L'arrivo di Matej Mohoric al traguardo di Larciano 2018 © Team Bahrain Merida - Bettiniphoto
L'arrivo di Matej Mohoric al traguardo di Larciano 2018 © Team Bahrain Merida - Bettiniphoto

Memento Mohoric: ricordatevi di Matej!

Finale appassionante, lo sloveno vince il GP Industria e Artigianato di Larciano davanti a Marco Canola e Davide Ballerini

Non sono pochi gli iscritti al club di coloro che furono impressionati dalle imprese di Matej Mohoric da ragazzino, un fulmine di guerra che dominava la scena nelle categorie giovanili, tanto da vincere non uno ma ben due Mondiali di fila, uno all’ultimo anno da Juniores, l’altro al primo anno da Under 23. Un talento precocissimo che bruciò le tappe, e forse fu troppo piromane perché un lustro fa firmava già un contratto da professionista, e se consideriamo che oggi va per i 24, capiamo quanto presto approdò al ciclismo di vertice.

Passare pro’ a 19 anni non sempre è un bene. Nel caso dello sloveno si trattò di una vicenda che gli spalancò le porte di un lungo periodo di transizione. Al primo anno in Cannondale, il 2014, non ottenne praticamente risultati di rilievo, ma era normale che fosse così, era ancora troppo acerbo. Al secondo anno, di risultati ne ottenne ancora meno, e anche in questo caso si poteva dire che ciò fosse normale, anche se qualcuno iniziava però a storcere il naso e a parlare di corridore troppo spremuto da ragazzino.

Al terzo anno passò in Lampre e qualcosina iniziò a far intravedere, esordì al Giro (nella stagione precedente aveva disputato un pezzetto di Vuelta), ottenne anche un successo ma in una corsa di quart’ordine come il Tour of Hainan. Siccome quella vittoria giunse a fine 2016, si accese la fiducia che il ragazzo, una volta sbloccatosi, avrebbe poi potuto emergere con una certa prepotenza. Invece anche l’anno scorso (con la trasformazione del team da Lampre in UAE) la sua stella non si è accesa, anche se qualche piazzamento di maggiore spessore ha cominciato a fare capolino. Almeno fino alla fine dell’estate, quando, prima di andare a cogliere un altro successo poco rilevante in una gara asiatica, la zampata ad alto livello l’ha finalmente data: fuga verso Cuenca, attacchi e ottima gestione del finale (al cospetto di veri specialisti delle fughe), e infine braccia alzate al traguardo. Tutto questo, alla Vuelta a España.

Di lì a poco Mohoric ha compiuto 23 anni e, con un’esperienza da veterano per un ragazzo di quell’età, ha lasciato Saronni e si è spostato nell’altra squadra arabo-italiana, la Bahrain-Merida di Vincenzo Nibali. Intatte le sue chance di esplodere, nonostante il lungo periodo interlocutorio in cui i dubbi sul suo conto si erano moltiplicati. Moltiplicata la sua voglia di far bene, per dimostrare che il suo talento era rimasto intatto nonostante quasi quattro stagioni vissute abbastanza in ombra. Moltiplicato, intatto, nonostante: le parole che definiscono Matej in questo scorcio di carriera.

E da oggi ne possiamo definitivamente aggiungere un’altra: discesista. E un’altra ancora, forse: vincente.

Le possiamo aggiungere perché proprio in discesa Mohoric è andato a vincere il GP Industria e Artigianato di Larciano, e proprio con l’intelligente e autorevolmente potente gestione del finale ha dimostrato di poter essere, da qui in avanti, un vincente a tutti gli effetti. D’accordo che non sarà un Larciano (con tutto il rispetto) a far primavera, ma le prestazioni del giovanotto continuano a migliorare, ieri è stato molto bravo a una delle più selettive Strade Bianche di sempre, e oggi, nonostante gli sforzi di 24 ore prima, ha saputo ottenere un meritato successo. Il miglior augurio che gli possiamo fare è che il 2018 sia finalmente l’anno della sua consacrazione.

 

Yates corre per il tris, la fuga non ha scampo
Lo svolgimento del 41esimo GP Larciano è stato piuttosto didascalico anzichenò: fuga dal mattino, fuga raggiunta sul selettivo (ma fino a un certo punto) circuito finale, attacchi di outsider al penultimo giro di tale circuito, attacchi dei favoriti nell’ultima tornata, in salita e poi – come anticipato – anche in discesa. In questi meccanismi ormai consolidati da decenni di ciclismo abitudinario, basta cambiare i nomi dei protagonisti, ma vedrete che lo sviluppo di gara sarà nove volte su dieci il medesimo. Ciò non vuol dire che non ci si diverta lo stesso, oggi in effetti il finale è stato parecchio allegro, e lo spettatore non pagante è tornato a casa contento. E va bene così.

La fuga partita nei primissimi chilometri (199 quelli totali della prova) ha constato di 7 uomini: Léo Vincent (Groupama FDJ), Marco Mathis (Katusha Alpecin), Ilia Koshevoy (Wilier Triestina-Selle Italia), Dries De Bondt (Véranda’s Willelms-Crelan), Dario Puccioni (Sangemini-MgKvis), Filippo Zana (Trevigiani Phonix-Hemus 1896) e Alberto Amici (Biesse Carrera Gavardo). I sette hanno avuto fino a 5′ di vantaggio, ma dietro c’era la Mitchelton-Scott che schierava un fresco bivincitore del GP Larciano, Adam Yates, per cui la responsabilità di non sbracare e di tenere la corsa era particolarmente sentita dal team australiano, che si è incaricato di gran parte del lavoro di inseguimento.

