana. Oltre a me c’erano altri tre dilettanti ed è stata una esperienza veramente interessante per noi ragazzi. In quei sette giorni ci siamo allenati insieme ai corridori della Bardiani ed è stata anche l’occasione per capire come funziona il ritiro di una squadra professionistica. Inoltre un giorno ci hanno fatto svolgere dei test su una salita per capire qual era il nostro potenziale»

Quali insegnamenti hai portato a casa?
«Con questo ritiro si sono aperte le porte al professionismo. Ho avuto l’occasione di conoscere persone molto competenti come Bruno e Roberto Reverberi, Stefano Zanatta e Claudio Cucinotta i quali mi hanno permesso di capire meglio le dinamiche del mondo professionistico. Provenendo dalla più che organizzata Colpack ho comunque avuto la possibilità di capire meglio i comportamenti e le regole del professionismo»

Poi in estate sei entrato a far parte dell’organico della Bardiani CSF come stagista
«Ad inizio luglio mi è stato comunicato che negli ultimi mesi della stagione avrei preso parte a delle gare. Da stagista è stata un’esperienza dura e faticosa perché le corse professionistiche hanno un chilometraggio molto più lungo. Però correre al fianco dei grandi campioni del ciclismo è stato bellissimo»

In estate avevi iniziato a capire che c’erano buone probabilità di un tuo possibile passaggio tra i professionisti?
«Già da inizio anno avevo parlato con la famiglia Reverberi ed avevo capito che a fine stagione sarei potuto passare professionista con loro. Quindi sapevo già da tempo che forse sarebbe stata la mia ultima annata da dilettante ma non c’era nulla di ufficiale visto che solo a metà settembre è arrivata l’ufficialità che sarei entrato a far parte dell’organico della Bardiani nel 2018»

Come hai vissuto quei due mesi da stagista?
«Non avendo niente da perdere sono sempre stato tranquillo. Il mio obiettivo era solo quello di imparare il più possibile ed infatti in ogni momento ho sempre cercato di dare il massimo. Pensavo di andare molto peggio invece a dir la verità me la sono cavata egregiamente e sono contento di ciò che sono riuscito a fare»

Con la maglia bianco verde della Bardiani CSF hai disputato sei corse nel finale di stagione
«Ho esordito tra i professionisti il 25 agosto alla Pro Ötztaler in Austria. Poi, nel mese di settembre, ho preso parte al Tour of Denmark, al Giro della Toscana, alla Coppa Sabatini, al Giro dell’Emilia ed infine alla Milano-Torino. Per me è stato un passo davvero importante della mia carriera da ciclista perché ho potuto correre per la prima volta in gare che fino a qualche giorno fa vedevo solamente in televisione. Queste corse sono state fondamentali per la mia crescita perché erano un ottimo test per capire se riuscivo a correre nel mondo del professionismo. Inoltre ho provato tante emozioni come la felicità di poter correre a fianco di grandi campioni e la soddisfazione di essere riuscito ad arrivare fin lì»

Qual è il tuo ricordo più bello di queste corse?
«Sicuramente è stato la partenza del Giro di Toscana, perché ho corso a dieci chilometri da casa mia. Vedere i miei tifosi e tutti i miei amici incitarmi è stata una felicità enorme. Un altro ricordo bellissimo è tutta le gente che ho visto sulla salita di San Luca al Giro dell’Emilia. Anche se ero rimasto staccato dal gruppo dei migliori tutte le persone a bordo strada mi hanno incoraggiato e trasmesso grinta per arrivare in cima»

Quali sono le differenze che hai notato rispetto alle gare riservate agli under 23?
«Prima di tutto il chilometraggio, perché le gare sono molto più lunghe rispetto a quelle riservate ai dilettanti. Un’altra cosa che ho notato è il modo di correre dei professionisti. Rispetto alla dinamica delle corse dilettantistiche nelle quali noi ragazzi partiamo ed arriviamo a tutta tra i professionisti è tutta un’altra musica: all’inizio si parte fortissimi ma quando la fuga riesce ad andare via il gruppo rallenta e quindi si riesce a recuperare. Poi nel finale l’andatura aumenta sostanzialmente raggiungendo una velocità incredibile che tra i dilettanti nemmeno ti immagini»

Che effetto ti ha fatto correre al fianco dei grandi campioni?
«All’inizio ho provato stupore perché leggere l’elenco degli iscritti e vedere il mio nome tra quello dei fuoriclasse del ciclismo mondiale mi ha fatto uno strano effetto. Poi però subentra la felicità e la soddisfazione di questo momento che è veramente unico. Durante le gare ho cercato di captare i loro movimenti e gesti, di vedere quali rapporti usano e per me erano dei modelli ai quali ispirarsi con l’obiettivo di imitarli»

Però la tua gioia più grande è arrivata a metà settembre
«Esattamente, il momento più felice è stato proprio quando ho firmato il mio primo contratto professionistico con la Bardiani CSF. Devo dire però che non me lo sono goduto fino in fondo perché la firma è arrivata in hotel al termine di un tappa del Tour of Denmark ma in quella sera, dopo essere andato a tutta durante la tappa, ero molto stanco»

