Daniel Martin vince a Mûr de Bretagne © Tour de France
Daniel Martin vince a Mûr de Bretagne © Tour de France

Dan Martin salta a muro più alto di tutti

L’irlandese doma Mûr de Bretagne su Latour e Valverde. Nibali coi migliori, Froome, Bardet e Dumoulin pagano; e l’olandese viene pure penalizzato di 20″

Tra i tanti protagonisti più o meno maggiori del Tour de France, uno spazietto se lo ritaglia da qualche anno Daniel Martin, sesto nella generale nel 2017 dopo essere stato nono l’anno prima, e che quindi spera che la geometrica progressione non si arresti, e che il podio sia finalmente alla sua portata; il che, a quasi 32 anni, e quindi nel pieno della maturità psicofisica, sarebbe anche un traguardo adeguato alla caratura dell’irlandese della UAE Emirates. Nell’attesa di fare i conti con la classifica a fine Tour, Martin si è per ora messo in saccoccia una bella vittoria, in quel di Mûr de Bretagne, al termine di una tappa dal sapor di classica (come quella di ieri a Quimper), e in cima a una rampa che sta diventando abbastanza caratterizzante in queste ultime stagioni.

Daniel si è lasciato alle spalle la crême della Grande Boucle e pure quella della Liegi, quindi, in una convergenza a cui ci ha già abituati in passato. Ha preceduto uno scalpitante Roger Latour e poi Alejandro Valverde, Julian Alaphilippe e tutti gli altri personaggi che ben si possono immaginare in un finale del genere.

In questo consesso è mancato però qualche nome: chi per intoppi sul percorso (Tom Dumoulin e Romain Bardet su tutti), chi per temporanea (per ora) defaillance, vale a dire ad esempio Chris Froome e Rigoberto Urán, primo e secondo del Tour 2017, giunti a qualche pedalata di distanza dai migliori. In compenso nel drappello buono si è accomodato ancora una volta Vincenzo Nibali, che conferma una buona gamba, una notevole sveltezza nel capire le situazioni (ha chiuso un buco pericoloso ai 900 metri) e una presenza di spirito che lo rende (continua a renderlo) uno dei clienti più pericolosi per chi vorrà provare a giungere in giallo a Parigi tra 17 giorni.

 

Dalla fuga ai ventagli, in attesa del “Mûr”
Che partisse una fuga in avvio della sesta tappa del Tour de France 2018, la Brest-Mûr de Bretagne di 181 km, era abbastanza scontato. E infatti, km 0 e si muove Damien Gaudin (Direct Énergie), km 0.5 e gli vanno dietro Fabien Grellier (altro Direct Énergie, in questa Boucle ogni giorno escono in coppia, li definiremo “i carabinieri del Tour”), Laurent Pichon (Fortuneo-Samsic), Anthony Turgis (Cofidis, Solutions Crédits) e Dion Smith (Wanty-Groupe Gobert). Quest’ultimo cercava punti Gpm, gli altri giusto un po’ di gloria fine a se stessa. Vantaggio massimo: 7′ al km 70, punti conquistati da Smith: 3, insufficienti per superare l’attuale indossatore della pois Skujins, il quale peraltro (vedremo) ha poi reagito a sua volta.

E fine dell’azione al primo passaggio da Mûr de Bretagne, quando (dopo che in precedenza Gaudin aveva tentato una velleitaria sortita solitaria, dai -45 ai -35) gli ultimi dei cinque (prima Smith, poi Grellier) sono stati raggiunti dal gruppo a un passo dallo scollinamento (ai -16), con traguardo Gpm conquistato da… Toms Skujins, per l’appunto: per il lituano della Trek-Segafredo, uscito – coi buoni uffici del plotone, e in barba agli sforzi e ai desideri di Dion Smith – in caccia dei due punticini, si prolunga sine die (almeno fino alle Alpi, vien da dire) il possesso della maglia a pois, visto che tra domani e sabato ci saranno appena tre Gpm di quarta categoria, e domenica nessuno, e lunedì sarà riposo…

