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Un omaggio a chi dice addio

Manuel Quinziato ha chiuso quest'anno la sua carriera © Bettiniphoto

Da Quinziato a Tiralongo, da Voeckler a Van den Broeck, la lunga lista di ritirati al termine di questa stagione

Come ogni fine stagione è tempo di bilanci, pagelle, valutazione. E anche però il momento di salutare chi, per scelta o in molti casi per mancanza di alternative, ha deciso di terminare la propria carriera agonistica, appendendo la bicicletta a quel famigerato chiodo. Per tre di essi, ossia il belga Tom Boonen, lo spagnolo Alberto Contador e l’italiano Adriano Malori, abbiamo dedicato nei mesi scorsi una retrospettiva per immagini. Per ricordare gli altri che si sono ritirati in questo 2017 questo è il posto giusto.

Chi si ferma nel Belpaese: da Quinziato a Tiralongo, da Napolitano a Fedi ma non solo
In Italia sono tre i veterani ad aver salutato, tutti al termine di una lunga e onorata carriera. Il GP de Montréal ha rappresentato l’ultima uscita sia per Manuel Quinziato che per Paolo Tiralongo. Il trentottenne bolzanino è stato nelle ultime sette stagioni una colonna del BMC Racing Team, fondamentale con le sue doti sia nelle classiche del pavé che nei grandi giri. Cinque le affermazioni personali, le più inseguite le ultime due, vale a dire l’arrivo di Geerardsbergen all’Eneco Tour 2015 e il titolo nazionale a cronometro 2016. Per l’azzurro residente in Spagna il futuro è ancora nel ciclismo come procuratore, con Matteo Trentin come primo cliente.

Quaranta le primavere di Paolo Tiralongo, fondamentale gregario per tanti uomini di classifica. Il siracusano ha preso pare a ventisei grandi giri, potendo solo in un’occasione curare il proprio piazzamento, centrando un ottimo ottavo posto alla Vuelta 2009. Quattro le vittorie per l’ex Astana, tre delle quali al suo Giro d’Italia. E tale prova sarà il suo obiettivo 2018, ma con un ruolo diverso: il siciliano ha infatti seguito Fabio Aru nella nuova esperienza alla UAE Team Emirates come assistente direttore sportivo.

Altro siciliano (ragusano), ma con caratteristiche radicalmente diverse, è Danilo Napolitano. Trentanove i successi tra i professionisti (dal 2005 in poi, quindi) per l’ex Lampre, che proprio con i blufucsia ha colto diciannove vittorie in tre anni fra cui una frazione al Giro. La sua corsa d’elezione è stata la Coppa Bernocchi, vinta tre volte di fila, obiettivo mai riuscito ad altri. Le ultime cinque stagioni in Belgio con la Wanty lo hanno messo in luce anche come prezioso uomo squadra.

Carriera interrotta anzitempo per problemi fisici quella di Andrea Fedi. Tra 2014 e inizio 2016 il pratese pareva poter diventare un prezioso corridore per il ciclismo italiano, con la vittoria al Trofeo Laigueglia e buoni piazzamenti anche all’estero. Da lì in poi, però, il ventiseienne è stato martoriato da fastidi al ginocchio che lo hanno costretto a dire addio. Smette, ed è un peccato, anche il ventottenne bellunese Alberto Cecchin, passista-veloce visto come Fedi con la Wilier Triestina. Fine corsa anche per il ventiduenne vicentino Andrea Borso, reduce da un anno in Slovenia con l’Adria Mobil, e il ventisettenne Davide Pacchiardo, che chiude la carriera biennale con il GM Europa Ovini con una gioia al Tour of Albania.

In Francia salutano Voeckler, Riblon, Mourey e tanti altri
Molti i ritiri in Francia. Ed è inevitabile iniziare da colui che, nell’Esagono, è stato a lungo il beniamino principale. Thomas Voeckler ha traghettato il ciclismo transalpino dagli anni bui del post caso Festina (e del ritiro dei mostri sacri Jalabert e Virenque) alla attuale nouvelle vague. L’alsaziano di nascita ha terminato quindici Tour consecutivi, con quattro vittorie di tappa, venti maglie gialle indossate, una maglia a pois conquistata e il clamoroso quarto posto finale nel 2011. Ma nella carriera del trentottenne Titì, reso celebre anche dalle sue proverbiali smorfie, la totale fedeltà alla Direct Énergie, rimanendo anche a fronte di offerte più allettanti economicamente pur di tenere in piedi la squadra. Fra le quarantacinque vittorie la più bella, assieme a quelle della Grande Boucle, è la Brabantse Pijl 2012, ottenuta al termine di una spettacolare azione.