Che emozione hai provato al momento della firma del tuo primo contratto da professionista?
«Ho provato una grandissima gioia perché non vedevo l’ora di firmare con la Bardiani e poter comunicare ai miei genitori che ufficialmente nel 2018 sarei stato un professionista. In quel momento ho ripensato a tutti gli allenamenti che ho fatto, a tutte le fatiche da dilettante, alle gioie ed anche ai sacrifici che ho dovuto compiere per arrivare fin lì. E con grande impegno c’è l’ho fatta. Per tutta la vita avrò nel cuore questo momento perché è stato veramente bello poter coronare il mio sogno»

In questo 2017 ha compiuto il tuo stesso percorso anche Giovanni Carboni
«Anche Giovanni è passato insieme a me alla Bardiani CSF dopo che in stagione siamo stati compagni di squadra alla Colpack. Anche se non abbiamo corso molto assieme, perché lui era arrivato solamente quest’anno nella squadra bergamasca, comunque ci conoscevamo già da tempo perché abbiamo vestito la maglia azzurra quando abbiamo corso con la nazionale italiana nel 2016 alla Corsa della Pace in Repubblica Ceca. Sono molto contento che l’anno prossimo gareggeremo insieme alla Bardiani perché è un veramente un bravo ragazzo con il quale, anche se in questa stagione non abbiamo corso molto insieme perché lui era under 23 mentre io élite, potremo crescere ancora insieme»

Quanto sarà importante per entrambi correre insieme anche da professionisti?
«Sicuramente sarà molto importante poiché essendo entrambi neoprofessionisti ci potremmo aiutare molto e darci consigli a vicenda in questa nuova avventura che stiamo per intraprendere con la maglia della Bardiani. Già da adesso ci confrontiamo, oltre che su svariati argomenti, anche sugli allenamenti e quindi per me sarà una valida spalla»

In questa annata quanti chilometri hai messo nelle gambe?
«Ho terminato la mia stagione ad ottobre con circa 25000 chilometri nelle gambe»

Prima di ritornare sui pedali hai trascorso due settimane in Thailandia
«Al termine della stagione, dopo quindici giorni nei quali in accordo con il mio preparatore Cucinotta mi sono allenato, sono partito alla volta della Thailandia con tre miei amici che in queste stagioni hanno corso alla Colpack vale a dire Fausto Masnada, Filippo Zaccanti che è appena passato alla Nippo Vini-Fantini e Davide Manzoni che ha corso fino al 2015. Questa vacanza è stata un’occasione per staccare completamente e ricaricare le batterie in vista del 2018»

Cosa avete visitato di particolare?
«Inizialmente siamo stati per due giorni a Bangkok mentre poi siamo andati a Phuket ed in altri posti del paese. In questa vacanza abbiamo camminato molto ed anche se ci siamo rilassati allo stesso tempo ci siamo tenuti in forma. È stata una bella esperienza dopo una lunga stagione»

Mentre settimana scorsa hai partecipato al primo raduno invernale
«Qualche giorno fa sono stato a Montecchio, vicino a Reggio Emilia, per prendere parte al primo ritiro della nuova stagione. Con tutto il nuovo organico della Bardiani CSF ho vissuto tre giorni interessanti duranti i quali abbiamo fatto molte riunioni e ci hanno consegnato tutto il materiale per la nuova stagione, compresa la bicicletta. Con i direttori sportivi ed i preparatori atletici ci siamo confrontati per programmare i prossimi allenamenti ed i vari impegni in vista della gare a cui prenderemo parte»

Quando sarà il tuo debutto?
«Attualmente non so ancora quale sarà la mia prima gara. Dovremmo debuttare al Dubai Tour o all’Étoile de Bessèges in Francia ma non essendoci ancora nulla di ufficiale non sappiamo ancora niente»

E proprio in quei giorni hai compiuto ventitré anni. Come hai festeggiato il tuo compleanno?
«Ho compiuto gli anni l’ultimo giorno del ritiro e tutti i miei compagni di squadra mi hanno fatto gli auguri. Quando alla sera sono tornato a casa ho festeggiato in famiglia con la classica torta e sono stato contento di aver trascorso quella serata con genitori e fratelli. Il giorno del mio compleanno per me è una giornata come tutte le altre e sono felice di averlo festeggiato in questa maniera»

Quali regali hai ricevuto?
«Ho ricevuto molti doni sia dai miei parenti che dai miei amici e non ne ho uno che mi è piaciuto più di altri perché sono stati tutti fatti con il cuore e quindi li metto tutti sullo stesso piano. Mi hanno regalato tanti abbigliamenti invernali come ad esempio cappelli, sciarpe, camice e felpe. Diciamo che mi sento pronto ad affrontare il freddo»