Dicevamo: che la fuga partisse in avvio di tappa era scontato. Meno ipotizzabile era che prima di metà frazione una squadra si mettesse a far casino, e invece anche questo è successo, per mano (o gambe) della Quick-Step Floors, la quale ha annusato il vento e ha capito che si poteva piazzare un attacco a tradimento per aprire il ventaglione. Detto fatto, ai -110 (proprio nel momento in cui i cinque battistrada toccavano il vantaggio massimo) il team di Lefévère sostituiva la BMC alla testa del plotone e imponeva un sontuoso cambio di ritmo: gruppo spezzato in tre, nel terzo troncone Primoz Roglic (LottoNL-Jumbo), nel secondo pesci ancor più grossi ovvero Vincenzo Nibali (Bahrain-Merida), Nairo Quintana (Movistar), poi Jakob Fuglsang (Astana), Daniel Martin (UAE Emirates) e Ilnur Zakarin (Katusha), e fibrillazione generale per ogni dove.

Il secondo drappello, grazie soprattutto ai Movistar (per dire: Nibali aveva con sé solo Heinrich Haussler e Sonny Colbrelli), ha chiuso abbastanza presto il gap, riportandosi sotto nel giro di nemmeno 15 km. Più fatica ha durato la LottoNL a far rientrare Roglic, ma l’impegno è stato comunque fruttuoso, e il buco è stato chiuso quando il gruppo ha infine rallentato un attimo al rifornimento, ai -75: considerando che il distacco era stato a un certo punto anche di un minuto e mezzo, notevole impresa. Poi lo sloveno ha cercato di complicarsi ancora la vita, cadendo su uno spartitraffico subito dopo essere rientrato in gruppo, ma per sua fortuna non s’è fatto niente ed è potuto ritornare ancora tra i migliori.

 

I grossi guai di Dumoulin e Bardet
Quindi, riprendiamo la cronaca dai -16, dal momento in cui Skujins allunga per prendersi i due punticini del Gpm. Jack Bauer (Mitchelton-Scott) si era mosso col lituano, e poi mentre quello si rialzava, lui ha continuato da solo in un’azione che gli ha permesso di avere fino a 29″ di vantaggio sul gruppo (ai -13), e che si è esaaurita da sé ai -4. Di mezzo, son successe due o tre cose interessanti: ai -13 il Point Bonus di Saint-Mayeux ha visto muoversi Geraint Thomas (Sky) che si è speso per prendere i 2″ di abbuono destinati al secondo (il primo era – come detto – Bauer).

Più rilevante ai fini del tutto, a 6 km dalla fine un contatto tra la posteriore di Romain Bardet (AG2R La Mondiale) e l’anteriore di Tom Dumoulin (Sunweb) è costato caro a entrambi: l’olandese si è subito fermato coi raggi rotti, ma finché ha cambiato bici sono passate tre o quattro decine di secondi, e con esse la possibilità di poter riprendere la coda del gruppo. Il vincitore del penultimo Giro ci ha provato con tutte le forze, e con tutti i gregari possibili, che si fermavano a trainarlo (ultimo della serie, la maglia bianca Søren Kragh Andersen), ma senza esito se non il limitare il distacco dal vincitore, alla fine, in 53″. Oltre al danno la (giusta) beffa, la giuria ha affibbiato a Dumo anche 20″ di penalità, perché sulle prime il ragazzo, in trance agonistica e anche piuttosto in scioltezza, si è messo bellamente a fare dietro-macchina tra quest’ammiraglia e quell’altra, e il tutto sotto l’impietoso occhio della telecamera: giuria obbligata alla tirata d’orecchi (questo sono, in fondo, i 20″ di malus), stavolta.

Quindi Bardet: il francese si è fermato più avanti, una volta preso atto che il retrotreno era dissestato e trovato un compagno che gli desse una bici (Tony Gallopin) ai -4. Ma il gruppo tirava in maniera forsennata in quei frangenti, con la Bora-Hansgrohe abbastanza scatenata, e pure la Sky e la Dimension Data (queste due ognuna con treno ben direzionato su un lato della carreggiata, Sky a sinistra e DiD a destra), per cui recuperare veniva abbastanza difficile. 31 i secondi pagati da Romain all’arrivo. Poteva andare peggio, ma certo – senza intoppi – sarebbe potuta anche finire assai meglio, questa sua giornata.

