I protagonisti di BMX Bandits
I protagonisti di BMX Bandits

Cicloproiezioni: BMX Bandits

Viaggio divertito nel ciclismo secondo il cinema, ottava puntata: una giovanissima Nicole Kidman alle prese con le due ruote

Cinematograficamente parlando, ricordiamo spesso gli anni ottanta per i film adolescenziali strambi, dove il connubio di comedy e drama si ergeva fiero, senza paura di insulto alla verosimiglianza e alla logica. E dunque, in questo contesto, se abbiamo avuto pellicole di successo su ragazzini che sconfiggevano vampiri e universitarie scollacciate che provavano a fermare dei serial killer, perché non avrebbe dovuto esserci un titolo che univa la bici alle rapine in banca? Eccoci allora a guardare Bmx Bandits, film australiano del 1983, opera non particolarmente complessa che ci rammenta come un lungometraggio non abbia sempre bisogno di dettagli evidentemente snob e intellettualoidi come una trama o la coerenza narrativa.

La pellicola si apre con una rara assolvenza da nero a tendina (e ci sarà un motivo se non la usa nessuno, no?), presentandoci due ragazzi impegnati in una lunga serie di tricks lungo la baia di Sydney. Sono i due protagonisti maschili del film, Goose e PJ, ma questo lo scopriremo solo più avanti. Intanto possiamo notare come andare al contrario sia una scelta scenica che piace sempre ai registi dei film che coinvolgono delle biciclette

Ma la colonna sonora cambia improvvisamente e al ritmo leggero della sequenza iniziale si sostituisce una musica angosciante da thriller, quel che basta per farci capire che sta per accadere qualcosa di malvagio. Infatti dei delinquenti armati di fucili e con il volto nascosto da maschere, chiari anticipatori di Point Break, irrompono in banca per una rapina. Impersonano il lupo cattivo e i porcellini, e se avete mai visto una maschera di gomma con uno sguardo più maligno di questa vuol dire che avete avuto un’esistenza difficile

Siccome Sydney è una piccola cittadina dove è facile incontrarsi per caso, indovinate chi si trovano davanti i rapinatori mentre si danno alla fuga… Esatto, proprio loro

Intanto, in un adiacente supermercato, una giovanissima Nicole Kidman – al suo primo ruolo da protagonista – lavora come addetta ai carrelli. Ammesso che possa essere considerato un vero lavoro, lo fa per guadagnare abbastanza da realizzare il suo sogno, che casualmente è comprarsi una bmx.

Infastiditi dai ragazzi, i rapinatori li mandano fuori strada con la macchina, e la regia approfitta degli sbandamenti in bici per regalarci una carrellata di amenità slapstick che nemmeno ai tempi del muto, fra i quali ci piace ricordare una bambola gonfiabile finita addosso a un prete, e il classico sketch del ragazzo che tocca il culo a una, facendole credere che è stato un uomo vestito elegante che si becca così lo schiaffone della bella. Il tutto finisce con un insignificante incidente che coinvolge sia i carrelli che le bmx

L’incolpevole Nicole viene comunque licenziata, mentre i due ragazzi subiscono la rottura delle rispettive bici. Abbacchiati, Goose e PJ capiscono che – pur appiedati – non c’è motivo di farsi scappare una bellezza, e così i nostri protagonisti finiscono insieme in un bar, a bere del latte con la cannuccia, a riprova del fatto che gli sceneggiatori non hanno mai conosciuti dei sedicenni

Intanto i cattivi si spartiscono i soldi del bottino e riflettono su come essere ancora più cattivi. “Possiamo fare di meglio” sentenzia il capo. “A cosa stai pensando?” domanda il più furbo dei suoi. “A un’altra rapina”. Giuro, dicono proprio così.

A questo punto è ormai chiaro come Bmx Bandits più che un film sia da considerare un’opera d’arte situazionista, dove la resa complessiva va al di là di concetti come bellezza, stile di regia, linee narrative, successione logica di eventi. E infatti ecco come il capo spiega ai suoi l’elaborato piano per il nuovo colpo che ha in mente

Per assicurare la riuscita della rapina l’uomo ha ordinato un set di walkie talkie sintonizzati sulle frequenze della polizia, da recuperare nella baia. E indovinate chi va a fare una gita in gommone proprio quel pomeriggio, nella minuscola metropoli australiana dove è impossibile non incrociarsi per caso in continuazione? Ovvio, sempre i nostri tre

In realtà i ragazzi volano molto più basso: vorrebbero raccogliere dei frutti di mare da rivendere ai ristoranti, e con i proventi comprarsi le bmx nuove. Dai miei calcoli ne servirebbero un paio di camion, ma non stiamo a sottilizzare. Fatto sta che invece dei ricci trovano un pacco sospetto sotto il livello dell’acqua, e subito se ne appropriano. Capito che può diventare un business (negli anni ottanta i walkie talkie erano più o meno il corrispettivo degli attuali smartphone), iniziano a venderli ai loro amici e conoscenti, e con questi sì che riescono a guadagnare bei soldi

Naturalmente, in quel minuscolo villaggio da quattro milioni di abitanti che è Sydney, i delinquenti scoprono subito che sono stati i ragazzi a impossessarsi dei loro walkie talkie, proprio mentre i tre – non si capisce bene attraverso quali passaggi narrativi – si ritrovano di notte in un cimitero a raccontarsi film horror che hanno visto al cinema. Qui vengono sorpresi dai cattivi, che senza motivo indossano maschere da mostri. Inizia una fuga rocambolesca che ci inebria con altri scontatissimi momenti slapstick, fino a che Nicole non cade in una fossa aperta dove, nascosta ai rapinatori, viene minacciata da una pantegana. Goose cade pure lui nella stessa fossa, e già che c’è, pur potenzialmente a rischio della vita se i cattivi li scoprono, pensa comunque che sia l’occasione giusta per provarci.

