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Van Vleuten, un Giro da dieci e lode

Il bilancio finale sul Giro Rosa 2018: Annemiek e la Mitchelton-Scott dominano, poca gloria per le italiane. Vinta la scommessa Zoncolan

La ventinovesima edizione del Giro d’Italia Femminile si è conclusa ieri con un trionfo assoluto di Annemiek van Vleuten che, a corsa già ipotecata, ha staccato tutte ed è andata a prendersi il successo anche nella decima ed ultima tappa: una vittoria, la terza di questa edizione dopo lo Zoncolan e la cronoscalata di Campo Moro, ottenuta attaccando sull’ultima salita di Castelmonte per giungere quindi tutta sola a braccia alzate a Cividale del Friuli. La 35enne olandese della Mitchelton-Scott si è quindi andata a prendere quanto probabilmente avrebbe già potuto o dovuto conquistare l’anno scorso se non fosse stato per la sciagurata distrazione nella tappa più facile a Occhiobello: è venuta in Italia puntando il successo finale, lo ha fatto da favorita numero 1 ed in montagna ha mostrato un superiorità assolutamente schiacciante su tutte le rivali.

Alla fine la seconda classificata, la sudafricana Ashleigh Moolman, ha chiuso staccata di 4’12”: insomma, non c’è stata storia. Annemiek van Vleuten è un’atleta che ha scoperto tardi il ciclismo dopo che i medici le avevano consigliato di abbandonare il calcio per alcuni seri infortuni alle ginocchia: la sua prima vera stagione in sella è stata nel 2008 a 25 anni, la prima vittoria in una corsa del calendario internazionale UCI due anni più tardi nel 2010. All’inizio s’impone come atleta da classiche molto forte sul passo, ma la sua carriera svolta per due volte il 7 agosto: nel 2015 è vittima di un gravissimo incidente a Livigno ma recupera in meno di due mesi, nel 2016 invece la scopriamo per la prima volta fortissima anche sulle salite lunghe ed impegnative ai Giochi Olimpici di Rio quando solo una spaventosa caduta la priva della medaglia d’oro. Da quel momento non ce n’è più per nessuna: vola su tutti i terreni, in salita non la tiene nessuna ma vince anche un Campionato del Mondo a cronometro e adesso ecco arrivare il Giro Rosa.

Brava Moolman, Mitchelton e Sunweb i team migliori
La già citata Ashleigh Moolman è stata la prima delle umane verrebbe da dire e a 32 anni, con pieno merito, ha conquistato il suo primo podio al Giro Rosa: non è una che vince molto, ma si fa vedere davanti in quasi tutte le corse più importante ed anche un podio è un bellissimo riconoscimento per il suo duro lavoro; in più la Cervélo-Bigla è una squadra con diverse giovani interessanti come la danese Cecilie Utrupp Ludwig, 23 anni da compiere ad agosto, che sembra avere un bel feeling con l’Italia visto che qui ha ottenuto molti dei suoi migliori risultati in carriera e che anche in questo Giro Rosa ha chiuso in crescita riuscendo a piazzarsi al sesto posto nella generale.

Tra le squadre che più si sono messe in evidenza, però, non si possono non citare la Mitchelton-Scott ed il Team Sunweb. La squadra australiana non solo ha portato a casa la maglia rosa, la maglia ciclamino e tre tappe con Annemiek Van Vleuten, ma anche due tappe con Jolien D’Hoore e una tappa, il terzo posto in classifica e la maglia verde con Amanda Spratt: un dominio clamoroso in cui spicca l’ennesimo passo in avanti della 30enne australiana Spratt che in questa stagione 2018 è costantemente ai piani alti delle classifiche e sembra che ci stia prendendo gusto. Come detto, anche la Sunweb non è passata inosservata: due vittorie di tappa, cinque giorni in maglia rosa con quattro atlete diverse ed un sorprendente quarto posto in classifica finale dell’olandese Lucinda Brand che può essere stata in parte favorita dal percorso duro che obbligava le atlete a salire del proprio ritmo, un particolare che aiuta le passiste a difendersi.

Poca gloria per le italiane
Senza la campionessa uscente Anna van der Breggen, il Giro Rosa della Boels-Dolmans è stato molto più anonimo di quanto ci si potesse aspettare ed il minuto perso a Corbetta dalla Guarnier non è stato decisivo per alcuna posizione di classifica. Ma quello appena concluso è stato anche un Giro avaro di soddisfazioni per i colori italiani: nessuna vittoria di tappa come accadde per l’ultima volta nel 2012, ma allora avevamo tre atlete nelle prime dieci della generale, quest’anno è arrivato solo un decimo posto di un’Elisa Longo Borghini molto al di sotto di quanto ci si aspettasse dopo il podio del 2017. La stessa Longo Borghini ha sfiorato una soddisfazione parziale, come anche lo hanno fatto Giorgia Bronzini e Marta Bastianelli, ma nel complesso il risultato non può essere soddisfacente per i colori italiani.