 

Gran finale su per Mûr de Bretagne
E allora, vediamo com’è andata a finire su questa rampa ormai divenuta un classico appuntamento d’inizio Tour. La salita cominciava a 2 km dal traguardo, la prima metà era la più tosta, e a metà di questo tratto duro (quindi a 1.5 km dalla fine) Julian Alaphilippe (Quick-Step) ha accennato un movimento marcato da Omar Fraile (Astana), ma ci ha pensato Daniel Oss in super forcing a mettere la museruola a tutti: l’intento del trentino della Bora era di tenere un ritmo sostenuto ma regolare per permettere a Peter Sagan di approdare nelle prime posizioni al tratto più dolce dell’ascesa, senza che ci fossero scatti anticipatori. Il lavoro di Oss è stato prezioso ma insufficiente, perché nel momento in cui sono entrati in scena alcuni uomini di classifica, è chiaro che la contesa si è spostata di focus.

Ai 1200 è stato Richie Porte il primo a muoversi, e subito l’azione del capitano BMC ha chiamato la reazione di Daniel Martin, che era in quarta ruota (in mezzo si trovavano Geraint Thomas e Adam Yates) e da lì è partito per un contropiede fulminante. Thomas ha provato a tirare il resto del gruppo su Martin, ma si è dovuto spostare ai 1100 metri; ai 1000 è stato il turno di Yates, ma anche il capitano Mitchelton-Scott non ha cavato ragni dal buco. A proposito di buco, ai 900 metri – in concomitanza con un nuovo cambio di ritmo di Porte – ci si è trovato Vincenzo Nibali, a doverne chiudere uno che gli si era spalancato davanti, tra lui e Greg Van Avermaet. Lo Squalo è riuscito nell’intento, confermando la buona predisposizione del periodo. Fatto sta che Martin era sempre lontano.

Ai 550 metri si è mosso Roger Latour, convinto di potersi riportare sull’irlandese della UAE Emirates, e in effetti il francese dell’AG2R si è parecchio avvicinato all’avversario, ma più veloce del suo riavvicinarsi, procedeva l’avvicinarsi di quello alla linea d’arrivo. E allora così è finita, con Martin che con merito la vittoria se l’è presa, precedendo di un secondo (cronometro canta) Latour che ne aveva preso la scia nel finale; al terzo posto, con uno spunto dei suoi negli ultimi 200 metri, è stato Alejandro Valverde (Movistar) a regolare gli altri del drappello buono, transitato a 3″ dal primo.

E in quel gruppetto c’erano nell’ordine Alaphilippe, Rafal Majka (Bora-Hansgrohe), Yates, Bauke Mollema (Trek-Segafredo), Peter Sagan (Bora), Thomas e Roglic a chiudere la top ten; e poi ancora Porte, la maglia gialla Van Avermaet, Quintana, Nibali, Fuglsang e Mikel Landa (Movistar). Appena staccato, Tejay Van Garderen (BMC) ha pagato 6″; quindi a 8″ ecco Chris Froome (Sky), al di sotto delle attese, ma un po’ al di sopra di Rigoberto Urán (11″) e di un altro gruppetto a 12″ comprendente tra gli altri Bob Jungels (Quick-Step), Zakarin, Steven Kruijswijk (LottoNL) e Egan Bernal (Sky).

La classifica non cambia più di tanto volto, c’è sempre Greg Van Avermaet in maglia gialla, secondo è Geraint Thomas a 3″, quindi troviamo Van Garderen a 5″ e poi il terzetto Quick-Step con Alaphilippe a 6″, Philippe Gilbert a 12″, Jungels a 18″. Quindi Urán a 45″, Valverde a 51″, Majka a 52″ e Fuglsang a 53″. Froome 14esimo a 1’02”, Dumoulin 15esimo a 1’03”, Nibali 17esimo a 1’08”. In pratica, son tutti lì.

Domani da Fougères a Chartres la settima tappa, 225.5 km e davvero nulla da segnalare se non la lunghezza ed eventualmente una pallida ipotesi di vento nel finale. Al 98% sarà questione tra velocisti.

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