Dylan Groenewegen batte Arnaud Démare alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2018. A sinistra lo sfortunato Julien Vermote; fuori campo Sonny Colbrelli, terzo © Team LottoNL-Jumbo - Cor Vos
Dylan Groenewegen batte Arnaud Démare alla Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2018. A sinistra lo sfortunato Julien Vermote; fuori campo Sonny Colbrelli, terzo © Team LottoNL-Jumbo - Cor Vos

Graffia, morde, ruggisce: è Growl-newegen!

Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Dylan Groenewegen batte Arnaud Démare e un combattivo Sonny Colbrelli. Oss e Modolo, che iella (ma Sacha sta bene)

Guardi Dylan Groenewegen e l’impressione che ne ricavi è quella della solidità. Fisico compatto, quasi quasi tracagnotto, non lo assoceresti a una velocissima spider, ma a un’affidabile utilitaria. Poi invece vince le volate. Di gruppo, anche al Tour de France per dire. Quest’anno non sbaglia una manovra, in gara a Dubai (un centro) e in Algarve (due centri) prima di esplodere oggi sul rettilineo di Kuurne i watt che gli regalano la sua vittoria sin qui più prestigiosa (insieme alla tappa al Tour l’anno scorso), una classichetta di quelle che fanno palmarès, che va ad affiancarsi a una nobile decaduta come la Parigi-Bruxelles (vinta nel 2015 a 22 anni) nella bacheca dell’olandese di Amsterdam.

La Kuurne-Bruxelles-Kuurne è tutt’altro che decaduta, gode di buona salute, fa filotto con la Omloop het Nieuwsblad e con quella regala da bere agli assetati: grande ciclismo a disposizione di occhi – quelli degli appassionati – che per mesi non hanno potuto seguire nient’altro che repliche di vecchie corse, o gare di seconda-terza fascia. Quelli che amano il ciclocross invece trovano sempre da consolarsi, anche tra Natale e Capodanno (non è una battuta!), ma è un altro discorso.

Torniamo alla strada, a Dylan Groenewegen che riesce dove l’altro favorito di giornata, Fernando Gaviria, fallisce malamente, rimbalzando sul Kluisberg nelle fasi più calde della corsa, a 80 km dalla fine (il colombiano ha poi detto di aver patito oggi i colpi di una caduta di cui è stato vittima ieri); e riesce battendo un altro pezzo abbastanza grosso, Arnaud Démare, l’ultimo velocista a vincere la Sanremo. Che questo sia o no un presagio per la Classicissima, lo scopriremo poi. Intanto Groene scala posizioni nella gerarchia degli sprinter, senza neanche bisogno di sgomitare, dato che fin qui si è dimostrato uno dei velocisti più corretti e ordinati del gruppo. Lo rivedremo, come tanti altri, alla Parigi-Nizza.

 

Gli italiani continuano a stare sul pezzo
E anche oggi, come ieri alla Omloop Het Nieuwsblad, c’è un bel po’ di Italia di cui dar conto. Più per colpi di coda della malasorte che per esiti realmente esaltanti, a dire il vero, visto che le pive nel sacco sono ben presenti anche dopo questa Kuurne-Bruxelles-Kuurne: Daniel Oss è autore di un signor contrattacco con Jasper Stuyven, non un passante qualsiasi ma uno che la KBK l’ha vinta (con gran colpo in solitaria) due anni fa… ma fora sul più bello, e per la rabbia si ritira direttamente.

Sacha Modolo pedala bene, va all’attacco coi migliori del seeding, poi l’azione viene annullata ma lui ne avrebbe ancora d’avanzo per sprintare… ma cade a 28 km dalla fine, battendo la testa e facendosi pure maluccio (lo portano all’ospedale, per fortuna i vari esami escludono problemi di sorta). E poi Sonny Colbrelli, che nell’attacco di cui sopra ci sta comodo, e che porta a casa un podio comunque incoraggiante, promettente, e tutti gli aggettivi che volete. Il primo in gare di un certo spessore nelle Fiandre (il Brabante, di cui ha vinto la Freccia, sta più in là).

