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Cicloproiezioni: Je Reste!

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, quinta puntata: si vola in Francia con una commedia con Sophie Marceau

Con Je Reste!, pellicola francese del 2003, ci focalizziamo sul ciclismo amatoriale piuttosto che sulla competizione vera e propria. Diretto da Diane Kurys (che in tempi più recenti ha firmato anche un film dal titolo Sagan, per quanto purtroppo non dedicato a Peter ma a Françoise), lo abbiamo scelto soprattutto per due motivi: è una commedia che non fa ridere, e Sophie Marceau.

Lei interpreta Marie-Do, donna paziente e gentile sposata da una quindicina d’anni con Bertrand (Vincent Perez), un fanatico della bicicletta che usa la moglie per farle guidare l’ammiraglia durante i suoi allenamenti, con il risultato che entrambi possono ricevere imparzialmente i simpatici inviti ad andare a quel paese da parte degli altri automobilisti.

In macchina c’è anche il loro figlio decenne, che infatti si annoia. “Coraggio” gli dice la madre, “fra tre chilometri c’è il rifornimento”. E quando arriva il momento dello stop, lei porge bevande e panini al marito che, da bravo arrogante egoista qual è, si lamenta della qualità dei sandwich.

Passione ciclistica a parte, Bertrand è un ingegnere spesso all’estero per lavoro, e a Rio, dopo essersi fatto comprare dai sottoposti un regalo per il figlio, intrattiene una relazione assai poco platonica con una hostess. Qui di seguito li possiamo vedere mentre si accoppiano, ripresi con il tablet a infrarossi dell’UCI per rilevare i motorini.

Ma tornato a casa dalla trasferta, Bertrand ricomincia a essere l’uomo fastidioso e insopportabile di sempre. Quello che in teoria dovrebbe essere il suo studio è stato trasformato in un garage per gli allenamenti, dotato di uno di quei sistemi che riproducono in video il percorso impostato, come fosse Street View.

L’immedesimazione è talmente forte che Bertrand ripete i gesti di una competizione in tutto e per tutto, ma in ogni caso non ci crede nessuno che quelle coppe sulle mensole le abbia vinte proprio lui. Se le sarà comprate.

Guardando la prima parte di questo film, giustamente allo spettatore medio viene da chiedersi: ma come ha fatto Marie-Do a finire con questo qua? Non è bello, non è simpatico, pensa solo a se stesso e la tratta come una pezza da piedi. Probabilmente deve chiederselo anche lei, che infatti si trova un amante.

Antoine (Charles Berling) è un artistoide dalla chiacchiera facile che tende ad accollarsi, ma la conquista accompagnandola a fare shopping, consigliandola sui vestiti, incoraggiandola nella scelta di abiti dalle vistose trasparenze. Prendete nota colleghi maschi: è in questo modo che si arriva al cuore delle donne, non ingaggiandole come portaborracce.

Dopo circa mezz’ora di film potremmo già dire che Je Reste! è un’opera piuttosto deludente, potremmo soffermarci sui difetti della trama, potremmo sottolineare che in generale, a dispetto di qualche spunto simpatico, come commedia lascia a desiderare. Ma c’è bisogno di addentrarsi in questi discorsi francamente inutili quando c’è Sophie Marceau che fa la doccia?

Al lavoro intanto il capo di Bertrand lo invita a iscriversi a una granfondo con tre colli di prima categoria da scalare. Cosa che motiva il nostro a impegnarsi ancora di più. Gli allenamenti però non sembrano andare troppo bene, superare tre prima categoria pare un’impresa titanica, ma soprattutto oltre alla salita anche la discesa porta i suoi problemi. Qui possiamo ammirare il protagonista mentre imbocca la via più breve per il bosco.

Per fortuna la moglie amorevole e più o meno fedele è sempre presente al suo seguito, nel ruolo di autista, direttore sportivo, meccanico, addetta al rifornimento, soccorso alpino e persino infermiera, così può medicarlo.

