Il ct Dino Salvoldi, Elisa Longo Borghini, Erica Magnaldi e le altre ragazze impegnate ai Giochi del Mediterraneo © FCI
Il ct Dino Salvoldi, Elisa Longo Borghini, Erica Magnaldi e le altre ragazze impegnate ai Giochi del Mediterraneo © FCI

Duranti-Longo Borghini, il Mediterraneo è dorato

L’Italia spadroneggia ai Giochi di Tarragona: tra gli uomini è doppietta con Tagliani, Magnaldi di bronzo tra le donne

Nella miriade di competizioni internazionali che al giorno d’oggi gli atleti si trovano a dover affrontare, un altro degli appuntamenti che tradizionalmente si ripetono ogni quattro anni è rappresentato dai Giochi del Mediterraneo, che per questa edizione 2018 (con un anno di ritardo rispetto alla tradizionale alternanza, dal momento che problemi di natura economica avevano momentaneamente impedito la disputa dei giochi lo scorso anno) si svolgono in Spagna a Tarragona.

Un’occasione ghiotta per l’Italia non solo per tastare il livello degli atleti in vista dei futuri giochi olimpici ma anche per poter conquistare un cospicuo bottino di medaglie (notoriamente il nostro Paese è abituato a spadroneggiare nel medagliere ed anche questa edizione sta confermando la regola). Non fa eccezione neppure il ciclismo, che ha visto i colori azzurri riuscire a trionfare in entrambe le gare in linea in programma, con quattro medaglie totali e una splendida doppietta nella gara maschile. Ennesime conferme sono arrivate anche dalle ragazze del plurimedagliato Dino Salvoldi, con l’Italia di nuovo sul gradino più alto del podio (oltre che sul terzo) esattamente come accadde 9 anni fa a Pescara, quando la prima storica edizione vide il successo di Luisa Tamanini e il bronzo di Giorgia Bronzini, prima della momentanea sospensione della prova per l’edizione 2013 a causa dell’eccessiva penuria di atlete.

Jalel Duranti ed Elisa Longo Borghini: due vittorie dal sapore diverso
Nella prova maschile del mattino erano diverse le frecce buone nella faretra di Marino Amadori, con vari atleti in grado di poter dire la loro su un percorso altimetricamente esigente ma che non escludeva a priori una conclusione con una volata di un buon gruppo di atleti (come poi effettivamente è stato). Alla fine però a spuntare è stato uno dei nomi meno pronosticati ma che ha finito per regalare una grandissima soddisfazione ad un atleta spesso segnalatosi per la costanza di risultati nel nostro dilettantismo: stiamo parlando di Jalel Duranti, cremonese di Genivolta classe 1994, che quest’oggi è andato a prendersi la vittoria più bella della giovane carriera fin qui maturata e che, di conseguenza, potrebbe spalancargli nuovi scenari futuri.

Atleta non eccessivamente vincente (4 i successi ottenuti dal 2016 alla primavera corrente, in cui aveva primeggiato nel Trofeo San Leolino) ma molto costante, che probabilmente in più di un’occasione aveva peccato di generosità o magari non era riuscito a cogliere l’attimo propizio per avere ragione dei propri avversari. Quest’oggi invece il 24enne dal nome arabeggiante e passato attraverso la militanza in Overall Cycling Team, Viris Maserati fino all’attuale Petroli Firenze Hopplà, è riuscito a finalizzare alla perfezione l’ottimo lavoro azzurro, mettendo in mostra un notevole spunto veloce esibito anche in altre occasioni. Inoltre la partecipazione alla recente Adriatica Ionica Race sempre con la maglia azzurra, ha contribuito a dare ulteriore brillantezza alla sua condizione.

Decisamente più attesa invece l’affermazione in campo femminile di un’Elisa Longo Borghini che sta giungendo finalmente alla condizione fisica desiderata, dopo una primavera contrassegnata da qualche contrattempo di troppo. La campionessa di Ornavasso si era mostrata pimpante già sulle strade britanniche dell’OVO Energy Women’s Tour, in cui si è aggiudicata la maglia di miglior scalatrice, oltre che al campionato italiano di domenica scorsa sulle strade amiche, in cui aveva provato a far saltare il banco con una spettacolare azione da lontano non accompagnata da altrettanta fortuna.

Di certo però si tratta di un’affermazione importante per l’atleta leader del nostro movimento, non tanto per la perentorietà con cui è arrivata in un contesto che la vedeva nettamente favorita, quanto perché rappresenta per lei la conquista della prima medaglia del metallo più pregiato ottenuta in maglia azzurra, dopo gli splendidi bronzi conquistati al mondiale di Valkenburg 2012 e alle Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016. L’immediato futuro per lei si chiama Giro Rosa ma sappiamo bene quanto il mondiale che si disputerà sul durissimo tracciato di Innsbruck rappresenti ben più di un sogno da realizzare.