Le uniche note positive sono arrivate da un’Alice Maria Arzuffi molto combattiva, dalla scalatrice Erica Magnaldi che alla sua prima partecipazione ha fatto intuire di poter avere interessanti margini di miglioramento sia fisico sia di esperienza e quindi dalla 20enne veneta Sofia Bertizzolo che ha vinto la maglia bianca di miglior giovane confermando quando già emerso nella prima parte di stagione quando una buona campagna di classiche l’ha portata a vestire la maglia di leader della classifica giovani anche dell’UCI Women’s Team.

Zoncolan, una scommessa vinta da Rivolta
Un bilancio del ventinovesimo Giro Rosa non può che passare anche attraverso un giudizio del percorso. Il direttore Giuseppe Rivolta ha proposto un tracciato molto impegnativo che è stato onorato dalle atlete con una bella battaglia praticamente in tutte le giornate: anche nelle frazioni apparentemente più semplici, abbiamo avuto attacchi, fughe e alte velocità che hanno offerto ogni giorno spunti di analisi. Fare delle critiche o consigliare dei miglioramenti non è semplice: con il senno di poi il risultato della cronoscalata ha tolto un po’ di interesse agli ultimi giorni, ma quello dipende sempre dalle atlete, magari potremmo dire che si è un po’ sentita la mancanza di una tappa con più di una salita che potesse quindi animarsi da lontano, con giochi tattici da seguire e quindi la possibilità di ribaltare una situazione altrimenti definita quasi esclusivamente dalle gambe. Ma l’impressione è che su certi dettagli del percorso possa aver influito anche un discorso legato al tipo di produzione televisiva.

Di sicuro, però, possiamo dire che l’azzardo di proporre un arrivo in salita sullo Zoncolan sia stata una scommessa vinta: 130 atlete avevano preso il via quel giorno e 130 atlete sono arrivate al traguardo, un dato che alla vigilia non era poi così scontato. Il fatto di affrontare una salita durissima e molto nota a tutti gli appassionati di ciclismo ha sicuramente dato più visibilità alla corsa e, come avevamo sempre detto in passato, sembra essere proprio questa la strada da seguire per il futuro: interessante anche il fatto lo Zoncolan quest’anno fosse stato affrontato anche dal Giro d’Italia maschile e chissà che l’idea di proporre arrivi uguali nelle due corse rose, seppur a distanza di mesi, non possa trasformarsi in una soluzione vincente.

Bene la diffusione delle immagini
Questo Giro Rosa è stato anche il primo in cui gli organizzatori hanno stretto una partnership con il gruppo PMG Sport per la distribuzioni delle immagini e bisogna ammettere che dei benefici si sono visti: le sintesi si sono potute vedere su Rai (con i consueti collegamenti in coda o durante il Tour), BikeChannel ed Eurosport che le ha diffuse in molti paesi, poi ci sono stati anche i vari canali social e web, compreso Cicloweb.it oltre a diverse testate specializzate e non. Non c’è dubbio che quest’anno molti più appassionati abbiano potuto seguire anche in video il Giro Rosa, senza dover ricorrere ad espedienti sul web: ci sono state un po’ di lamentele da parte dei tifosi, soprattutto stranieri, sull’ennesimo anno senza immagini in diretta ma questo è un capitolo delicato ed è difficile ipotizzare comunque numeri rilevanti con la contemporaneità del Tour de France e forse tutto sommato al momento è ancora più conveniente la sintesi, o il re-live come proposto da PMG.

E per il prossimo anno cosa si prevede? Per ora l’unica indiscrezione è arrivata direttamente dal direttore di corsa Giuseppe Rivolta dalle pagine della Gazzetta: assieme ad Enzo Cainero sarebbe allo studio un arrivo in salita sul famigerato Monte Crostis, magari anche a conclusione di tutto il Giro Rosa. Dal punto di vista logistico non sembra essere una missione facile e dal punto di vista tecnico abbiamo noi stessi dei dubbi: certo, il versante di Ravascletto (quello che si sarebbe dovuto fare in discesa al Giro d’Italia 2011) sarebbe un’ascesa dura ma non più dello Zoncolan da Ovaro, la scalata da Comeglians sarebbe invece un’esagerazione inutile per il movimento attuale e che rischierebbe, quello sì, di avere effetti più negativi che positivi visto che già alcuni commenti, le atlete sono state contente di aver vissuto la giornata dello Zoncolan augurandosi però di non doverci avere mai più a che fare.