Purtroppo per lui non ce n’è, ma almeno riescono a sfuggire ai loro inseguitori. Per i nostri eroi comunque il crimine paga e, con i soldi guadagnati dalla vendita dei walkie talkie, riescono ad avere delle nuove bici e dei completini fiammanti, tutti con la scritta “Bmx Bandits” che, titolo del film a parte, non si capisce da dove sia spuntato fuori nella storia:

Felice per la tanto agognata bmx, Nicole Kidman si lancia in una serie di tricks spettacolari (ci torneremo) mentre i due ragazzi la guardano innamorati come pesci lessi. Ma non c’è tempo per godersi la vita, visto che i rapinatori riescono a catturare la ragazza dopo averle teso una trappola. Lei è così spaventata che le si sono persino scuriti i capelli

Goose e PJ, attraverso i walkie talkie, sentono che la loro amata è in difficoltà, e così si lanciano a salvarla. Anche se si fa per dire, perché più che altro la regia si disimpegna in cinque minuti buoni di salti, tricks, acrobazie, dribbling al pelo di persone, animali, mobilio, più qualche immancabile momento slapstick che abbiamo ormai imparato non può proprio mancare.

Insomma, se Nicole sta ad aspettare i suoi due compari, hai voglia a morire. Loro infatti arrivano quando lei si è già liberata da sola, giusto in tempo per scappare via tutti e tre insieme. Ovviamente non ci si può lasciare sfuggire l’occasione di riprendere un lungo inseguimento, che finirà per coinvolgere nell’ordine: la strada, un parco acquatico, i ragazzi che si tuffano nei tube con tutte le bici (chiaramente divertendosi moltissimo), l’intrusione in una partita di rugby con relativa meta, inquadrature ad altezza ruote (sia delle bmx che dell’auto che li tallona), l’inevitabile slapstick alternato a musica da thriller a seconda del momento dell’inseguimento, un allegro rincorrersi in merceria, una pedalata in una fontana, un’intrusione al ristorante, un passaggio adrenalinico e sostanzialmente inutile in un hangar vuoto, per arrivare alla resa dei conti in una cava abbandonata. Questa sequenza narrativamente insensata dura ben sedici minuti (un quinto del film, tanto per capirci), uno sproposito a metà fra Buster Keaton e Christine – La macchina infernale.

La polizia nel frattempo si è accorta che ci sono ragazzini che parlano sulle loro frequenze, e per forza di cose quanto ci può volere a rintracciarli nella sempre piccola Sydney? Gli fanno un giusto cazziatone ma evidentemente, per le leggi australiane, intromettersi sulle frequenze delle forze dell’ordine non è un reato importante, tanto che per lasciarli andare basta la promessa di comportarsi bene in futuro.

I cattivi intanto si apprestano lo stesso a compiere la rapina anche senza i walkie talkie (che evidentemente non erano poi così fondamentali come è stato fatto sembrare nella precedente ora di film), e allora i ragazzi riuniscono tutto il gruppo di bikers della città per cercare di sventarla, in modo da riabilitarsi agli occhi della polizia.

Che gli spunti narrativi del film non siano poi molti lo capiamo quando Nicole Kidman è ancora una volta catturata dai rapinatori. La trama della storia la potremmo sintetizzare a grandi linee come: tricks in bmx, cattura della ragazzetta, tricks in bmx, cattura della ragazzetta, e così via.

Ma in aiuto della bella Nicole stavolta arriva l’intera cavalleria in perfetto stile western, con le bmx al posto dei cavalli, o forse è solo la partenza di una cicloturistica, difficile dirlo con certezza.

Per i cattivi qualsiasi possibilità di compiere la rapina sembra un obiettivo ormai lontanissimo, tanto che non se ne parla nemmeno più. Ma soprattutto vengono attaccati da una miriade di mocciosi che tirano loro addosso della farina. Se pensate che questo non dovrebbe impaurire degli uomini adulti armati di fucili e armi d’assalto, vuol dire che non avete mai visto Bmx Bandits.

La banda viene quasi completamente annientata, con l’eccezione del capo che riesce a fuggire portando con sé Nicole. Inseguito da Goose e PJ, e dopo qualche altro minuto di stunt, inseguimenti, salti e acrobazie, si finisce tutti – accompagnati da una musica da comiche in sottofondo – in un bagno di schiuma lungo la strada, anche se non è molto chiaro come questo sia potuto accadere. Ma abbiamo già capito da un pezzo che non è il caso di porsi domande del genere durante la visione di questo film.

I cattivi vengono dunque arrestati, e la polizia come premio offre ai ragazzi della città una pista da bmx tutta per loro. Il crimine paga, per i minorenni. Giunti dunque a conclusione, possiamo affermare che Bmx Bandits lo ricorderemo come un film dove la logica è considerata un inutile orpello e, complessivamente, come un’opera capace di andare molto oltre le semplici categorie di bello e brutto. Preferiamo allora soffermarci sul fatto che Nicole Kidman si slogò un’anca durante le riprese, e la produzione – non riuscendo a trovare una stuntwoman che potesse in qualche modo somigliarle – optò per usare come controfigura un maschio con la parrucca. In effetti in Eyes Wide Shut la ricordavamo un poco diversa.

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