In tutto questo sono giunte anche due ottime conferme tanto da Filippo Tagliani, vincitore della medaglia d’argento tra i ragazzi e tra le grandi rivelazioni di questo 2018 con ben 6 successi all’attivo, quanto da Erica Magnaldi, ex sciatrice di fondo che ha optato per il ciclismo dopo i 20 anni e che sta dimostrando una crescita sempre più esponenziale in questa stagione, che la sta vedendo costantemente protagonista anche in campo internazionale.

Tra i ragazzi il Portogallo ci prova con Gonçalves, l’Italia controlla
A scendere per primi in strada sono stati i ragazzi nella mattinata spagnola, con 66 atleti provenienti dai vari Paesi dell’area mediterranea (oltre al Portogallo, che ha fatto il proprio esordio in questa edizione come Paese invitato), in cui possono partecipare anche stati che non hanno un diretto sbocco sul mare (come, ad esempio, la Serbia). 143 i chilometri previsti dal percorso con partenza e arrivo nella località di Vila-Seca e che prevedeva ben quattro ascese (due volte il Coll d’Allforja, una l’ascesa a La Verità e al Coll d’Albarca) che portavano il dislivello complessivo a oltre 2500 metri.

Nella prima parte di gara sono stati proprio gli esordienti portoghesi, presentatisi al via con una formazione di tutto rispetto, a cercare di portar via l’azione buona, venendo però ben tenuti a bada dalla nazionale azzurra, presente in forze in testa al plotone. Per tale ragione si è dovuta attendere la seconda ascesa al Coll d’Allforja, con pendenze costantemente al 5% per registrare il primo tentativo veramente importante della giornata.

A realizzarlo Domingos Gonçalves, atleta classe 1989 tesserato per la formazione Continental Radio Popular Boavista, che oltre ad essere conosciuto per essere il fratello gemello del più celebre José (atleta della Katusha in bella evidenza all’ultimo Giro d’Italia), si è recentemente laureato campione nazionale sia in linea che a cronometro, mostrando quindi un’eccellente condizione. Gonçalves è riuscito a guadagnare in breve tempo fino a 3’30” nei confronti dei più immediati inseguitori, in cui è toccato principalmente ai nostri il compito dell’inseguimento, onde evitare di restare beffati.

La fuga termina ai -5, per Duranti e Tagliani è una splendida doppietta!
Il vantaggio dell’atleta lusitano ha poi man mano iniziato a scemare in discesa e nel tratto di pianura che introduceva negli ultimi chilometri, riducendosi dapprima a 2 e poi ad un minuto, per merito dell’inseguimento operato dall’Italia (molto attivi in questo frangente Battistella, Romano e Covi) che nel frattempo aveva trovato la preziosa collaborazione della Slovenia, nelle cui file schierava quel Tadej Pogacar già splendidamente ammirato sia al GP Priessnitz (in cui beffò il nostro Battistella) sia al Giro di Slovenia, concluso in quarta posizione.

Il rabbioso inseguimento del gruppo ha ottenuto i propri frutti ai meno 5 chilometri, quando ciò che restava del plotone si è ricompattato ed ha iniziato la preparazione delle operazioni per lo sprint. Nonostante la delusione per l’occasione sfumata, è stato proprio il Portogallo a porsi in testa al gruppo, prima che l’Italia realizzasse il capolavoro decisivo nell’ultimo mezzo chilometro: Andrea Toniatti ha condotto nel migliore dei modi il gruppo prima di lasciare la scena a Tagliani e Duranti, entrati a tutta velocità nell’ultima rotonda posta a 200 metri dalla conclusione. Da questo frangente il più lesto ad uscire come una schioppettata è stato proprio il corridore cremonese, che ha così guadagnato il margine sufficiente per sorprendere tutti ed aggiudicarsi lo sprint con buon margine.

Alle sue spalle la festa azzurra è stata completata da Filippo Tagliani, che ha conquistato la seconda posizione, bruciando il portoghese Rafael Silva che è stato così costretto ad accontentarsi della medaglia di bronzo. Quarta posizione per lo sloveno Korosek, seguito dallo spagnolo González e dai portoghesi Joni Brandão (atleta già noto agli osservatori più attenti) e João Rodrigues. Il cipriota Alexandros Agrotis, giunto ottavo, ha poi preceduto l’altra coppia di portoghesi costituita da Figueiredo e dal bravissimo Gonçalves, che hanno completato la top ten di questa edizione. 15esima posizione (a 9” di ritardo) per l’atteso Pogacar, che ha preceduto gli azzurri Andrea Toniatti (16esimo a 21”)e Christian Scaroni (17esimo a 29”). Hanno concluso la prova anche Samuele Battistella e Matteo Sobrero, rispettivamente 26eimo e 27esimo a 7’34”, oltre a Francesco Romano, 33esimo a 13’46”. Ha tagliato il traguardo anche Alessandro Covi, 42esimo a 19’26” ma il suo ritardo non è stato sufficiente per permettergli di concludere dentro il tempo massimo, anche se il varesino ha dalla sua l’essersi speso molto per la causa dei compagni.