La sensazione, a livello di movimento, è di momento generale comunque molto buono. Confermata rispetto a ieri, quindi. E anche oggi nel vivo della corsa c’è stato pure Matteo Trentin, che con Gianni Moscon promette di essere in prima linea anche tra un mesetto, quando conterà davvero…

 

Troppo vento contrario, ma sull’Oude Kwaremont succede sempre qualcosa
Il vento l’ha fatta da padrone per lunghi tratti della Kuurne-Bruxelles-Kuurne 2018, la 70esima della storia. La fuga a lunga gittata ci ha messo un bel po’ prima di formarsi, proprio a causa delle folate che respingevano ogni velleità nei primi chilometri. E così è stato intorno al km 20 che son partiti in 7: Matteo Bono (UAE Emirates), il saltimbanco Truls Korsaeth (Astana), Gediminas Bagdonas (AG2R La Mondiale), Piet Allegaert (Sport Vlaanderen-Baloise), Romain Cardis (Direct Énergie), Ben Perry (Israel Cycling Academy) e Kenneth Vanbilsen (Cofidis, Solutions Crédits), quest’ultimo già in fuga ieri alla OHN.

Medie orarie basse, sotto i 40 nella prima metà gara; vantaggio per i fuggitivi mai superiore ai 2′, e anzi a metà corsa, a 100 dalla fine (sui 200 totali, tutto tondo tondo) i battistrada si ritrovavano, dopo una breve serie di muri ravvicinati (La Houppe, Kanarieberg, Kruisberg e Hotond in 15 km), con appena mezzo minuto residuo da difendere.

Ma per arrivare all’annullamento della fuga, si sarebbe dovuto aspettare l’Oude Kwaremont, grande monumento ciclistico della zona, posto oggi a 87 km dal traguardo. La Quick-Step Floors l’ha preso in testa, poi è passato a tirare Heinrich Haussler (corridore della Bahrain-Merida che ha una caratteristica: ogni volta che lo si vede gareggiare, lo si può definire “il redivivo”. Stavolta è reduce da una clavicola rotta in allenamento); e l’azione dell’australiano ha determinato una prima selezione; quindi è stato Yves Lampaert (Quick-Step) a metterci il carico a bastoni in forma di un bel forcing, e il gruppo è esploso.

 

Il gruppetto buono si forma dopo l’O-K
In cima all’Oude Kwaremont, Lampaert si è portato su Bagdonas, primo superstite della fuga dispersasi sul muro; quindi sui due son rientrati anche Sep Vanmarcke (EF Education First) con a rimorchio Korsaeth, secondo sopravvissuto alla fuga, che aveva perso metri da Bagdonas poco prima. Dopodiché, intorno a questo quartetto si è coagulato un drappello sempre più folto, e sempre più nobile: un gruppettino dopo l’altro, son rientrati altri 18 corridori, e quel che ne è risultato è stato un ensemble a cui non mancavano certo le possibilità di andare all’arrivo.

Elenco dei 22: Jasper Stuyven e Mads Pedersen (Trek-Segafredo), Nikolas Maes, Tiesj Benoot e Jelle Wallays (Lotto Soudal), Niels Politt e Jenthe Biermans (Katusha-Alpecin), Yves Lampaert (Quick-Step), Daniel Oss (Bora-Hansgrohe), Arnaud Démare (FDJ), Matteo Trentin e Luke Durbridge (Mitchelton-Scott), Greg Van Avermaet (BMC), Nico Denz e Gediminas Bagdonas (AG2R), Maarten Wynants (LottoNL-Jumbo), Sep Vanmarcke e Sacha Modolo (EF), Truls Korsaeth (Astana), Sonny Colbrelli e Heinrich Haussler (Bahrain-Merida), e Romain Cardis (Direct Énergie, terzo sopravvissuto della fuga).