Anche Christophe Riblon è stato sempre fedele a un’unica casacca, nel suo caso quella dell’AG2R La Mondiale. Per il trentaseienne ex pistard sono sette le vittorie, due delle quali al Tour de France. E per giunta in tapponi di montagna come ad Ax 3 Domaines nel 2010 e sull’Alpe d’Huez nel 2013. Pareva destinato a una bella carriera Arnold Jeannesson, ma il trentunenne scalatore parigino non è mai esploso, chiudendo i nove anni tra i pro’ (l’ultimo in maglia Fortuneo) senza vittorie.

Dalla compagine bretone faceva parte anche Francis Mourey, ma il trentasettenne è stato un grande nome soprattutto nel ciclocross. Nel fuoristrada continuerà ancora a destreggiarsi in questa stagione, prima di dire basta anche col fango. Tre ritiri in casa Delko Marseille: dicono basta il trentunenne sprinter Benjamin Giraud, il trentatreenne Thierry Hupond e il trentenne Romain Lemarchand. Preferiscono dedicarsi ad altro anche due ex Direct Énergie come il ventiseienne Romain Guillemois e il trentatreenne Fabrice Jeandesboz, che ora si disimpegnerà come triatleta. Noie fisiche hanno portato il trentaduenne Cédric Pineau a dire stop alla FDJ e al ciclismo. Mancanza di motivazione la ragione del prematuro abbandono dei ventitreenni Dylan Kowalski e Félix Pouilly, entrambi reduci dall’esperienza con la Roubaix Lille Métropole.

Van den Broeck, l’esperienza del belga finisce qui
Anche in Belgio gli abbandoni superano la doppia cifra. Boonen escluso, il più nobile a terminare la carriera è indubbiamente Jurgen Van den Broeck. La tanto attesa carta fiamminga per i grandi giri ha ballato per un paio di stagioni o poco più, ottenendo due quarti posti al Tour nel 2010 (diventato poi terzo causa squalifica di Contador) e nel 2012. Ma la carriera del trentaquattrenne, terminata con una stagione pessima al Team LottoNL-Jumbo, non è stata a conti fatti sufficiente per quanto prometteva, con solo due vittorie in quattordici anni (una tappa al Critérium du Dauphiné 2011 e il titolo nazionale a crono nel 2015).

Una vittoria, ma di peso, per Frederik Veuchelen, conquistatore nel 2006 della Dwars door Vlaanderen. Per il resto il trentanovenne è stato un valido gregario fra Topsport, Vacansoleil e Wanty per cui ha militato nell’ultimo quadriennio. Tre abbandoni dalla Sport Vlaanderen-Baloise, ossia quelli del ventottenne Jarl Salomein, del ventitreenne Ruben Pols e del venticinquenne fratello d’arte Jens Wallays, entrambi incapaci di effettuare il salto di qualità tra i pro’.

Fine corsa anche per il trentenne Sander Cordeel e il ventottenne Christophe Prémont, entrambi ex Veranda’s Willems-Crelan. Dicono basta i ventenni Olivier Cornet e Laurens Vandermeer e il ventiduenne Tom Galle, tutti  tesserati per la T.Palm, il trentaduenne crossista della Pauwels Sauzen Rob Peeters, il ventottenne della Leopard Laurent Vandenbak e il ventisettenne sprinter della Roubaix Lille Métropole Nicolas Vereecken.

La Spagna perde quattro solidi vecchietti
Beniamino di tanti per il fatto di essere sempre presente pur non apparendo, di fatto, quasi mai con i migliori. La carriera di Haimar Zubeldia si può racchiudere così. Il quarantenne spagnolo ha chiuso la ventennale esperienza tra i pro’ nella sua Clásica de San Sebastián con quattro vittorie, entrambe tappa e generale di una corsa: nel 2000 fu l’occasione della ormai defunta Euskal Bizikleta mentre nel 2010 esultò al Tour de l’Ain. Come lui lascia, dopo aver vestito la maglia della Trek-Segafredo, il trentaseienne Jesús Hernández. Lo storico gregario di Contador segue fino all’ultimo il proprio capitano. E non solo in sella, dato che sarà ds nella neonata Polartec-Kometa gestita dal madrileno.