Tra le donne è un monologo per Elisa Longo Borghini, Magnaldi ottima terza
Sono state appena 29 invece le atlete che si sono schierate al via della prova femminile: partecipazione indubbiamente scarna ma che rischia di rimanere una costante, visto che nella precedente edizione del 2009 a Pescara furono appena 15 le atlete al via. Un peccato, vista l’importanza della manifestazione ma che si spiega sostanzialmente con un paio di fattori: in primis il fatto che molti Paesi stanno crescendo con un movimento femminile soltanto da poche stagioni e quindi ci si potrebbe attendere una partecipazione più cospicua solo nelle prossime edizioni. A questo si aggiunge anche il forfait di una nazione comunque importante come la Francia, che in questa edizione ha disertato l’appuntamento tanto in ambito femminile quanto in quello maschile.

89 erano i chilometri da percorrere nella prova femminile, anch’essa segnata dalla presenza di ben due ascese (il Coll de Llebres e il Coll de Capafons) su cui si sarebbe probabilmente sviluppata l’azione decisiva. Nelle prime fasi è stata soprattutto la nazionale spagnola a condurre le danze con Sheyla Gutiérrez che ha imposto un buon ritmo proprio sul Coll de Llebres, prima che entrasse in azione la basca Ane Santesteban (atleta che milita in Italia nelle file dell’Alé Cipollini), ben controllata dalle nostre Elisa Longo Borghini ed Erica Magnaldi.

Nella successiva discesa si sono portate sul terzetto di testa anche le slovene Spela Kern e Urska Zigart, oltre alla cipriota Antri Christoforou: quest’ultima però è stata particolarmente sfortunata, in quanto costretta ad alzare bandiera bianca a causa di un problema meccanico. Le rampe del Coll de Capafons però sono state il viatico ideale per Elisa Longo Borghini, che a 25 chilometri dalla conclusione ha attaccato con grande veemenza, imponendo un passo insostenibile per tutte.

Da lì in poi per l’atleta ossolana la gara si è trasformata in una vera e propria cronometro individuale, con il vantaggio che è andato progressivamente aumentando fino al traguardo. Dopo che l’ex campionessa italiana ha portato vittoriosamente a termine il proprio assolo, sono dovuti trascorrere ben 3’18” prima di attendere l’arrivo delle più immediate inseguitrici: a giocarsi l’argento sono state così Ane Santesteban ed Erica Magnaldi, con lo spunto della basca che si è rivelato più efficace di quello dell’atleta piemontese, che ha comunque portato a casa un’ottima medaglia di bronzo, oltre alla certezza di meritare ormai importanti palcoscenici. Distacchi abissali per tutte le altre: la portoghese Maria Martins ha chiuso al quarto posto a 4’20”, seguita dalla spagnola Alicia González (quinta 4’31”) e dalle slovene Spela Kern (stesso distacco) e Urska Zigart (a 4’39”). La volata per l’ottava posizione, con un ritardo di 7’53”, ha visto un’altra sfida Spagna-Italia ed ha visto anche in questo caso prevalere l’atleta iberica, con Eider Merino che è riuscita a precedere sia Elena Cecchini che Maria Giulia Confalonieri, che hanno chiuso la top ten. Hanno concluso la prova (in cui solamente 15 atlete sono riuscite a terminare entro il tempo massimo), anche Sofia Bertizzolo (13esima a 7’55”) e Asja Paladin (14esima a 8’17”).

Nella giornata di sabato 30 giugno avranno invece luogo le prove a cronometro su tracciati ondulati ma sostanzialmente favorevoli ai passisti: alle ore 9 saranno in gara gli uomini sulla distanza di 25,4 chilometri (per l’Italia in gara il neocampione italiano Under 23 in linea Edoardo Affini e Paolo Baccio), a seguire spazio alle donne, impegnate sulla distanza di 18 chilometri, con le speranze azzurre affidate a Elena Cecchini e Lisa Morzenti. Dopo la giornata odierna si può senz’altro essere molto fiduciosi nella possibilità di rimpinguare ulteriormente il bottino di medaglie.

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