Quali sono le tue aspettative per il 2018?
«Le mie aspettative sono quelle di un qualsiasi neoprofessionista. Cercherò di fare del mio meglio ascoltando sempre il mio direttore sportivo. Nel corso della prossima stagione dovrò aiutare i miei compagni di squadra ed in cuor mio poi c’è il desiderio di disputare delle belle gare per aumentare il mio bagaglio sportivo. Non ho nessun obiettivo in particolare visto che voglio solo crescere ed ambientarmi nel mondo professionistico»

In caso di partecipazione della Bardiani CSF, il tuo sogno sarebbe ovviamente quello di prendere parte al prossimo Giro d’Italia
«Innanzitutto spero che la mia squadra parteciperà alla corsa rosa visto che nelle ultime annate ha sempre regalato ottime fughe ed è quasi sempre riuscita a portare a casa almeno una tappa. Un Giro d’Italia senza la Bardiani non è lo stesso Giro. Nel caso fossimo della partita cercherò di essere pronto al fine di giocarmi la convocazione. Se invece la squadra sceglierà altri compagni per me non sarà assolutamente un problema. Anzi, augurerò a chi della Bardiani prenderà parte alla corsa rosa di dare sempre il massimo»

Cosa ne pensi del percorso?
«Il tracciato del Giro è molto bello. C’è la partenza da Gerusalemme che è molto affascinante anche se sembra strano che la corsa rosa inizi fuori dall’Europa. Quando il gruppo sbarcherà in Italia il percorso sarà durissimo a causa dei vari arrivi in salita. Chi si aggiudicherà la maglia rosa sarà sicuramente uno scalatore che fa della salita la sua arma migliore»

Da piccolo cosa rappresentava per te la Corsa Rosa?
«Era qualcosa di magico. Mi ricordo che appena tornavo a casa da scuola mi cambiavo in fretta per andare ad allenarmi, in modo da riuscire a tornare in tempo per seguire alla tv le fasi finali della tappa. Vedere i corridori sfrecciare in salita era stupendo e già da allora immaginavo il giorno che anche io sarei stato lì a far parte di quel gruppo»

Se non fossi diventato un corridore cosa ti sarebbe piaciuto fare nella tua vita?
«Sin da bambino il mio unico sogno era quello di diventare un ciclista professionista. Anche pensandoci a lungo non saprei proprio cosa avrei potuto fare nella mia vita, perché ho da sempre focalizzato tutti i miei obiettivi sul diventare un corridore. E fortunatamente ci sono riuscito»

Che studi hai fatto?
«Durante la mia adolescenza ho frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale Enrico Fermi ad Empoli e mi sono diplomato in ragioneria»

Hai un aneddoto della tua vita scolastica che vorresti raccontare?
«Un professore delle superiori era un grande appassionato di ciclismo e mi domandava sempre come andavano le gare e gli allenamenti. Inoltre a settembre l’ho rivisto volentieri al termine della Coppa Sabatini a Peccioli quando è salito sul pullman della Bardiani a salutarmi, e anche lui era molto contento di vedermi con la maglia di una squadra professionistica»

Qual era la tua materia preferita?
«A scuola la materia che più di ogni altra mi affascinava era storia. Poi mi piaceva molto anche francese»

Mentre quella che odiavi
«Durante la mia vita scolastica non ho mai odiato nessuna materia ma se devo dirne una che non mi piaceva molto era italiano, dove non ero molto bravo nel scrivere i temi»

Come sei riuscito a far convivere lo studio con la bicicletta?
«È stata molto dura ma alla fine sono contento di avercela fatta. Ricordo che a scuola, durante la ricreazione prima di mezzogiorno, mangiavo la pasta perché così quando tornavo a casa ero già pronto per uscire in strada ad allenarmi. Quando rientravo era già buio e mi mettevo a studiare dopo cena. Certe volte al mattino mi alzavo anche molto presto, alle cinque, per ripassare perché durante la giornata faticavo a trovare tempo da dedicare allo studio. Anche se sono stati anni impegnativi sono comunque riuscito a far convivere molto bene sia il ciclismo che la scuola. E sono soddisfatto di me stesso per avercela fatta»

Che cos’è per te il ciclismo?
«Il ciclismo per me è uno stile vita. Sono cresciuto con questo sport nel sangue fin da quando ero piccolo visto che ho iniziato a praticarlo quando avevo cinque anni. Correndo ormai da diciotto anni lo considero il mio compagno di vita che mi sta ancora accompagnando»

Sei un amante della lettura?
«Nel tempo libero amo leggere. I miei romanzi preferiti sono quelli thriller e l’ultimo che ho letto è Origin di Dan Brown»

Qual è il libro che più di ogni altro consiglieresti al tuo miglior amico?
«Quello che mi piace di più è Inferno, scritto sempre da Dan Brown»

Magari tra una decina d’anni scriveranno anche un libro su di te
«Se qualcuno scriverà un libro su di me vorrà dire che avrò fatto qualcosa di buono nella vita e sinceramente mi piacerebbe molto che venisse pubblicato. E magari lo potrei scrivere anch’io».

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