Nonostante fosse tanto ricco, il drappello ha trovato abbastanza presto un accordo decente, del resto non mancavano i gregari pronti a spendersi per i rispettivi capitani; i quali capitani, comunque, pure contribuivano a tirare. Il risultato di questa politica di new deal è stata la costruzione un vantaggio che è andato a superare il minuto a poco più di 60 km dalla fine. A quel punto l’Astana, sentendosi poco tutelata dal solo Korsaeth (peraltro stanco) davanti, ha iniziato a tirare di brutto il gruppo (fin lì guidato dai LottoNL di Groene), per portare allo sprint il suo capitano di giornata Magnus Cort Nielsen. Tra gli altri, impegnatissimo a trenare anche il vincitore di ieri, Michael Valgren. Team building!

 

L’attacco di Stuyven e Oss si sgonfia nella sfortuna
Era chiaro che i 22 davanti dovevano fare bene i conti con la riorganizzazione del gruppo: il margine era stato abbattuto di 20″ dagli Astana, e sul Nokereberg, approcciato con 45″ di margine dai battistrada, la pace armoniosa è finita, e a dissotterrare l’ascia è stato Jasper Stuyven, autore di una bella progressione che gli ha permesso di guadagnare metri su tutti.

L’unico degli altri 21 a poter vantare in quel momento la tris perfetta di tattica (per stare davanti nel gruppetto), testa (per capire che Stuyven se ne andava, e che l’azione era promettente), e gambe (per andare a prendere il belga, proprio in cima al Nokereberg, e non senza sforzo), è stato Daniel Oss. Si è così formata, a 50 km dalla conclusione, un’interessantissima coppia di passisti mostruosamente dotati.

Il gruppetto da cui i due provenivano non ci ha messo poi troppo a deprimersi, anche perché molte energie erano già state spese, e poi veniva a mancare proprio l’apporto di due particolarmente forti (che ora erano in avanscoperta) e del compagno di uno dei due, Pedersen, che ovviamente non tirava più. Il risultato è stato che il gruppo ha raggiunto i 20 corridori intercalati a 40 km dalla fine. In quel momento Oss e Stuyven avevano ancora 40″ di margine.

Un contropiede abbastanza velleitario di Loïc Vliegen (BMC) e Tosh Van der Sande (Lotto), presto rientrato, non ha minato più di tanto lo stato di cose. L’ha fatto, invece, deflagrando sugli equilibri della KBK, un’inopinata foratura che ha lasciato Oss con la posteriore (nonché, nell’occasione, pure col posteriore…) a terra. Con dei margini tanto risicati, Stuyven non poteva certo fermarsi e aspettare che il trentino cambiasse ruota. La coppia è scoppiata per cause di forza maggiore, poi Daniel deve averne avuto talmente abbastanza, da ritirarsi ai -30, mezzo secondo dopo essere stato raggiunto dal plotone.

Stuyven invece ha continuato, ma ormai che volevi insistere, senza più cambi e con tanti chilometri ancora da coprire, col gruppo sempre più scatenato all’inseguimento, speranze non ce n’erano più per il bravissimo Jasper, che alla fine si è arreso all’evidenza dei fatti e si è rialzato ai -20.

 

L’estremo tentativo di anticipo di tre outsider
A quel punto della corsa erano da poco avvenute la caduta di Modolo (ai -28) e un’altra che aveva coinvolto mezza Astana, tra cui Alexey Lutsenko e soprattutto Cort Nielsen (ai -21). In seguito a questo ruzzolone il gruppo si è trovato frazionato, e la Lotto Soudal davanti ci ha dato dentro per lasciare indietro i ritardatari: impresa destinata a riuscire.