Un anno dopo il proprio leader abbandonano con il ciclismo anche Alberto Losada e Ángel Vicioso, entrambi reduci dall’esperienza con il Team Katusha-Alpecin. Niente vittorie per il trentacinquenne catalano, che ha deciso di cimentarsi nella MTB Marathon, mentre il quarantenne aragonese ha esultato ventisette volte compresa la funesta tappa di Rapallo del Giro d’Italia 2011. Nel corso dell’anno avevano detto stop anche due talentuosi spagnoli come i ventiquattrenni Imanol Estévez (ex Euskadi) e Marcos Rojo (già nella Burgos) mentre a fine anno si sono fermati il trentaquattrenne Javier Megias, tra i più forti del Team Novo Nordisk, e il ventitreenne Pello Olaberria della Euskadi. Nel vicino Portogallo ha detto basta il leggendario quarantunenne Rui Sousa, protagonista per vent’anni della Volta a Portugal: la chiusura con le lacrime per il successo di tappa a Fafe sono stati uno dei momenti dello sport lusitano 2017.

Smettono Elmiger, Mouris e Timmer, gregari di esperienza
Girovagando per l’Europa la prima fermata d’obbligo è per i Paesi Bassi, che sfiorano la doppia cifra. Il più noto, nonché l’ultimo in ordine di tempo a salutare, è Albert Timmer, trentaduenne gregarione del Team Sunweb. Stesso ruolo occupato lungo tutta la carriera anche da Jens Mouris, trentasettenne specialista della pista e del pavé, ritiratosi in maglia Roompot-Nederlandse Loterij dopo il campionato nazionale. Costretto a smettere nonostante buoni risultati il ventottenne Twan Castelijns a cui nessuno, a cominciare dal suo Team LottoNL-Jumbo, ha voluto dare fiducia. Il ventisettenne Marc Goos ha provato, invano, il rientro con il Development Team Sunweb ma i problemi al femore continuano a tormentarlo. Fine carriera anche per il trentaduenne della Novo Nordisk Martijn Verschoor, del ventiseienne della Delta Rotterdam Daan Meijers (vincitore di tappa all’An Post Rás 2017), del ventiduenne Davy Gunst (An Post), del ventenne Bob Olieslagers (Metec) e del ventitreenne Bob Rodenburg (Destil).

In Svizzera salutano il veterano del BMC Racing Team Martin Elmiger, trentanovenne passista veloce vincitore del Tour Down Under 2007 e di quattro titoli nazionali. e il ventinovenne Jonathan Fumeaux (Roth-Akros), che proprio la maglia rossocrociata vestì a sorpresa nel 2016, unica vittoria in cinque anni di attività. Ha preferito abbandonare il ciclismo data l’assenza di offerte professionistiche Raphael Freienstein, tra i migliori del panorama tedesco Continental in maglia Lotto-Kern Haus. Cinque anni passati con il LKT Team Brandenburg sono bastati al ventitreenne Carl Soballa che smette come il compagno di squadra venticinquenne Sebastian Wotschke.

Tra gli scandinavi tanti stop: Nordhaug saluta con una classica in saccoccia
Come irrimediabilmente accade ogni fine stagione la Scandinavia mette sul piatto un numero elevatissimo di ritiri. Quest’anno, per ora, la parte del leone va alla Norvegia con sette abbandoni. Il nome più conosciuto è quello di Lars Petter Nordhaug, per alcuni anni outsider nelle prove vallonate. Il trentatreenne, reduce da un’annata complicata causa mononucleosi alla Aqua Blue Sport, saluta comunque con la prestigiosa vittoria al GP de Montréal nel 2012 quando staccò tutti i favoriti. Si conclude a ventisette anni la carriera di Vegard Breen, che non ha colto le occasioni in maglia Lotto e Fortuneo prima di passare il 2017 alla Joker, medesima squadra del venticinquenne Adrian Aas Stien. Dicono basta anche il ventitreenne Ole Andre Austevoll, il ventiseienne Haavard Blikra, il venticinquenne x Delko Fredrik Strand Galta e il ventiquattrenne Andreas Olsen, tutti ex Coop.

In Danimarca rinuncia a proseguire l’attività John Krønborg Ebsen, brevemente visto in Italia con la Androni. Il minuto scalatore ventinovenne si è messo in mostra nelle corse del sudest asiatico di cui è stato protagonista, per l’ultima volta in maglia Infinite-AIS. Esperienza da vendere per il trentottenne Michael Reihs, che debuttò addirittura con la Phonak prima di specializzarsi come gregario nelle piccole Continental danesi, ultima delle quali la Veloconcept. Medesima ultima formazione del ventiseienne Mark Sehested Pedersen mentre il ventinovenne Morten Ollegaard ha detto basta in maglia BHS Almeborg Bornholm. Due gli addii in Svezia, con il ventiseienne Philip Lindau (Coop) e soprattutto il trentunenne Alexander Wetterhall, visto per l’ultima volta con la TreBerg ma anche professionista con la NetApp.