La fuga è stata annullata nel corso del terzo dei quattro giri del San Baronto, a 40 km dal traguardo, quando sono stati raggiunti gli ultimi due superstiti (Amici e il francese Vincent), e in quel momento è iniziata un’altra corsa. L’innesco l’ha dato un amante degli attacchi spericolati, Cesare Benedetti (Bora-Hansgrohe), la cui squadra aveva anche dato una mano alla Mitchelton, nell’ottica di preparare il terreno al finale di Rafal Majka (o di Jay McCarthy, se avesse tenuto sul San Baronto).

 

Visconti si muove con Benedetti e Ballerini
Con una startlist imperlata dalla presenza di ben 7 squadre World Tour, una partecipazione che ancora pochi anni fa sarebbe stata una chimera per una gara italiana di seconda categoria, era preventivabile che proprio gli atleti delle formazioni WT avrebbero vestito i panni dei protagonisti. E infatti su Benedetti si è portato quel Giovanni Visconti che appena 24 ore prima faceva faville nella Strade Bianche.

Quasi un attacco obbligato, da parte del siciliano che queste strade le conosce come le sue tasche; anche se le fatiche della gara senese rischiavano di lasciare a secco Visconti sul più bello. Sulla coppia è rientrato poi Davide Ballerini (Androni-Sidermec), bravo a uscire ai -28 e ad alimentare l’azione dei battistrada. All’ultimo passaggio da Larciano, ai -27, il margine del terzetto ammontava a 30″, ma la Mitchelton aveva ancora tutte le intenzioni di annullare ogni azione.

Quando sull’ultimo San Baronto (in realtà nella prima parte della salita, verso Fornello), ai -15, anche la Katusha s’è messa a fare forcing in testa al gruppo, Benedetti ha capito che non ci sarebbero state speranze e si è rialzato. Ballerini ha voluto insistere e ha pure staccato Visconti ai -13, ma è stata per lui gloria effimera, dato che il plotone (o quel che ne rimaneva, poche decine di unità) era lì a un passo e subito dopo ha chiuso su di lui.

La Mitchelton ha impostato allora un’andatura più sostenuta con Daryl Impey, ed è stato poi Krists Neilands (Israel Cycling Academy) a dare il via a una serie di scatti e progressioni che hanno chiamato all’azione diversi colleghi: Daniel Martínez (EF Education First), il citato Majka, Fausto Masnada (Androni), poi Matteo Fabbro (Katusha), Jaime Rosón (Movistar), e proprio l’atteso Adam Yates. Ma nessuno è riuscito a fare la differenza, e sul gruppetto si sono riportati altri uomini (tra cui Matej Mohoric, Andrey Amador della Movistar, anche Mattia Cattaneo dell’Androni).

 

Mohoric si aggancia ai primi sul San Baronto e ci delizia in discesa
Dopo un generale riappallamento, Ivan Santaromita (Nippo-Fantini) ha tentato il contrattacco solitario ai -8.5, e qui è nata l’azione che sarebbe risultata poi decisiva, perché sull’ex tricolore sono rientrati prima Majka, poi il ventenne Ivan Sosa (Androni), quindi Mohoric con a ruota Sergey Firsanov (Gazprom-Rusvelo), e questo è stato il quintetto che ha scollinato il San Baronto con qualche metro sui primi inseguitori, tirati da Yates che invece aveva perso l’attimo.

Alla prima curva dopo il Gpm, Sosa ha fatto male i conti della traiettoria ed è finito largo, cadendo. Mohoric a quel punto – mancavano poco più di 6 km all’arrivo – era già in testa al gruppetto, e ha cominciato a pedalare come un forsennato per prendere velocità, e ha pennellato traiettorie talmente sciolte da appagare lo sguardo degli spettatori. Ma oltre che un bel discendere dal San Baronto, quello dello sloveno era anche un esercizio fruttuoso, visto che gli ha permesso di guadagnare qualcosa. E a ogni semicurva, splendidamente affrontata da Matej, quel vantaggio minimo cresceva un altro po’.

Il gruppo ha raggiunto i corridori che erano rimasti intercalati, e da esso è uscito in caccia Marco Canola (Nippo), il quale però non è riuscito a chiudere in discesa, e la questione è così diventata un affare privato tra lui e il battistrada, in un inseguimento molto bello che ha tenuto tutti col fiato sospeso nei 3 km conclusivi. Tra i due c’erano poche decine di metri, il vicentino dava l’impressione di poter rientrare, ma il fatto che si voltasse troppo spesso, mentre l’altro come un mulo col paraocchi continuava a mulinare senza tregua, ci ha messi sulla pista giusta: e cioè quella che portava al successo di Matej.

Mohoric ha vinto con margine sì, ma di appena 3″ sullo sconsolato Canola, mentre il primo gruppo è arrivato a 11″ dal corridore della Bahrain, e la volata per il gradino più basso del podio se l’è aggiudicata il pertinace Ballerini, bravo a conservare col bilancino le energie necessarie per sprintare, pur avendo attaccato in precedenza.

Alle spalle del corridore dell’Androni si sono piazzati nell’ordine Sean De Bie della Véranda’s Willems-Crelan (bravo a fare le veci di Wout Van Aert che aveva dato forfait dopo essersi dissipato ieri a Siena), Mauro Finetto (Delko Marseille Provence KTM), Visconti (Bahrain), Neilands, Impey, Francesco Gavazzi (Androni) e German Tivani (Trevigiani Phonix-Hemus 1896). Dopo Strade Bianche e Larciano, il grande ciclismo resta in Toscana, regione da cui mercoledì partirà la Tirreno-Adriatico con una cronosquadre a Lido di Camaiore.

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