Era il momento dei tentativi di evasione last minute, ci ha provato per primo Guillaume Van Keirsbulck (Wanty) ai -13, ma è durato due chilometri, non di più. Ai -10 è scappato alla chetichella Julien Duval (AG2R), una due giorni interessante per lui; sul francese si è subito portato Julien Vermote (Dimension Data), hanno quindi provato a rientrare Pim Ligthart (Roompot) e August Jensen (Israel), ma son rimbalzati indietro; ai -7 sembrava che il contrattacco di Duval e Vermote fosse prossimo a sfumare, e allora Vliegen ha avuto la pensata di riprovarci, balzando con poche pedalate sui battistrada.

Eravamo convinti che fosse il preludio a un pronto rientro del gruppo, e invece il contributo del corridore della BMC ha dato nuovo impulso all’azione, tanto che che il terzetto è passato dall’avere 15 metri di margine nel momento dell’arrivo di Vliegen, a raggiungere un vantaggio di 15″ ai -4. Potenza e imprevedibilità delle corse fiamminghe!

 

Per Groenewegen netta vittoria in volata
I tre hanno beneficiato di un paio di chilometri di inspiegabile stasi in gruppo (chi tira? chi non tira? Anche la Bahrain di Sonny si è assunta le proprie responsabilità, là davanti), e si sono a dir poco svenati per far riuscire quella fagianata galattica. “Almeno uno di noi tre meriterebbe di prenderli tutti per il naso”, era il pensiero dominante negli sguardi degli attaccanti.

Purtroppo per loro, a un certo punto bisogna pur fare i conti con l’inevitabile problema di andare in riserva di energie. Vermote ha tentato di opporsi alla deriva dei continenti, e al triangolo rosso dell’ultimo chilometro ha tentato il colpaccio da finisseur. Duval è naufragato, Vliegen è riuscito a riaccodarsi al connazionale, ma i treni erano ormai più che lanciati, poco inteneriti al vedere che Vermote era ancora lì, verso le transenne di destra, a cercare di resistere alla volata che intanto esplodeva alle sue spalle, sempre più vicina.

Morale della favola: l’hanno agguantato solo a 100 metri dalla linea d’arrivo. Chiaro che il ragazzo avesse solo voglia di piangere, subito dopo la fine della corsa, ma c’è da dire che si è contenuto onorevolmente ai microfoni di Sporza.

Volata lanciata, dicevamo: il più appariscente era Arnaud Démare, che spostava l’aria e pure le stelle, a giudicare dall’impatto visivo che forniva il suo sforzo; il francese è partito ai 150 metri, uscendo dalla ruota di Lukasz Wisniowski (Sky) e saltando su quella di Vliegen, che intanto veniva risucchiato.

Pessima scelta, perché il corridore della BMC teneva una velocità più bassa di chi veniva da dietro, e allora nel mezzo secondo che Démare ha impiegato per capire che doveva uscire dalla scia negativa di quel ragazzone, Dylan Groenewegen è uscito prepotentemente verso il centro ai 100 metri, e ha tenuto fino alla linea d’arrivo la sua notevolissima esplosività, respingendo con perdite il tardivo tentativo di reinserimento di Arnaud.

Al terzo posto si è piazzato Sonny Colbrelli, bravo quanto tenace, poi troviamo Ligthart, Justin Jules (WB Aqua Protect Veranclassic), Jempy Drucker (BMC), Guillaume Boivin (Israel Cycling Academy), Wisniowski, il povero Vermote e Timothy Dupont (Wanty-Groupe Gobert). 16esimo posto per Matteo Trentin, 22esimo per Giacomo Nizzolo (Trek), 28esimo per Marco Marcato (UAE). Curiosità dal fondo dell’ordine d’arrivo: 89esimo su 91 corridori che hanno concluso la Kuurne-Bruxelles-Kuurne, Michael Valgren: si fosse impegnato un po’ di più a frenare , il danese avrebbe potuto fare una bellissima accoppiata primo-ultimo in questa due giorni d’apertura della stagione delle classiche…

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