Porte tra Fuglsang e Quintana © Bettiniphoto
Porte tra Fuglsang e Quintana © Bettiniphoto

BMC e Svizzera, un divorzio in festa

Ultimo Tour de Suisse da “rossoneri” chiuso in bellezza: Küng vince la crono finale, Porte domina in classifica. Fuglsang vola in 2a posizione, Ulissi nono

Probabilmente sarà l’ultima volta che vedremo il nome BMC associato alla compagine che fu di Andy Reihs e adesso è di Jim Ochowicz: stando alle ultime indiscrezioni, nel 2019 la squadra dovrebbe avere un nuovo importante partner (Deloitte, che già ha sponsorizzato l’attuale Dimension Data nel ciclismo) e un nuovo fornitore di biciclette, la Giant che fino a due anni fa faceva da secondo sponsor al Team Sunweb. In ogni caso, la formazione americana ha voluto onorare al meglio la chiusura della partnership svizzera con la vittoria finora mancata di quella che può considerarsi la corsa di casa, nonché una delle più importanti corse a tappe di tutto il panorama, il Tour de Suisse: una vittoria individuale, quella di Richie Porte, che è stata anche una vittoria di squadra, non tanto per la cronosquadre iniziale che ha senza dubbio aiutato il tasmaniano a consolidare la leadership fino alla fine, quanto per aver mantenuto il posto di comando dall’inizio alla fine ed essere riusciti a garantire di essere protagonisti sino all’ultima prova, dove il talento di casa Stefan Küng ha trovato libero sfogo per questo talento individuale sempre più difficile da arginare. Si può chiudere in bellezza con questo Richie: non è apparso al 100% a dire la verità, ma a due mesi dal Tour de France questo può essere un vantaggio. Ciò che è importante per lui è essersi misurato in salita, dimostrando (specialmente nella tappa di Gommiswald) di avere una accelerazione bruciante, quella che serve spesso a fare la differenza.

 

Sorpresa Fuglsang, vola fino alla seconda posizione
Ad ulteriore prova di una condizione ancora da migliorare, la crono di Porte è stata buona, ma non eccelsa: 14esimo ad 1’04”, dopo essere partito molto piano cercando di crescere nel finale. Altro segnale di una possibile evoluzione del tasmaniano, che potrebbe aver ceduto qualcosa sul passo allo scopo di migliorare in salita. Certamente non il migliore degli uomini di alta classifica: è stato difatti Jakub Fuglsang il più convincente, chiudendo la prova ottavo a 38” di ritardo da Küng. Un risultato che lo proietta dalla sesta alla seconda posizione della classifica finale ad 1’02”, e solleva il morale del danese, al Tour de France di nuovo con una squadra tutta al suo servizio (a cominciare dai 3 connazionali) dopo anni luci e ombre di capitanato Nibali/Aru. Non buona invece la prova di Nairo Quintana, uno dei peggiori tra tutti i big con 1’58” di ritardo finale: magari un po’ di fondo aiuterà il colombiano nell’esercizio, ma per ora resta insufficiente rispetto a un Tour de France in cui l’esercizio individuale sarà pressoché identico a quello odierno. Bilancio comunque positivo per il colombiano, terzo ad 1’12” e soprattutto tornato capace di attaccare e sorprendere.

Ulissi bene anche oggi, chiude nono
Si mangia le mani invece Wilco Kelderman (Sunweb), molto sotto rispetto alle attese: 1’33” il ritardo al traguardo, peggio anche di Enric Mas (Quick Step Floors) che arrivato avanti di appena due secondi, lo supera di giustezza e mantiene  un meritato quarto posto ad 1’20” da Porte. Incolore la prova complessiva di Simon Spilak (Katusha): il due volte vincitore sloveno arrivando di un pelo davanti a Porte sale fino al sesto posto ad 1’46”, ma è stato parente lontano di colui che l’anno scorso negò il colpaccio a Caruso. Settimo Sam Oomen, il co-capitano della Sunweb, ad 1’52”, appena davanti a Steven Krujiswijk (LottoNL-Jumbo), ottavo ad 1’59”: nel bilancio finale il quasi-dominatore del Giro 2016 è penalizzato dalla cronosquadre, in salita ha dato qualche buon segnale e potrebbe arrivare in buona condizione al Tour. Sappiamo che quando è perfetto può considerarsi temibile e con Roglic formerà una temibile coppia di outsider. Più defilato rispetto ai big, ma comunque incoraggiante, Diego Ulissi: il toscano è nono finale a 2’27”, anche grazie a una crono corsa ad alti livelli come non si vedeva da molto tempo (undicesimo finale a 49”), torna a casa con un successo di tappa a Leukerbad e la convinzione di essere ancora un corridore che può regalare e regalarsi soddisfazioni: arrivasse in questa condizione a Innsbruck sarebbe una pedina importante per la nostra nazionale. Chiude la top ten un “imbucato”: è Artur Vichot della Groupama-FDJ, andato in salita meglio del suo solito terminando a 2’41” da Porte. Chi in top ten non c’è è invece Mikel Landa, autore di una crono orribile (anche a livello estetico) nella quale ha pagato 3’33” da Küng, scivolando fino in sedicesima posizione.

 

La prova di tappa: prima stagionale per Küng
Alla fine il successo di tappa per Stefan Küng era più che pronosticabile: il giovane svizzero è stato protagonista in tutta la corsa, trainando la BMC nella cronosquadre, tenendo la maglia con orgoglio per quattro giorni per poi servire di nuovo la squadra, il tutto sempre evidenziando una condizione ottima; l’essere praticamente l’unico specialista di livello assoluto in corsa ha fatto il resto. La vittoria netta, alla stratosferica media di 51,342 km/h, è ottenuta ai danni di Søren Kragh Andersen (Team Sunweb), un corridore che a cronometro abbiamo visto ancora poco ma che sembra capace di grandi risultati: è giunto secondo a 19”, appena davanti ad un altro specialista acclamato come Tejay Van Garderen, finalmente ripiegatosi al ruolo di gregario: è terzo a 23”. A parti tempo con Maciej Bodnar (Bora-Hansgrohe), quarto a 26”, troviamo il velocista più poliedrico in circolazione, Michael Matthews (Team Sunweb), tant è che verrebbe da chiedersi se dobbiamo ancora considerarlo un velocista. Altra piacevole sorpresa al sesto posto, il russo Pavel Sivakov (Team Sky): pur senza particolari pressioni, il russo ha corso effettivamente da capitano, giungendo quattordicesimo finale a 4’37” e soprattuto facendo meglio di tutti gli altri uomini di ciassifica oggi, arrivando staccato a 37” a pari tempo con Cameron Meyer (Mitchelton-Scott) ed un secondo davanti a Fuglsang: risultati confortanti per un neoprofessionista che soffre la presenza in squadra dello straripante coetaneo Egan Bernal, e non deve farsi condizionare cercando risultati per ora inarrivabili. A chiudere la top ten di tappa, ancora un uomo della Sunweb, Nikias Arndt (a 44”), e Nelson Oliveira a 46”, che viste le controprestazioni dei suoi capitani servirà come il pane, assieme a Valverde altri, per limitare i danni nella cronosquadre di Cholet.

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