Escono dal gruppo i fratelli d’arte Velits e Zakarin, così come Henderson e Irvine
Era promettente ma, come altri prima di lui, il sistema Sky lo ha distrutto. Si ritira a soli ventitré anni, e senza corse affrontate nel 2017, Alex Peters, talento britannico disperso. In terra albionica salutano due figure di riferimento per il panorama Continental come il trentottenne Kristian House (ONE Pro Cycling) e il trentaduenne Rob Partridge (BIKE Channel Canyon). Nella vicina Irlanda smette per la seconda e definitiva volta il pistard Martyn Irvine, che a trentadue anni diventa ds dell’Aqua Blue Sport.

Un anno dopo il gemello termina anche l’avventura di Martin Velits, nelle ultime sei stagioni gregarione preziosissimo per la Quick Step: per il trentaduenne nessuna vittoria (se si eccettuano due titoli slovacchi) ma una dose sconfinata di km in testa al gruppo. Fratello d’arte ma con molto meno talento è Aydar Zakarin: il ventitreenne russo, dopo la negativa esperienza alla Gazprom, si è ben disimpegnato nel calendario dilettantistico spagnolo, ma ha preferito terminare anzitempo il sogno di correre assieme a Ilnur.

Cambiando continente e andando agli antipodi, uno è, al momento, l’addio in Nuova Zelanda. Nobile, perché del ciclismo all black Greg Henderson è stato tra i principali portabandiera per oltre un decennio. Il quarantunenne apripista di Greipel alla Lotto si è preso un anno di prepensionamento alla UnitedHealthcare: e negli Usa si è trovato bene, tanto che è entrato nello staff della nazionale a stelle e strisce.

Si è conclusa al termine dell’Herald Sun Tour di inizio febbraio l’avventura di Craig Evers, ventisettenne visto l’ultima volta con la 7 Eleven. Talento non coltivato invece quello di Jesse Kerrison che, a soli ventitré anni, lascia la IsoWhey Sports e il ciclismo. Un gran peccato per colui che rivaleggiava con il coetaneo Caleb Ewan ed era stato nel vivaio della BMC. Basta anche per uno degli highlander del ciclismo giapponese ossia il quarantaduenne Shinri Suzuki, tesserato con l’Utsunomiya Blitzen.

Così nelle Americhe: gli USA senza Farrar e Talansky. Saluta l’eterno Ardila
Già di per sé il ciclismo maschile statunitense non sta vivendo un’epoca brillante. Se poi si ritirano in contemporanea due nomi pesanti degli ultimi anni, la situazione non migliora. Dopo tre stagioni da gregario al Team Dimension Data si è fermato Tyler Farrar. Volenti o nolenti, per commentare la sua carriera bisogna considerare un prima e un dopo la morte dell’amico Wouter Weylandt, lutto che lo ha irrimediabilmente bloccato. Trentatré è il numero degli anni e dei successi tra i grandi, con una tappa al Tour, due al Giro, una alla Vuelta e due Classiche di Amburgo come principali allori.

Andrew Talansky è stato uno dei corridori più enigmatici in assoluto degli ultimi anni. Buone doti con alcuni picchi, come la sorprendente conquista del Critérium du Dauphiné 2014, ma con tanti passaggi a vuoto. E a soli ventinove anni l’addio alla Cannondale-Drapac, squadra di elezione, per cimentarsi nel triathlon. Con il quinto posto finale alla Vuelta 2016 era parso un ciclista totalmente ritrovato, ma la speranza è stata effimera. Tra gli yankee al momento si registrano altri due addii, ossia quelli del ventisettenne Alder Martz (Attaque Team Gusto) e del trentaquattrenne Tom Soladay, una vita da gregario al Rally Cycling.

Proprio con tale compagine ha gareggiato nell’ultimo triennio il ventiseienne canadese Pierrick Naud il quale, una volta non ricevuto un rinnovo, ha preferito smettere e fruttare la laurea conseguita. Si dedicherà alla sua grande passione, la realizzazione di fumetti, il ventisettenne messicano Uri Martins, dal 2012 pedina della Amore&Vita. Ritiro già in febbraio per la ventiduenne meteora venezuelana della Wilier Gilbert Ducournau. Ben diversa, infine, la carriera di Mauricio Ardila, visto a lungo in Europa con Davitamon, Rabobank e Geox: più che per un successo il trentottenne è rimasto nell’immaginario collettivo per l’aiuto dato (da avversario) a Paolo Savoldelli nella penultima e fondamentale tappa del Giro 2005.

Alberto Vigonesi :