Bertrand ha giusto il tempo di andare a Rio ad ammucchiarsi con la hostess, ma poi torna in Francia per riprendere gli allenamenti. Solo che ormai Marie-Do pensa ad Antoine, e anzi passa il tempo al seguito del marito a parlare al cellulare con l’amante. Così non si accorge nemmeno che il primo sta chiedendo il rifornimento da svariati chilometri, e nemmeno le imprecazioni degli altri automobilisti le fanno realizzare la situazione.

Bertrand si arrabbia, e lei allora chiede il divorzio, a parole e nei fatti, accelerando e lasciandolo, metaforicamente e non, indietro lungo la strada. Così l’uomo è costretto a tornare a casa in bici, rischiando di essere arrotato dai camion sulla statale. Sequenza che ci ricorda alcune leggende (che forse non erano leggende) sulle punizioni inflitte da certi tecnici di formazioni giovanili…

Ma Bertrand si impunta e dice che non se ne andrà da casa (il Je Reste! del titolo). Intanto dovrebbe partire per Rio per lavorare (così dice lui) e copulare, ma c’è brutto tempo e il volo è annullato. Dopo essersi ubriacato con un collega in aeroporto, non può far altro che tornare a casa. Qui, come nelle peggiori vignette della Settimana Enigmistica, trova la grande sorpresa di una persona in più nel letto matrimoniale.

La trovata slapstick non regala che tristezza alla pellicola, e nella confusione che segue, fra gente che scappa e si rincorre, uno dei tre personaggi si vede a lungo nudo, ma non trattandosi di Marie-Do preferiamo non indugiare ulteriormente sulla questione. Alla fine comunque Antoine stende Bertrand con un colpo di phon alle spalle, in uno dei momenti più inutili e insensati del cinema francese contemporaneo.

Come detto, Bertrand non se ne va da casa, e anzi cerca di riconquistare la moglie. Che però lo confina nel suo studiolo-garage, mentre rimoderna il resto dell’appartamento grazie all’aiuto di un arredatore d’interni gay (li possiamo immaginare, gli autori, mentre scorrono le pagine gialle alla voce “personaggi stereotipati”). Il sistema computerizzato d’allenamento è comunque davvero una ficata, ricrea persino le difficoltà atmosferiche a un livello che l’Extreme Weather Protocol gli fa un baffo.

Del resto anche nel programma video c’è neve e grandine, nonché una grafica da PC Ciclismo che è un tuffo al cuore.

Come se non bastasse, c’è pure l’interessante funzione con le donnine che si spogliano via via che pedali. Questo sì che è stimolante per intensificare gli sforzi durante l’allenamento.

Bertrand però non riesce a far breccia nel cuore di Marie-Do, che peraltro ormai si è data a una vita completamente diversa, come fosse in un altro fuso orario, e trova il marito (o ex marito) davvero insopportabile. Del resto, come darle torto? Così a lui non resta che fare amicizia con Antoine, che gli confessa di essere uno sceneggiatore a corto d’idee che vuole vedere dove andrà a parare la storia, per poi scriverla. (Antoine, ne verrà fuori un film brutto, credi a me)

Pur se iniziata con secondi fini, l’amicizia di Antoine è sincera. I due si legano a tal punto che iniziano a uscire in bici insieme.

Presto Bertrand e suo figlio iniziano a seguire Antoine in macchina durante gli allenamenti, nella classica funzione autista, meccanico, addetto ai rifornimenti, eccetera. Questo per Marie-Do è davvero inaccettabile, e si trova costretta a farsi un nuovo amante, di cui sappiamo solo che guida macchine sportive e costose. Tutti quanti finiscono per incontrarsi lungo la strada.

Per dimostrare quanto ci tenga a lei, Bertrand getta la bici (peraltro è quella di Antoine) in uno stagno. Marie-Do, incredibilmente sopraffatta da questo gesto d’amore, lo bacia, i due tornano insieme e il film finisce. D’accordo che era necessario un happy end, ma non so che metafora possiamo trarne noi appassionati di ciclismo. Forse dovremmo chiedere al presidente Lappartient se può dire qualche parola agli scenaristes suoi connazionali… Se non altro per farsi indicare dove si può comprare quel programma d’allenamento con le donne nude.